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	<title>bamboccioni alla riscossa</title>
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	<pubDate>Sat, 06 Oct 2012 19:15:38 +0000</pubDate>
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		<title>Copia&amp;Incolla</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Oct 2012 19:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa (anzi, siamo precisi: lo scorso 30 settembre), Curzio Maltese, noto giornalista di “Repubblica”, ha scritto per il suo giornale un lungo pezzo dedicato a Beppe Grillo e alla pubblicità. Per dire cosa? Per dire che:


&#8220;La pubblicità si basa sull&#8217;infelicità della gente, la crea&#8221;. È una delle tante frasi celebri di Beppe Grillo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">Qualche giorno fa (anzi, siamo precisi: lo scorso <strong>30 settembre</strong>), <strong>Curzio Maltese, noto giornalista di “Repubblica”</strong>, ha scritto per il suo giornale un lungo pezzo dedicato a Beppe Grillo e alla pubblicità. Per dire cosa? Per dire che:</span></p>
<p class="p2">
<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>&#8220;La pubblicità si basa sull&#8217;infelicità della gente, la crea&#8221;. </strong>È una delle tante frasi celebri di Beppe Grillo di un paio d&#8217;anni fa. Quando ancora il nostro ricco predicatore invitava i seguaci a boicottare televisioni e giornali, tutti, e a rivolgersi soltanto a fonti d&#8217;informazione prive di pubblicità. <strong>Per esempio, il suo sito.</strong> Poi il blog è esploso, soprattutto grazie alla fondazione del movimenti 5 Stelle, e Grillo-Casaleggio ci hanno ripensato, accettando pubblicità di ogni genere.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>(&#8230;) la pubblicità del sito di Grillo è due volte ingannevole. Intanto per come è messa.</strong> L&#8217;annuncio figura in una sezione che non è dichiaratamente uno spazio pubblicitario. In alto, ben visibile accanto ai comunicati politici del capo, confusa con altri interventi e informazioni di vario genere. Di sicuro gliel&#8217;avranno pagata bene.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Ma soprattutto il sito di Beppe Grillo non è un blog qualsiasi. È il luogo di dibattito unico del secondo o terzo partito d&#8217;Italia. (&#8230;) <strong>Grillo non solo è dunque padrone del suo partito, ma tratta gli elettori come clienti, audience da vendere agli inserzionisti.</strong></span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Non si ha la pretesa di suscitare un dibattito fra i fans di Grillo, che in questi anni hanno dimostrato di seguire dal capo qualsiasi giravolta, e sono un&#8217;infinità. Come del resto in passato i fans di altri leader padroni. Rimane il fatto che il Savonarola degli spot, quello che invocava &#8220;una Norimberga per i pubblicitari&#8221; e denuncia ancora l&#8217;assenza di libertà nella stampa &#8220;perché non si può fare un&#8217;inchiesta su un inserzionista&#8221;, oggi prende i soldi da &#8220;Compro oro&#8221; ed evita di parlare di un fenomeno inquietante.</span></p>
</blockquote>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E come non essere d’accordo. Per tante ragioni.<span id="more-7028"></span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La prima - e direi la più importante - è che il sottoscritto alcuni mesi fa - anzi, pure ‘sta volta vediamo di essere precisi:<strong> il 25 maggio del 2012</strong> - aveva dedicato pure lui un post a Grillo e alla pubblicità (<a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=6578" target="_blank">qui il link</a>). </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E che scrivevo io? Scrivevo - guardacaso -  che:</span></p>
<p class="p2">
<blockquote>
<p class="p3"><span class="s1">Certo che erano bei tempi. Erano bei tempi quelli in cui Beppe Grillo era solo un comico e recitava il ruolo di alfiere della informazione “contro”.  (&#8230;) Allora Giuseppe Piero Grillo in arte Beppe poteva cannoneggiare su tutto e tutti, compreso quell’autentico flagello chiamato “pubblicità”.</span></p>
<p class="p4">
<p class="p3"><span class="s1">Poi il tempo è passato, e le cose, un po’, son cambiate.</span></p>
<p class="p4">
<p class="p3"><span class="s1">Sì, perché - fino a poco tempo fa - il comico genovese ce l’aveva a morte con spot e affini. Tanto per dire: ancora nel 2007, ripreso dalle telecamere di Arcoiris tivù (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=451eArI06_4"><span class="s2">qui il link</span></a>), spiegava che “<strong>i pubblicitari creano l’infelicità. Perché la pubblicità si basa sull’infelicità</strong>”. E sul suo blog, un anno prima - <a href="http://www.beppegrillo.it/2006/06/il_buco_nero.html"><span class="s2">per la precisione in un post datato 2006</span></a> - ci era andato giù ancora più duro. Spiegando che gli spot avevano “ucciso l’informazione”. Proponendo che “la libertà di comprare un bene senza la pubblicità dentro” dovesse essere sancita dalla Costituzione. E invitando tutti i suoi lettori a cercare, così Grillo scriveva testualmente, “luoghi, prodotti, informazioni depubblicizzati”.</span></p>
</blockquote>
<p class="p4">
<blockquote>
<p class="p3"><span class="s1">Luoghi, prodotti e informazioni depubblicizzati. Già. Ma con l’eccezione - evidentemente - di qualche blog. In particolare del suo.</span></p>
<p class="p4">
<p class="p3"><span class="s1">Da ieri, digitando l’indirizzo del blog del comico genovese, infatti, la prima cosa (&#8230;) è il classico riquadro dei “Google ads”, che altro non sono che spot pubblicitari.</span></p>
</blockquote>
<p class="p3"><span class="s1"><strong>Suona famigliare, nevvero?</strong> Come potrebbero suonare famigliari anche queste righe:</span></p>
<blockquote>
<p class="p5"><span class="s1">Finita qui? Manco per niente. Perché (&#8230;) La pubblicità-che-crea-l’infelicità ultimamente sul blog di Grillo, invero, felicemente abbonda. <strong>Anche se un po’, come dire?, mascherata.</strong></span></p>
<p class="p6">
<p class="p5"><span class="s1">Ogni lunedì il blog del comico genovese ospita l’intervista a un personaggio famoso. Questa, diciamo così, rubrica si chiama “Passaparola”, e, per esempio, lunedì scorso l’intervistato di turno era l’attore Ascanio Celestini. Dirà qualcuno di voi: embè? Eh, embè - guardacaso - proprio alla fine dell’intervista c’era e c’è un banner (<a href="http://www.beppegrillo.it/2012/05/passaparola_ana/index.html"><span class="s2">qui il link al post</span></a>). Titolo: lettura consigliata. Succo: la pubblicità a “Incrocio di sguardi”, libro firmato da Alessio Lega e, appunto, Ascanio Celestini. Cliccando sopra al banner, poi, si arrivava e si arriva alla pagina web di Amazon che vende, sì, il libro. Ma a 11 euro e 90 cents invece di 14. Come a dire:   non proprio vera informazione, ma almeno, un’occasione.</span></p>
<p class="p6">
<p class="p5"><span class="s1"><strong>A proposito: in televisione, quando passano certe televendite, compare la scritta “messaggio promozionale”. Non sarebbe il caso - per evitare equivoci - di farlo anche qui?</strong></span></p>
</blockquote>
<p class="p6">
<p class="p5"><span class="s1">Oppure queste altre:</span></p>
<p class="p6">
<blockquote>
<p class="p5"><span class="s1"><strong>Fa strano perché proprio Grillo sosteneva - ad esempio nel filmato realizzato da Arcoiris tivù citato a inizio post - che solo un media privo di pubblicità poteva fare informazione davvero libera, criticando tutte le aziende che meritavano di essere criticate. </strong><strong>Diceva allora il comico genovese: solo “se una televisione che non mi vende niente può consigliare cosa comperare, cosa non comperare, cosa c’è dietro un prodotto…”</strong>.</span></p>
<p class="p6">
</blockquote>
<p class="p5"><span class="s1">O queste altre ancora:</span></p>
<p class="p6">
<blockquote>
<p class="p5"><span class="s1"><strong>Epperò: non fa pure strano un leader politico che tratta la sua platea di lettori e potenziali elettori come un’audience?</strong></span></p>
</blockquote>
<p class="p6">
<p class="p5"><span class="s1">Dunque. Ricapitolando: il sottoscritto al rapporto, come dire?, ondivago tra Grillo e gli spot ha dedicato negli anni diversi post su questo sito (<a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=4551" target="_blank">qui</a>, <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=4582" target="_blank">qui</a> e <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=6590" target="_blank">qui</a>, alcuni link). Ma in quel post del maggio del 2012, in particolare, sottolineavo tre cose. Punto primo: Grillo, che descriveva spot e affini come un flagello della società, ora ospita pubblicità sul suo blog. Punto secondo: questa pubblicità è “mascherata”. Punto terzo: Grillo tratta i suoi elettori come audience. </span></p>
<p class="p6">
<p class="p5"><span class="s1"><strong>E Maltese? E Maltese, appunto, uguale. </strong>Non solo: pure i virgolettati - tipo questo, che io avevo faticosamente ripescato da un video di Arcoiris tivù di cinque anni fa: </span><span class="s3">&#8220;La pubblicità si basa sull&#8217;infelicità della gente, la crea&#8221; - sono praticamente gli stessi.</span></p>
<p class="p7">
<p class="p8"><span class="s1"><strong>Una bella coincidenza. Anzi: le solite coincidenze. </strong>Perché episodi del genere con altri giornalisti - anzi: colleghi, visto che sono iscritto all’albo pure io - dicevo: altri episodi del genere con altri colleghi de “Il Giornale” (<a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=3828" target="_blank">link</a>) e di “Repubblica” (<a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=5646" target="_blank">altro link</a>) erano già capitati negli anni scorsi. Non solo. Ma tanti altri episodi sospetti li ho lasciati correre. E altri ancora mi saranno sfuggiti.</span></p>
<p class="p7">
<p class="p8"><span class="s1"><strong>E sapete cosa? Mi sono stufato. Davvero.</strong></span></p>
<p class="p7">
<p class="p8"><span class="s1">Questo blog - lo dico ad altri che, come Maltese, sempre pe’ coincidenza, potrebbero pensarla e scriverla come me - è pubblicato sotto una licenza Creative commons. Sapete che vuol dire? Magari, no. Magari, quando navigate su internet, sapete giusto googolare quel che vi serve e copiare a mani basse quel che trovate. Quindi ve lo spiego. Vuol dire che potete pigliare quello che volete. Ma dovete citarmi nel pezzo (con un backlink o altro). Chiaro? Altrimenti - e non scherzo - la prossima volta ci vediamo in tribunale. Perché, sì, lo so che tanto non ci guadagnerei un tubo salvo la scocciatura di rivolgermi a un avvocato. Ma volete mettere la soddisfazione di far fare la figura dello scolaretto pescato a copiare il compitino a qualche blasonato collega di qualche blasonata testata?</span></p>
<p class="p7">
<p class="p8"><span class="s1">Per la cronaca. Ora mi trovo a Londra (per ragioni che magari spiegherò in un prossimo post). E - per un puro e fortunato caso - mi è capitato di conoscere Martin Wolfe, famoso </span><span class="s1">editorialista del Financial Times. Wolfe, chiacchierando con me e altri giovani giornalisti di mezzo mondo, diceva che era preoccupato per il futuro della nostra professione, minacciata dalle trasformazioni portate da internet, e soprattutto dalla difficoltà di convincere i lettori a pagare i contenuti e</span><span class="s4"> </span><span class="s1">dal copia e incolla selvaggio. Perché se i lettori non pagano, i giornalisti, a loro volta, non possono essere pagati.</span></p>
<p class="p7">
<p class="p8"><span class="s1">Ecco. Peccato non essermi imbattuto in queste ennesime “coincidenze” prima. Avrei potuto raccontargli la mia esperienza. E dire la mia: ossia che <strong>il problema del copia&amp;incolla va non in una, ma due direzioni (o forse più). Con blog e aggregatori che cannibalizzano i vecchi media. E i vecchi media che li ripagano con la stessa moneta. </strong>Dove portino ‘sti “scippi”, poi, è un’altra questione. E sono d’accordo con Wolfe. Sicuramente la strada è quella: sfruttare il lavoro degli altri. E questa strada sicuramente non porterà a nulla di buono.</span></p>
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		<title>La generazione nulla</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 14:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Mentre milioni di italiani decidevano, per quest’estate, di rinunciare a mare e montagna causa mancanza di danari (link), il nostro premier Mario Monti ha pensato bene di lanciare un messaggio di speranza. Intervistato da Ferruccio Pinotti per il magazine settimanale del Corriere della Sera (“Sette” - link), Monti ha affrontato il tema, spinoso, dei tanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Mentre milioni di italiani decidevano, per quest’estate, di rinunciare a mare e montagna causa mancanza di danari (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-23/sempre-meno-italiani-vacanza-125907.shtml?uuid=Ab44OzwF" target="_blank">link</a>), il nostro premier Mario Monti ha pensato bene di lanciare un messaggio di speranza.</strong> Intervistato da Ferruccio Pinotti per il magazine settimanale del Corriere della Sera (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/agosto/20/una_generazione_perduta_che_sta_co_8_120820019.shtml" target="_blank">“Sette” - link</a>), Monti ha affrontato il tema, spinoso, dei tanti 30enni e 40enni che, nel Belpaese, o un lavoro non ce l’hanno; o se ce l’hanno, si ritrovano con stipendi così bassi e contratti così capestro - vedi co.co.co e co.co.pro e quant’altro - da poter essere definiti “lavoratori poveri”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Tema spinoso, si diceva. Ma Monti non ha deciso di imbellettare quella che, secondo lui, è la verità: per queste persone - una intera generazione nata tra i Sessanta e i Settanta - c’è poco da fare.</strong> Si possono limitare i danni, ma, ha detto Monti: “Le risposte corrette l’Italia avrebbe dovuto darle dieci, venti anni fa, gestendo in modo diverso la politica e la politica economica, pensando di più al futuro e un po’ meno all’immediato presente”. Quel che si può realisticamente fare oggi - secondo il premier - è evitare gli errori del passato e pensare alle prossime generazioni di giovani. Però per i 30enni e i 40enni in difficoltà - definiti nell’intervista una “generazione perduta” - ormai è troppo tardi. Bisognava agire prima.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Una sorta di condanna senz’appello che a molti non è andata giù.