Affari di famiglia
Figli, mogli e nipoti? Presenti! Ex segretarie ed ex fidanzate? Ci sono! Portaborse e portavoce? Eccoli! Insomma, all’appello non manca nessuno. Anzi. Parenti, amici e collaboratori sono già tutti lì, con cappello e valigia in mano, pronti a staccare il loro biglietto per uno strapuntino a Roma e relativo (e soprattutto congruo) stipendio. E così, alla fine, le liste di candidati alle prossime elezioni almeno dimostrano una cosa. Forse aveva ragione il Financial Times nel bollare l’Italia come il Paese peggio governato d’Europa. Ma certo nessuno potrà mai accusare i potenti nostrani di non avere a cuore la famiglia. Ovviamente - e soprattutto - la loro.
E infatti. A nulla è servito l’appello lanciato nei giorni scorsi dall’ormai ex presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Che a questo giro - e a scanso di equivoci - aveva chiesto di lasciar fuori i “figli di” dalle sale ovattate di Camera e Senato, per lasciar posto a qualcuno che quella benedetta poltrona se l’era meritata almeno un po’. E a nulla sono serviti i buoni propositi e i granitici ordini di scuderia (e di pulizia) dei vari Veltroni, Berlusconi&co. Perchè - nel famoso loft del Partito democratico come nella residenza romana del Cavaliere a Palazzo Grazioli - gli animi degli estensori delle liste elettorali si sono inteneriti. E i cuori di papà e zii e mariti alla fine hanno ceduto alle ragioni degli affetti. Un copione ben collaudato. Che era andato in scena (come avevamo ricordato anche noi, in un post intitolato “I Figli degli altri”) anche alle penultime elezioni politiche. E che, anche quest’anno, ha concesso una delle sue infinite repliche.
E dire che proprio Veltroni - e per primo - era stato categorico. Annunciando all’assemblea costituente del suo Pd una stagione nuova. Fatta, parola del segretario, di “meno furbizia e più merito”. E promettendo, fin dalla sua elezione a numero uno del Pd, più primarie per tutti. Anche per i candidati sindaci dell’ultimo sgangherato comune del Belpaese. Ma quella stagione di rinnovamento - con promesse annesse e connesse - ha già fatto la fine della cometa di Halley. Che è sì passata (sopra la nostra testa). E se n’è scritto (sui giornali). Ma nessuno l’ha mai vista coi suoi occhi. E soprattutto nessuno se la ricorda più. Neppure Veltroni. Che, a questo giro, ha spedito le primarie in soffitta. E in compenso, nello scegliere i candidati, ha dato spazio ai soliti noti. A partire dalle mogli. Puntando su - e in ordine sparso - Anna Serafini in Fassino, dolce metà dell’ex numero uno della Quercia, Piero; Anna Pollastrini in Modiano, moglie del banchiere Pietro; Linda Lanzillotta in Bassanini, compagna dell’ex ministro (e ora consigliere del presidente francese, Nicolas Sarkozy) Franco; e - dulcis in fundo - Anna Maria Carloni in Bassolino, moglie del non troppo amato (e per giunta rinviato a giudizio per la vicenda “munnezza”) Antonio, governatore della Campania.
E ancora: qualche scelta discutibile il Pd l’ha fatta pure sul fronte portavoce&portaborse. Dove accanto ai meno noti Sandra Zampa (che ha curato i rapporti con i giornali per Romano Prodi); Piero Martino (già portavoce del vicesegretario del partito, Dario Franceschini) e Luciana Pedoto (avvenente ex segretaria particolare del ministro per l’Istruzione del Prodi II, Beppe Fioroni), ha piazzato anche Silvio Sircana, già portavoce (senza voce) ufficiale del Professore e del governo uscente. Ma soprattutto - e pur sempre - noto ai più (sic!) solo per la raffica di foto che lo ritraevano a zonzo per Roma. E non a caccia di un tram, ma di trans.
