American Broken Dream - Le pillole rosse del 2/7/2009

July 2nd, 2009
  1. “Car makers see end to sales slide”, Wall Street Journal. Non c’è pace per le 3 grandi case automobilistiche americane. Chrysler - appena uscita dalla amministrazione controllata (leggi: bancarotta a lieto fine), grazie all’accordo con la nostrana Fiat - ha visto le sue vendite calare - a giugno, negli Stati Uniti - di ben il 42% (rispetto a giugno 2008). Ma, anche per le colleghe, gli ultimi 30 giorni non sono stati certo una passeggiata di salute. General Motors - che sta ancora in amministrazione controllata - ha venduto (sempre a giugno 2009 rispetto a giugno 2008) il 33% di veicoli in meno. Ford, l’11% in meno. Secondo il “Wall Street Journal”, però, c’è da stare allegri: per il mercato americano dell’auto, giugno è stato comunque il mese più brillante di tutto il 2009.
  2. “US credit card losses hit record, Fitch says”, FtAlphaville. La agenzia di rating Fitch - una delle tre, assieme a Standard&Poors e Moody’s - che ha il compito di dare le pagelle a banche e aziende, lancia un nuovo segnale di allarme. Le perdite sulle carte di credito - negli Stati Uniti - hanno raggiunto un livello record. Con una percentuale di insolvenza per il credito circolante pari al 10%. Commmento lapidario di Ft Alphaville (che poi è il blog del Financial Times): “Financial crisis - far from over”. Ovvero: la crisi finanziaria è lontana dall’essere finita. (grazie a Phastidio)
  3. Dollar Gains as China Says ‘Not Aware’ of Reserve Currency Talk, Bloomberg. Continua il valzer tra Cina e Stati Uniti attorno ai destini del dollaro. Ieri l’agenzia di stampa inglese Reuters ha battuto una notizia choc: un’ignota gola profonda europea aveva rivelato che Pechino - nei giorni del G8 italiano all’Aquila - voleva discutere del pensionamento del dollaro come moneta di riserva internazionale. Oggi, invece, l’agenzia di stampa americana Bloomberg spiega che era tutta una bufala. E che ai cinesi - che hanno in mano la fetta più consistente del debito pubblico a stelle e strisce - il dollaro piace e se lo vogliono tenere stretto. Happy end, quindi. Ma con due smagliature. E’ da marzo che Pechino lancia il sasso e nasconde la mano, dicendo alternativamente sempre le stesse due cose: il dollaro è finito, il dollaro non è finito. E nel frattempo fa di tutto per semi-affondare la valuta americana. Tanto è vero  che - seconda smagliatura - Cina e Brasile, da ieri, non commerceranno più in dollari, ma in real (la moneta brasiliana) e yuan (la moneta cinese). E a breve (secondo il giornalista di Repubblica, Federico Rampini) anche la Russia - altro membro del quartetto delle economie emergenti (i cosiddetti Bric: Brasile, Russia, India e Cina) - dovrebbe siglare un accordo simile. La morte del dollaro come moneta per i commerci internazionali è già realtà. Quella come moneta di riserva - cioè che sta nei forzieri delle banche centrali di tutto il mondo - appare più che altro solo una questione di tempo. (Per chi non sapesse nulla della “Guerra del dollaro” e volesse capire come hanno fatto gli Usa a cadere così in basso, dare un’occhiata qui).
  4. NYSE Halts Transparency, Feels Goldman Program Trading Disclosure Is Unnecessary, Zero Hedge. La trasparenza non sta di casa a Wall Street. Lo dice  - a chiare lettere - uno dei più popolari blog economici americani, Zero Hedge. Che ieri, in un post a dir poco furibondo, ha messo sulla graticola la New York Stock exchange (Nyse), ovvero la società che gestisce Wall Street. Motivo? La Nyse ha deciso di smantellare una cosina chiamata “Daily Program Trading Report”, che permetteva di sapere quali erano le società che compravano e vendevano di più. Risultato: sarà più difficile capire “se” e “chi” manipola con ondate di vendite e acquisti il mercato. Anzi, sarà più difficile sapere solo “se” qualcuno manipola il mercato. Perchè, secondo Zero Hedge, sul “chi” non ci sono dubbi. Sono gli onnipotenti signori della banca americana Goldman Sachs. Per cui ha lavorato - per la cronaca e per coincidenza -  anche il numero della banca d’Italia, Mario Draghi. (grazie al lettore Mensa)

