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	<title>bamboccioni alla riscossa</title>
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	<pubDate>Mon, 31 May 2010 09:53:14 +0000</pubDate>
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		<title>Ricominciamo</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 18:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Due parole prima di ripartire, pero&#8217;. 
Non ho mai aspirato - nemmanco segretamente - a gareggiare in qualche reality show. Sara&#8217; per questo che non amo molto - qui sul mio weblog - (s)parlare dei fatti miei e di quello che accade nella mia vita reale (aperta parentesi.  Ma qual e&#8217; la nostra vita reale nel nostro mondo duepuntozero? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Due parole prima di ripartire, pero&#8217;. </strong></p>
<p><strong>Non ho mai aspirato - nemmanco segretamente - a gareggiare in qualche reality show.</strong> Sara&#8217; per questo che non amo molto - qui sul mio weblog - (s)parlare dei fatti miei e di quello che accade nella mia vita reale (aperta parentesi.  Ma qual e&#8217; la nostra vita reale nel nostro mondo duepuntozero? Mah. Chiusa parentesi). Eppero&#8217;. Nelle ultime quattro settimane sono riuscito a postare solo qualche commento. Molti lettori si sono detti preoccupati, altri si sono lamentati della mia assenza. E con ragione. <strong>Ergo: mi tocca fare un&#8217;eccezione.</strong></p>
<p>Vado al dunque. Mi trovo, come ho gia&#8217; spiegato <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=5988" target="_blank"><strong>qui</strong></a>, a <strong>Cambridge</strong>. E sto preparando una <strong>certificazione di inglese</strong> (avete presente quei pezzi di carta dove c&#8217;e&#8217; scritto che parlate e scrivete come un provetto Suddito di sua Maesta&#8217;; quelli che per averli ti tocca pagare una discreta sommetta di pound solo per iscriverti all&#8217;esame; quelli, insomma, che fanno <strong>la fortuna del Regno Unito</strong> che ogni anno ospita torme di studenti e professionisti per fare &#8220;il corso di lingua&#8221;? Ecco, proprio di quelli sto parlando). L&#8217;esame, per la cronaca, e&#8217; piuttosto robusto e mi serve, appunto, per il mio lavoro reale (o almeno, dovrebbe). <strong>Lavoro reale</strong> che, per altro, continuo a fare (part time, ovvio).</p>
<p>E per spiegare la mia assenza, credo, non ci sarebbe altro da aggiungere. Se non fosse che - ciliegina sulla torta - qualcosa da aggiungere c&#8217;e&#8217;. Nella <strong>casa della <a href="http://www.bing.com/local/default.aspx?what=cambridge+high+street&amp;where=Cherry+Hinton&amp;s_cid=ansPhBkYp01&amp;mkt=en-gb&amp;ac=false&amp;qpvt=cherry+hinton+cambridge+high+street" target="_blank">periferia di Cambridge </a>dove sto ora, mi manca pure la connessione ad internet. Eccovi spiegato, quindi e in due parole, perche&#8217; da 28 giorni sono praticamente latitante.</strong></p>
<p><strong>Fin qui le cattive notizie. Ora passiamo alle buone. Oggi ho scoperto un&#8217;ottima offerta per navigare con una internet key ricaricabile.</strong> Ergo.  Domani qui e&#8217; bank <span style="text-decoration: line-through;">holliday</span> holiday (tradotto: e&#8217; &#8216;na specie di festa nazionale, e i negozi sono chiusi), quindi ciccia. Ma dopodomani dovrei riuscire finalmente a metterci le mani sopra, e a ritornare on line e quindi in servizio permanente effettivo sul blog. Aggiungo - a scanso di equivoci - che probabilmente non riusciro&#8217; a vergare i miei soliti post fiume. Ma almeno - se e quando avro&#8217; qualcosa di sensato e di interessante da dire - potro&#8217; farlo. Per la mia - e spero pure per la vostra - gioia.</p>
<p>Che altro? Ah, si&#8217;. <strong>Avrei un mucchio di cose da raccontare</strong>, a partire dal fatto che da qui - dal Regno Unito, cioe&#8217; - si ha un punto di vista sulla crisi tutto particolare. Per esempio: Cambridge <strong>e&#8217; letteralmente invasa da giovani spagnoli</strong> - con master e lauree varie sul groppone - che stanno fuggendo da un Paese, la Spagna, che a detta loro - e <a href="http://tg24.sky.it/tg24/economia/2010/05/28/fitch_declassa_la_spagna.html" target="_blank"><strong>non solo</strong></a> <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/index.php?s=Spagna" target="_blank"><strong>a detta loro</strong> </a>- si avvia verso un collasso sociale ed economico. Ma di questo e di altre cose, parlero&#8217; dai prossimi post. Promesso.</p>
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		<title>Torno subito</title>
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		<pubDate>Wed, 05 May 2010 17:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il titolare di questo blog - a scanso di equivoci - non e&#8217; sparito. E&#8217; che al momento si trova qui, nel cuore di quella che un tempo gli italiani chiamavano la perfida Albione. Ma - e ripeto: a scanso di equivoci - niente paura. I bamboccioni - sempre alla riscossa - saranno di ritorno su questi schermi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il titolare di questo blog - a scanso di equivoci - non e&#8217; sparito. E&#8217; che al momento si trova <strong><a href="http://maps.google.co.uk/maps/place?oe=utf-8&amp;rls=org.mozilla:en-GB:official&amp;client=firefox-a&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;q=cambridge&amp;fb=1&amp;gl=uk&amp;ftid=0x47d85d89f32a012d:0x63a320e1a35e3d21&amp;ei=0qLhS7PFC43-0gTh9sWmAg&amp;sa=X&amp;oi=geocode_result&amp;ct=title&amp;resnum=1&amp;ved=0CA4Q8gEwAA">qui</a></strong>, nel cuore di quella che un tempo gli italiani chiamavano la perfida Albione. Ma - e ripeto: a scanso di equivoci - niente paura. I bamboccioni - sempre alla riscossa - saranno di ritorno su questi schermi il prima possibile. Stay tuned.</p>
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		<title>&#8220;Berlino tende la mano ad Atene. Ed Ora?&#8221; - Liveblogging</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 10:59:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ieri il governo tedesco si è impegnato - a parole - a fare la sua parte per soccorrere la Grecia, che viaggia sull&#8217;orlo del default. E ora cosa accadrà?

Segnala presso:
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri il governo tedesco si è impegnato - a parole - a fare la sua parte per soccorrere la Grecia, che viaggia sull&#8217;orlo del default. E ora cosa accadrà?</p>
<p><iframe src='http://embed.scribblelive.com/1/5/3/0/1/' width='400' height='500' frameborder='0' style='border: 1px solid #000'></iframe></p>
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		<title>Atene brucia - Liveblogging (o prove tecniche di)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 16:56:35 +0000</pubDate>
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Segnala presso:
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe src='http://embed.scribblelive.com/1/5/2/5/5/' width='450' height='500' frameborder='0' style='border: 1px solid #000'></iframe></p>
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		<title>Guest Post: Cosa sta accadendo all&#8217;amministrazione della Giustizia nella &#8220;Repubblica indipendente&#8221; di Lucania e Calabria?</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 15:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Toghe rotte]]></category>

