Il vizietto (degli affari suoi)
Povero Silvio. Lui non ha mica avuto il coraggio di dirlo con la sua viva voce. Ma “il Giornale” - nel senso del quotidiano berlusconiano - invece sì: governare lo “impoveriva”. Perchè? Perchè Berlusconi nel 2005 aveva dichiarato al fisco la miserabile cifra di 28 milioni di euro (ossia 56 miliardi delle vecchie lire). Mentre un anno dopo, smessi i panni di premier, i suoi guadagni si sono moltiplicati per 5. Diventando una vera e propria montagna di soldi (in più): ovvero ben 139 milioni di euro (ovvero, sempre nel vecchio conio, qualcosa come 278 miliardi di lire). Conclusione: fare il premier, ha scritto testualmente mercoledì scorso “il Giornale” del fratello Paolo Berlusconi (quello con più capelli, ma meno cervello), “impoveriva Silvio”. E meno male per lui, verrebbe da aggiungere, che alle penultime elezioni lo hanno trombato. Se non fosse che - ovviamente - quella del quotidiano berlusconiano è solo una ricostruzione, come dire, fantasiosa. O - e per parlare papale papale - una autentica balla. E di dimensioni colossali.
Fare il premier, di fatti, conviene. E a tutti. A destra come a sinistra. E lo dimostrano abbondantemente le ultime dichiarazioni dei redditi dei parlamentari. Che sono state pubblicate non solo da “Il Giornale”, ma da tutti i quotidiani. E che riguardano appunto l’anno di grazia 2006 (perchè questi, per la cronaca, sono gli ultimi dati disponibili). E infatti: è convenuto a Romano Prodi che ha raddoppiato i propri guadagni. Passando dai soli, si fa per dire, 90 mila euro circa del 2005 (quando ancora si preparava allo scontro elettorale con il Cavaliere) ai ben 217.221 euro del 2006 (incassati grazie allo stipendiuccio da primo ministro). Ed è convenuto qualcosa come 500 volte di più - perchè a tanto ammonta l’attuale distanza tra la ricchezza del Professore e quella del Cavaliere - a Berlusconi. Che dall’inizio alla fine del suo governo ha moltiplicato il suo reddito (quello dichiarato al fisco; per il resto, se c’è, non si sa) addirittura di 13 - tredici - volte.
Possibile? Possibile, possibile. E per rendersene conto basta passare in rassegna le vecchie dichiarazioni dei redditi del Cavaliere (per altro tutte pubblicate dai giornali). Che non parlano chiaro. Parlano chiarissimo. E dicono che nel 2001 (primo anno del suo secondo governo), Berlusconi aveva guadagnato solo 11,2 milioni di euro. Saliti a 12,7 milioni di euro nel 2002 e nel 2003. E poi scesi - ma solo per un anno, il 2004 - a quota 3,5 milioni di euro. E quindi schizzati (nell’ultimo anno pieno da premier, il 2005) su su fino a quota 28 milioni di euro. Guadagni che nel 2006, mentre Silvio rimaneva a Palazzo Chigi fino a maggio (quando Prodi gli ha dato il cambio, diciamo), sono poi definitivamente esplosi. Fino a raggiungere la stratosferica cifra, appunto, di 139 milioni di euro. Conclusione: se i numeri non sono un’opinione, altro che impoverito. L’unica cosa che il Cavaliere ha perso, facendo il premier, forse sono stati i capelli. Che però giustamente - e con tutti i quattrini incassati - si è pure già fatto riattaccare.
Ora: questi numeri, però, disegnano un altro grande punto interrogativo. Ma come ha fatto Silvio Berlusconi - in questi anni di vacche magre (e per tutta l’economia del Belpaese) - a moltiplicare per tredici volte la sua ricchezza? Il quotidiano “Libero”, diretto da Vittorio Feltri e notoriamente vicino ad An&ForzaItalia&Lega, sempre mercoledì scorso ha azzardato una spiegazione. Nell’ultimo biennio, cioè nei dodici mesi trascorsi tra il 2005 e il 2006 (quando il suo patrimonio è lievitato di 5 volte), il leader del Popolo delle Libertà non avrebbe, scrive testualmente “Libero” (in un articolo purtroppo non disponibile in rete), “vinto alla lotteria”, ma avrebbe goduto del successo di “Telecinco” in Spagna e della Endemol, ovvero “la società acquistata da Mediaset che produce il Grande Fratello”. Vero? Ovviamente, no. Perchè Mediaset ha sì acquistato Endemol. Ma nel 2007. Cioè un anno dopo la dichiarazione dei redditi “monstre” da 139 milioni di euro.
Ma almeno questa ennesima panzana sui danari dell’(ex) pelato più ricco d’Italia ha un pregio. Quello di lasciare sul piatto altri due interrogativi grandi quanto il villone di Arcore. Che, però, riguardano - questa volta - non il passato. Ma il futuro. Primo: Endemol non lavora solo con Mediaset, ma ha pure un contratto triennale con la Rai cui ha venduto una sacco e una sporta di programmi. Tra cui i pacchi di “Affari tuoi”, le ricette de “La prova del cuoco” e perfino che “Tempo che fa” (sì, le battutine di cartapesta di Fazio) e “In mezz’ora” (della strabica, ma con lo sguardo sempre ben piantato a sinistra, Lucia Annunziata). E quindi: come si comporterà Berlusconi quando sarà capo del governo e la Rai (che fa capo al ministero del Tesoro, cioè al governo) dovrà rinnovare (a fine 2008) il contratto con la sua società? E secondo. Ma quando Berlusconi tornerà in visita ufficiale in Spagna ci andrà come rappresentante del Belpaese o delle sue (sempre più) floride imprese? Domande destinate a rimanere senza risposta, s’intende. Anche perchè - stranamente - in questa campagna elettorale nessuno (avversari politici compresi) sembra intenzionato a farle. Ma che evocano solo tre parole. Ma fondamentali: CONFLITTO DI INTERESSI. Parole che forse spiegano molto meglio di “Libero” e del “Giornale” il galoppare dei redditi del Cavaliere.