Il Bello della politica

July 1st, 2009

Le vie della politica - un po’ come quelle per Roma - sono davvero infinite. E Virna Bello - 28enne bellezza mediterranea e campana doc - ne ha trovata una davvero sui generis. Assieme ad altre due giovani fanciulle - Francesca Pascale e Emanuela Romano - aveva fondato anni addietro (quelli del governo Prodi) il comitato “Silvio ci manchi”. Comitato che per dimostrarglielo (che gli mancava) aveva anche noleggiato un elicottero con tanto di striscione che diceva proprio così: “Ci manchi”.

Commoventi prove d’affetto. E affetto ricambiato. Come testimonia una fotografia, pubblicata pochi giorni fa da “L’espresso”: in quei giorni tristi di non governo del 2006, le tre “ci manchi” vennero invitate - via aereo personale dell’allora semplice cittadino Berlusconi - in Sardegna. A villa Certosa. I risultati dell’incontro e dell’impegno sono arrivati uno dopo l’altro. Oggi: Francesca Pascale - che ha confermato a Repubblica trasvolata e soggiorno in villa - è stata appena eletta al consiglio provinciale di Napoli. Emanuela Romano, sempre secondo Repubblica, frequenta un master alla concessionaria di pubblicità della Fininvest, Publitalia (anche se la sua è la storia di una passione davvero bruciante per la politica: in realtà puntava a un posto nelle liste per le elezioni europee, ma le è andata storta; e il padre per protesta aveva minacciato di darsi fuoco proprio di fronte a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier). E infine: la Virna di cui sopra è diventata - sei mesi fa, e come potete vedere sulle pagine del sito web del Comune - assessore a Torre del Greco. A cosa? Ovvio: all’Istruzione.

E in effetti la sua è una storia istruttiva. Perchè, come ha osservato Conchita Sannino su “Repubblica” il Belpaese, a volte, è davvero la terra delle opportunità:

Virna, Emanuela e Francesca erano, fino a quello scatto, tre belle ragazze napoletane sveglie e volenterose come tante, lavoretti precari e futuro incerto. Tre anni dopo, la loro vita è cambiata. In mezzo, tra le altre cose, c’ è quel viaggio in Sardegna e quell’ incontro che ha cambiato i loro destini.

E allora, direte voi? No, niente. E’ che il bello è che qualcuno - proprio oggi - ha notato che l’assessore Bello di Torre del Greco (qui la sua foto) assomiglia come una goccia d’acqua a una utente di YouTube sempre di Torre del Greco. Nickname: “Braciulona“. Contenuti del canale (come potete vedere nel video a inizio post): niente messaggi istituzionali. Giusto qualche prorompente scollatura e un mucchio di belle foto in discoteca; con tanto di musica dance in sottofondo. Una bella coincidenza, no? Per gli elettori - comunque e coincidenze a parte - son sempre soddisfazioni.

P.S. Onore al merito ad Alessandro Giglioli de “L’espresso” - che grazie a un suo lettore - ha scoperto Braciulona e notato sul suo blog la curiosa somiglianza. Che - ovviamente - sarà del tutto casuale.