		<category><![CDATA[Carlo Vulpio]]></category>

		<category><![CDATA[Il Fatto quotidiano]]></category>

		<category><![CDATA[Luigi de Magistris]]></category>

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		<description><![CDATA[A Sud, qualcosa non va. Ma non è questa la novità. E non è questa la notizia. La notizia è che un male oscuro affligge anche una parte di quei giudici che dovrebbero essere il baluardo dello Stato e della legalità; e che, agli occhi dell&#8217;opinione pubblica, rappresentano l&#8217;ultimo argine contro il malcostume e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>A Sud, qualcosa non va. Ma non è questa la novità. E non è questa la notizia.<strong> La notizia è che un male oscuro affligge anche una parte di quei giudici che dovrebbero essere il baluardo dello Stato e della legalità</strong>; e che, agli occhi dell&#8217;opinione pubblica, rappresentano l&#8217;ultimo argine contro il malcostume e la malavita dilagante. Una verità scomoda che <a href="http://carlovulpio.wordpress.com/about/"><span><strong>Carlo Vulpio</strong></span></a> - giornalista del<strong> &#8220;Corriere della Sera&#8221;</strong> - prova a raccontare da anni. Prima lo faceva dalle pagine del suo giornale. <strong>Ora le sue denunce sono relegate - obtorto collo - sulle pagine del </strong><a href="http://carlovulpio.wordpress.com/2010/04/26/inchieste-scippate-e-silenziate-sette-magistrati-indagati-una-repubblica-giudiziaria-indipendente-di-calabria-e-lucania-un-csm-cieco-sordo-e-muto-e-alla-fine-solo-tante-scuse-perche-bisogn/"><span><strong>suo blog</strong></span></a><strong>. </strong>Questo è il suo  ultimo post.  E&#8217; un pezzo complesso. E non poteva essere altrimenti: le vicende che racconta - e che ruotano tutte attorno alle inchieste dell&#8217;ex pm di Catanzaro, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_de_Magistris"><span><strong>Luigi de Magistris</strong></span></a> - sono state ingarbugliate ad arte. Ma questo articolo - che va letto con attenzione e che faticosamente mette in fila fatti, circostanze, nomi e cognomi - ha il pregio grande di <strong>sfondare le porte della retorica sui giudici &#8220;brava gente&#8221; a prescindere</strong>, e apre squarci illuminanti sulla stato di salute della Giustizia, oggi. Lo pubblichiamo per gentile concessione dell&#8217;autore.</p></blockquote>
<p>Avevamo ragione. Ma che tristezza, e che noia, dover dire ogni volta, e sempre “dopo”, avevamo ragione. Le inchieste <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_de_Magistris#L.27inchiesta_Poseidon"><span><strong>Poseidone</strong></span></a> e <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Why_not"><span><strong>Why Not</strong></span></a> non dovevano essere scippate al pm di Catanzaro, <strong>Luigi de Magistris</strong>. Lo avevo scritto sul mio giornale, il &#8220;<strong>Corriere della Sera&#8221;</strong>, fin dal 2007 e l’ho poi raccontato anche in un libro, <a href="http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-vulpio_carlo/sku-12843189/roba_nostra_storia_di_soldi_politica_giustizia_nel_sistema_del_malaffare_.htm"><span><strong>&#8220;Roba Nostra&#8221;</strong></span></a> (Il Saggiatore). Oggi,<a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2476088&amp;yy=2010&amp;mm=04&amp;dd=20&amp;title=il_complotto_per_fermare_de_ma"><span><strong> lo ribadisce la procura di Salerno</strong></span></a> (i pm <strong>Maria Chiara Minerva</strong>, <strong>Rocco Alfano</strong> e <strong>Antonio Cantarella</strong>), con un avviso di chiusura delle indagini che vale anche come informazione di garanzia per dodici persone. Dodici persone che appaiono come una sorta di “sporca dozzina” che – dicono i pm salernitani – si è vario titolo macchiata di una serie di gravi reati: <strong>corruzione, corruzione in atti giudiziari, rifiuto di atti d’ufficio, favoreggiamento personale</strong>.</p>
<p><span id="more-5956"></span></p>
<p><strong>Avevamo ragione noi, dunque, i pochissimi che raccontammo questa storia</strong>, e che difendemmo “senza se e senza ma” sia le persone vittime delle ingiustizie commesse dalla Giustizia, sia quel pm napoletano sconosciuto, poiché attraverso lui difendevamo un principio costituzionale e politico di enorme rilevanza. Per tutti. Anche per chi “giocava” in campo avverso.</p>
<p>Come siano poi andate le cose, come stanno andando, molti di voi lo sanno. Il giudice <strong>Clementina Forleo</strong> è finita a <strong>Cremona</strong>, senza scorta, sebbene vittima di continue minacce e strani incidenti stradali, guardata come una appestata sia dai suoi colleghi lottizzati e tuttavia “per bene”, sia dai loro amici, quelli che “chiagnene e fottono”, e che pure dalla Forleo erano stati difesi con rara generosità e lealtà. Il capitano dei carabinieri <strong>Pasquale Zacheo</strong> è stato trasferito da Policoro, in Basilicata, a Fermo, nelle Marche. I giornalisti <strong>Gianloreto Carbone</strong>, <strong>Nicola Piccenna</strong> e <strong>Nino Grilli</strong> sono tornati al lavoro usato, ma con una speciale “attenzione giudiziaria” sul groppone senza che nessuno dei difensori della stampa libera (a senso unico) abbia fiatato (non basta citarli in un discorso o in articolo e poi buonasera, come si fa quando si commemorano i morti). <strong>Il sottoscritto, infine, subissato anch’egli da decine di querele e tuttavia finora sempre assolto, è tornato a scrivere per il proprio giornale (settore cultura, perché sono uno che ha studiato) e a tifare per l’Inter.</strong></p>
<p>Quelli che la procura di Salerno ha individuato come i dodici “complottisti” calabresi sono più o meno noti alle cronache. <strong>Ma ciò che colpisce di più, e che ha un valore ben più che statistico, come vedremo tra un po’, è che ben sette di essi sono magistrati</strong>. <strong>Mariano Lombardi e Salvatore Murone</strong>, procuratore capo e procuratore aggiunto della procura di Catanzaro; <strong>Dolcino Favi</strong>, avvocato generale dello Stato e procuratore generale facente funzioni; <strong>Enzo Iannelli, Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo</strong>, rispettivamente procuratore generale e sostituti procuratori generali a Catanzaro; <strong>Salvatore Curcio</strong>, sostituto procuratore a Catanzaro. Tra gli altri cinque imputati, oltre al noto “imprenditore”<strong> Antonio Saladino</strong>, vi sono anche la moglie di Lombardi, <strong>Maria Grazia Muzzi</strong> (funzionaria della Corte d’Assise di Catanzaro), il figlio di lei, l’avvocato <strong>Pierpaolo Greco</strong>, e due politici: <strong>Giancarlo Pittelli</strong>, senatore Pdl, e <strong>Giuseppe Galati</strong>, Udc, ex sottosegretario del ministero delle Attività produttive dal 2001 al 2006 (nel secondo e nel terzo governo Berlusconi).</p>
<p><strong>Nessun giornale ha dato notizia di questa chiusura di indagini, con sette magistrati imputati,</strong> da parte della procura di Salerno. Eppure, su quella procura, non più tardi di due anni fa si scatenarono tutti, a nove colonne e in prima pagina, inventandosi la famosa locuzione “guerra delle procure” (tra Salerno, appunto, e Catanzaro). Adesso niente. Solo il silenzio. Nemmeno un parola. Un fatto gravissimo, una schifezza, anche se ce l’aspettavamo e dunque non ci meraviglia.</p>
<p>O meglio: <strong>l’unico giornale nazionale che ne ha parlato è stato &#8220;il Fatto Quotidiano&#8221;</strong>. Ma poiché ne ha parlato in modo sommario, glissando su alcuni aspetti secondo me fondamentali, <strong>ne ha parlato male</strong>. E dunque è come se non ne avesse parlato. Il giornale diretto da Antonio Padellaro, infatti,<strong> </strong><a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2476376.html"><span><strong>ha chiuso la questione, attraverso Marco Travaglio</strong></span></a>, sostenendo che <strong>adesso il Csm che punì l’ex pm di Catanzaro e il gip Forleo deve “chiedere scusa” per il misfatto compiuto. Proprio così: scusa. E caso chiuso.</strong> Una volta stabilito che, come titolava &#8220;il FQ&#8221;, “de Magistris aveva ragione”, posson bastare le scuse.</p>
<p>E già, abbiamo cantato questa Messa e assistito a tutto questo massacro solo per poter dire, alla fine, che tizio o caio “aveva ragione”.</p>
<p>Ma andiamo, care suorine democratiche del FQ (copyright, <strong>Massimo Fini</strong>), lo sappiamo almeno da tre anni che c’è chi aveva ragione e chi aveva torto. Adesso avremmo voluto sentire da voi, e da tutti gli altri, compresi i protagonisti di allora, <strong>nomi, nomi, nomi</strong>.<strong> Chi ha fatto che cosa. E perché.</strong> Avremmo voluto sentir dire e raccontare che <strong>a far fuori quei due “cattivi magistrati” furono il Csm e le sue correnti di destra e di sinistra</strong>, in cui spiccarono per esposizione pubblica la signora <strong>Letizia Vacca </strong>(PdCI) e il signor <strong>Vito D’ambrosio</strong> (Ds, per dieci anni governatore delle Marche).</p>
<p>Ma questi nomi, le suorine democratiche del &#8220;FQ&#8221;, non li fanno.</p>
<p>Sarà forse perché in questa storia che ha disvelato il marcio nella magistratura (ecco perché il 7 su 12 non è solo un dato statistico) e che si è conclusa con i trasferimenti di de Magistris e di Forleo, Silvio Berlusconi semplicemente non c’entra nulla? E quindi, non c’entrando nulla il Caimano, la storia non “tira”, non serve, non va ricordata puntigliosamente come si fa per altre storie? <strong>Però bisogna dire la verità. Sempre. Non a giorni alterni.</strong> Altrimenti la gente non capisce e noi stessi alla lunga rischiamo di convincerci che le cose sono andate diversamente da come andarono.</p>
