Stangata di Stato

Bamboccioni alla riscossa, bamboccioni, Tremonti, Giulio tremonti, Silvio Berlusconi

L’indignazione degli italiani è come il latte. Fa presto a scadere. Come nel caso della nostra compagnia di bandiera: Alitalia. Che quest’autunno - per settimane, anzi mesi - è stata ospite fissa di prime pagine, tiggì e delle bocche degli italiani. E che ormai è già finita nel dimenticatoio. Un oblio che sa di lusso, visto che il suo salvataggio è costato svariati miliardi di euro. Ed un lusso che non tutti si possono permettere. Cosa che sanno bene le vittime dell’ennesimo crac e degli ennesimi bond.

Quale crac? Ma quello della compagnia di bandiera. Probabilmente se ne sono accorti in pochi. Ma la cosiddetta nuova Alitalia - quella privata, quella degli imprenditori patrioti (coyright: Sivio Berlusconi); insomma quella di Colaninno&co - è, sì, risorta come l’araba fenice. Ma dalle ceneri della vecchia, quella (semi)pubblica, perchè ancora controllata dal ministero del Tesoro. Che in compenso è finita in amministrazione straordinaria. Ovvero: è fallita. Lasciando con un palmo di naso migliaia di risparmiatori.

Il copione di quest’ennesima “sòla” fa tanto “stangata”. Con l’unica differenza che a prendere tutti per il naso, questa volta, non sono stati i soliti scaltri fuorilegge, ma chi le leggi le fa. Cioè lo Stato. Anzi, per la precisione il governo Berlusconi numero 4. Che - giusto una manciata di giorni fa - ha inserito una “normuccia” nel decreto per gli incentivi alle auto. Una “normuccia” che nulla c’entrava con tubi di scappamento e dintorni. Ma che aveva molto a che fare con i debiti della nostra compagnia di bandiera. In breve: nel 2002, la (vecchia) Alitalia aveva piazzato circa 270 milioni di euro di bond a un esercito di 40mila risparmiatori. Risparmiatori che ora - grazie alla normuccia introdotta nel decretuccio - dovrebbero essere risarciti. Ma solo al 32%. Ossia: chi aveva investito dieci, rivedrà indietro poco più di 3. E non è finita qui. Perchè mica si tratterà di soldi veri, ma di titoli di stato. E perchè - colmo dei colmi - perfino l’Argentina, con i suoi tristemente noti tango-bond era stata più corretta e generosa. Restituendo il 35,8% di quel che doveva.

Una vera e propria “stangata di Stato”, dunque. Ben raccontata - giusto mercoledì scorso - dal giornalista di Repubblica, Ettore Livini. In un pezzo che però non ha avuto - come i tanti articoli pubblicati all’epoca del “salvataggio” Alitalia - l’onore della prima pagina. Ma che è finito a pagina 24, tra le notizie di economia. Cioè ben lontano dagli occhi del grande pubblico, che di norma si ferma ai titoloni e alle news in primo piano.

Purtroppo: giornali e tiggì tricolori funzionano così. Si procede per emergenze. Oggi era il terremoto, ieri era Alitalia, l’altro ieri la sicurezza. Emergenze che si gonfiano - come bolle - a dismisura. Per poi esplodere e sparire. Un meccanismo che fa audience e scorre parallelo alla logica e alle esigenze della politica. Che vive di promesse e polveroni; e di “chi ha avuto, ha avuto e chi ha dato, ha dato”. Ma che ha un grave difetto: anche dopo che la bolla è esplosa, i problemi rimangono al loro posto. Come, spesso e volentieri, le persone, le mani, le facce che li hanno causati.

Ecco: in questo senso, la stangata Alitaliana (o se preferite all’italiana) non è soltanto una vicenda che merita di essere raccontata. E’ una metafora di questo nostro (ex) Belpaese del Gattopardo. Nel 2002: a pilotare l’operazione bond della compagnia di bandiera erano stati l’allora amministratore delegato Alitalia, Francesco Mengozzi; e l’allora ministro del Tesoro, Giulio Tremonti. Nomi che non sono mai spariti, in questi sette anni, dalla scena politica ed economica che conta. E che oggi sono puntualmente tornati a completare l’opera. Tremonti, nuovamente ministro e sempre al Tesoro, ha celebrato il funerale della compagnia aerea di stato. Mentre per Mengozzi - che aveva lasciato la poltrona di amministratore delegato Alitalia nel non lontano 2004 - quel funerale si è trasformato in una festa.

Motivo? Semplice: dopo aver tentato per due anni, evidentemente senza grande successo, di rilanciare la nostra compagnia di bandiera - ed essere finito nel mirino della magistratura, a dicembre 2008, assieme a tutti i vertici Alitalia degli ultimi anni - è tornato in pista come “superconsulente” (ed è lecito immaginare con relativo e congruo superguadagno). Superconsulente di chi? Ma di Air France. Che anche grazie a lui, a gennaio 2009, è riuscita a mettere le mani sul 25% della nuova Alitalia, quella degli imprenditori patrioti e compagnia briscola.