Incorreggibili - Pillole rosse del 1/7/2009

July 1st, 2009
  1. “Bischoff poised to become Lloyds chairman”, Financial Times. Valzer di poltrone tra Londra e New York. Sir Win Bischoff, ex presidente della banca americana Citigroup, dovrebbe passare alla guida della banca inglese Lloyds. Praticamente l’ex timoniere di un istituto di credito salvato a colpi di miliardi dai contribuenti americani diventerà il numero uno di un altro istituto di credito salvato dai miliardi di altri contribuenti, quelli inglesi. In effetti, il curriculum era perfetto.
  2. “Imprese in crisi: Senza aiuti non c’è futuro”, Corriere della Sera (articolo, per il momento, non disponibile on line). “Per quanto ci riguarda la situazione è critica. Ci sono aziende che stanno già pensando di chiudere per ferie senza sapere quando riapriranno a settembre. Stiamo navigando a vista”. Parola del presidente di Api (associazione piccole imprese)-Milano, Paolo Galassi. Che - nonostante il rischio di incorrere nelle ire del partito degli ottimisti (il dinamico duo, Tremonti&Berlusconi)  - non le ha mandate certo a dire. E ha spiegato che, a parer suo, quest’autunno a Milano e dintorni il 10% delle aziende rischia di chiudere i battenti. E che le misure prese dal governo non sono sufficienti. Ovviamente il Corriere per evitargli guai ha piazzato il tutto nella sola “Cronaca di Milano”. Per cui: nessun problema. Lo avrà letto giusto la moglie e qualche collega.
  3. “Sprechi in Sicilia, dal 2007 deficit quasi raddoppiato“, La Stampa. Gli sprechi della Regione Sicilia finiscono sotto la lente della Corte dei Conti e del quotidiano torinese “La Stampa”. Che oggi - in un articolo firmato da Francesco Grignetti - ha messo in fila qualche numero interessante. In breve: a fine 2008, la Regione Sicilia aveva un debito di ben 5 miliardi di euro (’na mezza Finanziaria). Ma non per questo (e alla faccia della crisi) - spiega Grignetti - gli isolani hanno deciso di limitare le spese. E nemmeno gli spunti comici. Per dire: nel 2008, la Regione, secondo La Stampa, ha attivato la bellezza di 2.514 corsi di formazione. Iscritti: 31.918. Costo complessivo: 362 milioni di euro. Risultato: solo un alunno per corso ha trovato lavoro. Commento del procuratore generale della Corte dei Conti: “A chi giovano i corsi di formazione? Certamente giovano poco a chi li frequenta”. Osservazione maliziosa del giornalista de La Stampa: i docenti non si sa con quali criteri vengano scelti e non ci sono graduatorie. Commento nostro: ma non faremmo prima a regalargli direttamente i soldi, chiedendo in cambio un po’ di sconto?

Il Grillo (stra)parlante

June 30th, 2009

Una volta si diceva: c’è o ci fa. E bisognerebbe proprio capire Beppe Grillo da che parte sta. Il Beppe nazionale, infatti, ultimamente si è buttato in politica. E’ stato impegnato in un lungo tour elettorale per sostenere le sue liste a Cinque stelle e i suoi candidati nelle file di Di Pietro. E in un comizio a Bari - a fine maggio - da politico (ormai) consumato ha voluto dire la sua su tutto. Debito pubblico e eventuale crac del Belpaese compreso. Risultato: una previsione tanto funesta, quanto categorica. In sostanza: la resa dei conti è vicina, l’Italia a giugno fallisce.

Parole grosse, quelle pronunciate dal comico. Che - come chiunque può sentire con le sue orecchie in questo filmato caricato su YouTube (e “trasmesso” anche sul sito del fido Daniele Martinelli) - aveva testualmente detto (dal minuto 4:49 in avanti), di fronte a una platea tra l’amaliato, il divertito e probabilmente l’allibito:

“A giugno c’è la resa dei conti, cari amici. A giugno ci sarà l’asta dei Bot italiani sul mercato straniero. Già quelle di sei mesi fa, sono andate deserte (…) e chi è che compra il debito italiano, ma ce lo vedete voi? (…) Chi è che viene ad investire in un Paese che è tutto corruzione? Allora se a giugno non venderanno i Bot, come penso io, non riusciranno a mettere a tacere tutto con l’informazione!“.