<p><strong>Per esempio, lo stesso de Magistris</strong> – con il quale ho sviscerato mille volte proprio questo tema specifico, giungendo alle stesse conclusioni – <strong>sa benissimo</strong> che con il suo trasferimento, e con quello della Forleo, <strong>Berlusconi non c’entra.</strong> E sa benissimo che <strong>se dicesse oggi le stesse cose che diceva fino al giorno prima di candidarsi</strong>, e cioè se ripetesse i nomi dei veri autori e le vere ragioni della defenestrazione sua e della Forleo,<strong> si inimicherebbe un bel po’ di quelle toghe – toghe rosse e toghe rotte – che invece adesso potrebbero servire</strong> (e non solo a lui).</p>
<p><strong>Si obietterà: ma perché critichi quelli del FQ?</strong> Perché avevano la possibilità di raccontare bene questa storia e non lo hanno fatto. Perché se lo avessero fatto, sarebbero arrivati dritti dritti a un’altra storia, ancora più oscena, che porta il nome di <strong>Toghe Lucane</strong> (sub iudice anch’essa a Salerno). <strong>E se fossero arrivati lì, non solo non si sarebbero accontentati della richiesta di “scuse” postume dal Csm, ma non avrebbero potuto non vedere ciò che sta accadendo all’amministrazione della giustizia nella “Repubblica indipendente” di Lucania e Calabria</strong> (a 150 anni dall’Unità d’Italia). Qui, insieme con le navi dei veleni, rischia di arenarsi anche un altro argomento d’inchiesta ad alto tasso di malavita giudiziaria, cioè Toghe Lucane, che riassume tutti i mali di una magistratura intoccabile e che tuttavia, ogni volta che se ne parla, sembra infastidire un po’ tutti, persino lo stesso pm che quella inchiesta istruì.</p>
<p>Così può accadere, per fare uno dei tanti sciagurati esempi possibili, che <strong>a Catanzaro, nel brandello di processo sul megavillaggio turistico Marinagri</strong> (costruito nella foce del fiume Agri:<strong> 26 milioni di euro</strong> di fondi Ue), dopo aver <strong>cambiato pm in corsa</strong> (il primo pm un’ora prima chiede il rinvio a giudizio degli imputati e il secondo pm un’ora dopo chiede l’assoluzione plenaria), <strong>il gip di Catanzaro, Gabriella Reillo, assolva tutti gli imputati</strong>, con loro somma meraviglia. <strong>Peccato</strong> però che quella<strong> sentenza debba essere dichiarata nulla</strong> perché uno dei pm della sostituzione in corsa, Vincenzo Capomolla, <strong>non aveva notificato la data di udienza a una delle parti offese</strong>. Che quindi non si è potuta opporre nel giudizio davanti al gip Reillo. <strong>La parte offesa allora è stata costretta a correre a Salerno</strong>, competente per territorio, e lì a denunciare il fatto. Ma a Salerno ha trovato un pm, Rocco Alfano (proprio uno dei tre che ha firmato la chiusura delle indagini sull’avocazione galeotta), che non lo ha considerato parte offesa, nonostante ciò risulti dagli atti. <strong>E allora la parte offesa è stata costretta a denunciare anche questo pm, ma per competenza territoriale è dovuta andare a Napoli…</strong> E intanto il villaggio turistico, il processo, i reati da accertare, i soldi pubblici stanziati, le responsabilità e le complicità <strong>evaporano</strong>…</p>
<p>Però. <strong>A fare un po’ i giornalisti – o i magistrati, o i politici – per davvero, non si dovrebbe far finta di dimenticare che la realizzazione di quel villaggio porta la firma di un pezzo dello stato maggiore del Pd. </strong>Che <strong>il marito</strong> del gip, <strong>Italo Reale</strong>, ex subcommissario all’emergenza ambientale in Calabria con la giunta di centrodestra guidata da Giuseppe Chiaravalloti, <strong>è tra i notabili locali del Pd</strong>. E che <strong>il gip Reillo</strong>, appena chiusa la pratica del “processo più veloce del West” a Catanzaro si è fiondata a Lamezia Terme, “lontana” 36 chilometri, per candidarsi come <strong>esponente del Pd</strong> alle primarie per eleggere il sindaco di quella città (poi si è ritirata perché sembra che non se la filasse nessuno).</p>
<p><strong>Com’è che di tutto questo il Csm se ne frega?</strong> Com’è che se ne frega di un’amministrazione della giustizia, per esempio in Basilicata, che non è, non appare, e nemmeno si sforza di apparire “terza”? <strong>Com’è che tutto questo risulta improvvisamente di così scarso interesse anche per coloro che sono “sempre tesi”</strong> (copyright, Carlo Verdone) <strong>al buon andamento della giustizia e della cosa pubblica eccetera eccetera?</strong> Non è un tema politico nazionale ed europeo, questo?</p>
<p>Si dirà che tutto questo accade per mille e diversi motivi, tra essi spesso trasversalmente e “oggettivamente” convergenti. Ed è vero.</p>
<p><strong>Ma c’è un motivo speciale, nuovo, inedito e indicibile: i magistrati. </strong>Un corpo, un ordine, un potere, che <strong>casi come questo ci rivelano essere intaccato dagli stessi mali che affliggono tutti gli altri settori della società</strong>. Con una differenza, però. Anzi due. La prima è che i magistrati amministrano giustizia. <strong>La seconda è che a parlare così di loro </strong>(anche se almeno la metà li immaginiamo bravi e per bene) <strong>si rischia.</strong> Fosse solo la galera, poco male.<strong> E’ che si rischia anche la carriera giudiziaria e quella politica, e non per i crimini, veri o presunti, commessi, ma per l’isolamento civile, sociale, morale (e ogni riferimento non è casuale) che scatta con precisione svizzera se si dicono le cose come stanno.</strong></p>
<p>E’ capitato persino a <strong>Bruno Tinti</strong>, che pure non è uno “scomodo” (anche perché è in pensione), e sempre sul &#8220;FQ&#8221;. Appena s’è azzardato ad avanzare anche solo l’ipotesi di una <strong>riforma per sorteggio del sinedrio del Csm</strong>, è stato strapazzato da due articolesse del procuratore piemontese di Torino, <strong>Giancarlo Caselli</strong>, e del procuratore aggiunto pugliese di Milano, <strong>Armando Spataro</strong>, che sulla intoccabilità del Csm e sulla separazione delle carriere (sempre sostenuta anche dai “cattivi magistrati” Forleo e de Magistris – a meno che quest’ultimo non abbia provvidenzialmente cambiato idea anche su questo), e su una serie di altre “cosette” riguardanti la magistratura e il funzionamento della giustizia, hanno riproposto lo stesso armamentario ammuffito che il presidente dell’Anm, <strong>Luca Palamara</strong>, ha riesumato nell’ottima intervista fattagli da Barbara Romano (Libero, 25 aprile 2010).</p>
<p>Ecco, ora forse è un po’ più chiaro come e perché ogni volta che si tocchi quest’altra <strong>casta in toga</strong>, i suoi esponenti – rosse o rotte che siano le toghe – facciano “scattare” una tagliola “unitaria”, e povero chi vi resti intrappolato. Amico o nemico, quella tagliola non perdona. Anzi, è ancora più infallibile se a finirci dentro è chi (sia egli magistrato, politico o comune cittadino) fino al giorno prima era annoverato tra i “giusti”. Poiché è proprio con gli <strong>“eretici”</strong> che, da sempre, chiese, partiti, sette, clan, cosche e cupole sono più spietati che mai.</p>
<p><strong>Ma che importanza ha</strong>, lasciare sul cammino morti e feriti, o passare addosso ai cadaveri, <strong>se il fine è il radioso traguardo di una nuova società senza il Caimano?</strong> E allora, su, tutti insieme nel nuovo Cln (Comitato di liberazione nazionale, NdBamboccioni) di inizio XXI secolo, tutti nella nuova Arca di Noè per sopravvivere al diluvio. <strong>Salvo accorgerci dopo – sempre “dopo”, quando sarà troppo tardi – di aver imbarcato altri e più feroci caimani e alligatori </strong>pronti a diventare i nocchieri dell’Arca e a voler sbranare con metodo il resto della compagnia che a essi si era affidata con stolta fiducia.</p>
<p><strong>P.S. </strong>E qui la parola torna a noi bamboccioni. Ecco: al solito, tocca ripetere il caveat di rito: <strong>non abbiamo pubblicato questo post</strong> - anzi: chiamiamolo con il suo nome: questo editoriale - <strong>perchè pensiamo che Carlo Vulpio sia il nuovo guru dell&#8217;informazione o libera.</strong> O perchè contenga la verità rivelata. Verità assolute e guru - per noi che siamo laici - proprio non esistono. Il punto - molto semplicemente - è che questo pezzo racconta fatti interessanti. Con una chiave di lettura che fa pensare. Tutto lì. Ah, e ha proposito di pensare: <a href="http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2476376.html"><span><strong>qui</strong></span></a> c&#8217;è il link all&#8217;ultimo editoriale di Marco Travaglio sempre sulle inchieste di de Magistris e<strong> </strong><a href="http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&amp;id_blogdoc=2476088&amp;yy=2010&amp;mm=04&amp;dd=20&amp;title=il_complotto_per_fermare_de_ma"><span><strong>qui</strong></span></a> la cronaca - pubblicata sempre da &#8220;il Fatto quotidiano&#8221; sugli ultimi atti della vicenda.</p>
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		<title>L&#8217;ira funesta dell&#8217;ipocrita Germania</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 13:49:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[La grande recessione]]></category>

