- “Cnooc Is in Talks for Leases in U.S. Gulf”, Wall Street Journal. Repetita non semper iuvant. Ma tant’è. I mesi passano. E le cose non cambiano. Ovvero: l’economia cinese continua a tirare come una locomotiva. Quella del ricco(?) Occidente, proprio no. Risultato: Pechino - potendoselo permettere - sta facendo uno “shopping” spietato (di aziende e materie prime, all’estero). Ultimo colpaccio: il tentativo di mettere le mani su alcuni giacimenti di petrolio nel golfo del Messico. Secondo un articolo pubblicato ieri dal “Wall Street Journal”, infatti: la Cnooc - la China national offshore oil corporation; insomma: la terza (in dimensioni) compagnia petrolifera cinese - starebbe trattando con la norvegese StatoilHydro. Obiettivo: mettere le mani su alcuni pozzi petroliferi messicani. Difficile dire come andrà a finire. Anche perchè (e come ricorda sempre il Wall Street Journal): già in passato, Cnooc aveva cercato di sbarcare nelle Americhe, offrendo 18,5 miliardi di dollari per comprare la compagnia petrolifera californiana Unocal. Ma l’affare era saltato (per ragioni più che altro politiche; tradotto: gli Usa non vedevano di buon occhio l’ingresso della Cina nel cortile di casa e in un settore per di più strategico). Si vedrà, dunque. Ma nell’attesa, Cnooc ha di che consolarsi. Grazie agli arabi. Oggi - in virtù di un accordo firmato a giugno - la compagnia ha ricevuto (via nave) la prima maxi-fornitura di gas liquido dal Qatar. La prima di una lunga serie. Destinata a durare per 25 anni.
- “China and Kenya in infrastructure talks”, Financial Times. Non solo Messico. E non solo petrolio. Pechino - settimana scorsa - ha iniziato una trattativa con il governo del Kenya per costruire un nuovo porto nell’area turistica di Lamu. E per realizzare strade che colleghino lo Stato africano con i vicini Etiopia e Sudan. Casualmente: sempre Cnooc - entro la fine del mese - dovrebbe iniziare alcuni sondaggi per cercare petrolio proprio nel nord del Kenya. E ancora. Il China international fund - secondo il “Financial Times” - starebbe per concludere un altro accordo con un altro Stato africano, la Guinea. Che è il più grande esportatore di bauxite al mondo (e ha anche ingenti riserve di oro, diamanti, ferro e uranio). La Guinea riceverebbe 7 miliardi di dollari di investimenti cinesi. Contraccambio: tanto per (non) cambiare, Sinopec - altra compagnia petrolifera di Pechino - potrà esplorare i giacimenti offshore di oro nero della Guinea.
- “Ora Pechino trascina il mercato dell’auto”, La Stampa. Ma da dove nasce tutta questa sete di petrolio? Domanda semplice. Che ha più risposte. E tutte piuttosto complesse. Ma tra le altre cose, val la pena prestare attenzione a un piccolo dettaglio. Come ha scritto ieri il quotidiano torinese “La Stampa” (chiaramente nelle solita sezione economia, lontano da titoloni e prime pagine): il 2009 passerà senz’altro alla Storia del mercato automobilistico. Quest’anno, infatti, la Cina dovrebbe diventare il primo mercato di autoveicoli al mondo, superando gli Stati Uniti. Nei primi nove mesi dell’anno, negli States, si sono venduti poco meno di 8 milioni di veicoli (per la precisione: 7,85 milioni). A Pechino e dintorni, invece, 9,66 milioni. Con un aumento di vendite - rispetto all’anno scorso - da capogiro (+90,2% ad agosto, rispetto allo stesso mese del 2008; e +83,6% a settembre, sempre rispetto allo stesso mese del 2008). Un’ultima considerazione, dunque: ma non è che dietro il cambio di rotta di Washington sul fronte tecnologie verdi (che quando c’era Bush erano inutili o quasi; e ora nell’era Obama, sono diventate indispensabili); dicevamo: non è che dietro questo cambio di rotta, c’è (anche) il timore che se la Cina decidesse di fare davvero “bLum-bLum”, il prezzo del petrolio farebbe un bel supeL-boom?
