Intervallo

Pfiu! Seimilaecinquecento euro per una Panda che ha già 100mila chilometri sul groppone. Guardo perplesso la macchina e subito l’occhio mi cade sulla leva del cambio un po’ – eufemismo - “vissuta”. Guardo altrettanto perplesso il venditore di auto usate. Che non smette di sorridere.

“Ma è a metano”, dice. “Ma è ormai sul viale del tramonto”, ribatto subito io. E gli spiego che mi hanno proposto sempre una Panda - ma nuova - a 11mila e cinquecento euro. Ed era a Gpl, e pure il Gpl in quanto a risparmio…

Il venditore, sempre sorridendo, mi guarda come per dire “embeh?”. Come embeh? “No, dico – gli spiego senza tanti giri di parole – non conviene. Con soli cinquemila euro in più…”.

Il venditore continua a sorridere. Ma ora assume l’aria di chi vuole spiegare come gira il mondo. Per lo meno il suo, di mondo. E così con fare quasi paterno mi dipinge, in due parole, la situazione: “Eh ma averceli cinquemila euro. Oggi come oggi, molti non hanno quei soldi e, da noi, meno della metà dei finanziamenti viene approvata. Ma lo sa che qui mi arrivano persone che chiedono auto da mille euro?”.

Insomma il succo è che le auto usate oggi sono care, perché sempre meno persone hanno i soldi per comprarne una nuova. Parola di venditore di auto usate. Che ovviamente parla pro domo sua. Ma mi incuriosisce.

Vero o falso?

Vero. O almeno è sicuramente vero che soldi per le auto ce n’è sempre meno. Nell’ultimo anno pre-crisi, il 2007, si sono vendute in Italia all’incirca 2 milioni e mezzo di automobili nuove (secondo i dati Unrae, Unione nazionale rappresentanti veicoli esteri) Nel 2013 – dopo cinque anni di calo costante - i veicoli nuovi venduti nel Belpaese sono stati 1,3 milioni. Per trovare un numero così basso bisogna tornare indietro fino al 1979 (sempre in base ai dati Unrae).

Bene. Ora torniamo pure a parlare delle mitiche riforme che cambieranno l’Italia. La prossima volta che vado per concessionari cercherò di spiegarle anche al venditore. Magari mi fanno uno sconto.

March 29th, 2014 by Antonio Cavaciuti (admin) | No Comments »

Di 28 ce n’è uno

Ce lo ricorda una vecchia filastrocca: novembre, giugno e settembre hanno 30 giorni; di 28 ce n’è uno; tutti gli altri ne han 31. Oggi è il 28. E febbraio, appunto, è finito. Un mese, quello di febbraio, che ha portato in dote tanta pioggia e un nuovo governo davvero molto promettente.

Matteo Renzi, il nuovo primo ministro del nostro (ex) Belpaese – il terzo in poco più di tre anni – si è infatti presentato con un diluvio di promesse. Appena ricevuto l’incarico, ha annunciato (link) – nell’ordine - una riforma del mercato del lavoro per marzo; quella della pubblica amministrazione ad aprile; e, per finire e per non farsi mancare nulla, quella del fisco a maggio. Un po’ po’ di tabella di marcia.

Dice: accidempoli, e febbraio niente? No, no. Renzi pure per il mese più corto dell’anno aveva un obiettivo ambizioso. Obiettivo che aveva spiegato con queste precise parole: “Un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorali da portare all’attenzione del Parlamento”.

E che vor dì? Per la stampa un po’ tutta – che aveva tradotto il programma di Renzi con lo slogan una “riforma al mese” (link) - le parole del premier avevano un significato chiaro: febbraio sarebbe stato il mese della tanto agognata nuova legge elettorale.

In realtà, a febbraio, non si è combinato proprio nulla. Ma la prossima settimana la legge elettorale approderà effettivamente alla Camera che dovrebbe approvarla nel giro di qualche giorno (link).

Dice: a posto, non vorrai mica stare a guardare il capello e a contare i giorni?

No, infatti. Qui, però, non è una questione di giorni.

Dopo essere stata approvata dalla Camera, la legge elettorale dovrà infatti approdare al Senato. Quando? Non si sa, non si è ancora deciso. E se i senatori dovessero approvare una qualche modifica, la legge dovrebbe poi tornare di nuovo alla Camera. E avanti così. Finita lì? Ma certamente no. Perché il Nuovo Centro Destra - il partitino di Alfano, Formigoni&Co – vorrebbe approvare la riforma elettorale di cui sopra con un piccolo emendamento che dice che non entrerà in vigore fino a che non verrà approvata anche la riforma del Senato (che dovrebbe sparire per lasciare il posto a un organo consultivo dove dovrebbero sedere i rappresentanti degli enti locali).

Ergo, come ha dichiarato proprio Formigoni (link) alla trasmissione radiofonica “Un giorno da pecora”, per fare ’sta benedetta riforma elettorale ci potrebbe volere un anno. O meglio: almeno un anno. Altro che un mese.