Ma Mengozzi, ultimamente, di crac ne ha festeggiati, per così dire, addirittura due. Oltre a fare da consulente ad Air France, infatti, nel 2008 lavorava per una famosissima (ex) banca americana. Lehman Brothers. Che come è noto - e questa volta immaginiamo con suo sommo dispiacere - è fallita. Lasciando a sua volta - secondo questo vecchio articolo di Alberto Fiorillo su Venerdì di Repubblica - sempre con un palmo di naso altri 40mila risparmiatori italiani. Che si vanno ad aggiungere ai 40mila traditi da Alitalia. E alle tante vittime dei bond degli ultimi anni: i 450mila che avevano comprato i bond argentini (nell’anno di grazia 2001); i 35mila della Cirio-Del Monte (anno di grazia 2002); i 145mila coinvolti nel crac Parmalat e i 6.500 del crac Giacomelli (2003); e nel 2004 le vittime, meno note, di aziende come Finmek (altri 13.850 risparmiatori coinvolti) e Finmation (25.000 persone). Ma niente paura. Si sa che gli italiani una soluzione la trovano sempre. E infatti: Mengozzi, per sè, l’ha trovata E’ andato a lavorare per la banca giapponese Nomura (come potete leggere nelle pieghe di questo pezzo, sempre di Repubblica). Dove, forse, staranno facendo tutti gli scongiuri.

Cose che capitano in un’Italia con l’indignazione facile (e labile) e la memoria corta. E che continueranno a capitare. Dunque: arrivederci - anzi: a rivederli - al prossimo crac. Che - visti i tempi che corrono e il debito pubblico italiano che continua a sfondare ogni record - speriamo solo non sia quello del Belpaese.

Aggiornamento: è notizia di oggi (20 aprile 2009) che i risparmiatori vittime della compagnia di bandiera hanno tutta l’intenzione di dare battaglia. Scrive infatti “Sole 24 ore.it” che “il rappresentante del fondo Anima, che ha raccolto deleghe per circa il 4% degli obbligazionisti, ha proposto un’azione legale collettiva contro il ministero dell’Economia per non aver agito nella vicenda Alitalia negli interessi degli azionisti e dei creditori”. A loro, alle vittime dell’ennesimo crac all’italiana, vanno i nostri migliori auguri.

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5 Responses to “Stangata di Stato”

  1. gigi Says:

    Caro Ziu Antunellu,
    ma una domanda.
    Non e` possibile confrontare, entrate e uscite tributarie, interessi che si devono versare sul debito pubblico, e vedere, almeno approssimativamente, quando avverra` il crac?

    Semper voster.

    Gigi

  2. admin Says:

    @Gigi,

    bentornato. E complimenti per la domanda - al solito - stile “cento pistole” (cioè e per chi non sapesse che vor dì ’sta espressione: domanda delle cento pistole=domanda tostissima).

    Allora. Premessa: io non voglio fare il catastrofista alle vongole. Ergo e punto primo: ribadisco che, a mio avviso, il crac italiano non è un evento nè certo, nè ineluttabile. Epperò e punto secondo: sta di fatto che la peggior crisi finanziara dalla Grande depressione ad oggi sta mettendo a dura prova le economie di mezzo mondo. E quindi e punto terzo. Nella migliore delle ipotesi: il debito pubblico italiano, il terzo al mondo, come minimo funzionerà da zavorra per l’economia tricolore (perchè impedirà allo Stato di spendere e spandere per aiutare consumi e imprese). Nella peggiore: farà saltare tutto per aria. Ma per concludere e punto quarto: queste sono solo le mie opinioni. Opinioni che, però, non sono impressioni. Cioè sono basate su alcuni fatti. Anzi, su alcuni numeri.

    Fine della premessa. E ti rispondo.

    Mi scrivi: “Non e` possibile confrontare, entrate e uscite tributarie, interessi che si devono versare sul debito pubblico, e vedere, almeno approssimativamente, quando avverra` il crac?”

    Bene. Per quel che ne so io, a fare previsioni e calcoli (ufficiali) sui conti pubblici in Italia sono l’Agenzia delle entrate (ovvero, il ministero del Tesoro) e Banca d’Italia.

    E quindi. Secondo una nota informativa spedita in Parlamento dall’Agenzia delle entrate il 6 febbraio scorso:

    - Nel 2009, il Pil dovrebbe scendere del 2%

    - Sempre nel 2009, le entrate dovrebbero calare dello 0,7%

    Insomma: saremmo di fronte a un recessione severa (anche per i conti pubblici). Ma niente panico.

    Purtroppo: la Banca d’Italia, mercoledì scorso, ha dato ben altri numeri. Questi:

    - nei primi due mesi del 2009 (gennaio e febbraio): le entrate sono, de facto, calate del 7,2%.

    - in particolare: secondo Banca d’Italia, il gettito (cioè quanto incassato) dell’imposta sui redditi delle persone fisiche è sceso del 4%. Mentre l’Iva (quindi la principale imposta su consumi e acquisti vari) del 3,7%.

