- “China’s oil ambitions take it to new frontiers”, Financial Times. I cinesi non lasciano, anzi raddoppiano. La marcia dell’economia cinese parrebbe - ma il condizionale è d’obbligo, visti i tempi che corrono e la mancanza di trasparenza del fu celeste impero - inarrestabile. Quest’anno, secondo le stime del Fmi (citate nel suo blog dal giornalista di “Repubblica”, Federico Rampini): il Pil dovrebbe crescere comunque di un buon 7,5%. L’anno prossimo addirittura dell’8,5%. E questo mentre tutti i Paesi del ricco occidente sono alle prese con una economia in caduta libera. Risultato: Pechino è attivissima anche sul fronte del petrolio. A giugno, la compagnia petrolifera cinese Sinopec aveva comperato la Addax petroleum, attiva in Africa occidentale e nel Kurdistan iraqeno. Di ieri, invece, la notizia che la China national petroleum starebbe, secondo il Financial Times, trattando per comprare la compagnia petrolifera argentina Ypf, attualmente di proprietà della spagnola Repsol.
- “Pechino prepara lo shopping italiano“, La Repubblica. Non solo politica. Il presidente cinese Hu Jintao arriverà a giorni in Italia per partecipare alla riunione del G8, all’Aquila. Ma con lui arriverà anche il ministro del Commercio, Chen Deming e una pattuglia di 300 imprenditori. Obiettivo: cercare investimenti interessanti, ovvero qualcosa che valga la pena di comprare. E se il passato recente insegna, i cinesi non baderanno a spese. Nei mesi scorsi - dopo analoghe missioni in Germania, Inghilterra, Spagna e Svizzera - i cinesi hanno deciso di investire 15 miliardi di dollari. Oltre all’Italia, la delegazione cinese visiterà anche Svezia, Finlandia e Portogallo. Commento di “Repubblica”: dovrebbe essere proprio l’Italia, però, il Paese dove i cinesi faranno i maggiori affari. Commento nostro:deficit al 9,3% del Pil nel primo trimestre dell’anno in effetti - visto l’andamento dei conti pubblici (); e la salute delle aziende (secondo l’Assocciazione piccoli impenditori, una su dieci potrebbe chiudere, nel milanese, a settembre) - Pechino qui potrà approfittare di ottimi prezzi da saldo. (grazie al lettore Gigi, per il suo contributo)
- Update: Beijing auto submits Gm Europe offer, Financial Times. Beijing automotive, casa automobilistica cinese, ha fatto una sua offerta a General Motors per una partecipazione in Opel. Questi cinesi non si fermano mai. Si fa perfino fatica a stargli dietro.
This entry was posted
on Friday, July 3rd, 2009 at 2:36 pm and is filed under Pillole rosse.
You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.
You can leave a response, or trackback from your own site.
July 4th, 2009 at 3:46 am
Giusto una nota.
Ma il patto si stabilita` non prevedeva che il rapporto deficit pil doveva rimanere sotto il 3% per rimanere in Europa?
Mi sto confondendo?
E come possiamo rimanerci se siamo a piu` del triplo?
July 4th, 2009 at 12:07 pm
@Gigi,
mi scrivi: “Ma il patto si stabilita` non prevedeva che il rapporto deficit-pil doveva rimanere sotto il 3% per rimanere in Europa?”
La risposta è: sì. Ma solo per fare un paio di esempi:
1) La Germania dovrebbe chiudere il 2009 con un rapporto deficit-Pil al 4,4% (e addirittura al 6% nel 2010).
2) Anche la Francia non dovrebbe fare meglio. Il ministro dell’Economica Eric Woerth ha detto urbi et orbi che - a meno di un miracolo - anche i francesi chiuderanno quest’anno con un rapporto deficit-Pil al 7-7,5%.
E mi limito a citare Francia e Germania, perchè sono i due Paesi che assieme all’Italia sono le colonne portanti della Ue. Non perchè gli altri siano messi meglio.
Dirai tu: e il patto di stabilità? E il patto di stabilità - causa crisi - pare per il momento andato a farsi benedire. Tanto che il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet - anche questa settimana - si è limitato a dire che i Paesi della zona euro “dovrebbero preparare e comunicare ambizioni e realistici piani di uscita fiscale” per riportare i parametri della finanza pubblica in linea con il Patto di Stabilità.
Quando? Come? Boh.
P.S. Se quindi volevi dire che il Belpaese rischia di uscire fuori dall’euro, beh, in questo momento il rischio non mi sembra concreto. Non per la questione patto di stabilità, almeno. In futuro, si vedrà.
July 5th, 2009 at 1:22 am
Grazie per la spiegazione.
Interessante notare che ben pochi giornali stanno parlando del fatto che il patto di stabilita` sia andato a quel paese, dopo avercene fatto una testa cosi` qualche anno fa.
Quando pareva che arrivare al 3,1% del rapporto pareva volesse dire che l` Italia era una sorta di Zimbabwe europeo.
E a proposito di Africa, una notizia che non c` entra niente con il post qui sopra, ma che potrebbe essere interessante in futuro.
Non so se state seguendo l` evoluzione dell` African Union, e il tentativo che stanno facendo gli stati africani di organizzarsi per evitare di rimanere prede economiche dei paesi ricchi: io sto seguendo questo dibattito da alcuni anni, e adesso finalmente pare siano sulla strada buona:
http://news.xinhuanet.com/english/2009-07/04/content_11653033.htm
Se riescono ad organizzarsi, quest sara` un` altra botta all` attuale predimonio mondale di USA&Co.
Gigi
October 29th, 2009 at 5:43 pm
[...] Per chi si fosse perso le puntate precedenti: leggere qui, qui e [...]