Tettanic

July 5th, 2008

Silvio Berlusconi, Mara Carfagna, intercettazioni, bamboccioni, bamboccioni alla riscossa

Silvio “Leo Titanic” Berlusconi e Mara “Kate Titanic” Carfagna

Domanda: quand’è che un ex Bel Paese comincia davvero ad andare alla deriva? Quando ha più debiti - o meglio più debito (pubblico) - che ricchezza (cioè Pil); oppure quando le sue aziende (e con loro il solito Pil) arrancano? Quando il 95% dei reati - per colpa di leggi demenziali e durate bibliche dei processi - rimangono impuniti; oppure quando le mafie s.p.a. festeggiano ogni anno (alla faccia di ogni legalità ed equità) con 90 miliardi (di euro) di profitti? Quando la scuola sforna alunni tra i più ciucci dell’intero mondo occidentale (copyright: Ocse); oppure quando le cattedre all’università sono letteralmente monopolio di “intere famiglie, cordate feudali e amici dei politici” (copyright: ex ministro Fabio Mussi)? Quando deve mantenere - talvolta, e fuor di retorica, nel lusso e nello sperpero - un esercito di 179.485 politici regolarmente eletti (di cui una buona fetta in enti locali più o meno inutili): oppure quando ha un presidente della Repubblica che per mantenere la sua “corte” (dei miracoli) spende 5 volte la regina d’Inghilterra? Oppure ancora: quando ha un premier - letteralmente - sotto processo o quando ha un primo ministro che a furia di perdere credibilità e tempo (a raccomandare veline&velone) viene pubblicamente bollato dai suoi avversari come un “magnaccia”?

Risposta: per un ex Bel Paese qualunque, sarebbe difficile dire. Ma per il nostro Bel Paese, il dubbio nemmeno si pone. Perchè non solo abbiamo tutti - tutti - questi problemi(ni). Ne abbiamo pure qualcuno in più. E - s’intende - mica di poco conto.

E allora? E allora: dispiace. Dispiace vedere il nostro ex Bel Paese andare alla deriva. Mentre tutti sembrano in tutt’altre faccende affaccendati. A partire dai giornali. Che - da giorni e giorni - sono sommersi di sussurri su presunte storie boccaccesche di nani e (ex) ballerine. Poi: il governo che - da quando s’è insediato - è concentrato su inesistenti “emergenze giustizia&sicurezza” (con tanto di relativo e stanco codazzo di emendamenti salva-premier e “lodi” ad nanos di cui sopra). E per finire: l’opposizione che - praticamente da sempre - pare arenata in discorsi su massimi sistemi (elettorali), aria fritta varia e giro-girotondi (sempre con relativo e deprimente codazzo di liti in perfetto stile “quattro amici al bar” e “io sono più duro e puro di te: tiè!”). Non per altro. E’ che, certo: le lottizzazioni selvagge (in Rai e fuori), le spintarelle sistematiche (in Rai e fuori), e le leggi ad personam (nanos compresi) non dovrebbero trovar posto in una democrazia appena decente. Ma questo - come dire? - dovrebbe andare da sè. Mentre in questo momento - “senza drammatizzare” - ma occorrerebbe in primis un “robusto senso dell’emergenza” (copyright, questa volta dell’economista ed ex commissario europeo, Mario Monti). E sopratutto: ora ci vorebbe spazio - tanto spazio - per parlare (e soprattutto occuparsi) d’altro. Read the rest of this entry »

Momenti di (vana)gloria

July 1st, 2008

bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Fotoritocco-vip, la casa degli orrori, oscar ferrari, premio, premio arte y pico

Troppa grazia Sant’Antonio. E troppi premi ai bamboccioni. In questi giorni afosi e appicicatticci, infatti, ben due blogger si sono ricordati di noi. Di chi stiamo parlando? Ma dell’inquilina de “La Casa degli orrori” e dell’esteta appassionato che anima il sito “Fotoritocco vip”. Risultato: entrambi ci hanno assegnato lo stesso identico premio. Quello “Arte y pico” per la creatività e il design. Con tanto di coppa - purtroppo solo virtuale, ma con un bell’angelo piumato - che noi, come potete vedere nella foto in apertura di post, abbiamo subito deciso di esporre nella nostra - per così dire - bacheca on line. Inzomma: sur sito.

Che dire? Va da sè che ci tocca ringraziare. E pure spiegare da dove salta fuori ’sta coppona che va a far degnamente compagnia all’unico altro premio che abbiamo mai ricevuto in tutta la nostra esistenza (virtuale e non): il “meme Revolution”. Degnamente, in tutti i sensi. Perchè anche l’”Arte y pico” è un “meme”. Cioè e per capirci: una specie di catena di Sant’Antonio. Le regole - quelle precise, precise - le trovate qui. Oppure sul sito (che a quanto pare è uruguaiano) che ha inventato il tutto. Ma per farla breve: ogni blog o blogger premiato con il banner dell’angioletto, deve a sua volta premiare altri cinque siti che si sono distinti per creatività e design. E così c’è gloria e soddisfazione per tutti. Bamboccioni, per l’appunto, compresi.