</strong> Non è piaciuta, ad esempio, a <strong>Guido Scorza</strong>, che di professione è avvocato; che è, in particolare, esperto di diritto informatico; e che ha, appunto, 39 primavere alle spalle. Scorza - che nel piccolo mondo del web italiano è una mezza celebrità - ha un suo sito e un blog su “Il Fatto Quotidiano”. Di norma, scrive di internet e legge. Ma per Monti ha fatto un’eccezione. In un post ad hoc (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/03/caro-premier-%E2%80%9Cperduto%E2%80%9D-sara-lei/314982/" target="_blank">link</a>) non gliele ha mandate a dire: <strong>se i giovani sono in difficoltà è per colpa delle scelte dei vecchi; vecchi che, arrivati a questo punto, farebbero meglio a levarsi di torno</strong>. E via accusando chi come Monti - che ha quasi 70 anni - giovane non è più. La conclusione di Scorza, poi, era - al contrario di quella del premier - piena di speranza: come diceva il celebre maestro Alberto Manzi (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Non_%C3%A8_mai_troppo_tardi_(programma_televisivo)" target="_blank">link</a>), <strong>non è mai troppo tardi</strong>, a patto di far largo ai giovani. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Tutto questo - l’intervista e le polemiche - accadeva venti e rotti giorni fa. Adesso è arrivato anche l’immancabile sito - generazioneperduta.it - e la altrettanto immancabile raccolta firme. </strong>Sito e firme che sono state promosse, neanche a farlo apposta, sempre dallo Scorza di cui sopra (che, a quanto pare, “studia” per diventare uno dei futuri nocchieri del disastrato centrosinistra italiano - <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/08/03/noi-crediamo/" target="_blank">link</a>) e da una manciata di altri 30 enni e 40enni. Domanda: ma sito e firme per fare che? Riposta: per “porre” questo tema “all’attenzione di opinone pubblica, istituzioni ed organi di informazione”, si legge, testualmente, nella home page di quelli di generazioneperduta. Ah, beh, allora.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">In ogni modo. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Lo so: venti giorni, per i media e la nostra smemorata opinione pubblica, non sono venti giorni. Sono un’eternità. E tra un po’ - un po’ poco, temo - la brutale sincerità del nostro primo ministro e la pronta reazione di quelli-che-facciamo-generazioneperduta.it non saranno neppure “solo un ricordo”, come si suol dire. Per la semplice ragione che non se ne ricorderà più (quasi) nessuno. Qualche altro scandalo o sparata del politico di turno riempirà prime pagine e tiggì, e ciao ciao pure ai 30enni e ai 40enni in difficoltà.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Epperò. ‘Sta generazione perduta, prima, si chiamava bamboccioni (copyright di quella buonanima di Tommaso Padoa Schioppa).</strong> E il mio sito si chiama - non per caso - bamboccioni-alla-riscossa (e se non vi ricordate o volete capire il perché, date un’occhiata a <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?page_id=8" target="_blank">questo link</a>). Insomma: sento una sorta di obbligo a dire qualcosa. Anche perché la mia opinione - per quel che vale - è un tantino diversa da quella di Scorza&amp;Co. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Perché io mi ricordo.</strong></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><span id="more-7012"></span><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Io mi ricordo - e me lo ricordo bene - quando sono approdato all’università, a Parma. </strong>Correvano gli anni Novanta e, all’epoca, gli industriali - per bocca di Confindustria - non facevano altro che lamentarsi della scuola che non era abbastanza collegata con il mondo del lavoro. Non dovevano avere tutti i torti. A Ingegneria civile - così mi raccontavano amici ed ex compagni di liceo - insegnavano ancora a disegnare progetti a mano (con il tecnigrafo), ma non con il computer. Mentre un economista capoccione dell’Osservatorio sul lavoro della Provincia di Parma - pranzavo assieme a lui, quasi ogni giorno, in un barettino non proprio chic, ma famoso per porzioni maxi e prezzi mini - mi illuminò sulla facoltà di Psicologia: era un “canaio” (testuale). Per l’economista capoccione, infatti, non c’erano dubbi: l’avessero chiusa da un giorno all’altro, sarebbe stato solo un bene: non sfornava che futuri disoccupati. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Io, comunque, studiavo Lettere. Anzi, per la precisione: Storia.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Il nostro professore di Storia Romana, un bel dì, ci chiarì quel che era il nostro presente e quel che sarebbe stato il nostro futuro. Nel mezzo di una lezione, disse: “Studiare qui è un ludus, un gioco. Nella vita farete, probabilmente, tutt’altro”. Voleva dire, in sostanza, che una laurea in una materia umanistica era pressoché inutile. Non la presi bene.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Mi sfogai con i compagni: “Per divertirmi, mi metto a leggere un libro in poltrona, mica mi sparo anni di università. Se Lettere non serve a niente, chiudiamola. Oppure, cambiamola”.</strong> Ma io ero uno che si lamentava spesso: dei programmi anacronistici; della mancanza di strutture (non avevamo nemmanco un’aula computer); del fatto che non c’erano alloggi per gli studenti (e dio solo sa quanti soldi si sono fatti i parmigiani, e non solo i parmigiani, affittando agli universitari fuorisede); dei concorsi pilotati per dottorati e docenti; e di un mucchio di altre cose. Mi lamentavo, dicevo. Ma invano. La stragrande maggioranza dei miei “colleghi” mi ascoltavano annoiati. Uno, tal Giuseppe, mi spiegò che il problema, a ben vedere, era solo mio: “Io sto bene qui, perché sono come una goccia nel mare della vita. Tu, invece, sei come un corpo estraneo, come un gambero”. Un filosofo. Attualmente il Giuseppe di cui sopra diffonde il suo pensiero tra futuri cuochi e camerieri (insegna in un istituto alberghiero). Ma il suo monte ore è molto basso, ergo, per far quadrare i conti, fa il bagnino. Sempre goccia è, ma non nel mare (della vita), bensì in una più prosaica piscina comunale.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Il tempo passava inesorabile. All’inizio di questo secolo - insomma, nel 2000 - i primi a laurearsi facevano il grande balzo nel mondo del lavoro.</strong> Scoprivamo così, noi universitari nati nei Settanta, cos’erano i co.co.co. Perfino un’amica sindacalista era stata assunta in Cisl come precaria (“Ma non ditelo in giro, se no poi magari mi licenziano”, ci disse). E che facevo io? L’avete già capito: mi lamentavo ancora. Ricordo serate intere a tentare di discutere di ‘sti benedetti contratti a tempo; del fatto che si ricevevano ben pochi contributi per la pensione; del pericolo di essere piantati a casa su due piedi. Eccetera e eccetera. Reazioni: per lo più scrollate di spalle; parecchi “e che ci vuoi fare?”; troppi “non essere così pessimista”. Risultato: molti di noi, a distanza di anni, non hanno mai avuto che contratti da precari. Solo che ora si chiamano co.co.pro.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Poi sono arrivate diverse riforme delle pensioni (che hanno colpito duro i futuri pensionandi, cioè sempre noi). I salari tra i più bassi d’Europa (qui un link a un mio vecchio post). L’esercito dei giovani non più giovani costretti a vivere con mammà e papà per mancanza di quattrini (i bamboccioni, appunto). Et amarum in fundo: la crisi economica che - lo ripeto e lo ripeterò ad nauseam - gli italiani non hanno voluto vedere per anni, ma che ha cambiato inesorabilmente in peggio le nostre vite.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E così arriviamo ai giorni nostri. Inutile dire che, nel frattempo, ho sviluppato la ferma convinzione che l’ex Belpaese stia affondando e noi, i 30enni e i 40enni, con lui.</strong> Inutile dirlo perché - nel 2007, cinque anni fa - ho aperto questo blog e da allora, settimana dopo settimana, non faccio altro che ripeterlo. Ma - ora come ai tempi dell’università - assolutamente invano. I movimenti di opinione e le proteste più forti, in questi anni, hanno avuto un unico obiettivo: l’aspirante dittatore Berlusconi (copyright Antonio Di Pietro) e le sue leggi ad personam. Leggi ad personam che, con le questioni di cui sopra, c’entravano più o meno come i classici cavoli a merenda. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Più e più volte, mi sono chiesto il perché di tanta refrattarietà a guardare in faccia la realtà e i problemi di un Paese, il nostro, in cui, da lustri, l’unica cosa che cresce è il debito pubblico.</strong> E ho provato a rispondermi. Forse qualcuno, banalmente, non ha incontrato difficoltà così insormontabili per fare quel che voleva: del resto, anche nella generazione perduta, ci saranno felici eccezioni. Altri, probabilmente, non hanno voglia di identificarli ‘sti benedetti problemi, perché, poi, dovrebbe fare anche la fatica di tentare di risolverli. Altri ancora, magari, erano e sono convinti che, a dispetto di tutto e tutti, loro se la sfangheranno comunque.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Io, per esempio, quest’ultima illusione - quella di trovare una soluzione se non altro per me - me la tenevo e me la tengo stretta. Ma sotto sotto so che non è così. So che il problema è collettivo e la via maestra per risolverlo passa, necessariamente, per una protesta collettiva e - soprattutto - per una serie di proposte e richieste. Dovremmo imparare a far rispettare i nostri diritti. Dovremmo chiederne di nuovi. Dovremmo fare tante cose, appunto. Ma non le facciamo.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Tutto questo non per dire: io l’avevo detto</strong>, anche perché, francamente, non ho mai - né in pubblico, nè in privato; né a chiacchiere, né per iscritto - sollevato questioni particolarmente originali. Era tutto, banalmente, arcinoto: riforme del mercato del lavoro e delle pensioni che ci hanno penalizzato sono state fatte per davvero, ma certo non di nascosto.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Tutto questo per dire un’altra banalità: la colpa è non solo, ma soprattutto nostra.</strong> Di noi 30enni e 40enni. Non degli altri, ossia dei non più giovani. Perché così è la natura umana: ognuno tira acqua al suo mulino, e, a volte, per tirarla meglio si fa lobby o gruppo. E noi non siamo stati capaci di farlo. Compreso il sottoscritto, che scrive su questo blog isolato e non è stato capace di far passare il suo messaggio.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Per cui, per piacere: piantiamola. Piantiamola di raccontare e raccontarci favole: checché ne pensino quelli di generazioneperduta e dintorni, per mettere alcune pezze è davvero tardi. Perché, per dieci o vent&#8217;anni buoni, si sono perse tante occasioni e si sono incassate sconfitte. E perché, per esempio, chi ha studiato in un’università con programmi da tardo Ottocento (perdonatemi l’iperbole), fatica non poco a destreggiarsi nel mercato del lavoro di oggi e faticherà ancora di più in futuro. Ma se vogliamo salvare il salvabile - e se possibile costruire qualcosa di buono - la prima cosa da fare è riconoscere i nostri di errori. E cambiare registro. Evitando lo sport preferito degli italiani da generazioni: lo scaricabarile. Altrimenti a condannarci non saranno le parole del Monti di turno, ma quel che mi hanno insegnato, così quasi per gioco, all&#8217;univerità: la Storia. Noi rischiamo di essere ricordati non come bamboccioni o generazione perduta, ma come la generazione “nulla”. Perché, fin qui, abbiamo saputo cambiare il nostro Paese ben poco. Anzi, quasi per nulla.</span></p>
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		<title>Erano 4 amici (e prendevano un mucchio di voti) - ultima puntata</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Aug 2012 13:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[26 luglio 2012. L’Italia dei valori pubblica sul suo sito (link) un video che è, letteralmente, tutto un programma. All’inizio del filmato, Angelino Alfano, Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani - i leader dei tre partiti che sostengono il governo Monti - si trasformano in altrettanti zombie alla caccia di elettori da mangiare. Poi appare l’ex [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>26 luglio 2012. L’Italia dei valori pubblica sul suo sito (<a href="http://www.unita.it/italia/governo-insanguinato-di-pietro-br-ci-ripensa-video-rimosso-1.433186" target="_blank">link</a>) un video che è, letteralmente, tutto un programma.</strong> All’inizio del filmato, Angelino Alfano, Pierferdinando Casini e Pierluigi Bersani - i leader dei tre partiti che sostengono il governo Monti - si trasformano in altrettanti <strong>zombie</strong> alla caccia di elettori da mangiare. Poi appare l’ex pm di Mani Pulite ora eterno leader dell’Iddivì, Antonio Di Pietro. E, con faccia da funerale, chiosa: “La maggioranza non esiste più. E’ solo una banda di morti viventi che per nutrirsi cannibalizza il Paese”. Che dire? <strong>Evidentemente: è tramontata per sempre la stagione degli aspiranti dittatori (leggi: il principe del male Berlusconi), ed è cominciata l’alba - perdindirindina! - dei terribili morti viventi. </strong>Del resto: i governi cambiano. Ma Di Pietro&amp;co, no. Per loro, l’importante è sempre e solo esagerare.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img class="aligncenter size-full wp-image-6995" title="schermata-08-2456157-alle-1210341" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/08/schermata-08-2456157-alle-1210341.png" alt="schermata-08-2456157-alle-1210341" width="666" height="557" /><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Questo spot stile horror movie, però, non è solo un attacco al governo guidato dall’ex presidente della Bocconi. E’ anche e soprattutto un strizzata d’occhio al nuovo e nuovento Movimento 5 stelle</strong> e a quel Beppe Grillo che da anni ripete, per l’appunto, che i partiti tradizionali sono morti. Anzi: non una strizzata d’occhio, ma l’ennesima strizzata d’occhio. Del resto Di Pietro non ne fa mistero (<a href="http://www.unita.it/italia/tripla-bocciatura-per-di-pietro-br-grillo-lo-stronca-no-alleanza-1.433295" target="_blank">link</a>): da settimane ripete che lui vorrebbe fare un’alleanza con il comico genovese. E non è neppure tanto difficile capire il perché. L’Italia dei valori - secondo gli ultimi sondaggi elettorali condotti da EMG per La7 (<a href="http://www.blitzquotidiano.it/politica-italiana/sondaggio-emg-elezioni-voto-partiti-1312943/" target="_blank">link</a>) - prenderebbe poco più del 7% dei voti. Mentre il nuovo partito a 5 stelle vale più del doppio: il 16%. Insieme porterebbero a casa un voto su cinque. Una potenza.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Una logica, insomma, c’è. La coerenza, invece, sembra essere proprio un optional a casa iddivì. </strong>Per capirlo, basta fare giusto qualche passetto indietro.<span id="more-6984"></span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Una manciata di mesi fa - ad aprile del 2012 - il leader maximo Di Pietro, in una intervista a “Il Fatto quotidiano” (<a href="http://www.antoniodipietro.it/2012/04/il-quirinale-parla-contro-i-disperati-che-protestano" target="_blank">link</a>), aveva dimostrato di avere ben altre idee per la testa: <strong>“Tra me è Grillo c’è una sola differenza. Io critico, ma voglio costruire una alternativa. Lui mira a sfasciare tutto e basta”</strong>. Domanda: e che ci si allea con gli “sfascisti”, quindi? Risposta: in teoria, no. In pratica: si può fare. Soprattutto se portano in dote un mucchio di voti.