Copia&Incolla

Qualche giorno fa (anzi, siamo precisi: lo scorso 30 settembre), Curzio Maltese, noto giornalista di “Repubblica”, ha scritto per il suo giornale un lungo pezzo dedicato a Beppe Grillo e alla pubblicità. Per dire cosa? Per dire che:

“La pubblicità si basa sull’infelicità della gente, la crea”. È una delle tante frasi celebri di Beppe Grillo di un paio d’anni fa. Quando ancora il nostro ricco predicatore invitava i seguaci a boicottare televisioni e giornali, tutti, e a rivolgersi soltanto a fonti d’informazione prive di pubblicità. Per esempio, il suo sito. Poi il blog è esploso, soprattutto grazie alla fondazione del movimenti 5 Stelle, e Grillo-Casaleggio ci hanno ripensato, accettando pubblicità di ogni genere.

(…) la pubblicità del sito di Grillo è due volte ingannevole. Intanto per come è messa. L’annuncio figura in una sezione che non è dichiaratamente uno spazio pubblicitario. In alto, ben visibile accanto ai comunicati politici del capo, confusa con altri interventi e informazioni di vario genere. Di sicuro gliel’avranno pagata bene.

Ma soprattutto il sito di Beppe Grillo non è un blog qualsiasi. È il luogo di dibattito unico del secondo o terzo partito d’Italia. (…) Grillo non solo è dunque padrone del suo partito, ma tratta gli elettori come clienti, audience da vendere agli inserzionisti.

Non si ha la pretesa di suscitare un dibattito fra i fans di Grillo, che in questi anni hanno dimostrato di seguire dal capo qualsiasi giravolta, e sono un’infinità. Come del resto in passato i fans di altri leader padroni. Rimane il fatto che il Savonarola degli spot, quello che invocava “una Norimberga per i pubblicitari” e denuncia ancora l’assenza di libertà nella stampa “perché non si può fare un’inchiesta su un inserzionista”, oggi prende i soldi da “Compro oro” ed evita di parlare di un fenomeno inquietante.

E come non essere d’accordo. Per tante ragioni. Read more…

October 6th, 2012 by Antonio Cavaciuti (admin) | 4 Comments »

La generazione nulla

Mentre milioni di italiani decidevano, per quest’estate, di rinunciare a mare e montagna causa mancanza di danari (link), il nostro premier Mario Monti ha pensato bene di lanciare un messaggio di speranza. Intervistato da Ferruccio Pinotti per il magazine settimanale del Corriere della Sera (“Sette” - link), Monti ha affrontato il tema, spinoso, dei tanti 30enni e 40enni che, nel Belpaese, o un lavoro non ce l’hanno; o se ce l’hanno, si ritrovano con stipendi così bassi e contratti così capestro - vedi co.co.co e co.co.pro e quant’altro - da poter essere definiti “lavoratori poveri”.

Tema spinoso, si diceva. Ma Monti non ha deciso di imbellettare quella che, secondo lui, è la verità: per queste persone - una intera generazione nata tra i Sessanta e i Settanta - c’è poco da fare. Si possono limitare i danni, ma, ha detto Monti: “Le risposte corrette l’Italia avrebbe dovuto darle dieci, venti anni fa, gestendo in modo diverso la politica e la politica economica, pensando di più al futuro e un po’ meno all’immediato presente”. Quel che si può realisticamente fare oggi - secondo il premier - è evitare gli errori del passato e pensare alle prossime generazioni di giovani. Però per i 30enni e i 40enni in difficoltà - definiti nell’intervista una “generazione perduta” - ormai è troppo tardi. Bisognava agire prima.

Una sorta di condanna senz’appello che a molti non è andata giù. Non è piaciuta, ad esempio, a Guido Scorza, che di professione è avvocato; che è, in particolare, esperto di diritto informatico; e che ha, appunto, 39 primavere alle spalle. Scorza - che nel piccolo mondo del web italiano è una mezza celebrità - ha un suo sito e un blog su “Il Fatto Quotidiano”. Di norma, scrive di internet e legge. Ma per Monti ha fatto un’eccezione. In un post ad hoc (link) non gliele ha mandate a dire: se i giovani sono in difficoltà è per colpa delle scelte dei vecchi; vecchi che, arrivati a questo punto, farebbero meglio a levarsi di torno. E via accusando chi come Monti - che ha quasi 70 anni - giovane non è più. La conclusione di Scorza, poi, era - al contrario di quella del premier - piena di speranza: come diceva il celebre maestro Alberto Manzi (link), non è mai troppo tardi, a patto di far largo ai giovani.