Epperò: ora per l’appunto tocca a noi. E noi - i due bamboccioni alla riscossa - abbiamo a nostro insindacabile giudizio deciso di premiare soltanto altri tre blog. Per la semplice ragione che non ci è venuto in mente nessun altro che si fosse distinto sul fronte del web design. E quindi ci sembrava stupido distribuire coppe (anche se solo virtuali) a rutto (cioè a caso). Sia come sia: sior e siori, il nostro premio “Arte y pico” va a:

1) Innanzitutto, Mente critica. Per il più bel banner “Rss”che - per lo meno a memoria di bamboccioni - sia mai esistito in rete.

2) Poi a “Reset”. Che grazie alla fantasia e alla creatività del suo webmaster, Paolo Margari ha inventato “i post a scomparsa”. E se non ci credete, andate a vedere con i vostri occhi.

3) E infine e soprattutto: vogliamo assegnare questo premio a Oscar Ferrari. Che in uno dei suoi ultimi saggi post ha demolito “meme” e le catene di Sant’Antonio tutte. Dicendo - vivaddio - chiaro e tondo che “fratelli e sorelle, qui a forza di premi e meme ci stiamo incestuando, i nomi che girano sono più o meno quasi sempre gli stessi, tu premi uno che poi ti premia ma non direttamente, ti premia premiando un altro che poi sicuramente premierà qualcuno che premierà te. Facciamo che siamo tutti premiati e buonanotte al secchio, non sarebbe più semplice?”. Parole sante, caro Oscar. Da applauso. E da premio, appunto. E speriamo che tu non ce ne voglia.

Per finire. Ci tenevamo a dire e fare ancora una cosa. Ringraziare di nuovo - e senza retorica - sia “La Casa degli orrori” che “Fotoritocco”. Perchè: sarà che non abbiamo mai vinto neanche una “coppa del nonno”. Sarà che - in rete e fuori - non ci s’è mai filato nessuno. Insomma: sarà quel che sarà. Ma a noi sta coppona con l’angiolone ci ha fatto di molto piacere. Perchè sicuramente avrà ragione Oscar (Ferrari). E questa non sarà vera gloria. Ma sapere che qualche collega blogger si ricorda di noi, è sempre una bella soddisfazione.

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Razza Padana: Ritratto di Porcello Pazzo

June 29th, 2008

Adescalco Marangoni, bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Carroccio, Lega Nord, ministro per la semplificazione, Roberto Calderoli

“Ritratto di capo Porcello Pazzo”, olio (di strutto) su tela, 200×200, opera di Adescalco Marangoni (1.777-1.1778)

Bando alle ciance. E quindi: non sai chi è Adescalco Marangoni? Allora: i casi sono due. O ti acconenti di sapere che era un grandissimo (ma ancora sconosciutissimo) artista brianzolo. Che è nato e vissuto - a cavallo tra Settecento e Ottocento - in quel di Arcore. E che noi - i due bamboccioni alla riscossa - stiamo pubblicando sul nostro sito alcune delle sue opere più significative. Oppure: se giustamente ami leggere e sei molto curioso, sarà meglio che tu dia un’occhiata qui.

Sia come sia. Veniamo all’opera in questione: “Ritratto di capo porcello pazzo”. Per dire solo che fa parte di uno dei periodi più fecondi del pittore brianzolo. Quello cosiddetto del Far West. Periodo che pare abbia perfino influenzato John Ford per il suo “Ombre rosse”. Per il resto - sul soggetto e sul significato dell’opera - finora si sa pochissimo. E l’unica certezza è la strabiliante somiglianza tra capo “Porcello pazzo” - che secondo alcuni potrebbe essere in realtà un porcaro della Val Brembana - e un noto uomo politico della Seconda e Terza Repubblica (autore tra l’altro di una celebre legge elettorale porcata). Somiglianza che però - è bene dirlo - è ovviamente puramente casuale. E assolutamente non voluta. In ogni modo: nulla è più soggettivo dell’arte. E chiunque in questo quadro può leggere e vedere le nefandezze (o le bellezze) che vuole. Quindi e per concludere: come sempre, buona - si fa per dire - visione.

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Molto rumore per nulla

June 27th, 2008

Roberto Calderoli, Umberto Bossi, Roberto Castelli, Roberto Maroni, bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Lega nord

La Lega del molto rumore per nulla: Umberto “l’ex urlatore” Bossi e i tre Roberti dell’Ave Maria (Calderoli, Castelli e Maroni)

Un uccellino, dicono i lumbard, ha spifferato tutto.(… ) E ieri sera il coordinatore delle segreterie della Lega Nord, Roberto Calderoli (ci è andato giù duro, ndr): «Qualcuno avrebbe in testa di portare l’ immondizia della Campania in Lombardia. Spero tanto che si tratti di un uccellino bugiardo perché altrimenti qui scoppia la rivoluzione». E ancora: «Antonio Bassolino è tanto bravo, e quindi troverà una soluzione senza venire ad intossicare ed inquinare Brescia e dintorni. In assenza di soluzioni alternative - aggiunge - può sempre mettere i rifiuti nel giardino di casa sua o in quello del sindaco Rosa Russo Iervolino, ma qui non ce li vogliamo».