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		<category><![CDATA[Fondo monetario internazionale]]></category>

		<category><![CDATA[Germana]]></category>

		<category><![CDATA[Grecia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tanto tuonò, che piovve. Da ieri è ufficiale. Il debito pubblico greco è definitivamente esploso. E la Grecia ha ufficialmente dichiarato che ricorrerà alle cure del Fondo monetario internazionale e all&#8217;aiuto degli altri Paesi della zona euro. Che dovrebbero prestargli - tutti assieme e per nulla appassionatamente - 60 miliardi di euro. Solo quest&#8217;anno. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tanto tuonò, che piovve. Da ieri è ufficiale. Il debito pubblico greco è definitivamente esploso. E<strong> la Grecia <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/04/24/Economia%20e%20Lavoro/1_G.shtml?uuid=69442836-4f64-11df-bd00-c5047b6e8d01&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">ha ufficialmente dichiarato </a>che ricorrerà alle cure del Fondo monetario internazionale e all&#8217;aiuto degli altri Paesi della zona euro</strong>. Che dovrebbero prestargli - tutti assieme e per nulla appassionatamente - <strong>60 miliardi di euro</strong>. Solo quest&#8217;anno. E solo per cominciare.</p>
<p>Un <strong>finale di partita ampiamente annunciato</strong>.</p>
<p><strong>I conti pubblici della Grecia - da tempo - assomigliavano sempre di più a un cubo di Rubik. </strong>Un po&#8217; enigma, un po&#8217; rompicapo - quando qualcuno ci metteva mano, cambiavano sempre faccia. <strong>Ad aprile dell&#8217;anno scorso</strong> il governo di Atene sosteneva di avere <strong>tutto sotto controllo</strong>: il 2009 si sarebbe chiuso con un deficit - cioè una differenza tra entrate e uscite - pari al <strong>3,7% del Pil</strong>. Non un risultato eccellente. Ma neppure malaccio. Del resto: c&#8217;era la crisi. Già. Peccato che <strong>ad ottobre</strong> - dopo aver rifatto i conti - il neoeletto premier, <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/George_Papandreou" target="_blank">George Papandreou </a></strong>sia stato costretto a <strong>moltiplicare quella cifra &#8220;solo&#8221; per quattro</strong>: il deficit, a quel punto, si doveva fermare al <strong>12,7%</strong>. Ma da allora - in realtà - non si è fermato più.</p>
<p>Questa settimana<strong> </strong><a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/" target="_blank"><strong>l&#8217;Eurostat</strong></a><strong> </strong>- l&#8217;equivalente europeo della nostrana Istat - ha rifatto i conti per l&#8217;ennesima volta. <a href="http://www.asca.it/news-EUROZONA__EUROSTAT_SCATENA_TERREMOTO-DEBITO__SOTTO_TIRO_ATENE_E_LISBONA-911488-ORA-.html" target="_blank"><strong>Il debito pubblico greco è lievitato al 115 e passa per cento del Prodotto interno lordo; il deficit dell&#8217;anno scorso al 13,6%</strong></a>. E non sarebbe finita qui. Perchè - e l&#8217;Eurostat lo ha scritto nero su bianco<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/2-22042010-BP/EN/2-22042010-BP-EN.PDF" target="_blank"><strong> in un report ad hoc </strong></a>- ci sarebbe altra polvere sotto il tappeto. Cioè altri debiti nascosti nelle pieghe di un bilancio che - quasi fosse un effetto speciale - non smette di stupire. Secondo l&#8217;istituto di statistica europeo: il deficit potrebbe crescere ancora di un <strong>mezzo punto percentuale</strong>. Il debito totale, di una cifra compresa tra il <strong>5 e il 7% del Pil</strong>. Che trattandosi - fuor di percentuale - di miliardi di euro, non sono proprio bruscolini.</p>
<p><strong>Insomma: a riassumere i goffi tentativi di truccare i conti di certi indegni eredi di Pitagora, non si sa se ridere o piangere.</strong> Ma sta di fatto che l&#8217;Unione europea <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2004/09/24/grecia-dopati-anche-conti-pubblici-eurostat-il.html" target="_blank"><strong>aveva già pescato Atene a taroccare i conti pubblici nel non lontano 2004</strong></a>. E ora - a quanto pare - la storia si è ripetuta paro paro. Risultato: nessuno - tra i grandi investitori privati - vuol più prestare danaro ai greci. La Grecia, dal canto suo, ha alzato bandiera bianca. E qualcuno - leggi Fmi e Paesi della zona euro - dovrebbe metterci una pezza. <strong>Con grave scorno - in particolare - della Germania. </strong>Che potrebbe essere costretta a sborsare più di tutti (<strong>circa 8,5 miliardi di euro</strong>). E che in queste ore non sta facendo nulla per nascondere il suo <strong><a href="http://www.corriere.it/economia/10_aprile_24/grecia-merkel-germania-euro_190c0c4a-4f9a-11df-9c4e-00144f02aabe.shtml" target="_blank">malcontento</a>: giornali e politici teutonici stanno attaccando a testa bassa.</strong></p>
<p><a href="http://www.bild.de/BILD/news/bild-english/world-news/2010/04/22/debt-spiral-swallowing-greece/shock-figures-reveal-greek-budget-deficit-increase.html" target="_blank"><strong>Ha commentato</strong></a> la <strong>&#8220;Bild&#8221;</strong>, uno dei più venduti quotidiani tedeschi: <strong>il loro debito pubblico esplode e &#8220;com&#8217;è che reagiscono i greci? Fanno sciopero!&#8221;</strong>. Un&#8217;ira con tanto di punto esclamativo, ma neanche tanto funesta. Soprattutto se paragonata con quella di qualche settimana fa. Quando sempr<strong>e </strong><a href="http://www.bild.de/BILD/news/bild-english/world-news/2010/03/02/corruption-rife-in-greece/average-greek-pays-1355-euros-in-bribes-a-year.html" target="_blank"><strong>la &#8220;Bild&#8221; era arrivata a bollare i greci - tutti - come dei &#8220;bari&#8221;</strong></a>. E a chiedersi, appunto, se quei &#8220;bari dei greci&#8221; - oltre ad approfittare delle generose casse dello Stato tedesco - avrebbero, con il loro comportamento, per giunta causato &#8220;il naufragio dell&#8217;euro&#8221;.</p>
<p><strong>Che dire? Disappunto e preoccupazioni </strong>ci stavano e ci stanno pure.<strong> Insulti e giudizi morali - in questo caso, invece - paiono un tantino fuori luogo. </strong></p>
<p><span id="more-5916"></span>E infatti. A spingere  la &#8220;Bild&#8221; a bollare gli abitanti di Atene e dintorni come degli imbroglioni è stata una raffica di statistiche sulla corruzione. <a href="http://www.bild.de/BILD/news/bild-english/world-news/2010/03/02/corruption-rife-in-greece/average-greek-pays-1355-euros-in-bribes-a-year.html" target="_blank"><strong>Statistiche assai poco lusinghiere</strong></a>. Che hanno scatenato un&#8217;ondata di indignazione in Germania. E che, in effetti, molto hanno da raccontare su questa tragicommedia greca.</p>
<p>Secondo <strong>Trasparency international</strong> - che poi altro non è che<a href="http://www.transparency.org/about_us" target="_blank"><strong> un osservatorio sulla corruzione, con sede a Berlino</strong></a> - la situazione è da mani nei capelli. La Grecia <a href="http://www.setimes.com/cocoon/setimes/xhtml/en_GB/features/setimes/features/2009/11/18/feature-01" target="_blank"><strong>è il terzo Paese più corrotto d&#8217;Europa</strong></a> (dopo Bulgaria e Romania). E ogni greco - mediamente - spenderebbe in mazzette<strong><a href="http://www.bild.de/BILD/news/bild-english/world-news/2010/03/02/corruption-rife-in-greece/average-greek-pays-1355-euros-in-bribes-a-year.html" target="_blank"> 1.355 euro all&#8217;anno</a></strong>, pagando stecche per tutto: dal rilascio della patente al ricovero in ospedale. Questo per quel che riguarda i funzionari pubblici. Anche i professionisti - dagli avvocati ai medici - però vorrebbero la loro parte. Soffiando ai cittadini altri <strong><a href="http://www.bild.de/BILD/news/bild-english/world-news/2010/03/02/corruption-rife-in-greece/average-greek-pays-1355-euros-in-bribes-a-year.html" target="_blank">1.671 euro</a></strong>. Sempre a testa. E sempre all&#8217;anno. Ultima nota di colore: per elaborare queste statistiche, Transparency international ha fatto migliaia di interviste. Ebbene. Più di un intervistato su dieci (il 13,4%) <strong><a href="http://www.bild.de/BILD/news/bild-english/world-news/2010/03/02/corruption-rife-in-greece/average-greek-pays-1355-euros-in-bribes-a-year.html" target="_blank">ha chiesto soldi sotto banco per rispondere alle domande</a></strong>.</p>
<p>E sarà tutto anche vero, per sfortuna della Grecia.<strong> Sfortunatamente per la Germania - però - uno dei più grossi scandali in salsa greca degli ultimi anni ha un protagonista d&#8217;eccezione: la Siemens.</strong> Che non è omonima della celebre multinazionale tedesca. E&#8217; proprio lei.</p>
<p>Siemens - che è da tempo sotto inchiesta ad Atene - avrebbe pagato tangenti sia alla <strong>Ote</strong> (azienda di telecomunicazioni di proprietà del governo greco), che a politici di vario schieramento per <strong>avere appalti ai giochi olimpici del 2004</strong>. Un fiume di denaro che - a giugno 2009 - <a href="http://www.spiegel.de/international/business/0,1518,633198,00.html" target="_blank"><strong>ha fatto finire in manette anche Michael Christoforakos</strong></a>, che della Siemens greca è stato appunto il capo. Un caso - per la cronaca - niente affatto isolato. Anzi. Siemens, negli ultimi anni, è entrata nel mirino dei giudici di mezzo mondo. Solo <strong>negli Stati Uniti</strong> le sono state contestate mazzette per la modica cifra di<strong> <a href="http://www.guardian.co.uk/business/2008/dec/16/regulation-siemens-scandal-bribery" target="_blank">1,3 miliardi di euro</a></strong>. Mazzette, per altro, ammesse e &#8220;espiate&#8221; con il pagamento - a dicembre del 2008 - di una multa record da <strong><a href="http://www.guardian.co.uk/business/2008/dec/16/regulation-siemens-scandal-bribery" target="_blank">800 milioni di dollari</a></strong>. E un&#8217;altra maxi-multa - da ben <strong><a href="http://www.guardian.co.uk/business/2008/dec/16/regulation-siemens-scandal-bribery" target="_blank">395 milioni di euro</a> </strong>- la <strong>Siemens</strong> è stata costretta a pagarla anche <strong>in Germania</strong>. E sempre per lo stesso motivo: <strong>corruzione.</strong></p>
<p>E ancora. Certo: corruzione e conti pubblici taroccati hanno contribuito al collasso. Ma a pesare - e molto - è stata anche l&#8217;introduzione dell&#8217;euro. <strong>Che in Grecia - e non solo in Grecia - ha avuto un effetto devastante.</strong> Facendo capitombolare le esportazioni. E facendo volare alle stelle le importazioni. Soprattutto quelle dalla Germania. E mica a caso.</p>
<p>Per citare un parere illustre: <strong>Alessandro Penati</strong>, professore di Finanza aziendale alla Cattolica di Milano ha scritto<strong> </strong><a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=5847" target="_blank"><strong>in un editoriale pubblicato da &#8220;Repubblica&#8221;</strong></a><strong> </strong>che</p>
<blockquote><p><strong>La Germania ha voluto la moneta unica per sostenere l’ espansione della propria industria in un mercato vastissimo</strong>, sottraendo ai paesi confinanti l’arma della svalutazione competitiva. Per i paesi a minor competitività, il finanziamento dei disavanzi della bilancia dei pagamenti non sarebbe più stato un problema: <strong>avrebbero pagato l’ export tedesco vendendo ai tedeschi il proprio debito. </strong>E per evitare abusi, la Germania ha voluto il tetto del 3% ai deficit pubblici. <strong>Così, dall’ avvio dell’ euro, i tedeschi hanno accumulato complessivamente un avanzo delle partite correnti da 1.200 miliardi di dollari</strong>; dal 2006, il 6,5% del Pil in media ogni anno. Non è la Cina (8,5% di avanzo medio e 2.500 miliardi) ma poco manca. I disavanzi crescenti degli altri paesi di Eurolandia ne sono l’ immagine speculare. Come gli Usa per la Cina. (…). E una buona fetta del debito pubblico di questi Paesi è nelle tasche dei tedeschi.</p></blockquote>
<p>Insomma, secondo Penati: <strong>la Germania (e non solo la Germania) ha prestato alla Grecia (e non solo alla Grecia) i soldi per comprare tutto il comprabile, meglio se</strong> made in Germany. Dando così una bella mano ad Atene nello scavarsi quella fossa che ora - in qualche modo - andrà pure riempita. Un parere sostanzialmente condiviso anche dalla bibbia del capitalismo anglosassone, cioè dal <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/d23c785e-2bb3-11df-a5c7-00144feabdc0.html" target="_blank"><strong>&#8220;Financial Times&#8221;</strong></a>. Mica pizza e fichi.</p>
<p>Tutto questo non per dire che sia giusto o sbagliato che la Germania - ma anche l&#8217;Italia, se è per questo - paghi i conti delle cosiddette <strong>cicale greche</strong>. E neppure per sostenere che invece di così, bisognerebbe fare cosà o cosù.</p>
<p>Sul web è tutto un fiorire di <strong>sedicenti esperti che vorrebbero vendere le loro soluzioni facili ai problemi complessi del mondo di oggi</strong>. Ma questo è un gioco che - a chi scrive - proprio non piace.</p>
<p><strong>No, tutto questo solo per dire che - forse - sarebbe anche il caso che media, politici e comuni mortali - tedeschi e non - smettessero di raccontare e raccontarsi il mondo, parlando di buoni e cattivi.</strong> E di cercare sempre e comunque una morale o di fare la morale al colpevole di turno. Perchè i buoni e i cattivi esiston<strong>o nelle favole</strong>. Quando si tratta di soldi e potere, il discorso cambia. Lì esistono soprattutto degli interessi. E se la Germania deciderà davvero di mettere mano al portafoglio -<a href="http://www.ft.com/cms/s/0/d23c785e-2bb3-11df-a5c7-00144feabdc0.html" target="_blank"><strong> e ancora non è detto che lo faccia</strong></a> - lo farà solo <strong>nel suo interesse</strong>. E soprattutto, nell&#8217;interesse delle sue banche. Che assieme a quelle francesi - <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703798904575069712153415820.html" target="_blank"><strong>secondo il &#8220;Wall Street Journal&#8221;</strong></a> - sono esposte verso la Grecia per <strong>119 miliardi di euro</strong> (ovvero un terzo dell&#8217;intero Pil Greco). Miliardi di ottime ragioni. Che, però, con morale e moralisti non hanno nulla a che fare. Il salvataggio della Grecia - sarebbe bene dirlo - è solo una questione di soldi.</p>
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		<title>L&#8217;eterno ritorno</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Apr 2010 16:04:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Piero Marrazzo]]></category>