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Epperò: la marcia di avvicinamento verso il Movimento a 5 stelle era ed è soprattutto un’autentica inversione ad U rispetto all’indimenticabile svolta moderata dell’Italia dei valori.</strong> </span>Svolta moderata? Sì, sì. In questi anni, come dire?, particolari, abbiamo visto pure questo. Abbiamo visto Di Pietro abbandonare i panni del gladiatore antiberlusconiano, per vestire quelli del politico “responsabile”. Un cambio d’abito, invero, durato pochissimo.</p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Era la primavera del 2011. L’Italia dei valori aveva appena incassato la poltrona di sindaco di Napoli e il successo nei referendum su acqua e nucleare. E tutto, insomma, pareva andare per il meglio. Compreso il divorzio proprio da Grillo e dalla Casaleggio Associati. Divorzio che non sembrava aver minimamente intaccato potere e popolarità dell’ex pm di Mani Pulite e del suo partito.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Di Pietro guardava con tranquillità al domani: alle elezioni politiche prossime venture e a un possibile impegno di governo. Nuovi traguardi cui il leader Iddivì voleva arrivare preparato. <strong>E con un’immagine nuova di zecca. Una immagine più digeribile per il cosiddetto elettorato moderato e pure per alcuni possibili alleati come il Partito democratico. </strong>Dopo anni passati a criticare “il sistema” da destra a sinistra e ad invocare, ogni tre-per-due, il rischio dittatura, occorreva - però - una giravolta. E l’ex pm - invero con grande nonchalance - la fece.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">La data chiave del salto mortale è il 13 giugno del 2011. Gli italiani avevano appena votato contro il nucleare e per l’acqua pubblica. I referendum,  promossi dall’intero centrosinistra, erano stati un autentico successo. E il Partito democratico oltre ad esultare, chiese a gran voce una sola cosa: le dimissioni di Berlusconi. Di Pietro, ‘ste dimissioni, le chiedeva da anni 3, ossia da quando il Cavaliere era diventato primo ministro. Tutti d’accordo, quindi? Ma manco per niente. Per il leader dell’Italia dei valori (<a href="http://www.corriere.it/politica/11_giugno_13/referendum-bersani_93d726d0-95c6-11e0-822f-1a3a3d1370d0.shtml" target="_blank">link</a>), le cose non stavano affatto così: “Sono andati a votare sì anche molti elettori del centrodestra. Per rispetto nei loro confronti non possiamo chiedere le dimissioni del governo solo in nome dei referendum”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Prego? Ma non si era detto che Berlusconi era come Mussolini, Hitler, Videla, Saddam Hussein, e che ancora un po’ e bisognava chiamare i caschi blu per liberarsi di lui?</strong> “Più che Videla, Berlusconi è Do Nascimiento”, spiegò Di Pietro in una indimenticabile intervista a “Il Corriere della Sera” (<a href="http://www.corriere.it/politica/11_giugno_24/berlusconi-un-uomo-solo-io-lo-sfido-sulle-riforme-aldo-cazzullo_73ac9baa-9e28-11e0-b150-aadf3d02a302.shtml" target="_blank">link</a>). Do Nascimiento come il mago che aiutava Vanna Marchi nelle sue truffe? Esatto. E poi, quasi strappalacrime: “Berlusconi oggi è una persona sostanzialmente sola, che cerca di comprare una felicità che non ha. <strong>I miei sentimenti sono di humana pietas per lui</strong>. E di rabbia per i cortigiani che di lui si approfittano”, aggiunse il leader Iddivì con parole che sapevano di autentica commozione e umana comprensione. Roba da rimanere a bocca più che aperta. Spalancata. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Finita lì, almeno? No, perché il salto mortale suggellato da quella intervista era di quelli carpiati. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Il leader a vita dell’Iddivì si disse pure pronto a votare eventuali buoni provvedimenti presentati dal governo targato Berlusconi. E soprattutto sgomberò il campo da alcuni incresciosi equivoci, raccontando un illuminante aneddoto: “Se verrà a trovarmi a Montenero, le mostrerò una cosa che custodisco fin dai primi Anni Sessanta: Il portafoglio di mio padre, Di Pietro Giuseppe, contadino. Morto a 72 anni cadendo dal trattore. Nel suo portafoglio non c&#8217;era mai una lira, ma un&#8217;immagine della Madonna di Bisaccia. E due sole tessere. Lui le chiamava &#8220;il fascio di grano&#8221; e &#8220;la Libertàs&#8221;. Erano della Coldiretti e della Dc. (&#8230;)<strong> Io comunque vengo da lì. Dai cattolici, dai moderati. Ho studiato in seminario. Non sono un uomo di sinistra</strong>”. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E passi il cattolico. Ma moderato? De che? Da quando? </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><img class="aligncenter size-full wp-image-6990" title="schermata-08-2456157-alle-114256" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/08/schermata-08-2456157-alle-114256.png" alt="schermata-08-2456157-alle-114256" width="390" height="600" /></p>
<p class="p1"><span class="s1">Non era forse lui, con l’inseparabile megafono, a urlare nelle piazze dei vari No-B day e dintorni? E non era sempre lui - quello che non è di sinistra - ad aver fatto una giunta a Napoli con due soli partiti, il suo e Rifondazione comunista? “E’ tempo di andare oltre il mero antiberlusconismo”, spiegò Di Pietro in una intervista al Tg3 (<a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-5190ff34-39d9-4241-9d47-816b4f9d8594.html" target="_blank">link</a>). E di più non dimandare.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Qualcuno, comunque, ci provò a chiedere conto di quanto stava avvenendo. Era il cosiddetto popolo viola che, appunto, Di Pietro tante volte aveva portato a manifestare contro Silvio “Mussolini-Hitler-Videla-Hussein” Berlusconi.</strong> Popolo viola che scrisse all’eterno leader Iddivì una lettera aperta per chiedere lumi (<a href="http://iltribuno.com/articoli/201106/tonino-quo-vadis-la-lettera-del-popolo-viola-a-d.php" target="_blank">link</a>): “Che vuol dire “basta piazza si passa alla proposta per l’alternativa”? Non abbiamo forse detto, in questi ultimi due anni, che il nostro Paese vive un’anomalia democratica e che per sanare questa anomalia occorre mandare a casa il suo interprete massimo e cioè lo “stupratore della democrazia” (ossia Berlusconi, NdBamboccioni)? Non abbiamo forse detto che la protesta ha un valore costituente in un Paese in cui (così come nel fascismo) vengono scardinati i principi chiave del patto di convivenza civile come quello, per esempio, che sancisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge? Cos’è cambiato?”. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E cosa fosse cambiato davvero non si capiva. </strong>E non lo capì neanche il neo-sindaco di Napoli, Luigi De Magistris che dichiarò papale papale (<a href="http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ma-cosa-e-successo-a-di-pietro%3Cbr-%3E/2155292" target="_blank">link</a>): “Cercare la svolta centrista è un errore. Non è ciò che vogliono i nostri elettori”. <strong>E per non sbagliare, lui, De Magistris restituì la tessera dell’Italia dei valori. </strong>Ufficialmente: era un gesto simbolico per dire che voleva essere il sindaco di tutti i napoletani. Ufficiosamente: mezza stampa nazionale scrisse che il neo primo cittadino voleva fondare un nuovo movimento o partitino (movimento o partitino che, per la cronaca, potrebbe partecipare già alle prossime elezioni -<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2012/agosto/05/Noi_sindaci_avanti_presto_nostro_co_9_120805020.shtml" target="_blank"> link</a>).</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Con De Magistris mezzo dentro e mezzo fuori, il “partito degli onesti” e delle persone “belle dentro” che doveva fermare l’aspirante “dittatore” Berlusconi perdeva, dopo Vulpio, un altro pezzo pregiato.</strong> E sempre in quell’inizio del 2011, se ne era andato anche lo storico Nicola Tranfaglia, che dell’Italia dei valori era il responsabile per la cultura. Un addio non proprio sereno. Tranfaglia, sul suo profilo facebook, scrisse (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/21/lidv-perde-un-altro-pezzo-nicola-tranfaglia-lascia-il-partito-di-pietro-mi-ha-ricattato/99036/" target="_blank">link</a>): “Purtroppo ho dovuto verificare come le speranze mie e dei simpatizzanti dell’Italia dei Valori fossero, a dir poco, eccessive e mal risposte. Ho conosciuto bene in questi anni il partito fondato da Di Pietro e ho dovuto constatare che, pur avendo al suo interno sinceri riformatori, <strong>è rimasto ahimè un partito troppo personale, o meglio un partito personale e familiare, governato con pugno di ferro dall’ex pm di Milano e da una schiera di amiche e parenti di ogni ordine e grado</strong>”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Parole e dissensi pesanti. Che però non frenarono, per parafrasare Tranfaglia, il pugno di ferro dell’ex pm di Milano. Anche perché il tempo di quel partito lì - piazzaiolo, barricadero, duro e puro - era agli sgoccioli. Il dittatore si era rivelato un semplice truffatore. I paladini - i De Magistris, i Vulpio, le Alfano - forse non erano più paladini; o forse non lo erano mai stati. Sicuramente non erano più indispensabili alla causa dell&#8217;Italia dei valori. E infatti, pure la Alfano, di lì a pochi mesi, sarebbe stata allontanata dal partito. Con buona pace di quegli elettori - ed erano stati tanti - che avevano davvero creduto all&#8217;incubo dittatura e  al sogno incarnato da quelle persone &#8220;belle dentro&#8221;.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Insomma: un po&#8217; come quando la tourné di uno spettacolo finisce, si smontava la scenografia e gli attori erano liberi di andare ognuno per la propria strada.</strong></span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E Di Pietro, appunto, tirò dritto per la sua, di strada.</strong> E - a settembre 2011, al congresso del partito, a Vasto - alzò ufficialmente il sipario su quella che lui stesso definì l’Idv numero 2, quella “moderata”, quella “niente proteste, solo proposte”. E sempre al congresso del partito, il leader dell’Italia dei valori invitò anche Nichi Vendola e Pierluigi Bersani, il segretario del Partito democratico. Piddì che - per il blog di Grillo - era già uguale al Pidielle. Ma che - per Di Pietro - non era ancora uno zombie. Anzi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img class="aligncenter size-full wp-image-6992" title="schermata-08-2456157-alle-120818" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/08/schermata-08-2456157-alle-120818.png" alt="schermata-08-2456157-alle-120818" width="742" height="426" /><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>L’eterno leader Iddivì annunciò che con Vendola e il futuro morto vivente Bersani avrebbe fatto una bella coalizione per vincere le prossime elezioni politiche:</strong> “Questa sera - spiegò con un video pubblicato sul canale YouTube dell’Italia dei valori e girato al congresso di Vasto (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=b53EHl0715o" target="_blank">link</a>) - abbiamo indicato un percorso con una tempistica e un programma, e soprattutto una base di coalizione su cui poi si possono innestare anche altri”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E la “base” e il “percorso” e un “programa” ci saranno pure stati. Ma della coalizione, per ora, non se ne è fatto nulla. E così anche la svolta moderata è finita rapidamente - assai rapidamente - in soffitta. Ed ora è di nuovo tempo di corteggiare il politico più barricadero d’Italia: l’ex sodale Grillo.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Vero è che sono cambiate tante cose.</strong> Che il governo Berlusconi è caduto. Che ora il Partito democratico governa con il Popolo delle libertà e l&#8217;Udc, in una strana maggioranza di destra-sinistra-centro. Che Bersani sembra preferire Casini a Di Pietro. Vero è, insomma, che il panorama politico italiano è cambiato. <strong>Ma due giravolte di fila hanno finito per disorientare perfino alcuni fedelissimi. </strong>Come il capogruppo iddivì alla Camera Massimo Donadi che ha minacciato di lasciare il partito in caso di alleanza con il MoVimento a 5 stelle (<a href="http://www.massimodonadi.it/blog/intervista-al-corriere-della-sera" target="_blank">link</a>). O come il senatore Elio Lanutti, che tra l’altro è anche il fondatore dell’associazione di consumatori Adusbef, che invece ha già abbandonato l’Italia dei valori e fatto capire che potrebbe passare con Grillo (<a href="http://www.unita.it/italia/idv-ormai-e-scontro-aperto-br-lannutti-lascia-e-accusa-di-pietro-1.432192?page=2" target="_blank">link</a>). Da un estremo all’altro. Come il loro leader, del resto. Che ha infilato due inversioni a U nel giro di due anni - da Grillo (e Casaleggio) a Bersani e ritorno. E domani chissà.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Una parabola che - è ancora presto per dirlo - potrà rivelarsi discendente o ascendente.</strong> A decidere saranno gli elettori. Anche se all’interno dell’Italia dei valori non mancano le voci pessimiste. Come quella del giornalista, Daniele Martinelli, ex volto e voce della web tivù dell’Iddivì. Che sul suo blog (<a href="http://www.danielemartinelli.it/2012/06/14/idv-occasione-persa/" target="_blank">link</a>), qualche settimana fa, ha scritto:</span></p>
<p class="p2">
<blockquote>
<p class="p3"><span class="s1">E&#8217; da un anno a questa parte che dentro il partito tira aria di smobilitazione generale per l’ascesa di Grillo. Serpeggia consapevolezza di sentirsi assorbiti dal Movimento 5 stelle perché gran parte dell’elettorato di Idv è di quell’area. Internettiana si intende, che non <strong>fraintende equivoci</strong> in materia di costi della politica e di alleanze coi De Luca della situazione.</span></p>
</blockquote>
<p class="p4">
<p class="p3"><span class="s1">Eh già. Certi elettori proprio non fraintendono equivoci. Qualunque cosa voglia dire. E comunque: Martinelli, nel dubbio, ha già traslocato. E - come ha spiegato in un post ad hoc (<a href="http://www.danielemartinelli.it/2012/06/14/idv-occasione-persa/" target="_blank">link</a>) - è passato al MoVimento 5 stelle pure lui. <em>(5 - fine)</em></span></p>
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		<title>Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/4</title>
		<link>http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=6929</link>
		<comments>http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=6929#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 Aug 2012 17:08:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Piazza Farnese, Roma, 28 gennaio 2009. L’Associazione nazionale parenti delle vittime della mafia ha organizzato una manifestazione pro De Magistris. Tra gli invitati spiccano Carlo Vulpio, Marco Travaglio, Sonia Alfano, ma soprattutto Antonio Di Pietro e Beppe Grillo. Tutte le &#8220;persone belle dentro&#8221; del progetto “partito degli onesti” sono, insomma, lì riuniti. 