(La Repubblica, 20 marzo 2004)

Altri tre camion carichi di rifiuti arrivati dalla Campania all’ inceneritore di Trezzo sull’ Adda. E altre scaramucce tra leghisti e carabinieri, che stavolta non hanno fatto troppi complimenti per rimuovere il blocco. Lega molto di lotta, con il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli che chiede a Ciampi di cacciare Bassolino dalla poltrona di governatore. (…Ma proteste a parte, ndr) finora a Trezzo sono entrati sette camion, per un totale di circa 140 tonnellate. L’ inceneritore ne dovrebbe accogliere 500, e altrettante l’ impianto di Dalmine, presidiato da martedì. Quella della Lega è forse una battaglia persa in partenza, ma sta facendo parecchio rumore sul piano politico (…)

(La Repubblica, 17 aprile 2004)

La Lega minaccia di non votare la legge Gasparri in Senato. Una ritorsione contro gli alleati, in particolare Forza Italia, “colpevoli” di aver autorizzato lo smaltimento in due impianti lombardi dei rifiuti provenienti dalla Campania. Ad alzare il tiro è Roberto Calderoli.

(La Repubblica, 18 aprile 2004)

Via libera del Senato alla legge Gasparri: la riforma dell’ emittenza tv è stata approvata definitivamente ieri mattina. 142 i voti a favore, 91 i contrari, un astenuto. (…) «Abbiamo tenuto conto dei rilievi del capo dello Stato e della sentenza della Consulta», commenta a caldo il ministro Gasparri, ricordando quando lo scorso 15 dicembre Ciampi rinviò alle Camere il testo licenziato dal Parlamento. «Un torto nei confronti del paese», ha definito ieri quel gesto (del presidente della Repubblica, ndr) il leghista Calderoli, «sanato da questo voto».

(La Repubblica, 30 aprile 2004)

«Se la tengano i campani la loro immondizia e se qualcuno cercherà, come è capitato in un recente passato, di portare nelle regioni del Nord l’ immondizia napoletana, sappia che faremo le barricate per impedirlo». Lo fa sapere il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, secondo il quale è «ridicolo» parlare di «un’ emergenza sullo smaltimento dei rifiuti in Campania che si ripresenta cronicamente per l’ incapacità dimostrata dagli amministratori locali».

(Corriere della Sera, 18 ottobre 2006)

Dal Po al Simeto, dal Tirreno al Resegone, vascelli e carovane di spazzatura napoletana, indigena e allogena, stanno raggiungendo, come torpedoni di turisti, approdi portuali e stazioni ferroviarie: 4.300 tonnellate in Toscana, 3.500 in Lombardia, 3.500 in Piemonte, 2.000 in Sicilia, e presto un treno di pattume «anema e core» partirà per la Germania.

(Repubblica, 18 ottobre 2006)

«Diciamo no ai rifiuti campani in Padania: resistere, resistere, resistere - attacca il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli -. Se i nostri alleati hanno deciso di far finire la Cdl, come è accaduto a Roma, anche in Lombardia, questa è la strada giusta».

(Corriere della Sera, 13 gennaio 2008)

Napolitano sostiene che i traffici di rifiuti tossici dal Nord cogestiti dalla camorra sono accertati anche in sede parlamentare.(…) Il presidente dice: l’opinione pubblica del Nord dovrebbe riflettere. «E dopo che abbiamo riflettuto? Prendiamo i loro rifiuti?». Il Nord non li accetterà? «Noi della Lega di sicuro non li accetteremo».

(Roberto Castelli, Corriere della Sera, 5 giugno 2008)

Bossi-Calderoli: «I rifiuti campani a tutte le Regioni»

(Panorama.it, 27 giugno 2008)

“Oggi, in Consiglio dei Ministri, si e’ raggiunto un accordo con il ministro Fitto in merito all’emergenza dei rifiuti di Napoli”. Lo affermano, al termine del Consiglio dei Ministri, il ministro per le Riforme, Umberto Bossi e per la Semplificazione Normativa, Roberto Calderoli. “E’ stato mandato” al ministro per i Rapporti con le Regioni “di convocare la conferenza Stato-Regioni per verificare la disponibilita’ di tutte le regioni di farsi carico, per un brevissimo periodo, di una quota di parte dei rifiuti campani”.