		<category><![CDATA[Rai]]></category>

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		<description><![CDATA[La lieta novella è arrivata, giusto ieri, a reti e pagine dei giornali unificate. L&#8217;ex governatore del Lazio - ed ex conduttore tivù; ed ex frequentatore di festini a luci rosse; ed anche ex ospite di luoghi eremitaggio vari -, insomma: l&#8217;ex tante cose, Piero Marrazzo dovrebbe rientrare in Rai entro fine mese. Cioè tra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La lieta novella è arrivata, giusto ieri, a reti e pagine dei giornali unificate</strong>. L&#8217;ex governatore del Lazio - ed ex conduttore tivù; ed ex frequentatore di festini a luci rosse; ed anche ex<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/ottobre/28/amico_abate_verra_noi_Mistero_co_8_091028004.shtml" target="_blank"> <strong>ospite di luoghi eremitaggio vari</strong></a> -, insomma: l&#8217;ex tante cose, <strong>Piero Marrazzo</strong> <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/inbreve/2010/04/20/visualizza_new.html_1764447205.html" target="_blank"><strong>dovrebbe rientrare in Rai</strong> </a>entro fine mese. Cioè tra una manciata di giorni.</p>
<p>In effetti i magistrati - dopo lo scandalo che aveva portato alle sue dimissioni - l&#8217;hanno, per certi versi, scagionato. <a href="http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=R42VB" target="_blank"><strong>Secondo i giudici della quarta sezione della Cassazione</strong></a>, infatti, Marrazzo è stato <strong>&#8220;vittima di un&#8217;imboscata&#8221;</strong>; la <strong>droga</strong>, anche se era sua, era <strong>&#8220;irrilevante&#8221;</strong>, perché tanto era per uso personale; e <strong>pure &#8220;irrilevante&#8221; era il fatto che sia andato a prostitute con l&#8217;auto blu</strong> della Regione e pagata con le tasse dei contribuenti, perché da governatore del Lazio era &#8220;autorizzato a servirsi&#8221; della macchina di rappresentanza. Evidentemente anche per andare a mignotte. Del resto si sa: noblesse oblige.</p>
<p><strong>In realtà la quarta sezione della Corte di Cassazione non si è espressa proprio proprio sul caso Marrazzo.</strong> Per quello - visti i tempi lumaca della giustizia italiana - bisognerà ancora aspettare. No, la Cassazione doveva - e lo ha appunto fatto - dire la sua sulla scarcerazione di uno dei carabinieri che - con la famosa imboscata - avrebbe pescato l&#8217;allora governatore a braghe calate. Le considerazioni sulla posizione di Marrazzo sono state fatte, quindi, un po&#8217; en passant. Altri magistrati dovranno dire la loro. E molti dubbi debbono ancora essere completamente fugati, a partire da quello su <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/11/05/inchiesta-marrazzo-nel-mirino-conti-spese.html" target="_blank"><strong>dove Marrazzo trovasse i soldi per droga e transessuali</strong></a>, che - a quanto pare - pagava a peso d&#8217;oro. Ma l&#8217;ex governatore ha preso questo primo pronunciamento come un&#8217;ottima notizia (<strong>&#8220;La suprema corte ha cristallizzato la verità&#8221;</strong>, l&#8217;ex governatore del Lazio dixit). E ieri - <a href="http://www.unita.it/news/italia/97626/piero_marrazzo_il_ritorno_io_vittima_e_testimone" target="_blank"><strong>con una raffica di interviste</strong></a> - ha annunciato la sua rentrée nella televisione pubblica. Quella pagata - come la Regione Lazio - da tutti gli italiani.</p>
<p><strong>Per fare cosa?</strong> &#8220;Sono a disposizione dell&#8217;azienda. Farò quello che loro riterranno&#8221;, ha risposto diplomaticamente Marrazzo al quotidiano torinese &#8220;La Stampa&#8221;. Difficile dire se tornerà a recitare il ruolo di difensore dei deboli e sdegnato fustigatore dei potenti come ai tempi belli, quando conduceva &#8220;Mi manda RaiTre&#8221;. <strong>Per certo dovrebbe tornare a incassare il suo stipendio sempre pagato dai contribuenti. </strong>Che è già qualcosa.</p>
<p>Del resto: si può davvero biasimare questo desiderio di ricominciare, di tornare in qualche modo in scena, e rimettere le mani su quel che, a parer suo, gli spetta?<span id="more-5890"></span></p>
<p><strong>Ecco, in teoria, forse sì. </strong></p>
<p><span>Per dire. Quando si era candidato, a guidare il Lazio - nel non lontano 2005-, </span><a href="http://www.pieromarrazzo.it/show.jsp?page=13476" target="_blank"><strong>Marrazzo dipingeva Marrazzo</strong></a><strong> </strong><span>così: &#8220;</span>Mi chiamo Piero Marrazzo e vorrei raccontarvi due o tre cose che so di me. Ho 46 anni e sono nato a Roma, all&#8217;Aventino il 29 luglio 1958.<strong> La famiglia è la mia vera grande passione. </strong>Ho tre figlie: (&#8230;). Con loro e con Roberta, la donna della mia vita,<strong> passo tutto il mio tempo libero.</strong> Sono <strong>cattolico, cresciuto, come molti ragazzi della mia generazione, frequentando l&#8217;oratorio e la parrocchia di Santa Chiara</strong>&#8220;. Si candidava nella regione del Vaticano. Si dipingeva come cattolico. Chiedeva il voto dei cattolici. Ma oggi - probabilmente - anche tanti suoi ex elettori cattolici vorrebbero dirgli due o tre cosette che nel frattempo hanno scoperto su di lui.</p>
<p>C&#8217;è, insomma, la questioncella della fiducia tradita e il fatto che <strong>ha mentito ai suoi elettori</strong>. Così come <strong>ha mentito ai suoi ex colleghi giornalisti</strong>, negando - all&#8217;inzio dello scandalo - l&#8217;esistenza del video e bollando tutta la storia come <strong><a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/marrazzo-spiato/marrazzo-spiato/marrazzo-spiato.html" target="_blank">una bufala</a></strong>. E poi - ultimo ma non meno importante - ci sono gli strascichi di una vicenda giudiziaria che ancora è lungi dall&#8217;essersi conclusa. Quale<strong> credibilità</strong> potrebbe avere, quindi, se dovesse tornare a fare il giornalista in Rai?</p>
<p>Ma tant&#8217;è. Si potrebbe, si diceva, criticarlo. Ma solo in teoria. Perché <strong>la prassi</strong> - alla faccia degli scandali e di una coerenza ritenuta evidentemente superflua - è un&#8217;altra.</p>
<p>Per rendersene conto basta ripassare - anche distrattamente - la cronaca delle ultime settimane. Per esempio: <strong>ultimamente è tornata anche Sandra Lonardo, in arte Lady Mastella</strong>. I giudici l&#8217;avevano confinata a Roma, lontana dagli affetti e dalla natìa Ceppaloni (fuor di metafora: i magistrati le avevano <a href="http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/napoli-mastella/napoli-mastella/napoli-mastella.html" target="_blank"><strong>appioppato un divieto di dimora in Campania per una spinosa vicenda di appalti e nomine</strong></a>). Ebbene. Diecimila elettori - con le elezioni del fine marzo scorso -<a href="http://www.asca.it/regioni-CAMPANIA__LONARDO__HANNO_VINTO_LA_RETE_DEGLI_AMICI_E_QUELLA_VIRTUALE-482286-campania-5.html" target="_blank"><strong> l&#8217;hanno prontamente &#8220;rispedita&#8221; a Napoli a fare il consigliere regionale</strong></a>. Un ritorno in politica in pompa magna che segue - a distanza di meno di un anno - quello del più celebre marito, Clemente Mastella. Pure lui finito varie volte nel mirino dei giudici. E pure lui rieletto - <a href="http://www.clementemastella.it/content/view/44/8/" target="_blank"><strong>a furor di popolo, con 110mila preferenze</strong></a> - al <strong>Parlamento europeo</strong>.</p>
<p><strong>Ed è tornata, senza dare troppo nell&#8217;occhio, anche l&#8217;ex leghista ed ex presidente della Camera - e regina del trasformismo - Irene Pivetti.</strong> Quando stava sulla poltrona più alta di Montecitorio <a href="http://archiviostorico.corriere.it/1995/giugno/24/Pivetti_rosario_contro_moschea_co_0_95062412229.shtml" target="_blank"><strong>si dipingeva come integralista cattolica</strong></a>. E infatti, gettata la carriera politica alle ortiche, si era giustamente riciclata come show girl, dedicandosi a programmi dal sapore trash, tipo il celebre &#8220;Bisturi&#8221; che conduceva assieme al travestito Platinette. Ecco. Ora - dopo aver <a href="http://www.ilgiornale.it/spettacoli/i_salotti_tv_sono_diventati_confessionali/29-03-2010/articolo-id=433357-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>annunciato in diretta tivù il divorzio dal marito</strong></a> - sta rientrando a piccoli passi sulla scena istituzionale: una manciata di settimane fa, è<a href="http://www.asca.it/news-TLC__IRENE_PIVETTI_NOMINATA_PRESIDENTE_DELL_ASSOCIAZIONE_IPTV-905116-ORA-.html" target="_blank"> <strong>stata meritatamente nominata presidente di Iptv</strong></a>, l&#8217;associazione costituita da Fastweb, Telecom e Wind per promuovere la televisione via internet (l&#8217;Iptv, appunto). Terrà i contatti con il mondo della politica. E chissà che non ci rientri definitivamente.</p>
<p><strong>Del resto: mai dire mai</strong>. E lo sa bene <strong>Daniela Santanchè.</strong> Che alle ultime elezioni - quelle che hanno consacrato premier Berlusconi - aveva fatto <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=1587" target="_blank"><strong>proclami storici</strong></a>. Si era candidata <strong>premier per &#8220;La Destra&#8221;</strong>. Si era definita orgogliosamente <strong>&#8220;fascista&#8221;</strong>. E aveva definitivamente <strong>rotto con il Cavaliere</strong> a colpi di <strong>insulti</strong>. Lo aveva accusato di essere &#8220;parte del teatrino della politica&#8221;; un uomo che vede le donne &#8220;solo orizzontali&#8221;; un venditore di bufale con un <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/marzo/01/Santanche_choc_mia_carriera_Per_co_9_080301086.shtml" target="_blank"><strong>programma di governo &#8220;inattuabile&#8221;</strong></a>. Trombata alle elezioni, non era manco stata eletta in Parlamento. Ma neanche due anni dopo, a inizio marzo di quest&#8217;anno, <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/03/01/visualizza_new.html_1709130930.html" target="_blank"><strong>è diventata sottosegretario</strong></a>. E - neanche a farlo apposta - ha preso la <strong>delega all&#8217;Attuazione del programma</strong>. Chiaramente del governo Berlusconi.</p>
<p><strong>Ma è tornato - per finire e scorsa settimana - perfino il senatore a vita e democristiano doc, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_Colombo_(politico)" target="_blank">Emilio Colombo</a></strong>. Nel 2003 - alla tenera età di 83 anni - il suo nome era finito in <a href="http://www.repubblica.it/2003/k/sezioni/cronaca/romabene/romabene/romabene.html?ref=search" target="_blank"><strong>una incresciosa inchiesta su droga e prostituzione</strong></a>. Si scoprì che comprava cocaina, ma - <a href="http://www.repubblica.it/2003/k/sezioni/cronaca/romabene/verbali/verbali.html" target="_blank"><strong>come si affrettò a precisare lui</strong></a> - solo per &#8220;uso terapeutico&#8221;. Risultato: sette giorni fa, Colombo<strong> </strong><a href="http://notizie.virgilio.it/notizie/politica/2010/04_aprile/13/senato_schifani_celebra_90_anni_colombo_protagonista_-2-,23804282.html" target="_blank"><strong>ha voluto festeggiare il suo novantesimo compleanno, intervenendo in Senato</strong></a>. Aveva un messaggio importante: voleva invitare i colleghi tutti a <span>&#8220;credere nella democrazia senza imboccare scorciatoie, difendendola dalle tossine del populismo&#8221;. La senatrice ex Diccì ora Piddì, </span><strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mariapia_Garavaglia" target="_blank">Maria Pia Garavaglia</a></strong><span> lo ha applaudito ed elogiato: una </span><strong>&#8220;lezione di invidiabile onestà intellettuale&#8221;</strong><span>. Parole da test antidoping.</span></p>
<p>Insomma. <strong>A volte ritornano. In Italia, sempre.</strong> E secondo un <strong>copione ben preciso</strong>: in caso di scandali, promesse da infrangere, amici da rinnegare o nemici da abbracciare - se è necessario - si esce di scena. Si aspetta un po&#8217; sulla soglia; ci si pente; ci si duole. E  poi si torna baldanzosi e speranzosi a suonare il campanello. Al limite, si passa dalla finestra. E quindi? E quindi non stupisce il desiderio di rientrare di Marrazzo, che se non dovesse farcela a questo giro, ce la farà quasi sicuramente al prossimo, quando le acque si saranno definitivamente quietate. <strong>Stupisce un&#8217;opinione pubblica smemorata, indifferente e portata sempre a farle passare tutte.</strong> Quando non a dare una mano. Perché tanto &#8220;il più pulito c&#8217;ha la rogna&#8221;. Perché &#8220;lui sì, e l&#8217;altro no?&#8221;. Perché qualcuno, i Mastella e non solo i Mastella, li avrà pure votati.</p>
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		<title>Ci siamo fatti il Forum</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Apr 2010 17:03:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[bamboccioni alla riscossa]]></category>