Beninteso: questo, però, è solo un “forse”. E allora? E allora il mistero rimane intatto. Quel che è certo, invece, è che negli anni del governo Berlusconi non si è arricchito solo Berlusconi. Ma pure la Fininvest. Che nel 1994 (l’anno della famosa discesa in campo), come scrisse ben 14 anni fa il Corriere della Sera, pareva avere più di qualche problemuccio di solvibilità. E che nell’anno di grazia 2008, come scrive sempre il Corriere della Sera ma proprio nel numero in edicola oggi, ha una liquidità record: 1,1 miliardi di euro più un altro miliardo di euro di linee di credito. Totale: 2,1 miliardi di euro. Che permetterebbero al gruppo Berlusconi, da solo e da domani mattina, di battere l’offerta Air France (1,7 miliardi di euro) e comprare Alitalia. Così come è altrettanto certo che l’Italia, o meglio gli italiani - sempre negli anni del governo Berlusconi - invece si sono impoveriti. E per davvero. Tanto che Banca d’Italia, a gennaio scorso, ha certificato che i redditi dei lavoratori dipendenti sono fermi inchiodati dal 2000. Mentre, secondo gli ultimi dati a disposizione dell’Istat (relativi al biennio 2005-2006, quello del boom di quattrini per Berlusconi), una famiglia su sette non arriva a fine mese. E una su due ha un reddito di 1.900 euro al mese, cioè di poco meno di 24.000 euro all’anno. Ovvero - e per capirci - qualcosa come 5791 volte (CINQUEMILA-SETTECENTO-NOVANTUNO VOLTE) meno del loro aspirante premier di centrodestra. Cioè del Cavaliere. Che, invece nel 2001, era ricco solo 466 volte in più.
Sia come sia - e secondo noi bamboccioni alla riscossa - quelle domande sul conflitto di interessi qualcuno farebbe bene a tirarle fuori. Perchè Berlusconi il vizietto di farsi le leggi ad hoc (come abbiamo già ricordato qui) ce l’ha sicuramente. E - stando ai numeri che abbiamo raccolto - pare pure fortemente indiziato di averne per giunta un altro: quello di fare gli affari (suoi). Dunque: se questo silenzio assordante continua, agli elettori potrebbe venire un ragionevole dubbio. Che la ragione di questo silenzio sia da ricercare sempre nelle dichiarazioni dei redditi. Ma non in quelle del Cavaliere. Bensì in quelle di qualcun altro.


































March 15th, 2010 at 7:32 am
[...] E in Italia? Nel Belpaese del Gattopardo – in cui tutto cambia perchè nulla cambi – i miliardari sono quelli di sempre. Primo tra gli italiani, si è classificato il re dei cioccolatini, Michele Ferrero (17 miliardi di dollari); secondo, il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio (10,5 miliardi); e terzo è l’imprenditore di sè stesso, nonchè primo ministro Silvio Berlusconi. Il premier – causa crisi – nel 2008 aveva visto il suo patrimonio scendere nella classifica Forbes da 9,4 miliardi di dollari a 6,5 miliardi di dollari. Quest’anno ha recuperato alla grandissima, tornando a quota 9 miliardi. Due giorni fa, proprio Berlusconi invitava tutti a cavalcare la ripresa. A lui, in effetti, sta riuscendo benissimo. Ai suoi concittadini – che sono alle prese con una crisi che l’anno scorso ha fatto crollare il Pil a livelli record – forse, un po’ meno. Ma anche questa, a pensarci bene, non è una novità. E’ il copione degli ultimi dieci anni. [...]
March 16th, 2010 at 3:40 pm
[...] E in Italia? Nel Belpaese del Gattopardo – in cui tutto cambia perchè nulla cambi - i miliardari sono quelli di sempre. Primo tra gli italiani, si è classificato il re dei cioccolatini, Michele Ferrero (17 miliardi di dollari); secondo, il patron di Luxottica, Leonardo Del Vecchio (10,5 miliardi); e terzo è l’imprenditore di sè stesso, nonchè primo ministro Silvio Berlusconi. Il premier – causa crisi – nel 2008 aveva visto il suo patrimonio scendere nella classifica Forbes da 9,4 miliardi di dollari a 6,5 miliardi di dollari. Quest’anno ha recuperato alla grandissima, tornando a quota 9 miliardi. Due giorni fa, proprio Berlusconi invitava tutti a cavalcare la ripresa. A lui, in effetti, sta riuscendo benissimo. Ai suoi concittadini – che sono alle prese con una crisi che l’anno scorso ha fatto crollare il Pil a livelli record – forse, un po’ meno. Ma anche questa, a pensarci bene, non è una novità. E’ il copione degli ultimi dieci anni. [...]