(Repubblica.it, 27 giugno)

P.S. Scusate signori leghisti. E’ che noi siamo solo due bamboccioni. Ma pur sempre in cerca di riscossa. E quindi avremmo un dubbio: ma perchè fate sempre tanto rumore (sui rifiuti campani) per poi non ottenere mai nulla? Una passione per il teatro o per prendere per i fondelli gli elettori padani (e non)?

 

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Il girotondo e l’allegro chirurgo

June 26th, 2008

allegro chirurgo, Angelino Alfano, Antonio Di Pietro, cancro, giustizia, grappolo di referendum, immunita’, leggi ad personam, lodo Schifani, magistrati, magistrati metastasi della democrazia, magsitrati cancro della democrazia, mani pulite, mani sporche, metastasi, pm, processo Mills, processo Sme, Silvio Bersluconi

Silvio “l’allegro chirurgo” Berlusconi & Angelino “l’altro allegro chirurgo” Alfano

Certo che: sembra ieri. Sembra ieri che l’Italia aveva un primo ministro sotto processo. Che la sua economia arrancava. E che uno dei principali quotidiani dell’ex Belpaese, “La Repubblica”, sceglieva di fare un titolo - come dire? - quanto meno insolito: “Magistrati militanti, un cancro”. E invece? E invece era maggio. Ma del 2003. In quei giorni, il premier era un noto e ricchissimo imprenditore milanese, Silvio Berlusconi. Che aveva casa (anzi, vilone) ad Arcore. E un mucchio di guai. Alcuni di governo (il Paese era in piena crescita “sottozero”). E altri giudiziari (in particolare un processo per la cosidetta vicenda “Sme”, con relative accuse di aver corrotto giudici in quel di Roma). Guai che però non gli avevano tolto il buonumore. E neppure la verve. Tanto che l’allora premier continuava a difendersi attaccando. E spiegando - urbi et orbi - che che le “accuse” contro di lui erano “assolutamente infondate”. E che il problema vero era uno solo: “Un pugno di magistrati militanti” che utilizzava “la giustizia a fini politici per far cadere il governo”. Questo, diceva, “è un cancro che bisognerà estirpare affinchè l’Italia possa diventare a tutti gli effetti uno stato di diritto”.

Eppure. Eppure sembra proprio ieri. Sembra ieri che l’Italia aveva un primo ministro sotto processo. Che il suo governo - per metterci una pezza - preparava una raffica di leggi e leggine ad hoc. Mentre l’opposizione, tra un litigio e una proposta di referendum, pareva divisa. E indecisa sul daffarsi. E invece? E invece era sempre il 2003. Ma non maggio. Giugno. In quei giorni il premier dell’ex Belpaese era sempre il solito imprenditore milanese. Che - ovviamente - aveva ancora la solita casa (anzi villone) ad Arcore. E i soliti guai. Ma continuava a difendersi attaccando. E non solo a parole. Ma facendo approvare tra l’altro un “lodo” - battezzato “lodo Schifani” (dal nome di un allora pressocchè ignoto parlamentare) - che avrebbe dovuto sospendere i processi delle cinque più alte cariche dello Stato (premier ovviamente compreso). E l’opposizione? Alcuni - anzi, uno in particolare, l’ex pm di Mani pulite, Antonio Di Pietro - aveva subbissato di critiche l’immobilismo dei suoi colleghi di centrosinistra (l’allora Ulivo). E cominciato, da subito, a raccogliere le firme per cancellare, con un referendum, questo “lodo”. E con il lodo “l’immunità”. Ma il tutto inutilmente. Motivo? Poco più di sei mesi dopo, ci avrebbe pensato la Corte costituzionale a dichiarare il “lodo Schifani” illegittimo. E così il processo, come gli altri guai del premier e del Belpaese, sarebbero ricominciati - per così dire - daccapo. E come prima.

Ma in effetti: questo copione sembra andato in scena proprio ieri. E mica per caso. L’Italia, infatti, ha ancora un premier sotto processo. La sua economia ancora stenta. E ieri uno dei principali quotidiani dell’ex Belpaese, “Il Corriere della Sera”, ha scelto per la sua edizione on line un altro titolo - come dire? - bizzarro. Ma, a questo punto, non più insolito: “Berlusconi: i giudici sono un cancro”. Perchè, sì, in questi giorni il premier è sempre il solito imprenditore milanese. Che - ovviamente - ha ancora la solita casa (anzi villone) ad Arcore. E il solito mucchio di guai. Alcuni vecchi (il Paese, secondo Confindustria, è in piena crescita zero). E altri nuovi (assolto al processo Sme, ora è alle prese con il cosidetto processo Mills e l’accusa di aver corrotto non un giudice, ma un testimone, cioè l’avvocato inglese David Mills). Ma i guai - tanto per cambiare - non gli hanno tolto il buon umore. E neppure la verve. Tanto che continua a difendersi attaccando. Read the rest of this entry »

Chi ha paura di Adescalco Marangoni?