		<category><![CDATA[Forum]]></category>

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		<description><![CDATA[
Per farla breve. L&#8217;idea ce l&#8217;ha data un nostro lettore ed emerito commentatore, cioè il signor Gigi. Che - qualche giorno fa, nei commenti - ci ha scritto:
vedi quante belle discussioni che si fanno qui.
Io rilancio l` idea del forum (posso aiutarti, in caso).
Bussa e ti sarà aperto, recita un vecchio adagio. E così  noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-large wp-image-5887" title="bamboccioniforum" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2010/04/bamboccioniforum-1024x436.png" alt="bamboccioniforum" width="450" height="262" /></p>
<p>Per farla breve. L&#8217;idea ce l&#8217;ha data un nostro lettore ed emerito commentatore, cioè il signor <strong>Gigi</strong>. Che - qualche giorno fa, nei commenti - ci ha scritto:</p>
<blockquote><p>vedi quante belle discussioni che si fanno qui.</p>
<p><strong>Io rilancio l` idea del forum</strong> (posso aiutarti, in caso).</p></blockquote>
<p>Bussa e ti sarà aperto, recita un vecchio adagio. E così  noi bamboccioni alla riscossa <strong>abbiamo appunto aperto un forum</strong>. Che si chiama - inutile dirlo - bamboccioni. E che si trova<strong> </strong><a href="http://bamboccioni.2forum.biz" target="_blank"><strong>a questo indirizzo</strong></a>.</p>
<p>Ora.</p>
<p><strong>Noi non abbiamo ancora chiaro come utilizzarlo. Magari voi, sì.</strong> Aspettiamo suggerimenti.</p>
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		<title>Facce nuove e vecchie scuse</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Apr 2010 23:08:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[E io pago!]]></category>

		<category><![CDATA[L'Espresso]]></category>

		<category><![CDATA[Lugi de Magistris]]></category>

		<category><![CDATA[Sonia Alfano]]></category>

		<category><![CDATA[Strasburgo]]></category>

		<category><![CDATA[voli de luxe]]></category>

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		<description><![CDATA[Da fustigatori della Casta, a (co)protagonisti di una inchiesta giornalistica sui vizi della Casta. Il passo non è breve. Ma Sonia Alfano e Luigi de Magistris sono riusciti - invero involontariamente - a farlo tutto.
Già, perché questa settimana è successo anche questo. E&#8217; successo che il settimanale &#8220;L&#8217;espresso&#8221; ha scoperto l&#8217;ultima trovata di alcuni nostri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da fustigatori della Casta, a (co)protagonisti di una inchiesta giornalistica sui vizi della Casta. </strong>Il passo non è breve. Ma <strong>Sonia Alfano</strong> e <strong>Luigi de Magistris </strong>sono riusciti - invero involontariamente - a farlo tutto.</p>
<p>Già, perché questa settimana è successo anche questo. E&#8217; successo che il settimanale &#8220;L&#8217;espresso&#8221; <a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/voli-de-luxe/2125241&amp;ref=hpsp" target="_blank"><strong>ha scoperto l&#8217;ultima trovata di alcuni nostri intraprendenti parlamentari europei</strong></a>. Ovvero: prendere un <strong>aereo-taxi</strong> - cioè un jet privato - per farsi scarrozzare in gruppo da Roma a Strasburgo, dove appunto il Parlamento Ue ha sede. E farselo pagare - ebbene, sì - dai contribuenti. E a caro prezzo: <strong>1400 euro, andata e ritorno</strong>. Chiaramente a testa.</p>
<p>Ma non è finita qui. Secondo &#8220;L&#8217;espresso&#8221;, il regolamento del Parlamento europeo sarebbe sì generoso, ma non fino a questo punto. <strong>In altre parole: gli eurodeputati avrebbero, sì, diritto a farsi rimborsare integralmente il prezzo del biglietto l&#8217;aereo, ma solo su normali voli di linea.</strong> E allora? E allora - e per parafrasare un vecchio adagio - fatto il regolamento, si sarebbe trovato l&#8217;inganno.</p>
<p>Giulia Cerino - la giornalista de &#8220;L&#8217;espresso&#8221; che ha realizzato l&#8217;inchiesta - ha telefonato a <strong>Mustfly</strong>, l&#8217;agenzia che gestisce l&#8217;aero-taxi usato dai nostri fantasiosi deputati volanti. Ha finto di chiamare a nome di un eurodeputato. E appunto ha chiesto come ottenere il rimborso. Ebbene? Ebbene:</p>
<blockquote><p>&#8220;<strong>Si tratta di un jet privato camuffato</strong>&#8220;, ha spiegato al telefono il responsabile marketing Biagio Coppolino, &#8220;<strong>sulla fattura lo qualifichiamo formalmente come volo charter. Per quelli privati, infatti, il regolamento non prevede rimborso</strong>&#8230; Il boarding pass verrà consegnato a posteriori, per ottenere l&#8217;indennizzo&#8221;. E, sempre secondo Coppolino, non solo <strong>&#8220;avviene regolarmente&#8221; che l&#8217;importo della fattura sia ritoccato all&#8217;insù rispetto al prezzo pagato</strong>, ma che venga addebitato anche il passaggio aereo di amici e parenti: &#8220;Mettiamo tutto su un unico biglietto o su più biglietti. <strong>Qui lo dico e qui lo nego: il deputato può attribuire il costo del biglietto a un terzo che non ha viaggiato. La natura dei parlamentari fa sì che si possano cambiare le regole</strong>&#8220;.</p></blockquote>
<p>Ah, però. Insomma: qui lo si dice e lo si nega, ma in questo ennesimo scandaletto della Casta nostrana - oltre alla beffa per il contribuente - <strong>si sentirebbe pure uno strano odor</strong><strong>e</strong>. Anzi: uno sgradevole olezzo.</p>
<p>In ogni modo. Come direbbe il loro folkloristico capo-partito: ma <strong>che c&#8217;azzeccano in tutto questo Sonia Alfano e Luigi de Magistris</strong>, eurodeputati del partito degli onesti  dell&#8217;Iddivì e paladini di tante epiche battaglie contro malagiustizia e malcostume?</p>
<p>C&#8217;entrano, c&#8217;entrano. <strong>Perchè - appunto - sulla lista dei passeggeri dell&#8217;aereo-taxi pubblicata da &#8220;L&#8217;Espresso&#8221;, ci sono pure loro: Sonia e Luigi.</strong> Quelli sponsorizzati dall&#8217;arcinemico di tutte le Caste, in arte Beppe Grillo, che tanto si era speso per la loro elezione. Quelli che &#8220;è ora di cambiare&#8221;. Quelli che &#8220;il popolo del web&#8221;.</p>
<p><span id="more-5863"></span></p>
<p><strong>Ma la vicenda - per lo meno a parere di chi scrive - non sarebbe poi così grave. </strong>L&#8217;ex pm di Catanzaro e la collega di partito Alfano - sui loro blog - hanno spiegato che <strong>non erano tra i clienti abituali dell&#8217;aereo-taxi</strong>. De Magistris, in particolare, quel volo l&#8217;avrebbe preso solo una volta. E poi, sì: magari in teoria era possibile barare e farsi gonfiare il costo del biglietto. Ma &#8220;L&#8217;espresso&#8221; non ha dimostrato che qualcuno lo abbia mai fatto. Insomma: il viaggio de luxe sa di scivolone. Ma anche di cose o casi o coincidenze che - per mille ragioni - possono capitare.</p>
<p><strong>No, la cosa che dovrebbe dar da pensare è un&#8217;altra.</strong> L&#8217;ex pm di Catanzaro - che con<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Why_not" target="_blank"><strong> l&#8217;inchiesta &#8220;Why not&#8221;</strong></a> sembrava sul punto se non di cambiare il mondo, almeno di cambiare l&#8217;Italia -, e la collega Alfano non hanno minimamente pensato di scusarsi per aver preso il volo sbagliato. E - invece - hanno pensato bene di rispondere a muso duro, dicendo che loro - l&#8217;aereo di cui parla &#8220;L&#8217;espresso&#8221; -  l&#8217;avevano preso per una ragione ben precisa: <strong>&#8220;</strong><strong>risparmiare&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Ecco. A risparmiare - in effetti - c&#8217;erano riusciti semmai altri europarlamentari.</strong> Ma nella scorsa legislatura. <strong>Fino all&#8217;estate del 2009</strong> - come ricorda sempre &#8220;L&#8217;espresso&#8221; - <strong>le regole erano diverse.</strong> Il Parlamento europeo non rimborsava i biglietti. Si limitava, secondo &#8220;L&#8217;espresso&#8221;, a dare un forfait di circa mille euro, qualunque fosse il volo acquistato. <strong>Risultato: qualche furbetto volava low cost. E intascava la differenza. </strong>Cosa che la rete tedesca Rtl - con uno storico servizio andato in onda in Germania - aveva ampiamente documentato. <strong><a href="http://www.ilgiornale.it/video/il_volo_low_cost_napolitano/id=napolitano_volo" target="_blank">Immortalando</a>, <span style="font-weight: normal;"><strong><a href="http://www.ilgiornale.it/video/il_volo_low_cost_napolitano/id=napolitano_volo" target="_blank">con il biglietto (low cost) in saccoccia, l&#8217;allora eurodeputato - era il 2004 - Giorgio Napolitano.</a></strong> Che appunto era riuscito a risparmiare - anzi, arrotondare - parecchio (circa 700 euro tondi tondi in un colpo solo, in base ai calcoli del giornalista tedesco di Rtl).</span></strong></p>
<p><strong>Ma Alfano e De Magistris, no. Non hanno risparmiato affatto</strong>. Sulla tratta Roma-Strasburgo si può spendere molto meno di 1.400 euro. Lo ha verificato la giornalista de &#8220;L&#8217;espresso&#8221;. Che ha trovato voli Air France (via Lione o Nizza) per 700 euro; e Lufthansa (via Francoforte) per 415 euro. E può verificarlo chiunque coi suoi occhi,<strong> </strong><a href="http://www.google.it/search?client=safari&amp;rls=en&amp;q=volo+roma+strasburgo&amp;ie=UTF-8&amp;oe=UTF-8&amp;redir_esc=&amp;ei=gT_LS5iyBoyQONvvqIoG" target="_blank"><strong>con pochi clic su internet</strong></a>.</p>
<p><span>Eppure. Eppure - dopo calcoli e ragionamenti un po&#8217;, come dire?, forzati - Sonia Alfano </span><strong><a href="http://www.soniaalfano.it/content/aerei-di-lusso" target="_blank">ha scritto</a></strong><span> - lamentandosi - di quanto sia</span> &#8220;spiacevole constatare che si cerchi di &#8220;<em>deformare</em>&#8221; <strong>un tentativo nobile di far risparmiare</strong> i cittadini facendolo passare per uno sperpero di danaro pubblico&#8221;. Idem l&#8217;ex pm che<strong> </strong><a href="http://www.luigidemagistris.it/index.php?t=n" target="_blank"><strong>ha assicurato</strong></a>: &#8220;<span>Nessun privilegio, quindi, ma </span><strong>s</strong><strong>olo una scelta più funzionale, di risparmio per le finanze pubbliche, e più rispettosa dell&#8217;ambiente</strong><span>&#8220;. </span></p>
<p>E la cosa grave - a parere di chi scrive - sta proprio lì. In certe facce che sono nuove. E in certe scuse, invece, che sanno decisamente di vecchio.<span> </span></p>
<p><strong>P.S. </strong>Sonia Alfano, sul suo blog, ha pubblicato<strong> un comunicato della compagnia aerea che smentisce - tra l&#8217;altro - che il tizio che aveva parlato al telefono con &#8220;L&#8217;espresso&#8221; lavori con loro. Strano. </strong>Perchè nella telefonata<strong> - <a href="http://espresso.repubblica.it/multimedia/24081348" target="_blank">registrata e messo on line dal settimanale</a></strong><strong> - </strong>questo signore, al secolo,Biagio Coppolino, <strong>sembra molto ferrato sull&#8217;argomento. Non si smentisce, per altro, il prezzuccio del viaggio. </strong>Ma invitiamo i nostri lettori a prenderne atto.</p>
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		<title>Pianto greco</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Apr 2010 15:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[La grande recessione]]></category>