Il leader dell’Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Piazza Farnese, Roma, 28 gennaio 2009. L’Associazione nazionale parenti delle vittime della mafia ha organizzato una manifestazione pro De Magistris. </strong>Tra gli invitati spiccano Carlo Vulpio, Marco Travaglio, Sonia Alfano, ma soprattutto Antonio Di Pietro e Beppe Grillo. Tutte le &#8220;persone belle dentro&#8221; del progetto “partito degli onesti” sono, insomma, lì riuniti. </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il leader dell’Italia dei valori e il comico genovese prendono, a un certo punto, a confabulare nel backstage. Risate, battute, poi Grillo - ripreso da una telecamera amatoriale  - dice: “Solo che io pensavo che ci fossero 40mila persone”. Non ce sono più di mille. E si vede che è infastidito. Di Pietro ribatte con una frase incomprensibile. E Grillo di nuovo: “Bisogna trovare modi e mezzi di comunicazioni diversi per arrivare alla gente. <strong>Bisogna andare su altre cose, ad esempio la paura della spesa, dell’economia, ché sta per arrivare una botta pazzesca. Parlare anche un po’ di ambiente&#8230;</strong>”.</span></p>
<p class="p1" style="text-align: center;"><span class="s1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6932" title="schermata-07-2456140-alle-172526" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/08/schermata-07-2456140-alle-172526-300x207.png" alt="schermata-07-2456140-alle-172526" width="300" height="207" /> (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=7ND0fnmShtM&amp;feature=relmfu " target="_blank">link - Fuori onda alla manifestazione di Piazza Farnese</a>)</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Ah, ecco. Perché se non tira più la sete di giustizia o la storia dei magistrati coraggiosi, tanto vale cambiare argomento, no? </strong>Parole più da showman preoccupato di fare audience (o da politico consumato), che da Don Chisciotte che lotta contro gli eterni mulini a vento della malapolitica, della malagiustizia, della malainformazione. Ma poco importa. Quelle chiacchiere in libertà rimangono confinate nel backstage. E il pubblico, quando Grillo e gli altri salgono uno dopo l’altro sul palco, va letteralmente in visibilio.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Era, quell’inizio del 2009, il periodo degli alti principi da condividere; delle battaglie da combattere assieme; dei paladini uniti nella lotta per far trionfare verità e giustizia.</strong> O se preferite: del volemose bene. E - come in quella manifestazione in Piazza Farnese a Roma - tutti dispensavano complimenti a tutti. Sul blog di Grillo, Di Pietro era soprannominato affettuosamente <strong>“kryptonite”</strong>, per essere rimasto l’unico a fare vera opposizione al governo del principe del male Berlusconi (<a href="http://www.beppegrillo.it/2009/01/la_politica_e_m.html" target="_blank">link</a>). E sempre Grillo fece di tutto e di più per portare voti a De Magistris e Alfano che - parola del comico genovese - erano “<strong>persone oneste</strong>”, “<strong>di cui andare orgogliosi</strong>” e che “ci faranno sentire più europei e, per una volta, non ci faranno vergognare di essere italiani” (<a href="http://www.beppegrillo.it/2009/05/leuropa_e_lontana_piu_lontana_della_luna.html" target="_blank">link</a>). De Magistris a sua volta non perdeva occasione per dire frasi del tipo: “Beppe Grillo del quale<strong> mi onoro di essere amico&#8230;</strong>”. E cose così. Tutto uno sbaciucchiamento generale, in breve.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6971" title="schermata-08-2456141-alle-202333" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/08/schermata-08-2456141-alle-202333-300x181.png" alt="schermata-08-2456141-alle-202333" width="300" height="181" /><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Ma le cose, quelle cose, sarebbero completamente cambiate nel giro di un anno e mezzo.<span id="more-6929"></span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Nell’autunno del 2010, l’Italia dei valori era alle prese con una questione di quelle spinose: gli imbarazzanti salti della quaglia dei vari Porfidia, Razzi e Scilipoti. E quella era davvero  una bella grana. <strong>Ma in quei mesi Di Pietro prese anche un’altra decisione difficile: decise di troncare il suo rapporto con Gianroberto Casaleggio e la Casaleggio Associati, la società che curava contemporaneamente la comunicazione web dell’Iddivì e il blog di Grillo (<a href="http://www.iltribuno.com/articoli/201009/addio-alla-casaleggio-di-pietro-interrompe-i-rap.php" target="_blank">link</a>).</strong> E sempre in quei mesi: Grillo e Casaleggio cominciaro a premere l’acceleratore per sviluppare il loro progetto di un MoVimento a 5 stelle. Il divorzio si consumò in maniera silenziosa. Ma da quel momento i rapporti tra il comico genovese, Di Pietro e le altre &#8220;persone belle dentro&#8221; del “partito degli onesti” sarebbero cambiati in modo radicale.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6936" title="schermata-08-2456141-alle-194226" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/08/schermata-08-2456141-alle-194226-300x134.png" alt="schermata-08-2456141-alle-194226" width="300" height="134" /><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E’ così che - un po’ a sopresa, nel settembre del 2010 - Massimo Donadi, il capogruppo dell’Iddivì alla Camera, attaccò frontalmente Grillo. <strong>E, sul suo sito, definì le nascenti liste civiche del MoVimento a 5 stelle la “polizza a vita di Berlusconi”</strong>, perché sottraendo voti al centrosinistra, avrebbero avvantaggiato l’odiato Cavaliere di Arcore, l’aspirante dittatore.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Grillo - a sua volta - cominciò, attraverso il suo blog, a punzecchiare e criticare i due europarlamentari di punta dell’Italia dei valori: i prodi De Magistris e Sonia Alfano.</strong> Come mai? Mistero fitto, per lo meno in apparenza. Sonia Alfano - con una lunga lettera aperta <a href="http://www.soniaalfano.it/2010/06/21/lettera-aperta-a-beppe-grillo/" target="_blank">(link)</a> - provò a chiedere una qualche spiegazione. Ma senza successo. Il comico genovese - o chi per lui - rispose con uno sprezzante silenzio.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Gli elettori e i fan di Grillo, Di Pietro&amp;co rimasero disorientati. Sul blog di Sonia Alfano, un lettore commentò lapidario: “Io non c’ho capito niente, ma così sbagliamo perché siamo quattro gatti e litighiamo pure fra noi”.</strong> E quello era il sentire di tanti altri. Del resto: c’era o non c’era un “paese da salvare”, un aspirante dittatore da fermare, e un “partito degli onesti” da votare con tante “persone belle dentro”? Perché dividersi, dunque? Un ragionamento che aveva una sua logica. Ma altra era la logica che evidentemente muoveva i giocatori di questa partita. E infatti la tensione continuò a crescere. E gli scontri si fecero via via più cruenti. Fino alla rottura definitiva.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6937" title="schermata-08-2456141-alle-195128" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/08/schermata-08-2456141-alle-195128-300x213.png" alt="schermata-08-2456141-alle-195128" width="300" height="213" /><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Trascorsi alcuni mesi, nella primavera del 2011, De Magistris decise di mollare il Parlamento europeo e di candidarsi a sindaco di Napoli. E furono fuochi artificiali.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Il blog del comico genovese pubblicò un post al vetriolo per scomunicare l’ex pm di Catanzaro, che si trasformò - per Grillo e i suoi - da persona per bene a persona assai per male (<a href="http://www.beppegrillo.it/2011/03/comprereste_un.html" target="_blank">link</a>). </strong>Titolo: “Comprereste un voto usato da quest’uomo”. Succo: De Magistris ci ha tradito, perché si era impegnato a fare certe cose al Parlamento europeo e invece ora si candida a primo cittadino della sua città.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">In realtà a leggerlo bene quel post così feroce, si diceva anche altro. Scriveva infatti Grillo:</span></p>
<p class="p2">
<blockquote>
<p class="p3"><span class="s1"><em>Quando <strong>sbaglio</strong> lo faccio in buona fede, ma subito dopo mi incazzo con me stesso. Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri, uno dei più imbarazzanti è stato <strong>Luigi de Magistris</strong>, eurodeputato grazie (anche) ai voti del blog come indipendente che<strong> <span style="text-decoration: underline;">subito dopo si è iscritto per coerenza a un partito</span></strong>.</em></span><span class="s2"> </span></p>
</blockquote>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Insomma: sì, va bene l&#8217;incoerenza e le promesse mancate. Ma tutta quella vicenda - con gli stracci e gli insulti che volavano - si poteva leggere anche in un altro modo: De Magistris e Sonia Alfano erano stati eletti in Europa con l’Italia dei valori, ma grazie anche ai voti dei fan del comico genovese. <strong>Dunque: con chi volevano stare: con Di Pietro o con Grillo e il nascente MoVimento a 5 stelle?</strong> De Magistris aveva scelto l’Italia dei valori e la poltrona di sindaco a Napoli. E che mal gliene incogliesse. Anzi, per usare l’espressione più cara al comico di Genova: e allora, che andasse un po&#8217; affanculo. L’ex pm di Catanzaro che un tempo si “onorava” dell’amicizia del comico genovese decise, a sua volta, di non onorarsi più. E rispose per le rime (<a href="http://www.corriere.it/politica/11_marzo_15/grillo-demagistris-litigano_42f7aad4-4ed9-11e0-9fbe-81b04f5e425c.shtml" target="_blank">link</a>):</span></p>
<p class="p2">
<blockquote>
<p class="p4"><span class="s1"><em>È evidente a tutti che l&#8217;attività di Grillo è in qualche modo guidata da ben <span style="text-decoration: underline;"><strong>noti gruppi imprenditoriali e della comunicazione</strong> </span>che lavorano con lui. Evidentemente <span style="text-decoration: underline;">vuole mantenere il suo marchio, ma non gli importa nulla che la politica funzioni</span>. Anzi, se la politica funziona Grillo non ha più ragione di esistere (&#8230;)  Invito Grillo a stare più tra il popolo e un po&#8217; meno in pantofole nelle sue abitazioni di lusso che ho avuto l&#8217;onore di frequentare e che ben conosco</em></span></p>
</blockquote>
<p class="p5">
<p class="p4"><span class="s1"><strong>Tradotto: forse che De Magistrsi intendesse dire che a Grillo, sedicente alfiere dei poveri italiani oppressi, interessavano solo i quattrini e il suo buisness (anzi: buisnéss, come si dice a Napoli)?</strong> Ohibò, parrebbe proprio che questo intendesse De Magistris. E non suonava - e non suona - affatto bene.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Rimaneva Sonia Alfano. Che - senza stare a pensarci due volte - decise pure lei di schierarsi con l’Iddivì e con l’ex pm di Catanzaro. E per proclamarlo urbi et orbi rilasciò un’intervista a SkyTg24, in cui paragonava sempre lui, Grillo, al satana dell’Italia dei valori, insomma a Silvio Berlusconi.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6968" title="schermata-08-2456141-alle-195357" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/08/schermata-08-2456141-alle-195357-300x267.png" alt="schermata-08-2456141-alle-195357" width="300" height="267" /><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E così Di Pietro si tenne quel che restava del suo trio d’attacco. E per di più guadagnò la poltrona di sindaco di Napoli, che andò - appunto nella primavera del 2011 - a De Magistris, e quindi, all’Iddivì.<strong> Ma quella vittoria fu la classica vittoria di Pirro.</strong><strong><em> (4 - continua)</em></strong></span></p>
<p class="p2">
<p class="p2">
<p class="p2">
<p class="p2">
<p class="p2">
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		<title>Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/3</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Aug 2012 08:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Si diceva: il governo dell’odiato Cavaliere - odiato, s’intende, da Di Pietro&#38;co - pareva finalmente sul punto di cadere. Gianfranco Fini e i suoi minacciavano un giorno sì e l’altro pure di uscire dalla maggioranza. E  un giorno lo fecero veramente: era il novembre del 2010 (link). 

Berlusconi e i suoi si misero alla disperata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Si diceva: il governo dell’odiato Cavaliere - odiato, s’intende, da Di Pietro&amp;co - pareva finalmente sul punto di cadere. </strong>Gianfranco Fini e i suoi minacciavano un giorno sì e l’altro pure di uscire dalla maggioranza. E  un giorno lo fecero veramente: era il novembre del 2010 (<a href="http://www.corriere.it/politica/10_novembre_15/finiani-crisi-dimissioni-bocchino-sinistra_c8255902-f094-11df-9e3d-00144f02aabc.shtml" target="_blank">link</a>). </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Berlusconi e i suoi si misero alla disperata ricerca di parlamentari disposti a sostenere il governo. Una caccia all’onorevole condotta con mezzi leciti e fors’anche meno che leciti. Ma un coraggioso deputato dell’Iddivì, il &#8220;partito degli onesti&#8221; e delle persone &#8220;belle dentro&#8221;, non esitò a denunciare le trame dei malefici berluscones. <strong>Si chiamava Antonio Razzi.</strong></span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Abruzzese emigrato in Svizzera, ex operaio, Razzi era ed è un uomo semplice. </strong>E, con grande semplicità, rivelò in una intervista di aver ricevuto una vera e propria offerta in cambio del suo voto: “Si è parlato di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel Governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura” (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=wW8KeiFvV7U&amp;feature=player_embedded#!" target="_blank">qui il link</a>). Ah, però. E lui che aveva risposto a queste proposte, per così dire, indecenti? &#8220;Ah io gli ho detto che sono stato eletto nell&#8217;Iddivì e tale voglio rimanere fino alla morte. Anche perché è una questione di rispetto per coloro che mi hanno votato. Io ho ricevuto 3.500 preferenze - sottolineò Razzi con una certa fermezza e calcando ogni parola - e chi glielo va a dire a queste 3.500 persone che sono stato comprato dal partito di Tizio o di Caio?&#8221;.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6914" title="schermata-07-2456140-alle-123355" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/07/schermata-07-2456140-alle-123355-300x229.png" alt="schermata-07-2456140-alle-123355" width="300" height="229" /></span></p>
<p class="p1" style="text-align: center;"><span class="s1">(<a href="http://www.youtube.com/watch?v=wW8KeiFvV7U&amp;feature=player_embedded#!" target="_blank">link - l&#8217;intervista in cui Razzi denuncia le avances dei berluscones</a>)</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Così disse Razzi. E con altrettanta semplicità, proprio lui, Razzi -  con uno spettacolare triplo salto mortale carpiato - passò dall’Italia dei valori alla maggioranza di Berlusconi. </strong>Dimostrando, però, di essere non solo un uomo tutto di un pezzo, ma anche - verrebbe anzi da dire: soprattutto - sincero. Non aveva forse detto che gli era stato offerto anche un posto nel governo? Ebbene: dopo essere passato all’altra sponda, divenne consigliere personale del ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano (<a href="http://caporale.blogautore.repubblica.it/2011/05/04/saverio-romano-il-ministro-dei-consigli/" target="_blank">link</a>). Dice: ma poi chi glielo è andato a dire ai 3.500 elettori del partito degli antiberlusconiani duri e puri che Razzi aveva fatto il salto della quaglia? Ma Razzi, ovviamente. Con una bella conferenza stampa (<a href="http://www.corriere.it/politica/speciali/2010/la-fiducia/notizie/trocino_rissa_transfughi_04f23c1c-0443-11e0-b06d-00144f02aabc.shtml" target="_blank">link</a>). Facile, no?</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Razzi, però, non fu l’unico a tradire la causa del partito degli onesti e degli antiberlusconiani. </strong>Altro illuminato sulla via di Arcore, fu il medico siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto (e, ovvio, deputato Iddivì), <strong>Domenico Scilipoti</strong>.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><span id="more-6887"></span><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Prima di diventare un insulto - “Sei uno Scilipoti!”, “Non fare lo Scilipoti!” - Scilipoti non era stato un semplice parlamentare in quota Italia dei valori.</strong> No, no.  Come spiegò lo stesso Di Pietro al Corriere della Sera” (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/15/Pietro_mea_culpa_Sento_responsabilita_co_8_101215008.shtml" target="_blank">link</a>): era stato una autentico “kamikaze antiberlusconiano”, che negli anni aveva ricoperto incarichi su incarichi per il partito (segretario provinciale a Messina, tra il 2002  e il 2006; e vicesegretario regionale in Sicilia, tra il 2004 e il 2006).</span></p>
