Finezze su finezze su finezze
Attimi di panico in Forza Italia. Il coordinatore nazionale degli azzurri, Sandro Bondi oggi ha preso carta e penna. E in una lettera - indirizzata a segretari regionali e membri del comitato candidature di Forza Italia (e pubblicata anche dal Corriere.it) - ha dettato regole severissime per la campagna elettorale in corso. Ordinando a tutti di escludere dalle liste i candidati coinvolti, come recita la missiva, in “eventuali procedimenti penali”. Parole sconcertanti, quelle di Bondi. Che hanno letteralmente scatenato un’ondata di panico tra gli uomini della macchina elettorale azzurra. Che hanno pensato: “Ma come? Ma il Cavaliere non è indagato per corruzione a Napoli e imputato per corruzione giudiziaria a Milano?”. Ma il panico, lo sconcerto e le voci - che si erano subito diffuse - di una congiura di Palazzo ai danni del leader forzista sono durati lo spazio di pochi secondi. Ovvero il tempo di concludere la lettura della lettera firmata dal coordinatore nazionale azzurro. Che - con una finezza da fine giurista - nella missiva ha precisato che i procedimenti penali sono “motivo sufficiente di esclusione” dalle liste elettorali. Ma che vanno “esclusi naturalmente” i guai giudiziari “che, come sappiamo, hanno un’origine di carattere politico”. Ah, ecco.
P.S. E a proposito di Finezze e di fini giuristi. Noi bamboccioni alla riscossa - non più tardi di ieri, in un post intitolato proprio così, “Finezze” - avevamo citato altre dichiarazioni (come dire?) sconcertanti. Quelle del numero uno di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini. Che attraverso le colonne del quotidiano “La Stampa” aveva detto chiaro e tondo che - se fosse stato per lui - avrebbe preferito non candidare alle prossime elezioni chi ha pendenze con la giustizia. Spiegando che “se uno è indagato o, a maggior ragione, condannato per reati particolarmente odiosi, come la corruzione, o che abbiano a che fare con l’associazione mafiosa, opportunità vorrebbe che nella composizione delle liste ci fosse più rigore e più scrupolo. Parlo anche solo di opportunità: in attesa di sentenza definitiva, si può anche saltare un giro”. Affermazioni che noi - visti i guai con la giustizia del Cavaliere (proprio per vicende di presunta corruzione che potete leggere qui e qui) - avevamo bollato, non senza ironia, come una “gaffe”. E liquidato come una semplice sparata elettorale. Insomma: come una cosa poco seria. Ma commettendo un errore davvero grossolano.
E infatti. Le parole del leader di An sono state prese molto seriamente dal popolo del centrodestra. E in primis, dagli uomini della Lega. Che per bocca di Roberto Maroni - sempre attraverso le colonne de “La Stampa“, ma nell’edizione in edicola oggi - non solo hanno dichiarato di accettare la sfida. Ma - con fiero piglio padano - hanno replicato: “Liste pulite? Noi della Lega non abbiamo di questi problemi: non candidiamo e mai abbiamo candidato chi è accusato e men che meno condannato per atti come la concussione e la corruzione”. Frasi figlie di tutto l’orgoglio leghista che Maroni aveva a disposizione. E - di nuovo - di una vera e propria finezza linguistica.
Che c’entrano in questo caso le finezze? C’entrano, c’entrano. Perchè una camicia verde doc con una condanna poco edificante alle spalle, c’è. Fa l’eurodeputato. E si chiama Umberto Bossi. Proprio il fondatore della Lega Nord, infatti - ai tempi di Mani pulite, nel celebre processo Enimont - aveva ammesso che il partito aveva incassato una tangente. Risultato? Una condanna (sempre per Bossi) emessa in via definitiva dalla Cassazione a 8 mesi di reclusione, per violazione alla legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Una vicenda di cui - che coincidenza - non c’è traccia nella biografia ufficiale del leader (pubblicata sul sito della Lega). Ma che è ben nota a chi è dotato di buona memoria. E che si può leggere, ad esempio, su una vecchia pagina di Rainews 24.
Ma tant’è: Maroni - che pure (come ricorda il sito di Beppe Grillo) ha sul groppone una condanna definitiva a 4 mesi e 20 giorni per resistenza a pubblico ufficiale durante una perquisizione della polizia nella sede del partito in via Bellerio a Milano - su quella mazzetta ha preferito sorvolare. Invitando piuttosto il Popolo delle Libertà - insomma An e Forza Italia - a seguire il buon esempio della Lega. Che - per la cronaca e sempre a proposito di “liste pulite” - può vantare uno dei pochi eurodeputati (anzi, probabilmente l’unico) condannati in via definitiva per incendio aggravato da “finalità di discriminazione”. Si tratta di Mario Borghezio. Che - come si legge sempre sul sito del comico genovese - si è beccato 2 anni e 20 giorni (poi commutati in una multa di 3.040 euro) per aver dato fuoco ai pagliericci di alcuni immigrati extracomunitari che dormivano sotto un ponte di Torino. Davvero un buon esempio di amore per la legalità e rispetto delle regole. Non c’è che dire.
Sia come sia. L’invito della Lega non ha certo colto impreparata Forza Italia. Che per mano del coordinatore nazionale, Sandro Bondi - come abbiamo scritto poc’anzi - ha immediatamente lanciato le “liste pulite” in salsa forzista. Volano dell’operazione: un lettera indirizzata agli uomini impegnati nella campagna elettorale (e pubblicata quasi integralmente dal Corriere.it). Che invita ad escludere i candidati con “procedimenti penali” sulle spalle. Ma - si badi bene - con una postilla: i guai giudiziari, parola di Bondi, sono sì “un motivo sufficiente di esclusione dalle liste”, ma non quelli che “come sappiamo, hanno un’origine di carattere politico”. E quindi - per certo - tutti quelli che riguardano il Cavaliere&co. E potenzialmente pure tutti gli altri. Insomma: ad libitum, diciamo.
Ma Bondi è andato oltre. E - proprio nel giorno in cui Berlusconi (come potete leggere sempre nel pezzo del Corriere.it dedicato alle liste pulite del Pdl) ha fatto sapere che non potrà farsi interrogare (per” evidenti impegni parlamentari”) dai giudici di Milano che lo hanno inquisito per corruzione giudiziaria - il coordinatore nazionale degli azzurri ha pure rivendicato (e sempre con orgoglio, ma questa volta tutto forzista) che fare liste pulite era indispensabile per, come recita la sua missiva, “un partito come il nostro che dalla sua nascita ha sempre potuto vantare un’assoluta onestà da parte di tutti i suoi rappresentanti”. Ma tutti tutti? Beh, non esageriamo. Proprio tutti, no. Visto che solo in questa legislatura, Forza Italia ha schierato in Parlamento ben 11 - tra deputati e senatori - con una condanna definitiva alle spalle. E - come ricorda sempre il sito del solito Grillo - per i reati più svariati: dalla corruzione giudiziaria (6 anni all’ex senatore Cesare Previti) al falso (3 anni al senatore e medico chirurgo, Antonio Tommasini).
E allora? E allora, appunto, dobbiamo ammettere che ci siamo sbagliati. Perchè quelle di Fini (e Bondi e Maroni) non sono gaffe. E nemmeno finezze su finezze su finezze. Sono una vera e propria presa per i fondelli.
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