Occhio, malocchio, prezzemolo e finocchio
January 4th, 2009Più che licenziati, decimati. Giusto venerdì scorso il quotidiano britannico “The Guardian” ha sbattuto in home page una notizia di quelle da far andare di traverso gli avanzi di Natale. E pure quelli di Capodanno. Secondo le camere di commercio britanniche, infatti, gli inglesi hanno ben poco da star allegri. Perchè: entro la fine del 2009, un suddito di sua maestà su dieci potrebbe perdere il lavoro. Tanto che il numero dei disoccupati dovrebbe raggiungere la quota record di 3,1 milioni. E nell’ex Belpaese? Che accadrà, invece? Mistero. Qualche previsione - ma ormai un paio di mesi fa - avevano provato a farla la Cgil (400mila posti di precari a rischio) e la Cisl (900mila lavoratori pronti a prendere il lancio). E per ultima ci si era avventurata pure Confindustria. Azzardando - fedele al motto che in medio stat virtus; a metà dicembre (il giorno 16, per la precisione) - una cifra che appunto stava nel mezzo: 600mila licenziandi. Poi sono arrivati i dati veri, quelli dell’Istat (disoccupazione in crescita, a fine 2008, dal 5,7% al 6,1%). E pure le lamentele del nostro premier Berlusconi (“Basta alimentare la sfiducia”). Quindi: il silenzio. Che non è stato rotto neppure dai numeri raggelanti che sono arrivati dalla Gran Bretagna. Numeri che ieri - per coincidenza del destino e perchè evidentemente non facevano notizia - non sono stati pubblicati da nessuno dei principali quotidiani in salsa Tricolore (cioè Repubblica, Stampa e Corriere).
Che dire? Strano paese, l’Italia. Giornali e tivù di mezzo mondo non fanno altro che discutere sulle vie di uscita da una crisi economica talmente forte da investire contemporaneamente i cinque continenti. E talmente profonda da essere definita - non da uno iettatore qualunque, nè da un qualche apocalittico, ma dal numero uno del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss Khan - come la peggiore dai tempi della Grande depressione. Ma nell’ex Belpaese, no. Qui ci si avvita in una discussione paradossale: dobbiamo parlarne oppure no? E addirittura qualcuno - i tiggì berlusconiani, ma non solo - avanza perfino il dubbio che il problema in realtà non esista. Un po’ come se stessimo parlando non di posti di lavoro e aziende. Ma di Ufo o del mistero della Sfinge. Read the rest of this entry »















