Parole preziose

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Quanto valgono le parole? Dipende. Secondo un vecchio aforisma latino, “per alcuni, le parole sono d’argento; per altri, il silenzio è d’oro”. Ma da allora – dai tempi dell’antica Roma, intendiamo dire – l’inflazione deve aver davvero galoppato. E alla velocità della luce. Perché - oggi come oggi – nel nostro Belpaese, otto parole (verbi e articoli compresi) possono valere su per giù anche 6 milioni di euro. Come a dire: mica pizza e fichi.

Del resto: poteva andare diversamente in un Paese che ha dato i natali a maestri di retorica come Marco Tullio Cicerone? No, non poteva. E per rendersene conto, basta accendere un computer. Andare su internet. E digitare l’indirizzo del superportale del turismo italiano “Italia.it”. Ai più sfortunati, s’impallerà il browser. Ma quelli baciati dalla dea bendata avranno l’onore di leggere le parole (probabilmente) più care della storia del genere umano. Queste: “Network access message: the page cannot be displayed”. Che – per la cronaca e per chi non conosce la lingua della perfida albione – significano che il sito non funziona. Più. Motivo? Il governo – dopo averlo (ri)presentato in pompa magna meno di un anno fa e aver speso la modica cifra di 5,8 milioni di euro – ha deciso di gettare la spugna. E di chiuderlo. A tempo indefinito.

Ricapitoliamo: quasi 6 milioni di euro (dei contribuenti) per pochi mesi di permanenza sul web? Sì, esatto. Cifre da record. Che potete leggere – ad esempio – su “La Stampa” dello scorso 18 gennaio. E che, certo, si possono spiegare. Ma a patto – in questo caso – di guardare più ai fatti che alle parole.

Fatti che sono cominciati nel 2004, in piena era Berlusconi. Quando “Italia.it” è partita con il turbo. Grazie all’allora ministro per l’Innovazione, Lucio Stanca. Che – forte dell’esperienza da ex numero uno di Ibm Europa – decise di svecchiare l’immagine (digitale) del Belpaese. E stanziò - per costruire il superportale del turismo italiano - qualcosa come 45 milioni di euro. I primi soldi – e il primo appalto – finirono ad una associazione di imprese. Capeggiata da un grande colosso della informatica mondiale. La Ibm. Una semplice coincidenza (che potete verificare qui). Che però davvero non ha portato fortuna al progetto. “Italia.it”, infatti, venne presentato – per la prima volta e sempre in pompa magna – il 9 marzo 2006. Ovviamente dal ministro. Che proclamò urbi et orbi (come potete leggere su “La Repubblica” del 15 marzo 2006): “Finalmente anche l’Italia ha un portale nazionale che le consenta di competere con i grandi portali turistici, come quelli dei nostri principali concorrenti in Europa, ossia Francia e Spagna”.

Parole pregne. E degne di una svolta epocale. Peccato solo che Stanca avesse dimenticato di precisare un dettaglio: il sito – semplicemente – non esisteva. Non ancora, almeno. Se ne accorse pochi giorni dopo il perfido giornalista di “Repubblica” che - ricordando le parole di Stanca – andò a digitare l’indirizzo del superportale. E si vide apparire una finestrella. Che gli chiedeva username e password.

Quali fossero questi benedetti username e password richiesti all’ignaro turista, non si è mai scoperto. Fatto sta che a presentare il sito - dopo il berlusconiano Stanca - ci ha riprovato (in tempi più recenti) anche il vicepremier (e ministro dei Beni Culturali) di Prodi, Francesco Rutelli. Che – come ricorda Panorama.it – alzò (per la seconda volta) il sipario sul portale nel febbraio dell’anno scorso, alla Borsa del Turismo di Milano. Mettendo sul piatto anche un logo nuovo di zecca. E un suo videomessaggio - in inglese - da mettere on line. Ma nè il logo (che per la sua grande “T” verde si guadagnò in rete il soprannome di “cetriolone”), né lo sforzo linguistico di Rutelli (che suscitò l’ilarità di Beppe Grillo) servirono a fare decollare “Italia.it”. Che si scontrò con alcuni errori di percorso.

Quali? Domanda sbagliata. Quella giusta è: quanti errori. E la risposta - come spiegò un annetto fa a “La Stampa” il presidente di Unionturismo, Gian Franco Fisanotti - è “migliaia e migliaia”. Anzi, “ una valanga”. E tutti da antologia. Come il fatto, disse il numero uno di Unionturismo, che “l’Abruzzo secondo loro non ha coste, il Monte Rosa è in Lombardia, il Trentino è segnalato senza Dolomiti e manca pure il Parco dello Stelvio. Bondone è diventato Boldone e Paganella invece Raganella». Basta così? Macchè. «In Puglia – si lamentò sempre Fisanotti e sempre su La Stampa - la spiaggia di Mattinata è descritta come ampia e sabbiosa, quando invece è nota per i suoi ciottoli. Genova è segnalata per “le possenti mura” che non ci sono più da almeno un secolo, Porto Venere e Portofino sono stati messi a Ponente…». Dulcis in fundo: l’Anas, per gli autori del portale, era l’”Associazione nazionale allevatori suini”.

Insomma, un disastro. Un disastro che alla fine ha spinto il governo – lo scorso 17 gennaio – a dire basta. Con grave scorno di chi il portale lo faceva. Come il caporedattore di “Italia.it”. Che in una lettera sempre al quotidiano“La Stampa” ha scritto: “Speravamo in un rilancio visto l’investimento cospicuo (5 milioni e 800 mila euro), abbiamo corretto gli errori denunciati lavorando gratis in questi ultimi mesi, e invece siamo a spasso senza nemmeno una comunicazione ufficiale”.

Parole amare. Che hanno toccato il cuore di noi bamboccioni alla riscossa. Che vogliamo mandare a tutti gli uomini di “Italia.it” un messaggio di speranza. Perché qualche possibilità di ripartire c’è. Lo ha detto anche il capo del dipartimento Innovazione del governo, Ciro Esposito. Che – come riporta “Il Corriere della Sera” dello scorso 21 gennaio – ha spiegato che ci sono “le risorse per riprendere il lavoro”, anche se “bisognerà decidere con quali attori, se indire un nuovo bando di gara o no e individuare il nuovo gestore”. Risultato: se la storia si ripete - come dicevano sempre gli antichi - forse questo portale ci costerà un’altra valanga di soldi. Ma porterà anche un’altra valanga di errori. Che ci faranno fare un’altra valanga di risate. Ovviamente, anche loro, amare.

P.S. A proposito di risate. Questo post - al posto della solita vignetta - ha un omaggio al nostro ministro per i Beni Culturali. Ovvero il link al suo celeberrimo videomessaggio. Buona visione.

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One Response to “Parole preziose”

  1. Il portale d’ ‘o sole e il mare di Montepulciano | Reset Italia Says:

    [...] occasione dello stop, infatti, chi scrive (in un vecchio post) si era permesso di ricordare che: Il disastro alla fine ha spinto il governo – lo scorso 17 [...]

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