June 24th, 2008
Adescalco, Adescalco Marangoni, arte, bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Marangoni, massimo d’alema, pittura, silvio berlusconi, Tommaso Padoa Schioppa, vignette, Walter Veltroni

(Vuoi ingrandire l’immagine? E allora, cliccaci sopra)

Sarà che siamo entrambi laureati in storia. Che il passato da sempre ci affascina. E che per le immagini - dai quadri alle semplici vignette - abbiamo non da oggi un’autentica passione. O comunque sia: sarà quel che sarà. Ma fatto sta che tempo fa - curiosando su Flickr (lo “YouTube” delle foto) - ci siamo imbattuti nelle opere di un artista misterioso. Vissuto secoli or sono. Tanto grande, quanto sconosciuto. E dal nome un po’ bizzarro: Adescalco Marangoni. Risultato: per noi bamboccioni alla riscossa, è stata una rivelazione. Anzi. Di più: un vero colpo di fulmine. Con tanto di lieto fine. Perché: prima siamo riusciti a contattare la giovane e coraggiosa critica d’arte che aveva riscoperto e pubblicato in rete la versione digitale delle opere del maestro Marangoni (chiaramente e originariamente su tela). E poi - dopo infinite lusinghe - siamo riusciti perfino a convincerla a cederci le copie (in photoshop) di alcuni capolavori ancora inediti. Ovviamente, per pubblicarle - a puntate, nel corso delle settimane e dei mesi a venire - sul nostro sito. Insomma e per farla breve: mica pizza e fichi. Questo per noi è stato un vero colpaccio editoriale. Anche perchè - ne siamo convinti - a breve i quadri del grande Marangoni varranno milioni (di euro, s’intende). E le riproduzioni pure.

Sia come sia. Prima di spendere due parole sulla prima galleria di opere che abbiamo pubblicato in cima al post (e soprattutto su quello che per noi rimane il vero “mistero marangoniano”), sarà meglio fare un passo indietro. Per raccontare quel poco che sappiamo del fu Adescalco. Read the rest of this entry »

Notti prima degli esami

June 18th, 2008

Angelino Alfano, bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Berlusconi 4, Berlusconi IV, Corriere della Sera, diplomati, Giovanni Sartori, il fattore incompetenza, L’Espresso, laureati, Mariastella Gelmini, maturandi, maturità, ministero dell’Ambiente, ministero della Giustizia, ministero della Pubblica istruzione e ricerca scientifi, scuola, scuole parificate, scuole private, silvio berlusconi, Stefania Prestigiacomo, temi, tracce, Vaticano

Mariastella “qualificazione zero” Gelmini & Angelino “qualificazione zero” Alfano

Scherzi a parte. Sì, è vero. Il (neo) ministro per l’Istruzione, Mariastella Gelmini lo ha detto chiaro e tondo. Basta con carriere e posti di lavoro conquistati a suon di “conoscenze”. E largo a impegno e merito. A partire dalle scuole, dove vanno premiati i migliori. Ma niente paura. Studenti - sgobboni e non - in queste notti prima degli esami (di maturità) possono stare tranquilli. E dormire tra quattro guanciali. Perchè studiare - oggi come oggi - nel Belpaese serve a ben poco. E domani - per lo meno se continua questo andazzo - forse ancora meno. Ma soprattutto e scherzi a parte: quella del ministro era solo una battuta. Insomma e per farla breve: stava solo scherzando.

Scherzando? Sì. O per meglio dire: è molto probabile che sia così. Anche perchè - dovesse puntare tutto sul merito - il neo ministro Mariastella Gelmini dovrebbe innanzitutto licenziare Mariastella Gelmini. Una scelta dolorosa. Ma necessaria. Perchè lei - 34enne bresciana dop come il taleggio - ha sì una laurea (in giurisprudenza) in tasca. E anche un titolo da avvocato. Ma al ministero della Pubblica Istruzione e (pure) dell’Università - cioè a guidare un popolo di insegnanti che per di più hanno in media 15 anni più di lei - proprio non si sa cosa ci stia a fare. O meglio: (forse) lo si sa. Ma per carità di Patria, si preferisce non ripeterlo a ogni pie’ sospinto. Per capirci: tra i titoli di merito (noti ai più) del neo ministro, non ci sono nè cattedre (in qualche ateneo) nè studi (o ricerche) mirabolanti. Ma piuttosto: una fede e una tessera. La tessera è quella di Forza Italia. E Mariastella Gelmini ce l’ha da quando aveva solo 21 anni. La fede invece è quella in santa romana chiesa. E il neo ministro ce l’ha da sempre. Con tanto di infanzia all’oratorio. E liceo classico dai preti.