<p class="p1" style="text-align: center;"><span class="s1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6917" title="schermata-07-2456140-alle-123750" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/07/schermata-07-2456140-alle-123750-300x231.png" alt="schermata-07-2456140-alle-123750" width="300" height="231" />(<a href="http://www.youtube.com/watch?v=iivZutqTiQk" target="_blank">link - il kamikaze antiberlusconiano Domenico Scilipoti, con a fianco Berlusconi, elogia Berlusconi: &#8220;E&#8217; una persona per bene. E tutti gli italiani lo dovrebbero ringraziare&#8221;</a>)</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E poi? E poi - all’improvviso, diciamo - dopo l’illuminazione sulla via di Arcore, nacque un nuovo Scilipoti. </strong>Quello che parlava di sè in terza persona durante una imbarazzante intervista alla trasmissione radio “Un giorno da pecora” (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=F_b_x3-HTDs" target="_blank">link</a>). Quello che pagava un gruppetto di immigrati per manifestare, con tanto di striscioni ad hoc, in suo favore (<a href="http://tv.repubblica.it/edizione/roma/immigrati-manifestano-per-scilipoti-ex-idv-questo-e-un-lavoro-ci-ha-pagato-lui/58242?video" target="_blank">link</a>). Quello che scriveva  un libro (titolo: “Scilipoti, il re dei peones”) e lo presentava, da bravo “kamikaze antiberlusconiano”, con Berlusconi al fianco (<a href="http://www.youtube.com/watch?v=iivZutqTiQk" target="_blank">link</a>). Quello, infine, che con l’ex berlusconiano Alfonso Luigi Marra avrebbe pure fondato il Partito di azione per lo sviluppo (PAS) contro lo strapotere delle banche, il mondialismo e il signoraggio bancario (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/politica-in-mutande/173447/" target="_blank">link</a>). Ma soprattutto con una testimonial di eccezione: la ex soubrette Sara Tommasi che, alla conferenza stampa di presentazione del PAS - a novembre 2011, a Roma - pensò bene di spogliarsi e mostrare il lato “B” (e pure il lato “A”) a giornalisti e fotografi attoniti.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Le defezioni di Razzi e Scilipoti furono la chiave di volta che permise al Cavaliere di rimanere ancora una volta in sella.</strong> E per Di Pietro fu un colpo durissimo: “Non posso nascondermi dietro un dito, sento in me la responsabilità politica di due onorevoli che hanno tradito il partito”, disse in una intervista al Corriere della Sera (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/dicembre/15/Pietro_mea_culpa_Sento_responsabilita_co_8_101215008.shtml" target="_blank">link</a>). <strong>Anche se la colpa, spiegò, mica era tutta sua.</strong> La colpa, va da sè, era soprattutto del principe del male Berlusconi: </span><span class="s2">“Sono stati eletti con i voti dell&#8217; Idv e per oltre dieci anni sono stati più antiberlusconiani di me. Il problema è cosa gli hanno fatto, alle menti e al portafoglio. Ho denunciato il presidente del Consiglio come il mandante piduista che ha organizzato la compravendita, un vero attentato alla Costituzione”, spiegò affranto l’ex pm di Mani Pulite sempre al Corriere.</span></p>
<p class="p3">
<p class="p4"><span class="s1"><strong>Il mandante piduista. E vabbè. </strong>Ma non era stato l’ex pm di Mani Pulite ora leader dell’Italia dei valori ad aver scelto due voltagabanna del genere per il suo “partito degli onesti”? E davvero non c’era nulla che potesse far presagire una simile schizzofrenia politica? Nulla che potesse far pensare che Razzi e Scilipoti più che ad alti ideali erano attaccati alle loro ambizioni, ai soldi o al sogno di poltrone? Per alcuni quotidiani, soprattutto di sinistra, qualcosa, in realtà, c’era. Il Fatto (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/09/sette-case-pignorate-e-troppi-debiti-storia-di-scilipoti-il-dipietrista-che-tratta-con-b/81092/" target="_blank">link</a>) scoprì, per esempio, che Scilipoti aveva una discreta montagnola di debiti da pagare (circa 200mila euro) e che questa questione dei debiti gli aveva anche provocato non poche noie giudiziarie (per cui, tra l’altro, Scilipoti è stato condannato in via definitiva nel 2011). </span></p>
<p class="p2">
<p class="p5"><span class="s1">Ma al di là dei dubbi, rimaneva la figuraccia. <strong>Figuraccia che spinse quel che rimaneva della punta di diamante del partito dalle mani pulite a prendere carta e penna.</strong> Sonia Alfano e Lugi De Magistris scrissero una lunga lettera aperta indirizzata al loro leader Di Pietro. Per dire, con parole durissime che (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/24/la-questione-morale-idv-spopola-in-rete-di-pietro-chi-critica-vuole-prendere-il-mio-posto/83648/" target="_blank">link</a>)</span></p>
<blockquote>
<p class="p5"><span class="s1"><em><strong>nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante “questione morale”</strong>, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati.</em></span></p>
<p class="p5"><span class="s1"><em>Le ultime vergogne, come altrimenti chiamare<strong> il caso Razzi/Scilipoti</strong>, due individui che si sono venduti, quantomeno moralmente, in virtù di altri interessi rispetto alla politica e al bene pubblico, sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. <strong>E come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia</strong>, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di “fatti privati”? (&#8230;)</em></span></p>
<p class="p5"><span class="s1"><em>Per questo oggi, con questo documento condiviso, rilanciamo la necessità di una brusca virata, e chiediamo al presidente Di Pietro di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà in chi, un cambiamento, non lo vuole.<strong> In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero. </strong>Gente, questa, che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe.</em></span></p>
</blockquote>
<p class="p5"><span class="s1">Una “questione morale” nel partito degli onesti. Porfidia, Razzi e Scilipoti solo “la punta di un iceberg”. Accuse pesantissime che dipingevano un’Italia dei valori tutta diversa da quella raccontata da Di Pietro ai suoi elettori. </span></p>
<p class="p5"><span class="s1">L’eterno leader Idv rispose a muro duro (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/24/la-questione-morale-idv-spopola-in-rete-di-pietro-chi-critica-vuole-prendere-il-mio-posto/83648/" target="_blank">link</a>) a chi, secondo lui, stava solo cercando di detronizzarlo e di fregargli il posto da segretario:</span></p>
<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1"><em>Alcune persone ci hanno lasciato, altre persone si sono dimostrate non all’altezza, a volte non all’altezza morale, della situazione, e noi le abbiamo anche espulse. Però, insisto, non è che chi critica ha sempre ragione. <strong>A volte chi critica è interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato</strong></em></span></p>
</blockquote>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E fu così che anche il rapporto tra quel che rimaneva dei quattro paladini che avevano fatto sognare milioni di elettori a sinistra prese, sinistramente, a scricchiolare. <em>(3 - continua)</em></span></p>
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		<title>Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/2</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jul 2012 17:11:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Vulpio era stato, per anni, in forza al Corriere della Sera. E da cronista giudiziario, aveva seguito e raccontato le inchieste “Why not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane”, ossia le principali indagini condotte dell’allora pubblico ministero di Catanzaro, Luigi de Magistris. Questo fino alla fine del 2008. Poi il suo giornale - o meglio il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Vulpio era stato, per anni, in forza al Corriere della Sera. </strong>E da cronista giudiziario, aveva seguito e raccontato le inchieste “Why not”, “Poseidone” e “Toghe Lucane”, ossia le principali indagini condotte dell’allora pubblico ministero di Catanzaro, Luigi de Magistris. Questo fino alla fine del 2008. Poi il suo giornale - o meglio il suo direttore di allora, Paolo Mieli - decise, per così dire, di “revocargli” l’incarico. Di De Magistris e delle sue inchieste tanto controverse quanto scottanti su malapolitica e malagiustizia, Vulpio non avrebbe dovuto scrivere più una riga.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Il giornalista del Corriere avrebbe potuto tacere e incassare. Ma non lo fece.</strong> Attraverso il suo blog, denunciò quello che gli era successo (<a href="http://carlovulpio.wordpress.com/2008/12/10/via-di-qui-cattivi-magistrati-e-cattivi-giornalisti/" target="_blank">link</a>). E le sue parole scatenarono una vera e propria ondata di indignazione in rete (tanto che ne parlammo anche noi, in un vecchio post - <a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=1031" target="_blank">link</a>). Ma soprattutto: la sua vicenda guadagnò ampio spazio sulle pagine del blog del solito Grillo (<a href="http://www.beppegrillo.it/2008/12/carlo_vulpio_e.html" target="_blank">link</a>). Benedetto dal comico genovese, Vulpio diventò - per molti fan di Grillo e non solo - un vero e proprio alfiere dell’informazione libera. E in breve, il giornalista che raccontando l’inchiesta Why not aveva contribuito a far diventare famoso De Magistris divenne a sua volta una celebrità, per lo meno sul web.</span></p>
<p class="p1" style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6895" title="schermata-07-2456139-alle-183943" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/07/schermata-07-2456139-alle-183943-300x248.png" alt="schermata-07-2456139-alle-183943" width="300" height="248" />(<a href="http://www.youtube.com/watch?v=FHqGpjZyWi0&amp;feature=related" target="_blank">link-  Il video è stato realizzato da Daniele Martinelli, blogger &#8220;libero&#8221; e, per un certo periodo, collaboratore del blog di Grillo e del sito dell&#8217;Italia dei Valori</a>)</p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Di lì all’Iddivì, il passo fu relativamente breve. </strong>Dopo nemmeno sei mesi dallo scontro con i vertici del suo giornale, Vulpio era già - assieme a Di Pietro e al resto del trio d’attacco - al circolo della stampa di Corso Venezia a Milano per presentare la sua candidatura alle elezioni europee (<a href="http://milano.blogosfere.it/2009/05/antonio-di-pietro-presenta-i-suoi-candidati-alle-europee-2009-i-nostri-video-luigi-de-magistris-soni.html" target="_blank">link</a>). Ma la sua campagna elettorale prese quasi subito una strana piega.<span id="more-6880"></span><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Come spiegò lo stesso Vulpio ai “Bamboccioni” (cioè, insomma a me -<a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=3318" target="_blank"> link</a>): la macchina elettorale dell’Italia dei valori avrebbe cominciato, ad un certo punto, a boicottarlo. </strong>E lo stesso avrebbe fatto il blog di Grillo. In breve: secondo Vulpio: Grillo, Di Pietro&amp;co non lo sostennero, anzi lo penalizzarono. Ne seguì una lunga querelle tra lui e il partito che l’aveva candidato. Vulpio sosteneva che il suo comportamento troppo “libero” era stato maldigerito da certi personaggi poco cristallini dell’Iddivì e che questo gli era costato l’elezione (e i lettori si tengano, per ora, la curiosità su cosa il giornalista intendesse dire; lo spiegheremo tra poco). Di Pietro restò sul vagò e gli promise un qualche incarico.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Sta di fatto che Vulpio non venne eletto e fu il primo dei quattro amici-paladini ad andarsene sbattendo la porta.</strong> Per fare che? Inizialmente per tornare sui suoi passi, ossia al Corriere (dove venne dirottato alle pagine della cultura). Poi - con una bella piroetta - andò a lavorare alla corte del berlusconiano Vittorio Sgarbi (è stato uno degli autori del flop tivù “E adesso ci tocca anche Sgarbi”, durato una sola puntata). E da ultimo, sempre lui, Vulpio ha pure firmato un libro intervista a Mario Masi, ex direttore generale della Rai sempre in quota Cavaliere. Come dire: da un estremo all’altro, ma sempre, s’intende, nel nome dell’informazione libera. Libera, evidentemente, anche di fare tanti bei salti della quaglia.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Ma, appunto: cosa intendeva Vulpio quando parlava di “comportamento troppo libero”?</strong> Proprio in quella sfortunata campagna elettorale, il giornalista del Corriere aveva rilasciato una intervista al berlusconiano “il Giornale” il cui titolo era tutto un programma: “Io epurato dal Corriere combatto i banditi dell’Iddivì” (<a href="http://www.ilgiornale.it/news/io-epurato-corriere-combatto-i-banditi-dell-idv.html" target="_blank">link)</a>.<strong> Per dire che? Per dire che l’Italia dei valori non era un partito diverso, era anzi proprio come gli altri. </strong>Con parecchie mele marce e vecchi arnesi della politica di cui sarebbe stato meglio sbarazzarsi al più presto. Ma davvero, davvero? Eccome. Anzi Vulpio fu anche più tranchant: “In certe zone del Sud siamo messi come gli altri. Se ci sono dei banditi dell’Idv, e ci sono, è meglio che si tolgano dai coglioni&#8230;”, disse piatto piatto. Spiegando pure che ‘sti banditi, però, promettevano voti sicuri al partito; voti di cui, però, sarebbe stato meglio fare a meno.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6900" title="schermata-07-2456139-alle-184902" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/07/schermata-07-2456139-alle-184902-300x243.png" alt="schermata-07-2456139-alle-184902" width="300" height="243" /></span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Parole che forse gli costarono il posto al Parlamento europeo. Ma che, per certi versi, si rivelarono profetiche.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Un annetto dopo il governo dell’odiato Cavaliere - odiato, s’intende, da Di Pietro&amp;co - pareva finalmente sul punto di cadere. Gianfranco Fini e i suoi minacciavano un giorno sì e l’altro pure di uscire dalla maggioranza. E Berlusconi era alla disperata ricerca di parlamentari disposti a sostenerlo. </span><strong>A furia di bussare a tante porte, alla fine qualcuno rispose. Era l’ex dipietrista Americo Porfidia.</strong></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Era il 29 settembre 2010. E il Cavaliere, quanto mai in bilico, fu costretto ad andare alla Camera per chiedere la fiducia e dimostrare di avere un numero di parlamentari sufficiente a governare. </strong>Di Pietro, anch’egli presente in aula, gli rispose da par suo, paragonandolo - nientepopodimenoche - a Nerone che suonava l’arpa mentre Roma bruciava; e tirando a mano pure “la massoneria deviata”, così tanto per abbondare (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/settembre/30/giornata_co_8_100930014.shtml" target="_blank">link</a>). Un discorso magistrale che, però, non convinse tutti. Non convinse i finiani che votarono la fiducia e che avrebbero continuato a sostenere il governo del Cavaliere ancora per un po’ (precisamente ancora per due mesi, ossia fino al dicembre di quell’anno). Ma non convinse neppure Porfidia che da bravo parlamentare eletto per l’antiberlusconiana Italia dei valori votò la fiducia al governo di Berlusconi (e se non ci credete, <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/settembre/30/giornata_co_8_100930014.shtml" target="_blank">beccatevi pure &#8217;sto link</a>).</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Porfidia, dunque. E chi era costui?</strong> Medico e sindaco di Recale, 8.000 anime nel casertano, Porfidia - <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-12/porfidia-record-licenze-voti-085428.shtml?uuid=AYAARBZC" target="_blank">come spiegò un vecchio articolo uscito sulle pagine de Il Sole 24 ore (link) all&#8217;epoca del suo passaggio ai berluscones </a>- era un uomo politico di provata esperienza. Dopo anni di militanza nel CCD e nella CDU (insomma con gli ex democristiani di Casini, Buttiglione&amp;co), era passato fuggevolmente con l’UDEUR di Clemente Mastella. E da lì, come fosse la cosa più naturale del mondo, appunto all’Iddivì. Con l’ex pm di Mani Pulite e gli altri compagni del partito degli onesti, Porfidia, forse, sarebbe pure rimasto. Se non fosse stato per un piccolo inciampo: una indagine della Direzione distrettuale antimafia che lo coinvolgeva.</span></p>
<p class="p1"><img class="aligncenter size-medium wp-image-6907" title="schermata-07-2456139-alle-190811" src="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/wp-content/uploads/2012/07/schermata-07-2456139-alle-190811-300x192.png" alt="schermata-07-2456139-alle-190811" width="300" height="192" /></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>L’indagine era iniziata nel 2007, ma la questione esplose solo due annetti dopo, ossia nel 2009, quando ne parlò anche il Corriere della Sera (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2009/gennaio/04/Barbato_Porfidia_stava_con_Landolfi_co_9_090104010.shtml" target="_blank">link</a>). Porfidia per non imbarazzare il partito si autosospese dall’Italia dei valori e passò al gruppo misto. </strong>Ma era solo una questione formale. Il Sole 24 ore (<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-10-12/porfidia-record-licenze-voti-085428.shtml?uuid=AYAARBZC" target="_blank">link</a>) ricorda che Nello Formisano, coordinatore regionale per la Campania dell’Iddivì e quindi conterraneo e amico di Porfidia, amava ripetere: «Durante le dichiarazioni di voto, quando nel grande tabellone di Montecitorio si accende una luce nel gruppo misto, so che uno dei nostri vota come se stesse ancora nell&#8217;Idv». E sempre il Sole 24 ore ricorda pure che il sindaco di Recale avrebbe continuato fino all’ultimo a portare voti a Di Pietro&amp;co: <strong>delle 180mila preferenze incassate dall’Italia dei valori nelle elezioni regionali del 2010, ben 30mila sarebbero state merito di Porfidia.</strong></span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Porfidia, con quel voto alla Camera del 30 settembre 2010, fu il primo antiberlusconiano a convertirsi al berlusconismo. Ma non sarebbe rimasto a lungo l&#8217;unico apostata. Nè il suo fu il caso più clamoroso. <em>(2 - continua)</em></span></p>