Ma al peggio non c’è mai fine. E infatti: il vero pasticciaccio brutto, il segretario e i suoi l’hanno combinato sul fronte dei “figli di”. Dove, per rappresentare la “meglio gioventù” de noantri, hanno scelto, innanzitutto, la ventisettenne romana Marianna Madia, figlia del fu Stefano, consigliere comunale della Lista per Veltroni a Roma (e per giunta ex fidanzata di Giulio Napolitano, figlio quarantenne del presidente della Repubblica, Giorgio). E poi pure la ventiseienne siciliana Daniela Cardinale, figlia dell’ex ministro per le Comunicazioni dei governi Amato e D’Alema, Salvatore. Che - forte di una laurea triennale in scienze della Comunicazione - la sua candidatura al Corriere della Sera l’ha spiegata così: lei, esattamente, perché è stata candidata? “Il ministro Fioroni mi ha onorato della proposta. Ma ha deciso Marini”. E come mai ha scelto lei? “Mi conosce. È venuto da noi in campagna, due anni fa”. Lei ha esperienza di politica? “No. Ma mi ricordo quando hanno eletto mio padre. Avevo 5 anni, una festa bellissima: sventolavamo la bandiera Dc”. Una ricostruzione che lascia un po’ basiti. Ma che non fa una grinza. Anche se manca un dettaglio. Come, ha scritto l’edizione palermitana di Repubblica, papà Salvatore - per raggiunto numero di mandati - non poteva ricandidarsi. Di qui l’idea di passare palla alla giovane rampolla. Sancendo definitivamente la regola che le poltrone sono come i comò. Insomma: si ereditano. Di padre, in figlio.
E Berlusconi? E Berlusconi - nel salotto di Porta a Porta - era stato anche più categorico di Veltroni: “Da noi - aveva giurato - né figli di né segretarie”. E in effetti - nelle liste dei candidati del Popolo della Libertà, pubblicate integralmente oggi dal berlusconiano “Il Giornale” - di segretarie non c’è traccia. Ma di ex segretaria ce n’è almeno una. La sua. Si tratta di Deborah Bergamini, ex assistente del Cavaliere. Che per la cronaca - negli anni del governo Berlusconi - era diventata responsabile marketing Rai. E che, sempre per la cronaca, a fine 2007 è stata sospesa dalla televisione pubblica dopo l’ennesimo scandalo intercettazioni. Quello sui palinsesti taroccati da Rai e Mediaset. Taroccamenti avvenuti - a quanto scrisse La Repubblica - ovviamente in favore (del governo) del Cavaliere.
Ma anche sul fronte parenti, Il Partito della Libertà non è stato certo da meno del Partito democratico. E proprio a partire dai “figli di”. Schierando nelle sue liste - tra gli altri - Giuseppe Cossiga, figlio dell’ex presidente della Repubblica, Francesco; Stefania Craxi, figlia dell’ex segretario Psi (e grande amico di Berlusconi), Bettino; e Chiara Moroni, figlia del politico Psi Sergio, suicida (perchè inquisito) all’epoca di Tangentopoli. Basta così? Macchè. Perchè - si badi bene - questi sono solo i nomi di amici e parenti noti a chi scrive. Ma soprattutto perchè Berlusconi e i suoi il meglio l’hanno dato con le mogli e le ex mogli. Ricandidando - in Lombardia - la deputata uscente Mariella Bocciardo, ex estetista e - appunto - ex moglie di Berlusconi Paolo, fratello di Silvio. E lanciando in Campania la candidatura di Diana De Feo in Fede, volto ignoto del TG1. Ma soprattutto, moglie del direttore del Tg4, Emilio Fede. E - per giunta - figlia di Italo De Feo, ex vicepresidente Rai (ed ex capo della segreteria dello storico segretario del Pci, Palmiro Togliatti).
E Montezemolo? E Montezemolo per ora non ha aperto bocca. Forse anche perchè Confindustria ha appena nominato come suo successore un’altra figlia d’arte: Emma Marcegaglia, figlia di Steno Marcegaglia, fondatore della Maecegaglia s.p.a. (acciaio). Ma - per fortuna - a dire la sua, ci ha pensato, a nome dei politici, Dario Franceschini. Che le polemiche su figli e portaborse le ha liquidata spiegando - come potete leggere sul Corriere - che “anch’io sono figlio di ex parlamentare e lo sono D’Alema, Mattarella, La Loggia, La Malfa…”. Come a dire: non c’è nulla di strano. Che il potere si è erediti in Italia non è l’eccezione, ma la regola.
Precisazione doverosa, quella di Franceschini. Ma quanto mai scontata. Perchè già Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, nel loro celebre pamphlet “La Casta”, avevano spiegato che - appunto - la casta è tale, perchè chi ne fa parte trasmette (i molti) onori e (i pochi) oneri di generazione in generazione. Come i gioielli di famiglia. Scegliendo per la successione servitori e parenti fedeli. Ma se questa è la prassi, secondo noi bamboccioni alla riscossa, resta ancora almeno una domanda in sospeso. Se le elezioni si riducono a a un mero passaggio di consegne (e per di più di feudale memoria), che senso ha votare?
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