Un cursus honorum che ha conquistato il cuore di Berlusconi. Anzi. Di più: il Cavaliere lo avrebbe addirittura sbandierato con orgoglio in Vaticano. Dicendo - direttamente al papa, nell’udienza di 12 giorni fa - che il suo governo, grazie a Mariastella e ai buoni uffici di Ferruccio Fazio (sottosegretario alla Salute e primario al cattolicissimo e privatissimo ospedale San Raffaele), era addirittura l’esecutivo più cattolico di sempre. E verrebbe da aggiungere: amen. Peccato solo che i trascorsi in parrocchia del neo ministro - forse - avranno rassicurato la Santa sede (che oltre a tanti ospedali ha anche tante scuole private). Ma non il “laico” e politologo di fama mondiale Giovanni Sartori. Che dall’alto delle sue 84 primavere - e di una carriera accademica di tutto rispetto (può vantare tra l’altro la carica di Albert Schweitzer Professor in the Humanities alla Columbia University) - ha bollato Mariastella come certamente “leggiadra”, ma “ignotissima”. E soprattutto: “a qualificazione zero”. Cioè e per parlar chiaro: come un’incompetente. Read the rest of this entry »

Dimmi quando, quando, quando

June 15th, 2008

bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, Berlusconi IV, Giorgio Napolitano, Maurizio Sacconi, ministero del welfare, morti bianche, morti sul lavoro, Primo maggio, quirinale, silvio berlusconi, strage sul lavoro Marghera, strage sul lavoro Mineo, strage sul lavoro Molfetta, strage sul lavoro Settimo Milanese

 

Napolitano e le morti bianche: Tragedia da fermare subito

(Giorgio Napolitano, La Repubblica, 15 aprile 2007)

Adesso basta, «è ora di decidere e agire», serve una discussione «libera ma rapida» dice Giorgio Napolitano dopo gli ultimi due morti per lavoro di ieri che hanno fatto seguito ai quattro del giorno prima. «Non ci sono più parole per esprimere commozione e sdegno dinanzi a questo tragico susseguirsi quasi quotidiano di incidenti mortali sul lavoro» dice, teso e angosciato, il presidente della Repubblica.

(Giorgio Napolitano, La Repubblica, 15 aprile 2007)

Mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e la politica tutta lanciano l’ allarme sulle morti bianche, gli ispettori del lavoro di Bari «denunciano la paralisi dell’ attività ispettiva che da noi, come purtroppo in molti altri posti in Italia, sta bloccando le missioni e paralizzando i controlli». (…). Gli ispettori del lavoro a Bari sono cento. Da tempo si muovono con macchine proprie perché quelle in dotazione all’ ufficio nel corso degli anni sono state dismesse per far fronte alle ristrettezze economiche imposte dalle varie finanziarie.

(La Repubblica, 26 aprile 2007)

In questo Primo Maggio dedicato alle morti bianche (…; Napolitano ha ritrovato le parole e dice:) “E’ un problema non nuovo ma più che mai scottante, che deve costituire oggetto di costante impegno nel presente e nel futuro, di cui oguno di noi deve sentire tutto il peso umano e sociale” insiste il capo dello Stato sapendo che non esistono “soluzioni radicali e facili”. (…) “Ognuno dovrà fare la sua parte” insiste Napolitano. “E quando è giusto dirlo se non oggi, se non il primo maggio?”.

(Giorgio Napolitano, La Repubblica, 1^ maggio 2007)

Un’altra tragedia sul lavoro. Il Primo Maggio, festa dei lavoratori dedicata quest’anno alle morti bianche, cede a Sorrento il braccio di un elevatore uccidendo due donne e ferendo quattro persone. Le vittime sono Claudia Morelli, 86 anni e Teresa Reale, cinquant’anni, suocera e nuora, di Sorrento.

(La Repubblica, 1^ maggio 2007)

Nuova tragedia sul lavoro. A Quarto ha perso la vita un operaio di 60 anni, volato giù da una impalcatura. (…) L’ ennesima tragedia sul lavoro avviene proprio nel giorno del nuovo appello del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sollecita «risposte efficaci al dramma di tante famiglie e comunità che ancora oggi soffrono le conseguenze di centinaia di migliaia di infortuni sul lavoro l’ anno, di cui 1.300 mortali nel 2006». Ma intanto il bilancio delle morti bianche nella provincia di Napoli sale a dieci, è più grave dell’ anno scorso.

(La Repubblica, 26 giugno 2007)

Due operai sono morti soffocati dall’anidride carbonica nella stiva di una nave attraccata a Porto Marghera, in un incidente che per poco non è costato la vita a un terzo operaio, che aveva cercato di soccorrerli. I lavoratori dello scalo hanno indetto uno sciopero immediato: tutti i porti d’Italia si sono fermati per 24 ore.

(La Repubblica, 18 gennaio 2008)

Napolitano, spezzare la catena dei caduti lavoro

(Giorgio Napolitano, Repubblica.it, 18 gennaio 2008)

Una nuova strage sul lavoro si è verificata oggi a Mineo, in provincia di Catania. Sei operai che stavano pulendo una vasca in un depuratore consortile del paesino etneo a 35 chilometri dalla città etnea sono morti per aver respirato le esalazioni tossiche sprigionate dal depuratore.