<p class="p1"><em><span class="s1"><em>P.S. Le ultime notizie che ho riguardo Americo Porfidia sono che la Procura ha chiesto per lui il rinvio a giudizio con l&#8217;accusa di </em></span>tentativo di estorsione aggravato dal favoreggiamento di un clan camorristico. La richiesta di rinvio a giudizio risale al 21 aprile 2011 (<a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2011/20-aprile-2011/porfidia-procura-ora-chiede-giudizioe-accusato-estorsione-col-clan-belforte-190477042111.shtml" target="_blank">link</a>). Non sono stato in grado di verificare se nel frattempo sia stato assolto; o se, disgraziatamente per lui, sia stato condannato; o se il giudizio sia ancora pendente. Se qualcuno ne sa più di me, lo prego di scriverlo nei commenti. Sarò lieto di aggiornare il post.</em></p>
<p class="p2">
<p class="p2">
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		<title>Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/1</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jul 2012 11:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Erano quattro amici. E giuravano di voler cambiare l’Italia. C’era Luigi De Magistris, magistrato famoso per l’inchiesta Why Not. C’era Carlo Vulpio, il giornalista che le inchieste di De Magistris le aveva raccontate sulle colonne del Corriere della Sera. E c’era Sonia Alfano, che aveva fondato l’Associazione nazionale vittime della mafia. E poi c’era lui, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Erano quattro amici. E giuravano di voler cambiare l’Italia. </strong>C’era <strong>Luigi De Magistris</strong>, magistrato famoso per l’inchiesta Why Not. C’era <strong>Carlo Vulpio</strong>, il giornalista che le inchieste di De Magistris le aveva raccontate sulle colonne del Corriere della Sera. E c’era <strong>Sonia Alfano</strong>, che aveva fondato l’Associazione nazionale vittime della mafia. E poi c’era lui,<strong> Antonio Di Pietro</strong>, l’ex pubblico ministero dell’indimenticabile stagione di Mani Pulite. Di Pietro, fondatore e leader dell’Italia dei Valori, era un po’ il direttore d’orchestra: voleva fare di quel terzetto una sorta di trio d’attacco, di punta di diamante del suo partito. Un partito che doveva avere un’unica stella polare: l’onestà. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Erano quattro amici, giuravano di voler cambiare l’Italia e lottare a tutto campo. Contro la malapolitica, la malagiustizia e la malainformazione. Contro il “sistema”.</strong> Pareva una bella favola. E’ mancato il lieto fine. Da ultima Sonia Alfano, una manciata di settimane fa, ha commentato asciutta il suo allontanamento dall’Iddivì: “</span><span class="s2">Ho appreso dalla stampa di essere stata cacciata dall’Italia dei Valori. Ne prendo atto” (<a href="http://www.soniaalfano.it/2012/05/24/vi-racconto-la-storia-del-mio-allontanamento-da-italia-dei-valori/" target="_blank">link</a>). Ma prima di lei avevano abbandonato la nave di Di Pietro anche Vulpio e De Magistris. E così di quei quattro amici e di quella bella favoletta - a tre anni di distanza - non  è rimasto altro che cocci.</span></p>
<p class="p3">
<p class="p4"><span class="s1"><strong>E chissà se anche i tanti elettori che si erano lasciati sedurre da quel sogno si ricordano come è che è finita così. </strong>Com’è che si è passati dai quattro amici-paladini allo scambio di bordate e accuse. Dall’unione che fa la forza agli stracci che volano. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Ma mai come in questo caso, val la pena fare un passo indietro. E, appunto, ricordare come nacque quella bella favoletta.<span id="more-6844"></span><br />
</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Era il 2009, Silvio Berlusconi era ancora saldamente primo ministro, e di lì a poco - a giugno precisamente - gli italiani sarebbero tornati a votare per il Parlamento europeo. </strong>Di Pietro, per la sua campagna elettorale, aveva scelto una strategia molto aggressiva: per il leader dell’Italia dei valori, Berlusconi mica era un primo ministro e neppure un semplice avversario politico. Era un aspirante “dittatore” (negli anni lo avrebbe paragonato, dimostrando una certa fantasia, non solo ai classici Mussolini e Hitler, ma anche a Videla, Saddam Hussein, e chi più ne ha, più ne metta). In breve: il Cavaliere andava abbattuto ad ogni costo. Di lì a poco - a luglio sempre del 2009 - Di Pietro e il suo partito avrebbero perfino comprato una pagina dell’Herald Tribune per chiedere alla comunità internazionale di intervenire (<a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/iht-dipietro/1.html" target="_blank">link</a>). Per fare che? Per scongiurare il rischio che “la nostra democrazia in Italia&#8221; venisse &#8220;trasformata in una dittatura di fatto” (parole testuali, queste tra virgolette, dell’appello di Di Pietro).</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Ah.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Addirittura? Addirittura.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>In attesa di abbatterlo, Di Pietro, comunque, si preoccupava di battere il Cavaliere alle elezioni. O comunque di ottenere un buon risultato per il suo partito. E così aveva deciso di candidare per il Parlamento europeo questo trio d’attacco: De Magistris, Vulpio e Sonia Alfano. </strong>Un trio che il leader dell’Italia dei valori non esitava a definire “italiani di valore di cui essere orgogliosi” (<a href="http://www.antoniodipietro.it/2009/03/sonia-alfano-in-europa " target="_blank">link</a>). O anche “persone belle dentro” (<a href="http://www.antoniodipietro.it/2009/04/in-europa-persone-belle-dentro" target="_blank">altro link</a>). E via sviolinando e cercando, va da sé, di convincere gli italiani che loro erano i candidati giusti da votare e che il suo partito mica era come tutti gli altri. Era speciale. Era il partito degli onesti in un Paese di corrotti. Un mantra che Di Pietro e i suoi avrebbero ripetuto all’infinito. Urbi et orbi. Sfruttando a dovere anche i cosiddetti nuovi media.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E infatti. Per moltiplicare i voti, oltre ai toni aggressivi, l’ex pm di Mani Pulite aveva puntato molto sulla rete, ossia internet. E si era affidato all’allora poco conosciuto Gianroberto Casaleggio.</strong> Ex dipendente Telecom, esperto di marketing on line, Casaleggio era il fondatore della società web Casaleggio Associati che gestiva (e ancora gestisce) anche il blog più famoso d’Italia, quello di Beppe Grillo. Secondo un articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2008/giugno/30/Parenti_blogger_anti_Casta_armata_co_9_080630037.shtml" target="_blank">link</a>), l’Italia dei valori, già nel 2008, spendeva per comunicare sul web ben 800mila euro all’anno. E buona parte di quei soldi finivano, appunto, nelle tasche del mago del web Casaleggio. Soldi che non avrebbero tardato a dare i loro frutti.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Fondata nel 2000, l’Italia dei valori-Lista Di Pietro non era mai andata oltre un magro 4% dei voti. </strong>E negli anni trascorsi lontano dalla Procura di Milano l’immagine del suo leader aveva finito per appannarsi non poco. Anche per colpa di una famiglia, i Di Pietro, fin troppo unita. Dentro e fuori il partito. E sì, perché, i Di Pietro, nell’Iddivì, son sempre abbondati. Cosa che il quotidiano di centrodestra “Il Giornale” - in un articolo pubblicato proprio a ridosso di quelle elezioni del 2009 (<a href="http://www.ilgiornale.it/news/cos-pietro-sistema-mogli-e-i-parenti-nel-partito-famiglia.html" target="_blank">link</a>) - non mancò di ricordare.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E che ricordò, in particolare? Per cominciare: che Di Pietro si era sposato due volte.</strong> E quindi: <strong>Isabella Ferrara</strong> - moglie numero uno - era, all’epoca, tesoriera regionale del partito in Lombardia. Mentre <strong>Susanna Mazzoleni in Di Pietro</strong> - la moglie numero due - era uno dei tre soci unici della fondazione Italia dei valori; fondazione che gestiva la cassa del partito e di cui il marito, Di Pietro Antonio era ovviamente il presidente. Finito? Ma neanche per idea. Perché <strong>Gabriele Cimadoro </strong>- marito di Barbara Mazzoleni, sorella di Susanna, moglie numero due di Di Pietro -  era ed è deputato per l’Italia dei valori. Mentre <strong>Cristiano Di Pietro</strong> era - al tempo delle ultime europee - consigliere comunale a Montenero di Bisaccia, in Molise e consigliere provinciale a Campobasso.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> Di Pietro Cristiano - figlio di Di Pietro Antonio e della prima moglie, la tesoriera in Lombardia - nella sua pur breve carriera politica era, per altro, già balzato all’onore delle cronache in ben due occasioni. Prima occasione:  quando da consigliere provinciale chiese e ottenne di incontrare il ministro dei Lavori pubblici per convincerlo a bloccare la costruzione di un parco eolico; solo che il ministro, al tempo, era suo padre Antonio e l’incontro suscitò ironia e sdegno (anno di grazia 2007, <a href="http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/stampa.asp?ID_blog=41&amp;ID_articolo=250" target="_blank">qui il link a un memorabile corsivo</a> firmato dal vicedirettore de La Stampa, Massimo Gramellini). Seconda occasione: quando venne intercettato mentre cercava di raccomandare professionisti amici al provveditore regionale (per Campania e Molise) alle opere pubbliche (<a href="http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200812articoli/39450girata.asp" target="_blank">anno 2008; link</a>). Un cursus honorum non proprio folgorante, diciamo.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Ma di questa strana “famiglia politica allargata” e del fatto che Di Pietro, invero poco democraticamente, era da sempre l’unico leader del partito che portava il suo nome; si diceva: tutte queste cose, in quella campagna elettorale, non ebbero il minimo peso. </strong>Del resto: c’era o non c’era un Paese da salvare, un aspirante dittatore da fermare e tante “persone belle dentro” da votare nel “partito degli onesti”?</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Tanto più che tre anni fa, nonostante il fatto che i sintomi di un imminente dissesto ci fossero tutti, la crisi dell&#8217;Italia e dell&#8217;eurozona nell&#8217;orizzonte mentale degli italiani nemmeno esisteva. E ogni voto si risolveva nel classico derby tra destra e sinistra. In breve: si sarebbe dovuto discutere di Europa (e si fosse stati un minimo preveggenti, appunto anche di crisi dell&#8217;Unione europea), ma anche quelle elezioni europee furono il solito referendum pro o contro Berlusconi.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E così: l’Italia dei valori volò: prese l’8%. </strong>Merito, appunto, anche di Casaleggio che aveva reso assai popolare il blog di Antonio Di Pietro, evitando di pubblicare grigi comunicati stampa, e facendo invece parlare il leader Iddivì come un vero blogger; ossia in prima persona, con post e video. Come Beppe Grillo. E come il blog di Grillo, anche quello di Di Pietro aveva una parte dedicata alla “informazione libera”: giornalisti inviati dell’Italia dei valori con la loro telecamerina seguivano, per esempio, i processi all’aspirante dittatore Berlusconi. E come Beppe Grillo, appunto, anche Di Pietro avrebbe poi comprato una pagina dell’Herald Tribune. Il comico genovese lo aveva fatto per denunciare la presenza di condannati nel Parlamento italiano; Di Pietro per abbattere il governo del “dittatore” Berlusconi. Messaggi e persone diverse. Un’identica strategia di marketing.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E proprio Beppe Grillo fu, in quella campagna elettorale, una sponda fondamentale per Di Pietro e i suoi.</strong> Il trio d’attacco - De Magistris, Vulpio e Sonia Alfano - venne ospitato e pubblicamente elogiato sul blog del comico genovese. E tanto fu importante l’appoggio di Grillo e dei suoi grillini, che De Magistris e Alfano, una volta eletti al Parlamento europeo, non mancarono di ringraziare Beppe e gli amici del blog. “E’ stato un gioco di squadra straordinario. Questo è un progetto che mette le fondamenta di un modo nuovo di fare politica”, disse De Magistris in un video realizzato appositamente per il sito di Grillo </span>(<a href="http://www.youtube.com/watch?v=Ljkau_USrkc" target="_blank">link</a>). Lettori e fan di Grillo andarono in visibilio. E praticamente nessuno - nessuno - sollevò alcun dubbio su quel groviglio di interessi che correvano tra il comico fustigatore dei politici, il politico Di Pietro e quel Casaleggio che gestiva i siti e la comunicazione di entrambi.</p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Unico neo: Vulpio, no, non ringraziò. Anche perché non era stato eletto. <em>(1-continua)</em></span></p>
<p class="p2">
<p class="p2">
<p class="p2"><span class="s1"> </span></p>
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		<title>Dacci oggi la nostra balla quotidiana</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 14:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi dice: “C’è qualcosa che non torna. Lo sapevi che le riserve di oro della Banca d’Italia ammontano a 1.900 miliardi di euro, cioè praticamente valgono come il nostro intero debito pubblico? E allora, mi sembra chiaro: basterebbe venderne un po’ per aggiustare tutto. Ma nessuno lo dice! E non lo facciamo, e non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Mi dice: “C’è qualcosa che non torna. Lo sapevi che le riserve di oro della Banca d’Italia ammontano a 1.900 miliardi di euro, cioè praticamente valgono come il nostro intero debito pubblico? E allora, mi sembra chiaro: basterebbe venderne un po’ per aggiustare tutto. Ma nessuno lo dice! E non lo facciamo, e non si capisce perché!”. </strong>Usignùr, un altro “gomblotto”. Faccio uno sforzo, enorme, per non fare la faccia “ma-quante-cagate-che-mi-tocca-ascoltare”. E faticando non poco per mantenere un tono di voce neutro, domando: “Scusa&#8230; Ma questa dell’oro, tu, dove l’hai letta o sentita?”. Risposta: “Lascia perdere, ti dico che è così, e che c’è qualcosa che non torna. Secondo me c’è qualcosa dietro”. Ah, dico, e cosa? “Ecco - mi spiega con un’espressione tra il serio e il soddisfatto, di chi ha capito, mentre gli altri ancora no, e chissà se un giorno arriveranno a capirlo -, io credo che stiano esagerando questa crisi. Lo fanno per spezzare i sindacati&#8230;”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Taccio per alcuni secondi. Mi guarda e si vede che aspetta che dica qualcosa. Sospiro e  gli chiedo: “Se fosse così come dici, allora per quale ragione neppure i sindacati dicono che c’abbiamo tutto ‘sto benedetto oro?”. Rimane a bocca aperta, gli occhi spalancati, perplesso; un po’ come se lo avessi catapultato, d’improvviso, al centro di un labirinto. Ma poi ritrova il filo dei suoi pensieri, e mulinando la mano quasi a voler cacciare assieme all&#8217;aria i dubbi, mi ribatte secco: “Guarda, sei tu che non vuoi capire, non c’è niente da fare”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E a quel punto, ogni mio sforzo per controllarmi è vano. </strong>Sbotto: “Si potrebbe dire la stessa cosa di te. Non vuoi capire che se il nostro paese è in crisi, non è per colpa di una qualche trama oscura ordita da chissà chi. No, no, caro. E’ proprio colpa nostra. Perché, forse con troppa leggerezza, siamo entrati a far parte di un sistema, quello della moneta unica, che si è rivelato fallato. E perché abbiamo gestito la nostra spesa pubblica, perdonami il latinismo, ad cazzum. E non per anni, per decenni. Sempre pensando che - tanto, vero - quel benedetto debito che avevamo accumulato non era proprio nostro nostro. Era pubblico, ossia di tutti; ossia, alla fine della fiera, di nessuno. E non provare neanche a tirare a mano la solita filippica contro i politici. Perché diciamocela tutta: quando qualche ministro annunciava il concorsone per l’ennesima infornata di assunzioni più o meno inutili, chi era che faceva la ola, se non appunto i sindacati e i futuri assunti, ossia sempre noi, gli italiani? Quando le cose andavano bene, e la moneta girava, mica nessuno si lamentava della corruzione, dei concorsi truccati, delle ruberie varie, eh&#8230;”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E, lì, mi fermo. E penso: oddiomadonna, mi è scappato il pistolotto. Cala il gelo. La conversazione diventa un muto scambio di sguardi. E, come sempre più spesso ultimamente mi accade, mi pento di aver detto la mia.</strong> Avessi mantenuto la calma, avessi abbozzato, insomma, avessi ammesso che sì, magari, il benedetto “gomblotto” in una qualche forma c’era; e che dietro ci potevano essere tutti assieme appassionatamente le toghe rosse, la nuova P2, gli speculatori e i marziani, beh, tutto si risolveva facile. Provo, maldestro, a fare retromarcia: “Guarda, ma magari hai ragione tu, domani provo a controllare questa cosa dell’oro e poi ne riparliamo&#8230;”. Ma non c’è niente da fare. Si sente trattato da stupido e per lui - ex manager in pensione di una megamultinazionale - è inaccettabile. Quasi senza salutare, se ne va.