- “Bancarotta veloce, rinasce Gm”, Corriere della Sera. Dopo solo 39 giorni di amministrazione controllata (insomma: di mezzo fallimento), anche General Motors - ex prima azienda automobilistica al mondo - rinasce a nuova vita. Ma con un volto un tantino diverso da prima. E infatti: i principali azionisti della nuova Gm hanno ben poco a che fare con Wall Street e con il turbocapitalismo dei tempi che furono. Secondo il Corriere della Sera, ben il 61% delle azioni è in mano allo Stato americano; il 17,5% ai sindacati del lavoratori; e un altro 11,7% al Canada (a scanso di equivoci: lo Stato del Canada). Obiettivi della nuova Gm: tornare in Borsa entro il 2010-2011 e restituire al più presto i 50 e passa miliardi di dollari di prestiti (passati e futuri) statali. Un bel libro dei sogni. Che fa il paio con tante altre “opere” analoghe vergate da aziende (come Chrysler) e finanziarie varie (la compagnia assicurativa, American International Group, solo per fare un esempio) salvate dai soliti contribuenti americani. E un modo per guardare al futuro. Epperò: tenendo gli occhi ben fissi sul presente, rimane un dubbio: ma allo Stato americano - che ora a vario titolo possiede di tutto - non converebbe dar vita, come nell’Italia pre-caduta del muro, a un bel ministero delle Partecipazioni statali? Farebbe tanto social-democrazia reale. Ma aiuterebbe a guardare in faccia allla realtà.
- “Boom sui Bot, rendimenti verso quota zero”, Corriere della Sera. La fame di titoli di Stato italiani - sorprendentemente - non si placa. Secondo il Corriere in edicola oggi: la domanda di Bot (da parte dei risparmiatori) continua ad essere doppia rispetto all’offerta (da parte dello Stato). Risultato: i rendimenti dei Bot a 3 mesi - al netto delle spese - sono arrivati all’irrisoria cifra dello 0,04%. Motivo? Forse i risparmiatori non si fidano troppo neanche del ministro Tremonti, ma - sempre secondo il Corriere - non si fidano affatto della Borsa.
- “IMF close to approving $3bn in aid to Ukraine”, Financial Times. L’Ucraina - da un po’ di mesi a questa parte - ha ben poco da stare allegra. Nei primi tre mesi del 2009, lo Stato famoso per le liti (con la Russia) sul gas, ha messo a segno un impressionante calo del Pil: -20% (rispetto a un anno prima). La disoccupazione è raddoppiata. I conti pubblici sono completamente saltati. Risultato: l’Ucraina, a settembre, è stata costretta a rivolgersi al Fmi per un prestito. Prestito che sta arrivando a tranche: l’ultima - da 3,3 miliardi di dollari - è stata approvata giusto ieri. Ma il Financial Times continua a interrogarsi sulla stabilità dell’economia del Paese e sul rischio di un effetto domino sulle banche europee (che tanti soldi hanno prestato all’Ucraina). Per quel che vale, da mesi, ce lo stiamo chiedendo pure noi. Anche perchè l’Ucraina ha qualcosa a che fare con la nostrana Unicredit. E non è solo una questione di “U”.
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on Saturday, July 11th, 2009 at 2:56 pm and is filed under Pillole rosse.
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July 11th, 2009 at 4:48 pm
sarò forse un “innocente” nel significato americano, ma continuo a chiedermi, collezionando notizie sempre più disastrose, quando cederà il “sistema”.
qual è il limite di sopportabilità del sistema economico/finanziario dei vari debiti, dei vari stanziamenti “allo scoperto”, con disoccupazione perennemente in aumento, consumi in contrazione, quindi tasse riscosse in calo, ecc…
o le notizie riguardano solo una minima parte di un insieme molto più grande e robusto, oppure i conti cominciano a non tornare più.
ed allora la domanda : perchè sta in piedi ?
è come aver visto un castello di carte, vederlo cadere poco alla volta, ma assistere allo spettacolo che quasi sfida la gravità di singole carte che restano in piedi anche senza più alcun appoggio ?
virtù magiche ? spirito santo ? boh…. capisco sempre meno.
July 12th, 2009 at 12:04 am
Certo che il FMI deve avere parecchi soldi in saccoccia, se continua a elargire miliardi a destra e a manca..
July 12th, 2009 at 3:42 am
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