(La Repubblica, 3 marzo 2008)

Napolitano: ‘Tragica catena di morte’

(Giorgio Napolitano, La Repubblica, 3 marzo 2008)

Altre quattro croci nel cimitero dei morti sul lavoro. Uccisi a Molfetta dalle esalazioni di acido solforico sprigionate da un’autocisterna che trasportava zolfo. Il primo di loro, affacciato all’oblò del serbatoio, si è sentito male; gli altri sono morti per aiutarlo. In ospedale è ricoverato anche un quinto operaio. E’ in rianimazione: le sue condizioni sono preoccupanti.

(Adnkronos, 11 giugno 2008)

Napolitano: “Bisogna spezzare questa catena”

(Giorgio Napolitano, Adnkronos, 11 giugno 2008)

Ancora vittime di incidenti sul lavoro in Sicilia e in Lombardia, a due giorni dalla tragedia di Mineo costata la vita a sei operai. (…) Nel capoluogo lombardo due operai sono morti nel crollo di una impalcatura, mentre un terzo lavoratore è rimasto ferito in maniera gravissima.(…)A Termini Imerese, nel Palermitano, un operaio di 44 anni è caduto da un’impalcatura morendo sul colpo.

(Corriere.it, 13 giugno 2008)

P.S. Ci scusi presidente. E’ che noi siamo due bamboccioni - e pure un po’ alla riscossa - che avrebbero un po’ di fretta. E dunque: siamo d’accordissimo che occorra dire basta (alle stragi sul lavoro). Ma potrebbe - lei, o il ministro per il Welfare, Maurizio Sacconi o il premier Silvio Berlusconi - gentilmente dirci anche quando la smettiamo (per davvero)?

 

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Miracolo a Milano

June 12th, 2008

bamboccioni, bamboccioni alla riscossa, clinica degli orrori, Ferrruccio Fazio, governo Berlusconi IV, Grazia Pradello, Maurizio Sacconi, ministero del welfare, sanità, sanitopoli, Santa Rita, silvio berlusconi, Tiziana Sicliano

Maurizio “il miracoloso ministro del Welfare” Sacconi
& Ferruccio “il miracoloso sottosegretario alla Salute” Fazio

Certo. Il numero delle morti sospette è dovuto lievitare come il panettone a Natale (tanto che ora sono una ventina). E Certo. I “fattacci” (o presunti tali) avvenuti tra le mura della casa di cura milanese “Santa Rita” - che sul suo sito si definisce “ospedale polispecialistico con sistema di qualità certificato” e che la stampa ha invece ribattezzato (sinteticamente) novella “clinica degli orrori” - hanno dovuto prima riempire le cronache di giornali, telegiornali e trasmissioni tivù. Epperò alla fine qualcosa si è mosso. L’ordine dei medici ha sospeso tutti i camici bianchi coinvolti nell’inchiesta sui (presunti) rimborsi taroccati e le (sempre presunte) operazioni da film horror. E il governo - sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio in testa - ha inviato due ispettori a Milano.

Ora. Gridare al miracolo, forse, è un po’ eccesivo. Ma il fatto che tutti - camici bianchi, Regione Lombardia e governo - stiano facendo la loro parte è un’ottima notizia. E soprattutto: una notizia tutt’altro che scontata. Perchè - per la cronaca, per capirci e come pure noi, nel nostro piccolissimo, avevamo già scritto e lamentato - martedì scorso le cose avevano preso davvero una strana piega. Una piega fatta di troppi silenzi. E di risposte ponziopilatesche. L’ordine dei medici infatti - nonostante gli appelli dello stesso governatore della Lombardia, Roberto Formigoni - continuava a tacere sulla sorte dei 13 medici arrestati e sulle accuse raccapriccianti che venivano mosse dalla Procura. Ma soprattutto e colmo dei colmi: il sottosegretario alla Sanità Ferruccio Fazio - primario di medicina nucleare al San Raffaele di Milano, l’ospedale (milanese) privato più amato dai vip (e dallo stesso premier Berlusconi) - aveva perfino detto chiaro e tondo che il ministero non era “investito” della faccenda. Perchè, aveva spiegato: “Ci sono indagini giudiziarie su cui non possiamo entrare”. Parole sorprendenti. Tanto che pure Fazio deve essersi un po’ sorpreso di averle dette. Per lo meno a giudicare dal completo dietrofont delle ultime 36 ore. E infatti: ieri il ministero del Welfare - quello guidato dal ministro Maurizio Sacconi e cui il sottosegretario fa capo - con una nota, ha annunciato l’invio (immediato) degli ispettori. E oggi lo stesso Fazio, durante una informativa (urgente) in Senato, ha spiegato che sono in arrivo più controlli e nuove regole per le strutture sanitarie private convenzionate con il servizio pubblico. Come la clinica Santa Rita, appunto.