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Questo - la conversazione e lo scazzo - andavano in scena ieri sera. Oggi - perché sì, sono un tipo piuttosto preciso e pedante - controllo per davvero. Leggo, cioè, la relazione di bilancio 2012 della Banca d’Italia (che alla faccia delle trame oscure è, in ossequio ai principi di trasparenza, disponibile sul sito della Banca d’Italia stessa; <a href="http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relann/rel11/rel11it/bilancio/rel11_22_relazione_bilancio.pdf" target="_blank">qui, il link</a>). Le nostre riserve d’oro - lo dico anche a beneficio di altri che avessero sentita e presa per buona la stessa bufala - ammontano a 95 e rotti miliardi di euro. Venti volte meno - 20 volte meno - dei 1.900 di cui sopra. Ergo: nessuno - a parte evidentemente qualche complottista davvero fulminato - dice che vendendo il nostro oro potremmo azzerare il nostro debito, per la semplice ragione che non si può dire. Perché non è vero.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Ma non è questo il punto di questo post. E, alla fine della fiera, non è neppure importante chi - complottista o cialtrone arruffapopolo che sia - abbia propalato questa autentica balla. </strong>Anche se una cosa verrebbe proprio da osservarla: spesso e volentieri, chi si oppone al sistema e dice di dire quello che gli altri non dicono è davvero la migliore opposizione possibile. La miglior opposizione, s’intende, in senso ironico. Nel senso, cioè, che chi il sistema lo dirige - chiamatela casta, élite, padroni del vapore, soliti noti o come vi pare - non potrebbe desiderare un’opposizione “migliore” di così. Per la semplice ragione, che, alle volte, ‘sti oppositori sono peggio: più incompetenti, più disonesti e più avidi di soldi e potere, grande o piccolo che sia. Quindi non hanno nessuno chance di scalzare chi, per così dire, &#8220;comanda&#8221;.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>In ogni modo. Il punto, pensavo ieri tra me e me, è un altro. E’ che è impressionante come tanti, troppi italiani si ostinino a non volere guardare in faccia la realtà. E credano, caparbiamente, solo a quello a cui vogliono credere.</strong> E così ti spieghi come il Cavaliere di Arcore, da primo ministro, abbia potuto per anni - fino a quando il Belpaese è arrivato a un passo dal default - negare l’esistenza di una crisi economica paragonabile solo a quella del 1929, dandola a bere a tanti suoi sostenitori. Mentre i suoi oppositori, compresi quelli che dicevano di dire quello che gli altri tacevano, gli rinfacciavano le pupe e le bagatelle giudiziarie, dimenticando che magari c’erano altre priorità, anche se meno intriganti. E così ti spieghi, in generale, il successo, sul suolo italico, degli arruffapopoli più vari: imprenditori, comici e giustizieri; di destra, sinistra e centro; di ieri, di oggi, e di quelli che verranno - sicuramente - domani a dirci che qualunque cosa sia successa non è colpa nostra e la soluzione, comunque, è a portata di mano. E così a voler capire davvero, capisci che la causa se non di tutti, di molti mali non è politica, non è economica, è umana: il volersi illudere, il voler ascoltare solo quello che fa comodo. Le illusioni, neppure importa davvero quali, sono oggi il vero oppio degli italici elettori. E allora: belle  parole a fiumi. E fatti, soprattutto se scomodi e capaci di scuotere certe certezze che vorremmo granitiche, zero.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Così fluivano ieri i miei pensieri, alla fine di quella penosa conversazione. E mentre calava la sera, rimanevo solo con una speranza. Quella di sbagliarmi. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p2"><span class="s1"> </span></p>
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		<title>&#8216;U drìm tìm, un anno dopo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jul 2012 15:33:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[Il Fatto quotidiano]]></category>

		<category><![CDATA[Luigi de Magistris]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco più di un annetto fa, Napoli era in piena campagna elettorale. E l’elezione di Luigi de Magistris, l’ex pubblico ministero famoso per l’inchiesta “Why not”, era ancora di là da venire. Molti, anzi, la ritenevano difficile. Pure: i tanti sostenitori dell’ex magistrato ci credevano. Tifosi sinceri, come Lucia Russo, giovane e faccia pulita, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>Poco più di un annetto fa, Napoli era in piena campagna elettorale. E l’elezione di Luigi de Magistris, l’ex pubblico ministero famoso per l’inchiesta “Why not”, era ancora di là da venire. Molti, anzi, la ritenevano difficile.</strong> </span><strong>Pure: i tanti sostenitori dell’ex magistrato ci credevano.</strong> Tifosi sinceri, come<strong> Lucia Russo</strong>, giovane e faccia pulita, che - ai microfoni di un popolarissimo blog napoletano, &#8220;Urban blog&#8221; (<a href="http://demagistris.blogspot.it/2011/11/la-cugina-del-sindaco-prima-dell-oggi.html" target="_blank">link</a>) - spiegò con foga tutta partenopea: <strong>“Abbiamo bisogno di lui, proprio di lui come persona”</strong>. E perché, di grazia? “Parlo da giovane - disse Lucia, sguardo da pasionaria - da giovane che veramente non ne può più di continuare a vivere così, dal <strong>non trovare lavoro</strong>, da questo schifo che ci blocca, che ci scoraggia soprattutto, per quanto”&#8230;. Per quanto cosa? “Per quanto uno possa avere degli<strong> incoraggiamenti personali</strong>”.</p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Ah, già. Incoraggiamenti personali. E chi legge, è pregato di tenere a mente queste due parole ancora per qualche secondo.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Perché poi, appunto, le cose sono andate come sono andate. Esattamente a maggio di un anno fa, proprio lui come persona, ovvero De Magistris, è stato eletto sindaco.</strong> E proprio Lucia Russo - e mica un altro, o un’altra - è finita a lavorare come “staffista” per l’assessore allo Sport del Comune di Napoli. Un bel l’incoraggiamento, tra l’altro davvero personale. Finita lì? No, perché Lucia Russo - e mica un altro o un’altra - è pure cugina proprio di Luigi De Magistris, cioè del neosindaco.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p3"><span class="s2"><strong>A scoprire l’ottima occasione capitata alla giovane cugina del primo cittadino è stato un giornalista napoletano, Carlo Tarallo.</strong> Tarallo ha dato la notizia - giusto qualche mese dopo le elezioni, a novembre 2011 - sul sito Dagospia (<a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/11/10/news/la_cugina_lavota_al_comune_scintille_dagospia-de_magistris-24810018/" target="_blank">link</a>). Ma l’ex magistrato ora sindaco non si è scomposto più di tanto. E ha dato una spiegazione “scientifica” (<a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2011/10-novembre-2011/dagospia-una-cugina-de-magistris-staff-lui-chiacchiericcio-fangoso-1902119786551.shtml" target="_blank">link</a>): </span><span class="s1">“Il Comune di Napoli presenta, tra uffici propri e società partecipate, circa 21mila dipendenti. Se la statistica è ancora considerata una scienza in questo paese, mi sembra altamente probabile che una mia cugina possa lavorare come staffista presso una struttura del Comune”. In breve: sarebbe stata solo ‘na coincidenza. Anzi: per la precisione, ‘na questione matematica. Ma non l’unica. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E infatti. Sempre come staffista e sempre al Comune di Napoli, lavora pure Claudio De Magistris. Che non è solo un quasi omonimo del primo cittadino napoletano. E’ proprio suo fratello. </strong>De Magistris Claudio, però - come ha dimostrato, carte alla mano, il Corriere del Mezzogiorno - dal Comune non riceve un euro (<a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2012/21-gennaio-2012/claudio-de-magistris-ecco-decreto-che-nomina-staffista-costo-zero-1902956061798.shtml" target="_blank">link</a>). Dice: e come campa? Semplice: il De Magistris Claudio ha spiegato, in una intervista all’edizione napoletana di Repubblica (<a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/11/27/news/sono_claudio_de_magistris_e_non_chiamatemi_il_trota-25664123/" target="_blank">link</a>), che lui i soldi li prende direttamente dal partito del De Magistris Luigi, ossia dall’Italia dei Valori.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E poi, sì, è vero che - come sempre Carlo Tarallo scripsit su Dagospia - al Comune di Napoli sono stati assunti pure il <strong>marito</strong> dell&#8217;assessore alla Cultura Antonella di Nocera, Stefano d&#8217;Ambrosio, che è capo staff dell&#8217;assessore al Bilancio Riccardo Realfonzo; e pure e per giunta Dario Montefusco, <strong>figlio</strong> di Giuliana Visciola, direttore centrale del Comune, che è staffista per l&#8217;assessorato al Patrimonio. Ma anche in questo caso l’ex pm ora sindaco ha trovato, va da sé, ottime spiegazioni (<a href="http://www.lettera43.it/politica/31150/il-comune-tiene-famiglia.htm" target="_blank">e beccatevi pure ‘sto link</a>, se non ci credete). Ovvero? Ovvero, i due erano non solo parenti, erano anche preparatissimi, anzichenò. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Obbietterà qualcuno: ma suvvia, questi son dettagli. E sarà pure vero. Ma non sono certo particolarmente edificanti.</strong> Non per un primo cittadino che per Napoli aveva promesso un cambiamento a 360 gradi, all’insegna di etica, giustizia e trasparenza. Anzi di più: proprio lui - assieme al sindaco di Milano, Giuliano Pisapia - doveva essere l’avanguardia di una vera e propria rivoluzione - ricordate? -, la <strong>rivoluzione arancione</strong>.<strong> O così, almeno, ci raccontavano, i Pisapia e i De Magistris, con l’aiuto di qualche giornale “amico”. Tipo il Fatto quotidiano. </strong>Che per mano di Marco Lillo - uno dei giornalisti di punta de il Fatto - aveva addirittura definito la giunta De Magistris un autentico <strong>“dream team”</strong> (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/14/napoli-de-magistris-presenta-il-dream-team-della-sua-giunta/118068/comment-page-8/#comments" target="_blank">link</a>). Dico: un dream team, mica una roba da scapoli contro ammogliati, o - tanto per restare in tema - da squadretta di amici e parenti.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Domanda: e come è andato a finire questo dream team e la sua rivoluzione? </strong>Prima della risposta, una premessa: chi scrive qualche dubbio su ‘sto po’ po’ di cambiamento epocale lo nutriva fin dalla campagna elettorale. Ché di solito - nella vita in generale e in politica in particolare - più roboanti sono le promesse, più disastrosi sono i risultati. E magari qualche lettore attento si ricorderà che quei dubbi li avevo messo nero su bianco in un vecchio post (<a href="http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=6283" target="_blank">qui il link a “U drìm tìm/1</a>). </span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Sia come sia: per dodici mesi e più, ho pazientato, raccogliendo notizie qua e là, soprattutto - come nel caso delle Lucie Russo e dei Claudio De Magistris - sulla stampa locale, visto che la rivoluzione arancione è da tempo sparita dalle prime pagine dei giornaloni. E quindi? E quindi non tutto è filato, come dire?, proprio liscio.<span id="more-6789"></span></span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>I rifiuti, per cominciare. Per combattere l’ultradecennale emergenza che affliggeva Napoli, De Magistris, in campagna elettorale, aveva dimostrato di avere idee chiarissime.</strong> No ad un inceneritore, che è un sistema vecchio e inquina, e poi il cittadino si ammala (Napoli, per la cronaca, non ha nessun inceneritore in funzione). E sì, invece, ad una raccolta differenziata che doveva essere più che spinta, doveva essere da record.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Il Corriere della sera (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/29/Promesse_Magistris_Sindaco_che_non_co_9_110629052.shtml" target="_blank">link</a>), a giugno del 2011, riportava così la sparata shock del neosindaco</span></p>
<p class="p2">
<p class="p4" style="text-align: center;"><span class="s1">Davanti al microfono di Radio 24 annuncia che la città «<strong>arriverà al 70 per cento di raccolta differenziata entro la fine dell&#8217; anno</strong>». E poi, forse leggendo l&#8217; incredulità negli occhi del cronista, aggiunge: «Ce la facciamo di sicuro, non forse».</span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>Settanta per cento. Un livello mai toccato in nessuna grande città italiana.</strong> E Napoli, proprio l’ultima della classe, doveva essere la prima a raggiungere questo traguardo, e in soli sei mesi. Pareva un sogno. Pareva una rivoluzione. Pareva impossibile. E in effetti lo è stato.</span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>Secondo il settimanale “L’Espresso” (<a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/lespresso-fa-nero-larancione-de-magistris-differenziata-al-215-aveva-giurato-di-portarla-al-34628.htm" target="_blank">link</a>), a gennaio 2012, dopo sei mesi di “dream team”, la differenziata a Napoli stava ancora a uno striminzito 21,5%. </strong>Certo un po’ meglio che sotto la precedente amministrazione guidata da Rosa Russo Iervolino (quando la differenziata stava attorno al <strong>20%</strong>, secondo quanto ricorda il solito Carlo Tarallo, in un altro articolo pubblicato da Dagospia - <a href="http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/de-magistris-al-189-ma-non-un-sondaggio-ma-il-dato-di-settembre-della-32288.htm" target="_blank">link</a>). Ma ben lontana dai livelli stratosferici promessi per evitare la costruzione dell’inceneritore.</span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>E allora? E allora, da gennaio di quest’anno, parte della monnezza di Napoli viene caricata su navi cargo (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/09/napoli-esulta-rifiuti-verso-lolanda-costera-meta-trasportarli-puglia/182582/" target="_blank">link</a>).</strong> Destinazione: Olanda. Per farne che? Forse per essere trattata con qualche altra tecnologia rivoluzionaria? No, no. Per essere bruciata negli inceneritori olandesi. Certo: prima o poi, Napoli raggiungerà il fatidico 70% di differenziata e troverà la via per smaltire quel che resta in loco. Ma fino ad allora - cioè fino a quando, non si sa - ci penseranno gli olandesi a bruciare il bruciabile con i loro “forni”. Che inquinano, ovvio, ma tanto là l’aria la respirano loro. ‘Na genialata, no? </span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>E De Magistris? E De Magistris, con un comunicato ad hoc (<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/In_Pubblico/Napoli-obiettivo-70-differenziata-entro-6-mesi-da-avvio-progetto_312314137129.html" target="_blank">link</a>), ha spiegato di essere stato frainteso.</strong> Lui intendeva dire che si sarebbero raggiunti, sì, livelli record di differenziata ma solo nei quartieri dove fosse partito il cosiddetto “porta a porta” (ossia: dove fossero stati tolti i cassonetti per le strade e obbligati gli utenti a differenziare tutto in casa). Unico dettaglio: la sparata sul 70% risale, come detto, a giugno 2011. La precisazione ad agosto 2011. Per rettificare, insomma, il sindaco ha impiegato un paio di mesi. Ha fatto con calma, diciamo. E magari - magari - nel frattempo, ha pure toccato con mano la dimensione del problema.</span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>Se per quel che riguarda la questione rifiuti, insomma, la strada da fare è ancora lunga, il primo cittadino ha comunque ottenuto risultati su altri fronti.</strong> Ha introdotto<strong> aree pedonali</strong> (sul lungomare) e <strong>zone a traffico limitato</strong>. Ha fatto partire i lavori per un<strong> maxi pista ciclabile </strong>da 20 chilometri (da Bagnoli al centro). E ha portato alcune regate di <strong>Coppa America a Napoli</strong>, che sono andate in scena ad aprile di quest’anno. Anche se - pure in quest’ultimo caso - non sono mancati guai e polemiche. </span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>Anzi: soprattutto non sono mancati i guai. Giudiziari. </strong>La Procura di Napoli ha infatti aperto non una, ma due inchieste. Come spiega l’edizione napoletana di Repubblica (<a href="http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/07/07/news/coppa_america_doppia_inchiesta_verifica_sulla_scogliera_e_i_fondi-38667532/" target="_blank">link</a>): una riguarda la tutela dei beni ambientali; l’altra, eventuali illeciti di pubblica amministrazione.</span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1">Ma in questi primi dodici mesi, a far soffrire di più De Magistris non sono stati gli insuccessi o gli inciampi. No. <strong>La vera nota dolente, per il neosindaco, è stata proprio - mannaggia - il suo dream team.</strong> Che ha cominciato a perdere pezzi.</span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>Pezzo numero uno. De Magistris, appena diventato sindaco, aveva nominato a capo dell’Asìa, la municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti, un tecnico, Raphael Rossi. </strong>Rossi - nel 2010, grazie ad una puntata della trasmissione Report - era diventato famoso per aver rifiutato e denunciato una mazzetta quando lavorava per l’Amiat, l’equivalente di Asìa a Torino (<a href="http://www.signorirossi.it/la-vicenda-amiat/" target="_blank">qui un link</a>, per un rapido riassunto della vicenda). Fatto sta, insomma, che lui, Rossi, non solo doveva portare efficienza e trasparenza nella gestione dei rifiuti, ma era proprio il simbolo della rinascita di Asìa. Un simbolo che è sfiorito alla svelta.</span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>Dopo soli sei mesi, a dicembre 2011, il sindaco alfiere della rivoluzione arancione ha revocato il mandato dell’”incorruttibile” Rossi </strong>(<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/30/napoli-magistris-licenzia-lincorruttibile-raphael-rossi-dallazienda-rifiuti/180856/" target="_blank">link</a>). Perché? Nessuno dei protagonisti della vicenda - alla faccia della trasparenza -  ha mai chiarito fino in fondo come siano andate le cose. Ma Rossi (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/06/unitalia-migliore/181969/" target="_blank">qui il link</a>) ha fatto capire che la sua cacciata era dovuto al suo “no” a una raffica di assunzioni che secondo lui erano inutili. Spiegando: </span></p>