Tutto questo - l’intervista e le polemiche - accadeva venti e rotti giorni fa. Adesso è arrivato anche l’immancabile sito - generazioneperduta.it - e la altrettanto immancabile raccolta firme. Sito e firme che sono state promosse, neanche a farlo apposta, sempre dallo Scorza di cui sopra (che, a quanto pare, “studia” per diventare uno dei futuri nocchieri del disastrato centrosinistra italiano - link) e da una manciata di altri 30 enni e 40enni. Domanda: ma sito e firme per fare che? Riposta: per “porre” questo tema “all’attenzione di opinone pubblica, istituzioni ed organi di informazione”, si legge, testualmente, nella home page di quelli di generazioneperduta. Ah, beh, allora.

In ogni modo.

Lo so: venti giorni, per i media e la nostra smemorata opinione pubblica, non sono venti giorni. Sono un’eternità. E tra un po’ - un po’ poco, temo - la brutale sincerità del nostro primo ministro e la pronta reazione di quelli-che-facciamo-generazioneperduta.it non saranno neppure “solo un ricordo”, come si suol dire. Per la semplice ragione che non se ne ricorderà più (quasi) nessuno. Qualche altro scandalo o sparata del politico di turno riempirà prime pagine e tiggì, e ciao ciao pure ai 30enni e ai 40enni in difficoltà.

Epperò. ‘Sta generazione perduta, prima, si chiamava bamboccioni (copyright di quella buonanima di Tommaso Padoa Schioppa). E il mio sito si chiama - non per caso - bamboccioni-alla-riscossa (e se non vi ricordate o volete capire il perché, date un’occhiata a questo link). Insomma: sento una sorta di obbligo a dire qualcosa. Anche perché la mia opinione - per quel che vale - è un tantino diversa da quella di Scorza&Co.

Perché io mi ricordo.

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August 28th, 2012 by Antonio Cavaciuti (admin) | 8 Comments »

Erano 4 amici (e prendevano un mucchio di voti) - ultima puntata

26 luglio 2012. L’Italia dei valori pubblica sul suo sito (link) un video che è, letteralmente, tutto un programma. All’inizio del filmato, Angelino Alfano, Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani - i leader dei tre partiti che sostengono il governo Monti - si trasformano in altrettanti zombie alla caccia di elettori da mangiare. Poi appare l’ex pm di Mani Pulite ora eterno leader dell’Iddivì, Antonio Di Pietro. E, con faccia da funerale, chiosa: “La maggioranza non esiste più. E’ solo una banda di morti viventi che per nutrirsi cannibalizza il Paese”. Che dire? Evidentemente: è tramontata per sempre la stagione degli aspiranti dittatori (leggi: il principe del male Berlusconi), ed è cominciata l’alba - perdindirindina! - dei terribili morti viventi. Del resto: i governi cambiano. Ma Di Pietro&co, no. Per loro, l’importante è sempre e solo esagerare.

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Questo spot stile horror movie, però, non è solo un attacco al governo guidato dall’ex presidente della Bocconi. E’ anche e soprattutto un strizzata d’occhio al nuovo e nuovento Movimento 5 stelle e a quel Beppe Grillo che da anni ripete, per l’appunto, che i partiti tradizionali sono morti. Anzi: non una strizzata d’occhio, ma l’ennesima strizzata d’occhio. Del resto Di Pietro non ne fa mistero (link): da settimane ripete che lui vorrebbe fare un’alleanza con il comico genovese. E non è neppure tanto difficile capire il perché. L’Italia dei valori - secondo gli ultimi sondaggi elettorali condotti da EMG per La7 (link) - prenderebbe poco più del 7% dei voti. Mentre il nuovo partito a 5 stelle vale più del doppio: il 16%. Insieme porterebbero a casa un voto su cinque. Una potenza.

Una logica, insomma, c’è. La coerenza, invece, sembra essere proprio un optional a casa iddivì. Per capirlo, basta fare giusto qualche passetto indietro. Read more…

August 17th, 2012 by Antonio Cavaciuti (admin) | 10 Comments »

Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/4

Piazza Farnese, Roma, 28 gennaio 2009. L’Associazione nazionale parenti delle vittime della mafia ha organizzato una manifestazione pro De Magistris. Tra gli invitati spiccano Carlo Vulpio, Marco Travaglio, Sonia Alfano, ma soprattutto Antonio Di Pietro e Beppe Grillo. Tutte le “persone belle dentro” del progetto “partito degli onesti” sono, insomma, lì riuniti.