E sempre per l’appunto: meglio tardi, che mai.Insomma: la vicenda Santa Rita - con il suo contorno di dettagli truculenti e di intercettazioni agghiaccianti - da “caso giudiziario” è diventato un “caso politico”. E Meno male. Perchè la Politica - sì, speriamo proprio che a farlo sia la Politica con la “P” maiuscola - non può, ma deve intervenire sul rapporto tra sanità pubblica e privata e sul fiume di denaro che ci scorre intorno. Qualcosa che non torna, infatti, c’è. Il sottosegretario alla Sanità, sempre oggi e sempre in Senato, ha definito i fatti ricostruiti dai magistrati alla Santa Rita - cioè le operazioni inutili, le morti sospette e i pazienti lesionati - “un fenomeno isolato”. Benissimo. Sicuramente Fazio ha ragione. Ma perchè i medici arrestati operavano, anche a rischio della salute dei pazienti, quando pure non ce n’era alcun bisogno? Secondo i pm non c’è dubbio alcuno: le cartelle cliniche si “gonfiavano” e gli interventi nelle sale operatorie abbondavano per ottenere rimborsi - cioè soldi, e tanti, circa 2 milioni e mezzo di euro - da parte del sistema sanitario nazionale. E per quel che riguarda “i rimborsi gonfiati”, la presunta “clinica degli orrori” è un caso tutt’altro che isolato. E questo il dottor Fazio dovrebbe saperlo molto bene. Read the rest of this entry »

Grande Fratello e Grandi Silenzi

June 10th, 2008

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Ferruccio “il grande sottosegretario alla Sanità (del governo Berlusconi)” Fazio

Certo. Il Grande Fratello ha un altro appeal e un’altra audience. E certo. Santa Rita e la malasanità sono molto meno sexy di Alessia Marcuzzi. Epperò. L’Ordine dei medici - che pure aveva speso tempo, interviste (a “Tv Sorrisi e Canzoni”) e comunicati (alla stampa) per le performance erotiche in diretta della “dottoressa” del GF8, Lina Carcuro - ieri avrebbe anche potuto prendere carta e penna. O almeno scomodarsi ad alzare un telefono. E invece? E invece niente. Sul caso dei tredici medici della clinica milanese “Santa Rita” passati direttamente da bisturi e flebo alle manette, l’associazione dei camici bianchi non ha speso una parola. E anche Ferruccio Fazio - medico pure lui in quel di Milano e neo sottosegretario alla Sanità (perchè un ministro ad hoc, per la cronaca, a questo giro non ce l’abbiamo) - per ora ha preferito sostanzialmente tacere.

Un silenzio - è proprio il caso di dirlo - di tomba. Perchè ci sono di mezzo dei morti (cinque, per la precisione). E perchè questa brutta vicenda non solo dovrebbe far riflettere (e quindi, almeno in teoria, discutere). Ma se non fosse così tragica, avrebbe pure i contorni di una storia surreale; degna di una penna un po’ folle e intrisa di humor nero. I tredici camici bianchi arrestati ieri dalla Guardia di Finanza, infatti, erano dei veri stakanovisti. Unico neo: secondo i pubblici ministeri Tiziana Siciliano e Grazia Pradello - nella loro clinica privata, l’elegante “Santa Rita” - si lavorava e operava con accanimento, sì. Ma a volte un po’ eccessivo. Per capirci: una ragazza aveva un nodulino al seno? Zac: per non sbagliarsi, le si asportava il seno. Qualcun altro soffriva di tubercolosi? E arizac: e si asportava tutto il polmone. Una povera nonnina 88enne aveva addirittura un tumore: e allora zac, e zac e zac: la si operava anche tre volte. Ma il tutto in grande allegria. E soprattutto con grandi guadagni.

Sempre per capirci: il primario della Chirurgia Toracica della Santa Rita, Pier Paolo Brega Massone - in un sms a una collega (intercettato per ordine della Procura) - prima di essere arrestato si firmava (ma per battuta, però) “l’Arsenio Lupin della chirurgia”. E in effetti, secondo magistrati e investigatori - che invece pare non abbiano nessuna voglia di scherzare - non c’è dubbio che tenga: gli allegri chirurghi e la bella clinica a due passi dal centro di Milano - grazie a tutti questi interventi inutili - avrebbero incassato ben due milioni e mezzo di euro di rimborsi dalla Regione. Per la gioia - si fa per dire - dei contribuenti. E per la disperazione di pazienti e parenti. Pazienti che in alcuni casi avrebbero avuto il corpo devastato. E in altri - solo cinque per fortuna - non sarebbero sopravvissuti ad operazioni che si potevano evitare. O addirittura non avevano ragion d’essere. Insomma: la ricostruzione di pm e Guardia di Finanza è roba da far accapponare la pelle. Ma evidentemente non da sciogliere le lingue. Read the rest of this entry »