Fosse andata così, in effetti, sarebbe stato impossibile far finta di nulla. Anche perchè - in un’intervista rilasciata a dicembre - il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi era stato altrettanto categorico: «Non possiamo permetterci neanche lontanamente che vada deserta un’asta pubblica di titoli di Stato. Ci sarebbe una carenza di liquidità per pagare pensione e stipendi e faremmo come l’Argentina». Ma le cose sono andate diversamente.

Loro - quelli che dovevano mettere a tacere tutto - erano, per usare sempre il verbo grillesco, Truffolo (Berlusconi) e Tremorti (Tremonti). Che però e purtroppo per il comico genovese non hanno dovuto mettere a tacere proprio un bel niente in questo caso (verrebbe da dire caso raro, visto l’andazzo dell’informazione italiota). E infatti come sono andate a finire le aste dei Bot, ce lo ha raccontato, tra gli altri, “Il Sole 24 ore”. Che l’11 giugno titolava festosamente:

botgiugno

Ergo: niente crac? Esatto. Facendo corno - e pure bicorno - niente crac. Ma non è finita qui. Perchè due paroline due meritano di essere spese anche sul come - ormai da mesi - il comico ci invornisce di previsioni da perfetto catastrofista alle vongole. E su quali conseguenze - certe sparate - avrebbero potuto avere. Read the rest of this entry »

Segni meno - Pillole rosse del 30/6/2009

June 30th, 2009
  1. “Eurozone inflation turns negative”, Financial Times. C’è sempre una prima volta. Nel bene. Ma - come in questo caso - anche nel male. Praticamente e secondo le prime stime dell’Eurostat: i Paesi dell’eurozona, a giugno, hanno visto i prezzi scendere (deflazione), invece che salire (inflazione). Da quando si calcolano queste statistiche per i sedici Paesi della zona euro (1991), non era mai successo. E cosi - dopo il Giappone - anche l’Europa sperimenta i primi segni di deflazione (come ai tempi della Grande depressione).
  2. “Uk economy shrinks most in 50 years”, Financial Times. La crisi continua a prendere in contropiede tutti. Ufficio nazionale delle statistiche inglesi compreso. E infatti: inizialmente l’istat in salsa britannica aveva calcolato - per il primo trimestre dell’anno - un calo del Pil di soli 1,9 punti percentuali. Errore. Perchè - a conti fatti - oggi l’ufficio statistiche ha dovuto rivedere le cifre. E ovviamente al ribasso. Il calo è stato del 2,4%. La differenza? Beh - stando così le cose, secondo il Telegraph - Londra può festeggiare la peggior performance trimestrale di sempre (cioè dal 1948, anno in cui si cominciò a calcolare l’andamento del Pil, trimestre per trimestre). Colmo della sfortuna: proprio nel giorno in cui l’istat inglese ha dovuto correggere l’”errore”, il suo sito internet è andato in down. Commento ironico del blog del Financial Times: “Segnali di ripresa? Pensiamo proprio di no”.
  3. “Sicilia, baby pensionato in Regione”, La Repubblica. In una giornata costellata da tanti segni meno, arriva la notizia che anche la Sicilia - nel suo piccolo - potrebbe perdere un pezzo importante. Pier Carmelo Russo, segretario generale della Regione Sicilia, sarebbe pronto - secondo Repubblica - a dire bye bye ad anni di onorata carriera. Sempre secondo Repubblica: guadagnava la modica cifra di 170mila euro (194mila con premi vari). E - se dovesse davvero di andare in pensione - prenderà comunque il 75% dello stipendio (cioè 120mila e passa euro). A soli 47 anni. Il merito? Tutto di una leggiuzza che vale solo in Sicilia e solo per i dipendenti della Regione. Che possono pensionarsi anzitempo se hanno un genitore malato. Del resto non solo i figli, ma anche babbi e mamme - nel Belpaese - son piezz ‘e core.