Don Pierino (e) il Lupo (il Post della domenica)
Solo un simpatico Pierino o un (vecchio) lupo cattivo? Chi è – davvero – don Pierino Gelmini? Un prete coraggio da sempre in prima fila contro la droga? O un uomo che ha usato il suo potere per abusare di alcuni giovani drogati? Quel che è certo è che questa non è una favola. Ma una brutta storia. Perché Don Pierino – in anni di duro lavoro – ha costruito una delle più importanti comunità di recupero per ex tossicodipendenti del Belpaese. Che ha sede ad Amelia, in Umbria. E si chiama comunità Incontro. Ma oggi – come potete leggere ad esempio sul Corriere dell’altro ieri – è pure certo che rischia davvero grosso. Perchè ben otto ex ospiti dei suoi centri si sono rivolti alla Procura umbra di Terni. Per accusarlo di molestie sessuali. Avvenute -ironia della sorte - in una casetta nel bosco. Così come è altrettanto certo che il prete coraggio – per lo meno nelle sue biografie ufficiali – non racconta tutta la verità.
Stando al sito internet della comunità Incontro, infatti, Don Pierino sarebbe stato illuminato nel lontano 1963. Anche se non proprio sulla via di Damasco. Ma più prosaicamente a Roma, in piazza Navona. Dove avrebbe incontrato un giovane sbandato che gli chiese aiuto. Ma le fredde cronache giudiziarie – riprese da alcuni giornali anche nei mesi scorsi e poi finite presto nel dimenticatoio – raccontano che in quegli anni il prete coraggio non pensava solo a drogati e sbandati. Ma che era – anche - in altre faccende affaccendato. Ovvero preso da una lunga serie di guai giudiziari. Che lo avranno sicuramente fatto meditare. Ma dietro le sbarre.
Di queste disavventure – però – sul sito della comunità di Don Pierino non c’è traccia. Per forza. I guai giudiziari dell’anziano sacerdote, che oggi ha 83 anni, sono cominciati nel 1965. Due anni dopo l’incontro-rivelazione di piazza Navona. Quando – forse pensando ai poveri tossicodipendenti – Don Pierino comprò una splendida tenuta con tanto di maniero e riserva di caccia a Barberino del Mugello, sull’appennino toscano. Costo: 200 milioni di lire di allora. Ma pagati – come ricorda il settimanale L’Espresso in una lunga inchiesta pubblicata il 16 agosto scorso - con assegni scoperti. Una svista che costò al leader della comunità Incontro una prima condanna a tre mesi di carcere.
Ma quel piccolo inciampo fu solo l’inizio. Perché – davvero – gli anni Sessanta non portarono molta fortuna a Don Pierino. Per lo meno sul fronte delle aule di giustizia. Perché – come ha rivelato il quotidiano La Stampa lo scorso 5 agosto – allora il futuro prete antidroga faceva il segretario per un cardinale, Luis Copello che era arcivescovo di Buenos Aires. Ma proprio quell’incarico gli portò altri guai. Venne accusato di aver organizzato un’ambigua ditta di import-export verso l’America Latina. E finì coinvolto nel fallimento di una cooperativa - collegata alle Acli (le associazioni cristiane lavoratori italiani) – che doveva costruire alcune palazzine a Roma, nel quartiere Eur. Lui, Don Pierino teneva la cassa. E contro di lui, il giudice fallimentare spiccò un mandato di cattura.
Fu allora che anche il sacerdote e leader della comunità Incontro decise di spiccare. Ma il volo. E non verso alti ideali. Ma verso il Vietnam del Sud. Dove entrò in contatto con l’arcivescovo della cittadina di Huè, sua eminenza Dinh Thuc. Cambiare cielo, come scriveva il poeta latino Orazio, però non gli bastò per cambiare animo. E nemmeno per vincere la malasorte (giudiziaria). Don Pierino infatti venne accusato dall’arcivescovo di Huè - e dalla signora Nhu, la vedova dell’ex presidente del Vietnam Ngo Dinh Diem – di appropriazione indebita. E così tornò in Italia.
Tornato nel Belpaese - siamo nel 1971 - a Don Pierino toccò la prova forse più dura della sua vita. I peccatucci – quelli di cui era accusato prima della partenza per il sud Est asiatico – infatti gli costarono una condanna a quattro anni di carcere. Che Don Pierino ha scontato integralmente dietro le sbarre. Per poi dedicarsi a un ulteriore periodo di “purgatorio” – questa volta di natura ecclesiale, però - in Maremma.
Ma neppure il purgatorio – e la Maremma – servirono a granchè. Sempre secondo la ricostruzione del quotidiano La Stampa dello scorso 5 agosto, infatti, Don Pierino – nel 1976 – tornò di nuovo nelle patrie galere. Questa volta in compagnia del fratello, padre Eligio. Che era pure lui al servizio del Vaticano. Ma come frate. Le accuse contro i due Gelmini – un presunto giro di bustarelle legati all’importazione di latte e burro destinati all’Africa – si rivelarono per fortuna infondate. Ma Don Pierino e padre Eligio finirono nel mirino della stampa. E – in particolare – proprio del quotodiano La Stampa. Che puntò il dito contro le abitudini – non proprio frugali – di Don Pierino. Che a Roma viveva in una villa all’Infernetto. Con Jaguar e piscina nel giardino. E un nutrito personale di servizio: un autista, una cuoca di colore e una cameriera.