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on Tuesday, October 20th, 2009 at 1:46 pm and is filed under Pillole rosse.
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October 20th, 2009 at 3:51 pm
Se la cina dovesse continuare a crescere in questo modo, credo che il prezzo delle materie prime e del petrolio schizzerebbe cosi’ alto da causare una nuova ondata di crisi di natura “energetica”…ma ben presto ci sarebbero problemi a rifornire di petrolio tutti gli “assetati” di greggio del mondo…
However, questa esplosione del mercato Cinese degli ultimi mesi va vista con un po’ di sano sospetto…
Con le esportazioni a picco, e un consumo interno non ancora abbastanza “grande” rispetto al suo potenziale produttivo, temo che siano in atto fenomeni extra-economici. Prima di tutto, il Governo cinese sta pompando soldi nell’economia a iosa, incentivi di ogni tipo, investimenti in infrastruture ecc… Ho letto (ma non so se sia vero) che il governo cinese sta contabilizzando nel PIL le spese per le infrastrutture anche se quei soldi verranno spesi nel corso di molti anni! In piu’ queste spese folli potrebbero essere ricondotte al desiderio Cinese di liberarsi di dollari il piu’ presto possibile….
Anche se e’ molto probabile che la Cina diventi la potenza dominante del futuro (a meno che l’europa, che e’ ancora la prima economia del mondo, non si svegli) la strada potrebbe essere ancora molto tortuosa per il gigante asiatico. La loro economia e’ troppo dipendente dall’esportazioni e dagli USA… Ripeto, se l’europa fosse furba, potrebbe approfitarne e imporsi lei come ago della bilancia…
Sara’ interessante vedere cosa’ accadra’ all’arrivo di una nuova ondata di crisi…e ci sono tutti i presupposti che questa arrivi
October 20th, 2009 at 4:16 pm
@Piersky,
“… ripeto, se l’europa fosse furba”.
Hai detto bene Piersky: SE l’Europa fosse furba. Ma tanto furba non sembra proprio. Voglio dire: a questa cosina qui, Bruxelles doveva e poteva pensarci un tantino prima…
P.S. Mi sono permesso di editare il tuo commento, dando qualche “a capo”. Le tue osservazioni “meritano”. E così si leggono meglio. Ma - se ti dà fastidio - dimmelo.
October 20th, 2009 at 5:02 pm
A proposit di Cina e Africa, ho letto questo: http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=973370
A quanto pare, a Pechino, al contrario che da noi, le idee ce le hanno piuttosto chiare…
October 20th, 2009 at 6:00 pm
@Nino,
già. E a giudicare da quello che scrive il Velino - e il Velino, per la cronaca, dice che Gran Bretagna e Cina starebbero “lavorando” assieme sul fronte africano - pure a Londra non scherzano. E del resto d’Europa, al solito, se ne fregano.
October 21st, 2009 at 8:25 am
@admin Per Niente..
Anzi Grazie!
October 21st, 2009 at 11:11 am
A mio avviso l’Europa ha accumulato un ritardo non colmabile nel breve periodo rispetto ai paesi orientali (India compresa)…tra l’altro non ci sono nemmeno i presupposti politici ed economici per poter immaginare un recupero in extremis…se non fosse per la lingua dovremmo tutti espatriare in Cina. Chissà se fra qualche anno anche questo ostacolo sarà forzatamente aggirato…
Luce Blogger di Vita da StRagista
October 21st, 2009 at 12:00 pm
Scusate l’insistenza, ma ho letto questo articolo, e ve lo propongo:
http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/esteri/cina/fabbrica-natale/fabbrica-natale.html?rss
Io sono rimasto un po’ impressionato dalla “scientificità” dell’organizzazione. Lo stile sarà pure esagerato, ma il contenuto è veritiero.
Decisamente fanno sul serio.
October 21st, 2009 at 12:59 pm
[...] Link [...]
October 21st, 2009 at 1:57 pm
@Nino,
altro che insistenza. Giampaolo Visetti, su Repubblica, ha firmato un gran pezzo. E tu hai fatto benissimo a metterlo a disposizione di tutti.
Comunque, sì: stanno facendo molto molto sul serio.
October 21st, 2009 at 1:58 pm
@Luce,
cara stRagista, ma perchè non vai a fare un bello stage là?