		<category><![CDATA[default]]></category>

		<category><![CDATA[Grecia]]></category>

		<category><![CDATA[italia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Finiremo come la Grecia?&#8221;. Se lo è chiesto - dalle pagine del suo quotidiano - perfino il direttore de &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, Gianni Riotta. Un dubbio poco amletico - cioè poco nobile ed esistenziale. Ma che - tant&#8217;è - c&#8217;è, e ha preso piede perfino sulla stampa che conta.
E la cosa dovrebbe dare - e molto; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Finiremo come la Grecia?&#8221;</strong>. Se lo è chiesto - <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/13-aprile-2010/italia-vita-futuro-2050.shtml?uuid=d9ea1400-46c3-11df-88f5-7a0cada5ab3e&amp;DocRulesView=Libero"><span><strong>dalle pagine del suo quotidiano</strong></span></a> - perfino il direttore de &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;, <strong>Gianni Riotta</strong>. Un dubbio poco amletico - cioè poco nobile ed esistenziale. Ma che - tant&#8217;è - c&#8217;è, e ha preso piede perfino sulla stampa che conta.</p>
<p><strong>E la cosa dovrebbe dare - e molto; ma molto molto - da pensare.</strong></p>
<p>Dovrebbe dare da pensare, si diceva. Perché non una vita fa, ma<strong> nel 2007, sempre le balde penne della stampa che conta si chiedevano esattamente il contrario</strong>. Ovvero: <strong>che manca all&#8217;Italia per essere come la Grecia?</strong> Atene, infatti, viaggiava con il vento in poppa. Il suo Prodotto interno lordo cresceva con la vigoria dei fiori a primavera (più 4% all&#8217;anno, <a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/gr.html"><span><strong>secondo il World Factbook</strong></span></a>, per 4 anni filati: dal 2003 al 2007). E con il Pil, cresceva pure la ricchezza delle famiglie. Tanto per non farsi mancare niente: <strong>nel 2007 i greci, per ricchezza pro capite, stavano per superare pure il Belpaese</strong>. Risultato: sulla stampa tricolore era tutto un elogio. Anzi, tutto un <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peana"><span><strong>peana</strong></span></a>.</p>
<p>Per dire: Federico Fubini, giornalista del &#8220;Corriere della Sera&#8221; - nell&#8217;anno di grazia 2007;<strong> </strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2007/dicembre/19/energia_della_Grecia_co_9_071219049.shtml"><span><strong>in un articolo intitolato giustamente &#8220;L&#8217;energia della Grecia&#8221;</strong></span></a> - dopo aver elencato numeri e dati del miracolo greco, concludeva con toni vagamente epici: <strong>&#8220;La Grecia esce da vincente a sorpresa dall&#8217;integrazione europea e dalla globalizzazione&#8221;</strong>; l&#8217;Italia, no.</p>
<p>Ullalah.</p>
<p>Addirittura? Addirittura. Peccato solo che <strong>i fatti ci abbiano poi raccontato tutta un&#8217;altra storia</strong>.</p>
<p>Perchè ora Atene - quella che era uscita &#8220;vincente dall&#8217;integrazione europea e dalla globalizzazione&#8221; - viaggia sull&#8217;orlo del <strong>default</strong>. Perché l&#8217;Unione europea e il Fondo monetario internazionale<strong> </strong><a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/aprile/12/soccorso_Atene_con_miliardi_co_9_100412016.shtml"><span><strong>hanno dovuto mettere sul piatto qualche decina di miliardi di euro per cercare di salvarla</strong></span></a>, e solo per cominciare. Perchè anche il governo greco <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/2010/crisi-grecia/approfondimenti/grecia-approva-finanziaria.shtml?uuid=4e87e434-47d9-11df-8fc5-44b516b98a31&amp;DocRulesView=Libero"><span><strong>ha dovuto fare la sua parte</strong></span></a><strong> </strong>sforbiciando qua e là la spesa pubblica e aumentando pure le tasse. E perché - infine - secondo qualcuno, potrebbe anche non bastare.</p>
<p><strong>Il &#8220;Financial Times&#8221; è stato categorico: </strong>non quest&#8217;anno - <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/c89baf82-45ca-11df-9e46-00144feab49a.html"><span><strong>ha scritto uno dei più conosciuti editorialisti </strong></span></a>del quotidiano britannico - ma<strong> la Grecia con tutta probabilità è destinata al fallimento</strong>. Con buona pace dei peana e degli elogi che fioccavano ai tempi belli.</p>
<p>Ebbene.</p>
<p><strong>Domanda</strong>: com&#8217;è possibile che la Grecia - in meno di 3 anni - sia passata da tigre del Mediterraneo a incarnazione di tutte le italiche paure? Cos&#8217;è cambiato in così poco tempo?</p>
<p><strong>Risposta:</strong> assolutamente, niente.</p>
<p><span id="more-5847"></span></p>
<p>Atene non è mai stata un <strong>modello da imitare</strong>. E&#8217; sempre stata un <strong>modello da evitare</strong>.</p>
<p>Sempre nel 2007 - quando il Corriere descriveva la Grecia come il Pease delle meraviglie - proprio il &#8220;Financial Times&#8221; dava ben altre notizie e con toni meno allegri: Atene aveva un deficit delle <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Conto_delle_partite_correnti"><span><strong>partite correnti</strong></span></a> pari al <strong>14% del suo Prodotto interno lordo</strong>. Tradotto in parole povere: importava un sacco e esportava poco. Anzi, troppo poco. Tanto che - <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/8a6c5e3e-1d61-11dd-82ae-000077b07658.html"><span><strong>questo scriveva, appunto, il Financial Times</strong></span></a> - la <strong>Banca centrale europea</strong> aveva invitato, con una certa urgenza, i greci a metterci una pezza. Il deficit delle partite correnti, infatti, non solo era alto; rischiava proprio, parola della Banca centrale europea, di diventare <strong>&#8220;insostenibile&#8221;</strong>.</p>
<p><strong>Le preoccupazioni della Banca centrale europea, in effetti, erano più che fondate.</strong> La situazione aveva preso a precipitare a partire <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Euro"><span><strong>dall&#8217;ingresso nell&#8217;euro</strong></span></a>. Dal 2002 al 2008 - <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-GI-10-001/EN/KS-GI-10-001-EN.PDF"><span><strong>dati Eurosat alla mano</strong></span></a>- il deficit tra import ed export con la <strong>Germania</strong> era passato da <strong>2,887 miliardi di euro a 5,337 miliardi euro</strong>. Cioè: quasi raddoppiato. Ma i rapporti commerciali andavano male - o bene, dipende dai punti di vista - con quasi tutti gli altri Paesi europei e pure extraeuropei. Anche il saldo negativo con <strong>l&#8217;Italia </strong>- cui secondo il Corriere mancava &#8220;l&#8217;energia greca&#8221;  - si era decisamente allargato: <strong>da 2,8 miliardi di euro (2002) a 4,9 miliardi di euro (2008)</strong>. E - addirittura - il deficit commerciale con la <strong>Cina</strong> si era moltiplicato per <strong>6</strong>.</p>
<p>Per farla breve e per citare sempre i dati che avevano allarmato la Bce: <strong>il deficit delle partite correnti - negli ultimi dieci anni - si era complessivamente moltiplicato per due</strong>. Cioè - e graficamente -  le cose erano andate così:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5850" title="greecetradedeficit11" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2010/04/greecetradedeficit11.png" alt="greecetradedeficit11" width="450" height="420" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5851" title="greecetradedeficit21" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2010/04/greecetradedeficit21.png" alt="greecetradedeficit21" width="450" height="203" /></p>
<p>Per carità. Dinamiche simili - dopo l&#8217;introduzione dell&#8217;euro - si erano viste anche in <strong>Spagna</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5852" title="spaintradedeficit1" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2010/04/spaintradedeficit1.png" alt="spaintradedeficit1" width="450" height="216" /></p>
<p>E in <strong>Portogallo</strong>:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5853" title="portugaltradedeficit1" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2010/04/portugaltradedeficit1.png" alt="portugaltradedeficit1" width="450" height="223" /></p>
<p><strong>Ma mal comune, quando si tratta di quattrini, non fa mezzo gaudio.</strong> E il problema, appunto, era sfortunatamente comune a tutti quei Paesi che gli inglesi - spesso e volentieri anche dalle pagine del Financial Times - chiamano, con altezzosità tutta britannica, <strong>&#8220;Club Med&#8221;</strong>. Dove si produceva poco e si importava molto. Ma - guardacaso - con una eccezione: l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5854" title="italytradedeficit11" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2010/04/italytradedeficit11.png" alt="italytradedeficit11" width="450" height="395" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5855" title="italytradedeficit21" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2010/04/italytradedeficit21.png" alt="italytradedeficit21" width="450" height="177" /></p>