“Un lavoro urgente sulle riforme costituzionali ed elettorali da portare all’attenzione del Parlamento”, aveva detto Renzi. E a rileggerle bene, quelle parole si prestavano e si prestano a mille interpretazioni. Potevano significare che il governo puntava a chiudere la partita sulla legge elettorale. O forse il primo ministro voleva semplicemente dire che aveva intenzione di fare un passo avanti. E in questo caso Renzi potrebbe a buon titolo dire di avercela fatta. Anzi, non Renzi, ma un renziano di ferro, l’ha già detto. Roberto Speranza, che è capogruppo del Piddì alla Camera, ha già esultato via Twitter: “Impegno mantenuto”, ha scritto.

Si diceva: però quelle parole si prestavano a mille interpretazioni. Per la semplice ragione che non erano affatto chiare. Si vedrà in futuro se si è trattato di un caso o se si rivelerà una sorta di stile di governo. E’ presto per dire. Non resta che incrociare le dita. Non per Renzi, s’intende, ma per il nostro bene. Ché qui, davvero, c’è bisogno di un’altra musica. Certo: per ora viene in mente un un cantautore che non c’è più, Pierangelo Bertoli e una sua canzone vecchia vecchia che criticava “l’ambiguità dei parolai”.

Renzi, finora, non è certo stato avaro di parole. Quanto e come verrano seguite dai fatti, invece, è tutto da vedere.

February 28th, 2014 by Antonio Cavaciuti (admin) | 1 Comment »

Auguri

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Sapete come si dice in questi casi. Buon Natale (in ritardo, lo so). E soprattutto: buon anno nuovo. Visto quello passato, credo che ne abbiamo tutti davvero - davvero - bisogno. Arrivederci al 2014. Un abbraccio a tutti gli amici del blog.

December 31st, 2013 by Antonio Cavaciuti (admin) | 1 Comment »

La Piazza

Passeggiavo per le strade di Parma. E d’improvviso mi sono imbattuto in cartelli e manifestanti. La protesta era sotto i portici del grano, proprio di fronte al municipio.

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La scena era famigliare. Per un attimo mi sembrava quasi di essere tornato indietro nel tempo. Ma no. Erano sempre le tre e mezza del 17 dicembre 2013. E io non mi ero infilato in nessun tunnel spazio-temporale.

Eppure.

In mezzo alla folla c’era un carrettino che ospitava un amplificatore un po’ malandato. I manifestanti a turno si impadronivano del microfono: “Basta balle… Soliti interessi… Poteri forti!”. E gira che ti rigira il succo era che c’era la crisi; che si doveva fare di più; che però la volontà mancava, perché nel Palazzo, sindaco e assessori se ne fregavano dei poverazzi.

Ma come? Ma a Parma non c’è forse una giunta a Cinque stelle, ossia del partito nuovo e nuovento di Beppe Grillo, quello nemico della Casta e al servizio dei cittadini? “Falsi rivoluzionari!”, urlava un manifestante nel microfono.

C’erano cartelli contro l’inceneritore da poco inaugurato alle porte di Parma. C’erano soprattutto tante bandiere rosse.

E mentre le guardavo, quelle bandiere, ho capito il perché di quel senso di déjà vu.

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December 20th, 2013 by Antonio Cavaciuti (admin) | 2 Comments »

Rottamare? Si può fare

L’ex sindaco di Roma, Walter Veltroni. E poi nell’ordine: Dario Franceschini; Pierluigi Bersani; e Guglielmo Epifani. L’ennessimo giro di primarie ora ha incoronato segretario un altro sindaco, questa volta quello di Firenze, Matteo Renzi. Fanno cinque segretari diversi in sei anni di vita (il Piddì, ricordiamolo, è nato nel 2007). Se non è un record, poco ci manca.

Erede di questa storia, come dire?, un tantino travagliata, Renzi si accinge a imporre l’ennesimo cambio di rotta. Parola d’ordine: fuori i vecchi e dentro i giovani. O per usare un termine più “renzese”: sotto con la “rottamazione” della vecchia politica.

A parole, insomma, dovrebbe arrivare un cambio epocale per un partito giovane ma che nasce da due tradizioni antiche: quella dei DS (fu Piccì) e quella della Margherita (fu Diccì). Nei fatti, per prima cosa il sindaco di Firenze ha nominato la sua segreteria, ovvero si è scelto il gruppo di collaboratori che lo aiuteranno a guidare il partito. E con quel sorriso affatto arrogante che da sempre lo contraddistingue ha subito voluto sottolineare che “ci sono più donne che uomini e l’età media è di 35 anni”.

Per una volta tanto: missione compiuta, allora? Al solito: non esattamente.

Certo: tra i membri della sua segreteria ci sono tante facce giovani. Ma non sono tutte esattamente nuove.

Per esempio.

Due nomi – Marianna Madia e Pina Picierno – più che essere sinonimo di futuro fanno tornare alla memoria ricordi infausti (per il Piddì, s’intende). Perché riportano dritti dritti a un’altra sfortunata operazione svecchiamento. Quella del segretario del Piddì numero uno, Walter Veltroni. Che anche allora prometteva:  fuori i vecchi e dentro i giovani. Ma con un altro slogan: non “rottamare”, ma “si può fare”.

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December 13th, 2013 by Antonio Cavaciuti (admin) | 3 Comments »