Il leader dell’Italia dei valori e il comico genovese prendono, a un certo punto, a confabulare nel backstage. Risate, battute, poi Grillo - ripreso da una telecamera amatoriale  - dice: “Solo che io pensavo che ci fossero 40mila persone”. Non ce sono più di mille. E si vede che è infastidito. Di Pietro ribatte con una frase incomprensibile. E Grillo di nuovo: “Bisogna trovare modi e mezzi di comunicazioni diversi per arrivare alla gente. Bisogna andare su altre cose, ad esempio la paura della spesa, dell’economia, ché sta per arrivare una botta pazzesca. Parlare anche un po’ di ambiente…”.

schermata-07-2456140-alle-172526 (link - Fuori onda alla manifestazione di Piazza Farnese)


Ah, ecco. Perché se non tira più la sete di giustizia o la storia dei magistrati coraggiosi, tanto vale cambiare argomento, no? Parole più da showman preoccupato di fare audience (o da politico consumato), che da Don Chisciotte che lotta contro gli eterni mulini a vento della malapolitica, della malagiustizia, della malainformazione. Ma poco importa. Quelle chiacchiere in libertà rimangono confinate nel backstage. E il pubblico, quando Grillo e gli altri salgono uno dopo l’altro sul palco, va letteralmente in visibilio.

Era, quell’inizio del 2009, il periodo degli alti principi da condividere; delle battaglie da combattere assieme; dei paladini uniti nella lotta per far trionfare verità e giustizia. O se preferite: del volemose bene. E - come in quella manifestazione in Piazza Farnese a Roma - tutti dispensavano complimenti a tutti. Sul blog di Grillo, Di Pietro era soprannominato affettuosamente “kryptonite”, per essere rimasto l’unico a fare vera opposizione al governo del principe del male Berlusconi (link). E sempre Grillo fece di tutto e di più per portare voti a De Magistris e Alfano che - parola del comico genovese - erano “persone oneste”, “di cui andare orgogliosi” e che “ci faranno sentire più europei e, per una volta, non ci faranno vergognare di essere italiani” (link). De Magistris a sua volta non perdeva occasione per dire frasi del tipo: “Beppe Grillo del quale mi onoro di essere amico…”. E cose così. Tutto uno sbaciucchiamento generale, in breve.

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Ma le cose, quelle cose, sarebbero completamente cambiate nel giro di un anno e mezzo. Read more…

August 10th, 2012 by Antonio Cavaciuti (admin) | 6 Comments »

Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/3

Si diceva: il governo dell’odiato Cavaliere - odiato, s’intende, da Di Pietro&co - pareva finalmente sul punto di cadere. Gianfranco Fini e i suoi minacciavano un giorno sì e l’altro pure di uscire dalla maggioranza. E  un giorno lo fecero veramente: era il novembre del 2010 (link).

Berlusconi e i suoi si misero alla disperata ricerca di parlamentari disposti a sostenere il governo. Una caccia all’onorevole condotta con mezzi leciti e fors’anche meno che leciti. Ma un coraggioso deputato dell’Iddivì, il “partito degli onesti” e delle persone “belle dentro”, non esitò a denunciare le trame dei malefici berluscones. Si chiamava Antonio Razzi.

Abruzzese emigrato in Svizzera, ex operaio, Razzi era ed è un uomo semplice. E, con grande semplicità, rivelò in una intervista di aver ricevuto una vera e propria offerta in cambio del suo voto: “Si è parlato di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel Governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura” (qui il link). Ah, però. E lui che aveva risposto a queste proposte, per così dire, indecenti? “Ah io gli ho detto che sono stato eletto nell’Iddivì e tale voglio rimanere fino alla morte. Anche perché è una questione di rispetto per coloro che mi hanno votato. Io ho ricevuto 3.500 preferenze - sottolineò Razzi con una certa fermezza e calcando ogni parola - e chi glielo va a dire a queste 3.500 persone che sono stato comprato dal partito di Tizio o di Caio?”.

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(link - l’intervista in cui Razzi denuncia le avances dei berluscones)

Così disse Razzi. E con altrettanta semplicità, proprio lui, Razzi -  con uno spettacolare triplo salto mortale carpiato - passò dall’Italia dei valori alla maggioranza di Berlusconi. Dimostrando, però, di essere non solo un uomo tutto di un pezzo, ma anche - verrebbe anzi da dire: soprattutto - sincero. Non aveva forse detto che gli era stato offerto anche un posto nel governo? Ebbene: dopo essere passato all’altra sponda, divenne consigliere personale del ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano (link). Dice: ma poi chi glielo è andato a dire ai 3.500 elettori del partito degli antiberlusconiani duri e puri che Razzi aveva fatto il salto della quaglia? Ma Razzi, ovviamente. Con una bella conferenza stampa (link). Facile, no?

Razzi, però, non fu l’unico a tradire la causa del partito degli onesti e degli antiberlusconiani. Altro illuminato sulla via di Arcore, fu il medico siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto (e, ovvio, deputato Iddivì), Domenico Scilipoti.

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August 3rd, 2012 by Antonio Cavaciuti (admin) | 6 Comments »