    - e per entrare ancor più nel dettaglio: a febbraio 2009: l’imposta sui redditi delle persone fisiche ha fatto segnare un -8%; l’Iva un -3%.

    - risultato: a febbraio: il debito pubblico italiano ha festeggiato un nuovo record: 1.708 miliardi di euro (come ricordavo appunto nel post).

    Tutti questi numeri li ho pescati qui e qui (cioè dalle pagine, al solito dell’Economia, del Corriere della Sera). E ci spingono ad osservare - con preoccupazione - due cose.

    La prima. Perchè Agenzia delle entrate e Banca d’Italia danno numeri diversi? Semplice. Perchè - al solito - i numeri sono come i maroni. Ognuna ha i suoi e se li gestisce come gli garba a lui. Per cui:

    - l’Agenzia delle entrate calcola la competenza. Cioè dice: secondo me, i cittadini DOVREBBERO versare tot.

    - Banca d’Italia, invece, guarda ai soldi EFFETTIVAMENTE versati in cassa.

    Risultato finale - tra teoria (Agenzia delle entrate) e pratica (Banca d’Italia) - c’è una bella differenza. Una differenza che non fa presagire nulla di buono. Perchè vuol dire che - per ora - le cose stanno andando peggio del previsto. E pure di parecchio.

    Seconda osservazione.
    Se cala - molto - il gettito sui redditi delle persone fisiche e - molto meno - quello dell’Iva, questo vuol dire che: uno: di lavoro ce n’è sempre meno (oggi i cassintegrati, per effetto della crisis dovrebbero essere tra i 250mila e il mezzo milione). E due: che, però, gli italiani - indebitandosi o intaccando i risparmi - stanno tutto sommato continuando a spendere.

    Ma non bisogna essere Nostradamus, e nemmeno un premio Nobel per l’economia, per capire che il giochino non potrà andare avanti all’infinito. E che quindi il Belpaese potrebbe essere costretto - per far quadrare i conti - a ingigantire ancora il proprio debito extralarge. Debito, cioè titoli di Stato che - come ho già spiegato in diversi post precedenti - sono oggi sempre più difficili da piazzare.

    Ergo e per tornare al succo della tua domanda: ma allora quand’è che tutto potrebbe andare a ramengo? Risposta: molto dipende dalla risposta che saprà dare il governo nei prossimi mesi (sperando che impari a fare i conti con un po’ meno ottimismo). E dalla situazione economica internazionale (l’Italia è un Paese esportatore e molto quindi dipende dall’export).

    Di più non si può dire. Perchè il bilancio dello Stato non è un’equazione matematica. Ma dipende da quello che accade nella realtà. Realtà che - ora come ora - è quanto mai incerta e in bilico. Epperò, no. Mi correggo. Vista la caratura del governo Berluconi numero 4 e l’andazzo generale (vedi le porcate che stanno combinando con le banche negli Usa) una cosa mi verrebbe da dire.

    Che dio ce la mandi buona.

    P.S. OT: alle modifiche al sito ci stiamo lavorando. Tra un po’ comincerai a vedere alcune novità.

  3. gigi Says:

    Cari bamboccioni,
    grazie innanzitutto della risposta, che, al solito, a fatto capire a me, povero mortale senza competenze in campo di economia, quello che avrei capito leggendo tre mesi il Corriere.
    Bene, mi pare di capire che, il succo del discorso sia, che nemmeno chi e` al Governo sa prevedere con sicurezza quali saranno le entrate, etc.
    Oppure, conoscendo i nostri polli, lo sa ma dice quello che piu` gli conviene (che il Berlusca si stia preparando la villa a S. Domingo, accanto a quella di Gaucci?).
    E, immagino che sia un po` difficile trovare un blogger che, se ha dei numeri piu` veritieri dell` Agenzia delle Entrate, o ne sappia estrapolare l` andamento con una certa sicurezza, sempre che questo sia possibile.
    Anche perche`, temo passerebbe gli stessi guai del blogger coreano che aveva previsto il crollo della Lehman Brothers.

    P.S.
    Anche io avevo letto del calo del 7% delle entrate, qualche giorno fa, che, piu` di un calo, mi sembre un crollo.
    Forse, facendo un confronto e guardando se gli interessi che lo stato deve pagare sul debito, e la parte di entrate che puo` allocare per questo, si puo` vedere se riusciamo ancora a sfangarla, o no..

    G

    Mi spiace solo che questa risposta che mi date non sia visibile ad un numero piu` ampio di persone, mi auguro che il restyling del sito, vada nella direzione giusta.
    Come al solito, se posso aiutarvi sono qua.
    Come al solito, se posso aiutarvi sono qua.

  4. Atgeno Says:

    Questo è Giornalismo con G maiuscola CAZZO!

  5. admin Says:

    Gentile dottor Geno,

    va bene i complimenti. Ma non esageriamo. Così ci imbarazza.

    I soliti due

    P.S. Avvertenza per i lettori: i bamboccioni giurano e spergiurano di non averlo pagato. E’ che il dottor Geno è così: ci vuole (troppo) bene.

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