Trasferiteci tutti (e così sia)
Paolo “instancabile facchino (e direttore del Corriere della Sera)” Mieli
“Trasferiteci tutti”. Sembra passato un secolo. E invece era giusto poco più di un anno fa, quando un pugno di giovani calabresi dell’associazione antimafia “Ammazzateci tutti” gridava proprio questo slogan - “Trasferiteci tutti” - per difendere quello che per loro era il paladino della giustizia in terra di Calabria, il pm Luigi de Magistris. Ebbene: il loro grido di rabbia non è caduto nel vuoto. Qualcuno - nei Palazzi; tra Roma e Milano - deve averli ascoltati. Perchè negli ultimi quattordici mesi - oltre a de Magistris, spedito alla velocità della luce ad occuparsi d’altro in quel di Napoli - sono stati trasferiti (o sollevati dai loro rispettivi incarichi): 1 capitano dei carabinieri; 1 superconsulente informatico della Procura di Catanzaro; 2 pubblici ministeri; e - pure e per giunta - 1 procuratore generale della Repubblica. Insomma: se non li hanno trasferiti davvero tutti - come altrettanti ingombranti scatoloni - poco ci manca.
Anzi: poco ci mancava. Perchè a far conoscere questa sfilza di “trasferimenti” a chi scrive - attraverso le pagine del Corriere della Sera - era un giornalista. Carlo Vulpio. E sì, avete capito bene: “era”. E non è più. Perchè questa settimana: pure lui - come potete leggere sulle pagine del suo blog, in un post datato 11 dicembre - è stato, per dirla con parole sue, “rimosso”, “esonerato”, “congedato”, insomma “trasferito”. Per ordine del suo direttore, Paolo Mieli.
Un’opera di “trasferimento” colossale. Degna - per rapidità ed efficienza - del migliore dei corrieri espressi. Ma anche e soprattutto: una pagina memorabile della giustizia e dell’informazione italiana. Che è iniziata col botto - lo ricordiamo per la cronaca e come doveroso omaggio a chi, come Vulpio, ha passato tanti guai (compresa una grottesca vicenda giudiziaria) per raccontarcela - nel settembre del 2007. Quando de Magistris - all’epoca ancora pm a Catanzaro e autore di tre inchieste una più scottante dell’altra (“Poseidone”, “Why not” e “Toghe lucane”) - è incappato, indagando, nel nome dell’allora ministro di Grazia e Giustizia, Clemente Mastella. Che - per coincidenza - ne ha chiesto subito il trasferimento.
E’ così che, col passare dei mesi - di coincidenza in coincidenza - sono cominciate a cadere le teste. Domanda: forse quelle di politici e imprenditori indagati da de Magistris (come - per esempio - il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa; o l’ex governatore della Calabria, nonchè ex procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Chiaravalloti; o il generale della Guardia di Finanza, Walter Cretella Lombardo; o l’ex sottosegretario con delega al Cipe, Giuseppe Galati (Udc); o Giancarlo Pittelli, deputato di Forza Italia; oppure ancora il ras della Compagnia delle Opere (braccio economico di Comunione e liberazione) per il Sud Italia, Antonio Saladino)? Risposta: assolutamente, no. A rotolare sono state, innanzitutto, le teste dei collaboratori di de Magistris. Che sono saltate - per una serie di inesorabili coincidenze - una dopo l’altra.
Il primo - in ordine di tempo - ad essere impacchettato e spedito altrove è stato il braccio destro di de Magistris nell’inchiesta “Toghe Lucane”: il capitano dei Carabinieri, Pasquale Zacheo. Che è stato trasferito - come raccontò Vulpio, in un articolo del 31 ottobre 2007 - “con urgenza” a Fermo, nelle Marche. Poi - dieci giorni dopo (l’11 novembre del 2007) - è stato il turno del “superconsulente informatico”, Gioacchino Genchi. Che per capirci era l’”uomo delle telefonate” che avevano fatto finire nelle maglie dell’inchiesta “Why not” non solo Mastella, ma anche l’ex premier Romano Prodi. E che per la cronaca - e per decisione dell’allora numero uno (pro tempore) della Procura di Catanzaro, Dolcino Favi - perse l’incarico. E dovette abbandonare il lavoro con de Magistris. E infine - per completare l’opera e secondo una logica in stile “Dieci piccoli indiani” - è toccato all’ultimo rimasto. Cioè allo stesso de Magistris. Che - una manciata di mesi dopo (nel luglio del 2008) - è stato trasferito a Napoli. Per “incompatibilità ambientale”. E per giunta “funzionale”.
Basta così? Manco per niente. Perchè su quanto accaduto a Catanzaro e sul destino delle inchieste aperte da de Magistris e poi passate - obtorto collo (dello stesso de Magistris) - in altre mani, ha provato a vederci chiaro anche la Procura di Salerno. Che ha aperto a sua volta un’inchiesta. E - il 2 dicembre scorso - ha perquisito case e uffici dei magistrati calabresi che avevano preso le redini dei casi “Why not” e “Poseidone”. Il motivo? Una bazzecola: secondo i pm salernitani, qualcuno, alla Procura di Catanzaro, queste inchieste le voleva “smembrare” e “disintegrare”. Per favorire alcuni “indagati”. Ovvero - e tra gli altri - gli indagati di cui sopra: Mastella, Cesa, Galati, Pittelli&co.