<p><strong>Ah, a proposito.</strong> <strong>Italia eslclusa, ma inglesi invece inclusi.</strong> Il deficit commerciale della Gran Bretagna - sempre dati Eurostat alla mano - infatti negli anni Duemila ha seguito una traiettoria alla Greca. Anche se ora a Londra e dintorni, si è capito che qualcosa non è tornato. E si sta cercando di cambiare rotta.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-5856" title="uktradeficit1" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2010/04/uktradeficit1.png" alt="uktradeficit1" width="450" height="220" /></p>
<p>Ma torniamo ad Atene.<strong> Dirà qualcuno di voi: sì vabbè, la Grecia ha importato molto e non ha esportato un tubo, e quindi?</strong> E quindi - e molto all&#8217;ingrosso - si può dire che &#8217;sta differenza - quella tra import ed export - va pagata. Si deve, cioè, trovare la ricchezza per regolare i propri conti con gli altri Paesi. Diversamente - e come ovvio - qualunque Stato potrebbe mettersi a panza all&#8217;aria, aspettando che siano gli altri a produrre beni e servizi.</p>
<p>Ecco: dove ha trovato i soldi la Grecia (ma anche il Portogallo, la Spagna e eccetera)? In teoria, magari è difficile rispondere. Ma in pratica - visto che i danari si sono effettivamente trovati e spesi - una risposta ci deve essere. E secondo <strong>Alessandro Penati</strong>, professore di Finanza aziendale alla Cattolica di Milano, la spiegazione sarebbe anche molto semplice.</p>
<p>Penati, infatti - <a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/03/20/anche-la-germania-un-peso-per.html"><span><strong>in un editoriale per &#8220;Repubblica&#8221;</strong></span><span> </span></a>- ha scritto nero su bianco che le cose sono andate più o meno così:</p>
<blockquote><p><strong>La Germania ha voluto la moneta unica per sostenere l&#8217; espansione della propria industria</strong> in un mercato vastissimo, sottraendo ai paesi confinanti l&#8217;arma della svalutazione competitiva. <strong>Per i paesi a minor competitività, il finanziamento dei disavanzi della bilancia dei pagamenti non sarebbe più stato un problema: avrebbero pagato l&#8217; export tedesco vendendo ai tedeschi il proprio debito.</strong> E per evitare abusi, la Germania ha voluto il tetto del 3% ai deficit pubblici. Così, dall&#8217; avvio dell&#8217; euro, i tedeschi hanno accumulato complessivamente un avanzo delle partite correnti da 1.200 miliardi di dollari; dal 2006, il 6,5% del Pil in media ogni anno. Non è la Cina (8,5% di avanzo medio e 2.500 miliardi) ma poco manca. I disavanzi crescenti degli altri paesi di Eurolandia ne sono l&#8217; immagine speculare. Come gli Usa per la Cina. (&#8230;). <strong>E una buona fetta del debito pubblico di questi Paesi è nelle tasche dei tedeschi.</strong></p></blockquote>
<p>Insomma, secondo Penati: <strong>la Germania (e non solo la Germania) ha prestato alla Grecia (e non solo alla Grecia) i soldi per comprare tante macchine Volkswagen </strong>e mangiare tanti wurstell rigorosamente made in Germany.</p>
<p>Vero? Beh, si tratta di una sintesi un po&#8217; tagliata con il coltello. Ma sta di fatto che - punto primo -<strong> </strong><a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424052748703798904575069712153415820.html"><span><strong>secondo il Wall Street Journal</strong></span></a>, le banche di Francia e Germania - le due principali economie dell&#8217;area euro - sono esposte con la Grecia per <strong>119 miliardi di dollari </strong>(vale a dire: quasi un terzo del valore dell&#8217;intero Pil greco, che - nel 2009, <a href="https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook/geos/gr.html"><span>s</span><span><strong>econdo il World Factbook</strong></span></a> - era di <strong>341 miliardi di dollari</strong>). E sta di fatto che - punto secondo - <a href="http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=45378287"><span>i</span><span><strong>n base agli ultimi dati rielaborati e pubblicati da &#8220;Repubblica&#8221;</strong></span></a>, ben oltre <strong>l&#8217;80% del debito pubblico greco è in mani straniere</strong>.</p>
<p>Parafrasando un vecchio adagio: prima un&#8217;orgia di acquisti e poi la beffa del crac.</p>
<p>Qualcuno si è preso anche la briga di soffiare sul fuoco del risentimento greco.<strong> </strong><a href="http://www.ft.com/cms/s/0/d23c785e-2bb3-11df-a5c7-00144feabdc0.html#"><span><strong>E&#8217; stato il solito &#8220;Financial Times&#8221;</strong></span></a>, bibbia della Alta finanza anglosassone. Che da settimane non fa che scrivere che il vero problema dell&#8217;Unione <strong>è una Germania che esporta troppo e consuma troppo poco</strong>. Del resto: lo scorno britannico è comprensibile: il disavanzo commerciale - tra Germania e Gran Bretagna - è passato dai <strong>9,1 miliardi di euro del 2002 a 20,2 miliardi del 2008</strong>. Il doppio. Come in Grecia.</p>
<p>Ma il gioco - va detto - è stato bello, finchè è durato. <strong>Atene per anni ha preso, di fatto, a prestito un mucchio di soldi che non aveva. E ha fatto girare la sua economia a mille. </strong>Poi l&#8217;imprevisto: come ha scritto sempre Penati e sempre su &#8220;Repubblica&#8221;: <strong>&#8220;La Germania non aveva previsto uno shock che colpisse le finanze di tutti i paesi e mettesse in crisi il suo modello&#8221;</strong>. Però quello shock - la peggiore crisi economica dal 1929 ad oggi - è arrivato. E il party greco è finito. Come è finito - anche se in modi e dimensioni diverse - quello spagnolo. Quello portoghese. E pure quello britannico. E l&#8217;intera Europa, ora, deve trovare la pezza.</p>
<p>E l&#8217;Italia?</p>
<p>L&#8217;Italia - anche senza la decantata &#8220;energia greca&#8221; - ha, sì, patito moltissimo nei confronti dei Paesi extra Ue (in particolare il deficit commerciale con la Cina è balzato dai <strong>4,2 miliardi di euro del 2002 agli oltre 17 miliardi di euro del 2008</strong>). Ma ha saputo tenere botta in Europa. E ha contenuto il deficit delle partite correnti,<strong> </strong><a href="http://www.bancaditalia.it/statistiche/rapp_estero/pimebp/pimebp10/sb16_10/suppl_16_10.pdf"><span><strong>secondo i calcoli della Banca d&#8217;Italia</strong></span></a>, tra i <strong>40 e i 50 miliardi di euro</strong>. Vale a dire: attorno al <strong>3% del Pil</strong>. Per capirci: <strong>molto meglio</strong> di Grecia, Spagna e Portogallo che viaggiavano e viaggiano sulla doppia cifra.</p>
<p>Numeri che significano che sì, il Belpaese, negli ultimi anni ha perso competitività sui mercati internazionali (il famoso <strong>&#8220;declino&#8221;</strong> di cui parla da anni e una nutrita pattuglia di economisti). <strong>Ma senza drammi da tragedia greca.</strong></p>
<p><strong>E - difatti - il suo debito pubblico è saldamente in mani italiane</strong>. Anz<strong>i: </strong><a href="http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=45378287"><span><strong>in base gli ultimissimi calcoli di &#8220;Repubblica&#8221; (su dati di Banca d&#8217;Italia)</strong></span></a>, circa il <strong>55,7%</strong> dei titoli di Stato tricolore sta proprio in Italia. Anzi sempre secondo i calcoli di &#8220;Repubblica&#8221; - visto che altri 500 miliardi di titoli &#8220;esteri&#8221; è sempre e comunque detenuto da banche , istituti finanziarie o cittadini tricolori - si può dire che <strong>solo il 20% dei nostri debiti sono effettivamente accasati all&#8217;estero</strong>. Esattamente <strong>il contrario</strong> della Grecia.</p>
<p>Insomma: si potrebbe dire che non si capisce a che serva &#8217;sto benedetto paragone con Atene.</p>
<p>Ma in realtà non è così. Il paragone - forse - è servito a <strong>Confindustria</strong>. Che possiede &#8220;Il Sole 24 ore&#8221;. E che per bocca della sua presidente, Emma Marcegaglia<a href="http://www.ilgiornale.it/economia/marcegaglia_risorse_ricerca_e_infrastrutture_e_si_devono_tagliare_spese_improduttive/marcegaglia-confindustria/10-04-2010/articolo-id=436504-page=0-comments=1"><span> </span><span><strong>ha chiesto al governo di mettere mano al portafoglio e cacciare miliardi su miliardi per &#8220;le infrastrutture&#8221; e quant&#8217;altro</strong></span></a>. Pena, appunto, il dramma. O - come Riotta dixit - per non fare la fine della Grecia. Così come agitare lo spettro della Grecia forse è servito - negli ultimi mesi - a certi <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Tartufo"><span>&#8220;<strong>Tartufi&#8221;</strong></span></a><strong> della cosiddetta Sinistra italiana</strong>. Che - da sempre - accusano Berlusconi di tutti i mali del mondo, eventuale default compreso. Come se il nostro ragguardevole debito pubblico - che a fine anno dovrebbe arrivare <strong>al 117% del Pil</strong> - non fosse il frutto di almeno trent&#8217;anni di gestione allegra e sciagurata delle nostre Finanze. <strong>Con la complicità di tutti.</strong> Cittadini - dai baby pensionati agli evasori fiscali - assolutamente compresi.</p>
<p><strong>Sicuramente, però, menare il can per l&#8217;aia di una crisi alla greca non serve all&#8217;Italia.</strong> Che di problemi ne ha già un sacco e una sporta di suoi. In primis: il rischio concreto - causa la concorrenza delle vere economie emergenti, Cina in testa - di diventare un Paese sempre più povero e sempre più marginale. E prima o poi, sarebbe anche bene parlarne, invece di fare il solito <strong>pianto greco</strong>. E di chiagnere, sì. Ma per fottere.</p>
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