<p class="p5">
<p class="p7" style="text-align: center;"><span class="s1">Ho detto <strong>“No”</strong> alla richiesta, presentata da tutti i partiti del Consiglio comunale e approvata all’unanimità, di assumere, senza concorso pubblico e senza necessità specifica, <strong>23 persone</strong> (di 53 anni in media), ex stipendiati del mai costituito “Consorzio di bacino Napoli 5”.</span></p>
<p class="p8">
<p class="p6"><span class="s1">E su questa vicenda, Rossi è pure stato sentito dalla Procura di Napoli. Ovvero: potenzialmente altri guai in arrivo. Sempre giudiziari. </span></p>
<p class="p5">
<p class="p6"><span class="s1"><strong>E passiamo al pezzo numero due.</strong> Proprio la procura di Napoli aveva ceduto alla giunta De Magistris uno dei suoi pubblici ministeri più famosi, Giuseppe Narducci. La nomina di Narducci ad assessore alla Legalità, per altro, era stata accompagnata da non poche polemiche (aveva indagato personaggi di spicco del centrodestra campano). Polemiche light, però, se confrontate con quelle esplose dopo le sue dimissioni. </span></p>
<p class="p5">
<p class="p9"><span class="s1"><strong>Narducci ha lasciato il suo incarico a giugno di quest’anno (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/18/napoli-si-dimette-lassessore-narducci-de-magistris-ha-fallito-nel-suo-compito/267511/" target="_blank">link</a>). </strong>E ha spiegato il perché in una lunga lettera aperta, in cui sostanzialmente puntava il dito su alcune scelte, secondo lui, sbagliate (<a href="http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=203388" target="_blank">link</a>). In primis: le assunzioni in Asìa (sì, quelle di Rossi). E poi: gli accordi tra il Comune di Napoli e Alfredo Romeo, imprenditore napoletano, a lungo nel mirino della Procura partenopea, e condannato per corruzione.</span></p>
<p class="p10">
<p class="p9"><span class="s1">Scrive Narducci in questa sua lettera aperta:</span></p>
<p class="p10">
<blockquote>
<p class="p11"><span class="s1"><em>Queste dinamiche, a mio parere, più di altre, sembrano collocarsi su una linea di assoluta continuità con <strong>vecchie logiche del passato, logiche che ritenevo, nella nuova situazione, non potessero più riproporsi</strong>.</em></span></p>
</blockquote>
<p class="p12"><span class="s1"><em></em></span></p>
<p class="p2"><span class="s1"> </span></p>
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Vecchie logiche del passato. Alla faccia della rivoluzione, arancione o meno. </strong>Ma le cose stanno davvero così? Non secondo il sindaco De Magistris, che sempre con una lettera aperta (<a href="http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=203388" target="_blank">link</a>) ha risposto a muso duro a Narducci, dicendogli, in sostanza, che in un anno non aveva combinato nulla sul fronte legalità e che la giunta sarebbe andato serenamente avanti senza di lui. Punti di vista, evidentemente, inconciliabili.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>In ogni modo: questi fatti - gli scazzi tra i &#8220;rivoluzionari&#8221;, le assunzioni sospette, e le inchieste aperte dalla magistratura - non solo suonano poco edificanti. E’ che non si possono nemmeno ridurre a dettagli.</strong></span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E infatti, pure “il Fatto quotidiano”, quello del “dream team”, ha dovuto prenderne atto, non senza delusione.</strong> “Insomma - ha scritto Vincenzo Iurillo, corrispondente da Napoli per “Il Fatto” all’indomani della revoca dell’incarico a Raphael Rossi (<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/02/dove-andata-finire-rivoluzione-arancione-luci-ombre-2011-magistris/181100/">link</a>)- </span><span class="s3">la rivoluzione arancione di <strong>Luigi de Magistris,</strong> arranca di fronte alla fatica di amministrare e passaggi non chiariti”.</span></p>
<p class="p13">
<p class="p1"><span class="s1">Già, e qui sta il punto: la fatica di amministrare. Ché amministrare perfino un condominio non è impresa facile. Cosa contro cui l’ex pm ora sindaco si sta scontrando. E cui sta pagando dazio.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Ma non era prevedibile? Non era ovvio che De Magistris, l’uomo che prometteva miracoli come la differenziata al 70%, e la sua squadra dei sogni non avrebbero compiuto miracoli o realizzato sogni?</strong> Certo che sì. Per la semplice ragione che i miracoli e i sogni nulla hanno a che fare con la realtà. Ma si è voluto credere che l’impossibile fosse possibile. Ci ha voluto credere la redazione de Il Fatto - ma anche quella di altri giornali a sinistra, se è per questo - che ha fatto da sponda a l’ex pm di Why not e per dare l’ennesima picconata al centrodestra berlusconiano e per alimentare quei sogni di una società diversa e perfetta che tanto piacciono ai suoi lettori. E ci hanno voluto credere - soprattutto - gli elettori napoletani.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Del resto la formula - quella dell’uomo dei miracoli - nel Belpaese non solo è assai collaudata. E’ l’unica che davvero funziona, elezione dopo elezione. </strong>Ne sa qualcosa il creatore del “nuovo miracolo italiano”,  quel Berlusconi Silvio che - dal milione di posti di lavoro al ponte sullo stretto di Messina, passando per l’abolizione dell’Ici (ora reintrodotta, giocoforza, come Imu) - ci ha costruito un’intera carriera politica. Carriera politica che - alla tenera età di 76 anni e nonostante una infinita serie di governi inconcludenti alle spalle - ancora continua. Tanto che, proprio in questi giorni, il Cavaliere ha annunciato che si ricandiderà ancora come presidente del consiglio. Motivo: i sondaggi commissionati da Berlusconi dicono che c’è ancora bisogno della faccia di Berlusconi per conquistare lettori ed elettori. E, vero o falso che sia, verrebbe da crederci.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Perché - ricordiamocelo bene - il problema alla fine non sono i nostri politici. Siamo noi elettori. Che ancora preferiamo credere alle favole dell’incantantatore di turno e a chi, come certi giornali, certi libri dei sogni, li propala. E non se ne vede la fine.</span></p>
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		<title>Un&#8217;estate fa</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 14:52:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Antonio Cavaciuti (admin)</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

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		<description><![CDATA[L’estate del 2012 pare proprio l’estate degli europei. Europei come i campionati di calcio che hanno regalato all’Italia la soddisfazione di una finale (che poi, vabbé, è andata come è andata). Ed europei come i vertici tra i leader europei che tante volte, in queste settimane, si sono incontrati e si incontreranno per cercare di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1"><strong>L’estate del 2012 pare proprio l’estate degli europei.</strong> Europei come i campionati di calcio che hanno regalato all’Italia la soddisfazione di una finale (che poi, vabbé, è andata come è andata). Ed europei come i vertici tra i leader europei che tante volte, in queste settimane, si sono incontrati e si incontreranno per cercare di rimettere insieme i cocci dell’euro e disegnare, si spera, una Unione europea che funzioni un po’ meglio. In  breve - e in mezzo a mille problemi - comincia a tirare un qualche venticello di speranza, nel Belpaese e nel resto del Vecchio continente. O se non venticello, almeno un refolo.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Ben altra aria, però, tirava un anno fa. </strong>Ed io, oggi, proprio di un’estate fa, voglio parlare. Perché, quasi per caso, mi è ricapitato tra le mani un vecchio ritaglio di giornale (<a href="http://www.facebook.com/note.php?note_id=211816202209371" target="_blank">qui un link</a>). E m’è venuto un po’ da sorridere e un po’ da pensare.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E’ del 27 agosto del 2011. E no, non conteneva nessuno scoop. Era solo un pezzo di costume, firmato da una giornalista de “Il Fatto quotidiano” che si chiama Silvia Truzzi. </strong>Argomento: l’isola di Capri e le vacanze. Ma il tutto declinato secondo uno schemino binario allora assai in voga: l’eterna lotta tra il bene e il male nell’Italia di inizio XXI° secolo: ossia berlusconiani contro anti(berlusconiani).</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">E infatti: giusto un&#8217;estate fa, l’Italia viveva gli ultimi mesi dell’ultimo governo del cumenda di Arcore, mentre scopriva lo spread e cominciava seriamente a temere la bancarotta. Per l’armata dei maitre-à-non-penser della sinistra italiana, il Cavaliere era la causa di tutti i mali passati, presenti e futuri. Per gli ultras berlusconiani era vero esattamente il contrario: sempre lui, il Cavaliere, era l’unica ancora di salvezza. Insomma: Berlusconi era ancora l’alfa e l’omega della politica italiana. E non solo della politica.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Il fantasma di Berlusconi, allora, si poteva vedere ovunque. Anche a Capri, appunto. Anzi: perfino all’Anima e Core. </span></p>
<p class="p2">
<p class="p1">
<p class="p1"><span class="s1"><span id="more-6775"></span><strong>E che sarebbe mai ‘sto Anima e Core? In pratica, sembrava e sembra una taverna, con karaoke, pista da ballo e quant’altro.</strong> Ma la coraggiosa giornalista de “Il Fatto” - che, con sprezzo del pericolo, si era introdotta in quella specie di balera - aveva scoperto che là sotto c’era ben di più. Lì, lei aveva trovato la capitale italiana del divertimento idiota e pecoreccio. In quell’articolo, di un anno fa annotava: donne tutte rigorosamente <strong>“rifatte”</strong> a colpi di bisturi; musica volgare (“verso le due si passa a canzoni che qualcuno definisce goliardiche, tipo <strong>“Vullisse chiavà?”</strong>, scriveva disgustata la signora Truzzi); e, ultimo ma non meno importante, “il pubblico balla con il<strong> dito medio alzato</strong>” (e perché, di grazia? Non si sa, né lo sapremo mai; su questo dettaglio la giornalista de “Il Fatto” tacque e probabilmente tacerà per sempre; forse per decenza).</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Dice: embeh? Embeh, concludeva la signora Truzzi: “Dieci minuti lì dentro e l’Italia di Berlusconi si capisce meglio che leggendo un trattato sui flussi elettorali”.</strong></span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Ah, ecco. Volgari, “rifatti” (chirurgicamente), ‘gnoranti. Quindi come i politici berlusconiani. Anzi, direttamente berlusconiani tout court che facciamo prima, no?</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Un ragionamentino che nell’ottica di quello schema tanto in voga allora filava che era una bellezza. <strong>I berlusconiani dovevano stare da una parte e gli antiberluconiani dall’altra. Pure in vacanza. </strong>E “il Fatto” - giornale che, come nei gialli all’inglese, cercava e cerca sempre il colpevole e regolarmente lo trova non nel classico maggiordomo, ma in Berlusconi - faceva bene il suo mestiere a ricordarlo.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Se non fosse</strong>.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Se non fosse che una manciata di giorni prima che la signora Truzzi scoprisse l’”Anima e core” e l’orrore del “pubblico” che ballava facendo il dito, proprio a Capri, putacaso, era sbarcata l’ex collaboratrice di Michele Santoro ad Annozero e ora giornalista de “Il Fatto”, <strong>Beatrice Borromeo</strong>.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Sbarcata, si diceva, ma non da un traghetto. E non per servizio.<strong> Beatrice era arrivata nell’isola con lo yacht della famiglia Casiraghi (i principi del principato di Monaco). </strong>Un barchino sobrio come il suo nome: “Pacha III”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1">Del resto: la classe non è acqua, soprattutto quando il sangue è blu. E di sangue blu, Beatrice detta Beatroce per la voce stridula, ne ha da donare all’Avis. Discendente diretta della nobile famiglia del Cardinal Borromeo (quello dei Promessi sposi), è nipote di Marta Marzotto e sorella della moglie di John Elkann, il signor Fiat. E poi, sì, in una vecchia intervista a “Style” (<a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2005/10_Ottobre/08/borromeo.shtml" target="_blank">qui il link</a>) aveva dichiarato che, per amore, avrebbe sposato volentieri anche una “tuta blu”, cioè un operaio. Ma, per il momento, è fidanzata da quattro anni con un altro “sangue blu”, cioè Pierre Casiraghi dei Casiraghi di Monaco. Ergo: ogni tanto veleggia sul loro yacht.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Domanda: e dov’era andata Beatrice a far festa, a Capri? Indovinato: all’Anema e Core. </strong>Una presenza che non era passata inosservata. Tanto che “Il Corriere della Sera”, ci aveva dedicato un altro pezzo di colore (<a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/agosto/23/Charlotte_danza_anema_core__co_9_110823021.shtml" target="_blank">qui il link</a>)</span></p>
<p class="p2">
<blockquote>
<p class="p1"><span class="s1">Non c&#8217; è solo il karaoke ferragostano nelle piazze e nei bar d&#8217; Italia, c&#8217; è anche quello più chic a cui si arrende chiunque capiti all&#8217; Anema e core di Capri, magari per una sola sera, sceso dallo yacht. C&#8217; è cascata la grande famiglia monegasca di Caroline di Monaco in crociera come ogni anno nelle acque italiche sul loro Pacha III con figli ormai cresciuti al seguito. <strong>E tutti si sono scatenati a cantare fino alle due di notte, guidati dalle inarrestabili «cognatine» Charlotte Casiraghi, figlia di Carolina, e Beatrice Borromeo, fidanzata di suo fratello Pierre: </strong>le ragazze in abiti fioriti estivi, come da tendenza, hanno cantato libere e frescamente sfrenate, ispirando titoli vacanzieri, «Ladies Night» ( Chi ), «Una barca di gioventù» (lo spagnolo Hola ).</span></p>
</blockquote>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Non sappiamo se pure Beatrice Borromeo si fosse dedicata a “fare il dito” tra un giro di danza e l’altro; nè se le “cognatine” avessero o meno intonato un liberatorio “Vulisse chiavà”. </strong>Ma tant’è. Sta di fatto che tra l’orda di volgari, rifatti e ‘gnoranti descritta da “Il Fatto” c’era pure una giornalista de “Il Fatto”.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E viene, si diceva, da sorridere. Non da stupirsi.</strong> Perché - così pensavo mentre oggi, lottando con l’afa, mi rigiravo tra le mani quel capolavoro di antiberlusconismo militante che era l’articolo della signora Truzzi  - l’Italia berlusconiana e quella “anti” non sono - semplicemente - mai esistite. Esisteva ed esiste, invece, un solo Belpaese che, nel bene e nel male, condivide molti vizi e poche virtù.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>E a dirlo, oggi suona ovvio. Ma per anni - anni - lo schema tormentone berlusconiani/anti(berlusconiani) e’ stato in servizio 24 ore al giorno. </strong>Regalandoci, sì, meravigliosi, esilaranti e intramontabili esempi di giornalismo militonto. Ma a che costo. Gli scontri tra i media pro e anti-Cavaliere hanno trasformato tanti, troppi (e)lettori in altrettanti tifosi invasati. E, per la bisogna, si è arrivati a distorcere qualunque fatto, perfino il karaoke in una taverna. Mentre i problemi - quelli reali - si sono accumulati.</span></p>
<p class="p2">
<p class="p1"><span class="s1"><strong>Quella lunga stagione pare, finalmente, tramontata, senza che quasi ce ne accorgessimo.</strong> E già adesso, rileggere certe cose - o rivedere certi spezzoni di certe trasmissioni tivù - fa lo stesso effetto di certi vestiti fuori moda, come i classici pantaloni a zampa di elefante: tutto sembra molto ridicolo. Pure archiviare troppo frettolosamente queste pagine del nostro passato prossimo non sarebbe bene. Perché se è vero che sbagliando s’impara, qui c’è davvero molto da imparare. E perché molto dovremo lavorare per non ripetere gli stessi errori ed evitare che anche quel refolo di speranza che spira oggi non si perda per strada. E si trasformi in una nuova tempesta.</span></p>
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