In breve: quella della Procura di Salerno era una vera e propria inchiesta “bomba”. Che ipotizzava un rapporto malato tra politica, affari e frange della magistratura in terra di Calabria (con questi ultimi, i giudici, che, invece di indagare, avrebbero dato una mano agli indagati). E che prometteva di spingersi ancora più in là. E più in alto. Verso Roma: “Gli stessi magistrati salernitani - scriveva Vulpio in un articolo pubblicato dal Corriere, lo scorso 3 dicembre -, infatti, stanno indagando anche in altre due direzioni. La prima riguarda uno stuolo di giudici lucani (ovvero della Basilicata, nda) coinvolti nella «madre di tutte le inchieste» sul marcio nella magistratura (l’inchiesta «Toghe Lucane», che de Magistris è riuscito a «chiudere» prima di essere frettolosamente trasferito)“. Mentre “la seconda” - e prima di leggere, tenete presente che ora dovete stamparvi bene in testa i nomi - “andrebbe diritta verso alcuni membri del Csm (l’organo di autogoverno dei giudici, nda): per esempio, il vicepresidente Nicola Mancino e i presunti legami con Antonio Saladino, figura chiave di «Why Not»; il procuratore generale della Corte di Cassazione, Mario Delli Priscoli, andato in pensione qualche giorno fa; e il sostituto procuratore generale della Cassazione, (…) Vito D’ Ambrosio“. Insomma: tutti nel mirino (dell’inchiesta). Pure una fetta importante dei vertici della magistratura.
Parole - anzi notizie - pesanti come pietre. Che il Corriere della Sera aveva piazzato strategicamente in primo piano, a pagina 21 (forse perchè non si era trovato posto tra i redazionali dell’inserto “Salute” o di quello “Cucina”; che per certo sarebbero stati molto più adatti a metterle nel giusto rilievo). E che - come il grido di rabbia dei ragazzi di “Ammazzateci tutti” - non sono rimaste - come dire? - lettera morta. Ma hanno avuto un seguito. I vertici del Corriere - la sera dopo che è uscito l’articolo - hanno “rimosso” Vulpio. Mentre i vertici della magistratura - dopo la perquisizione ai magistrati di Catanzaro raccontata nell’articolo - hanno chiesto prima il trasferimento del Procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella (e bontà loro pure del Procuratore generale di Catanzaro, Enzo Jannelli). E poi - già che c’erano - anche di due dei pubblici ministeri salernitani che si occupavano attivamente delle indagini, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani (e sempre, bontà loro, pure di 3 pm catanzaresi). Ma chi - per la precisione - ha chiesto i trasferimenti? La sezione competente del Csm. Il cui vice presidente - se non ve lo ricordate e sempre per una coincidenza della vita - è il Nicola Mancino di cui sopra (che sulla vicenda ha detto la sua, qui; e che è stato contraddetto qui). Mentre Vito D’Ambrosio (qui la sua replica) - come ricordava Vulpio e per ennesima coincidenza - “in Csm sostenne l’ accusa per far trasferire de Magistris“.
E il cerchio delle coincidenze - come si suol dire - si chiude. Con un ultimo grido di rabbia e indignazione. Quello di Carlo Vulpio. Che - sul suo blog - ha scritto: “Mi hanno rimosso dal servizio che stavo seguendo a Catanzaro il 3 dicembre 2008. Esattamente un anno prima, il 3 dicembre 2007, Letizia Vacca, membro del Csm, anticipava “urbi et orbi” la decisione che poi il Csm avrebbe preso su Clementina Forleo e Luigi de Magistris. “Sono due cattivi magistrati, due figure negative”, disse la Vacca. E Forleo e de Magistris sono stati trasferiti. Per me, più modestamente, è bastata una telefonata. Ma diceva più o meno la stessa cosa. Diceva che sono un cattivo giornalista“.
Cattivi giornalisti. Che fanno venire cattivi pensieri. Per chi indaga la magistratura? Per chi scrive il Corriere della Sera? Per gli elettori/lettori? O per chi?


































December 14th, 2008 at 4:15 pm
… e secondo voi qual’è la regia…?Chiediamo a mieli spiegazioni, chiediamo nomi!!! e da lì…
January 29th, 2009 at 6:17 am
[...] - aveva riaperto il “caso De Magistris”. Un “caso” che ha provocato - stranamente - un’epidemia di trasferimenti di magistrati (a partire dallo stesso De Magistris). E che - sempre stranamente - non ha portato fortuna, [...]
January 29th, 2009 at 11:06 am
[...] riaperto il “caso De Magistris”. Un “caso” che ha provocato - stranamente - un’epidemia di trasferimenti di magistrati (a partire dallo stesso De Magistris). E che - sempre stranamente - non ha portato fortuna, [...]
July 30th, 2009 at 5:20 am
[...] presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino) – a Vulpio è toccato la stessa sorte di De Magistris e di tanti uomini delle forze dell’ordine protagonisti di quello che probabilmente passerà alla Storia come il “caso Catanzaro”: è [...]
July 31st, 2009 at 5:10 am
[...] presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino) – a Vulpio è toccato la stessa sorte di De Magistris e di tanti uomini delle forze dell’ordine protagonisti di quello che probabilmente passerà alla Storia come il “caso Catanzaro”: è [...]
July 31st, 2009 at 3:01 pm
[...] presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino) – a Vulpio è toccato la stessa sorte di De Magistris e di tanti uomini delle forze dell’ordine protagonisti di quello che probabilmente passerà alla Storia come il “caso Catanzaro”: [...]
March 3rd, 2010 at 7:55 am
[...] di esperienza sul campo. Ha, tra l’altro, raccontato sulle pagine del Corriere della Sera – finchè ha potuto – l’inchiesta “Why Not“, la più “censurata” della nostra storia recente. E ha una [...]