Tutti lussi che Don Pierino si lasciò alle spalle. Quando – nel 1979 – si trasferì in Umbria. E – più precisamente – ad Amelia. Dove – assieme ad un pugno di seguaci – fondò in un vecchio rudere, che venne batezzato il Mulino Silla, il primo pezzo di una rete di comunità di recupero che oggi conta 164 sedi in Italia. E addirittura 74 filiali all’estero. Anche nel porre la prima pietra della comunità Incontro, il vulcanico sacerdote commise però qualche – piccolo - passo falso. Questa volta – tanto per cambiare – sul fronte dei regolamenti edilizi. Edificando, edificando - come spiega questa volta il settimanale L’Espresso, sempre nell’inchiesta del 16 agosto scorso – infatti Don Pierino costruì tante cose ad Amelia. Ostelli, mense, campi da calcio. Tutti fabbricati realizzati a fin di bene. Per carità. Ma molti abusivi. Abusi che vennero denunciati dall’allora sindaco di Amelia, Luciano Lama (sì, proprio lui l’ex leader della Cgil, il più grande sindacato italiano). Ma che vennero poi sanati.
Il resto della parabola di questo sacerdote iperattivo è storia recente. Una storia, la sua, che ha conosciuto una lunga ascesa per tutti gli anni Ottanta e Novanta. Con il boom delle comunità, che si sono moltiplicate in tutto il Belpaese. Ma anche questo boom – e il successo anche mediatico del prete coraggio che finirà spesso ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta - è stato accompagnato da polemiche. E da altre accuse. Come quelle lanciate da Marco Salvia, ex ospite della comunità Incontro negli anni Ottanta. Che - in una sorta di romanzo verità intitolato “Mara come me” e pubblicato nel 2005 da Stampa alternativa– ha denunciato violenze (non sessuali) e sevizie subite da chi avrebbe dovuto solo aiutarlo ad uscire dal tunnel della droga.
Ma ora la musica è davvero cambiata. E la parabola di Don Pierino ha preso davvero a scendere. Perchè con le denunce degli otto ex ospiti della comunità alla Procura di Terni, le accuse si sono fatte ben più gravi. E Don Pierino – dopo la conclusione delle indagini avvenuta questa settimana - probabilmente dovrà tornare davanti ai giudici. Per rispondere – questa volta – di molestie sessuali.
Ma noi – i bamboccioni alla riscossa – non ci sentiamo certo in diritto di giudicare. Anche perché ad accusare il prete coraggio – questa volta – sono persone non proprio affidabili. Come Michele Iacobbe. Che dice di aver dovuto subire baci e carezze del sacerdote (vedi La Stampa del 28 dicembre 2007 - link). Ma che ha anche alle spalle problemi di tossicodipendenza. Ed è da poco tornato – pure lui – dietro le sbarre. Ma – comunque - ci sentiamo di consigliare a Don Pierino un po’ di prudenza. Se non altro verbale. Perché dopo aver bollato – nell’agosto scorso - le accuse di molestie come un“complotto ebraico radical chic” , Don Pierino ne ha fatta un’altra delle sue. E – dopo aver ricevuto l’avviso di fine indagini dalla procura di Terni – poche giorni fa ha detto che “non saranno certo queste accuse ad impedirmi di continuare ad abbracciare i miei ragazzi come ho fatto negli ultimi 50 anni”.
Ecco – caro Don Pierino – va bene la schiettezza. E pure il coraggio. Ma non potevi – almeno - usare un’altra espressione?
P.S.Tanti lo accusano. Ma tanti - invece - difendono Don Pierino. Come hanno fatto anche in questi giorni diversi uomini politici di centrodestra. E il suo portavoce - ed ex parlamentare forzista - Alessandro Meluzzi. Che, lo scorso 27 dicembre, all’agenzia Ansa ha dichiarato che quella capitata a don Pierino Gelmini con l’inchiesta che lo vede imputato per molestie sessuali “è una tragedia mediatica che uccide un uomo”.
Parole che non stupiscono. Perchè dette - appunto - da un portavoce. Quello che stupisce semmai è il feeling tra Don Pierino e Meluzzi. Meluzzi, infatti, non è solo uno psichiatra e un ospite (quasi) fisso di diverse trasmissioni tivù. Ma è anche un ex di professione (ex comunista, ex socialista, ex azzurro, ex onorevole ed ex senatore, ex cossighiano, un passaggino tra i Verdi). E soprattutto un massone dichiarato, iscritto alla loggia Ausonia. E che ci fa un massone con un prete? Un altro dei misteri di Don Pierino. (Fonte: Corriere della Sera del 7 agosto 2007)

































