C’era una volta l’America

(Via Paul Krugman’s blog)
C’erano una volta gli Stati Uniti d’America, unica superpotenza militare, e prima potenza economica mondiale. C’erano per davvero quegli Stati Uniti lì. E ci sono stati a lungo. Per quasi un secolo - il Novecento - che non a caso è stato ribattezzato dagli storici il “secolo americano”. Ma ora non ci sono più. Anche se alcuni cittadini a stelle e strisce di quelli “doc” faticano proprio a raccappezzarsi. E a rendersene conto.
L’economista Paul Krugman, per esempio.
Un premio Nobel per l’economia da esibire sulla mensola del caminetto. Una cattedra prestigiosa all’università di Princeton. E un bel contratto da editorialista per il New York Times. Insomma: un signor intellettuale con un bel pedigree da animale accademico. E che ti combina? Pur di sostenere che gli States - per restare “i numeri uno” - devono spendere e spandere fiumi di soldi pubblici per stimolare un’economia in stato comatoso; dicevamo: per sostenere questa sua ricettina facile facile, ti verga un post sul suo blog. E dice: signori e signore, siete preoccupati che il debito pubblico cresca troppo? Non dovete. Perchè se Paesi come Belgio e Italia riescono a gestire un debito pubblico sterminato, chiunque ce la può fare. O meglio, Krugman la mette giù esattamente così:
La gente si chiede: “Perchè dovremmo paragonarci con Belgio e Italia? Quei due Paesi sono un casino”. Uhm, ragazzi, questo è il punto. Il Belgio è politicamente debole, perchè diviso linguisticamente. L’Italia è politicamente debole, perchè è l’Italia. E se questi Paesi possono gestire il loro debito che è oltre il 100% del Pil (…), so can we (tradotto: anche noi possiamo).
E chi scrive non sa bene il perchè. Ma ogni volta che rilegge queste righe, non può fare a meno di immaginare il premio Nobel che finisce di scrivere. Si leva un cappellone da cowboy per massaggiarsi la testa. E si fa una grassa risata a bocca spalancata. Stile pistolero che ride alle sue battute in un film western di serie “Z”, diciamo.
Ma torniamo alle parole di Krugman. E alla realtà. Che oggi come oggi - a differenza della saga della conquista dell’Ovest - ha ben poco di epico.
Non vale la pena soffermarsi sull’assunto che se Belgio e Italia possono gestire enormi debiti pubblici, allora per gli Stati Uniti affrontare un problema così sarebbe un gioco da ragazzi. Se non per dire che si tratta di un assunto, non di un ragionamento, perchè non ha basi. Non uno straccio di numero. Non un abbozzo di modello econometrico. Ma - come dicevo - lasciamo perdere. No, quello che mi interessa è la frase: “L’Italia è politicamente debole, perchè è l’Italia”. Che - lo confesso - mi ha smosso qualcosa dentro.
Ecco. Qualcuno potrebbe ricordare che la gran parte del debito pubblico italiano è stata accumulata negli anni Ottanta. Che è stata fatta da una classe dirigente poi accusata, processata e (spesso e volentieri) condannata per corruzione. E che quella classe dirigente scandalosa - il fu Pentapartito (Diccì, Prì, Plì, Psdì e gli indimenticati e indimenticabili socialisti) - è rimasta per decenni incollata alle poltrone che contavano, causa guerra fredda. E una strana forma di democrazia che lo storico Guido Crainz ha definito democrazia “congelata”. Tutto questo per dire che forse gli Stati Uniti - e gli amici-nemici della Russia allora comunista - del “casino” politico italiano ne sapevano e ne sanno qualcosa. Ma non perdiamoci in ricostruzioni storiche complicate, dolorose e discutibili. Perchè il punto è un altro. Il punto è che dire che “l’Italia è politicamente debole, perchè è l’Italia” è come dire che i “tedeschi sono precisi perchè sono tedeschi”. Che “i francesi sanno cucinare perchè sono francesi”. E che, la sai l’ultima?, “c’erano un tedesco, un francese e un italiano…”. Un giudizio poco da premio Nobel e poco accademico, insomma. Che invece sa molto di luogo comune. E soprattutto di una buona dose di spocchia.
Spocchia che - per una infinita serie di ragioni - non ha più alcuna ragion d’essere.
Gli Stati Uniti - oggi come oggi - sono impantanati in due guerre fallimentari che non riescono a vincere (Iraq e soprattutto Afghanistan). Hanno un tasso di disoccupazione al 10 e passa per cento. Un tasso di sottoccupazione (dato dalla somma di disoccupati; persone costrette a lavorare part time perchè non trovano niente di meglio; e altri che il lavoro non lo cercano manco più) al 17,5%. E come se non bastasse: più di dieci milioni di famiglie hanno perso o rischiano di perdere casa. E ci sono intere aree del Paese - come Detroit, l’ex capitale dell’auto - che pullulano di case disabitate e quartieri fantasma come neanche in “The day after”. E poi sì: il debito pubblico sta esplodendo come neppure in Belgio e in Italia. E viaggia - secondo le stime del Fondo monetario internazionale - verso il 100% del Prodotto interno lordo. Tanto che non il corrierino dei piccoli, ma proprio il giornale su cui scrive Krugman, cioè il “New York Times” - giusto ieri - si chiedeva come faranno mai gli Usa a pagare gli interessi. Che di qui a una decina d’anni potrebbero ammontare, secondo i numeri citati dal “New York Times”, a 700 miliardi di dollari all’anno. Ovvero più di quanto l’attuale amministrazione Obama spenda per educazione, energia, polizia e guerre in Iraq e Afghanistan, messe insieme.
Un bel punto interrogativo, non c’è che dire. Cui Krugman ha risposto in perfetto stile Obama: “Yes, we can”. Ovvero: con una botta di ottimismo su cui sarebbe lecito nutrire più di qualche dubbio. Sia come sia. Una cosa è certa: i luoghi comuni e i (pre)giudizi se li poteva e doveva evitare. Perchè dal basso del baratro dove è sprofondato il suo di Paese, non si possono più tranciare giudizi da primi della classe. Accademici e tanto meno non accademici.
Certo. E’ dura accettarlo. Ma sicuramente anche il premio nobel Paul Krugman - se volesse fare lo sforzo di mollare per un paio di giorni gli amati libri; si facesse un giro a Detroit; e vedesse che lì non hanno più i soldi manco per seppelire i morti - se ne farebbe una ragione. E forse - forse - potrebbe cominciare a ragionare seriamente su come metterci una pezza. Senza spocchia. E con i piedi saldamente piantati per terra.
































November 25th, 2009 at 4:32 am
Premesso che sono d` accordo con Ziu Antu sul non-sense di utilizzare stereotipi generalizzati e sull` arroganza di molti americani, va detto che un bel po` della cattiva reputazione ce la siamo guadagnati, a mio avviso (e sono stato in diverse nazioni, ultimamente, per cui ho sentito diversi pareri dall` estero sull` Italia) dal fatto che:
- abbiamo tre regioni sotto il controllo diretto di orgazioni di malavita organizzata;
- l` ex-ministro della giustizia era testimone al matrimonio di un pentito di mafia;
- Bossi ha detto cose che neanche Haider ha detto;
- nel parlamento e` stata eletta una porno attrice (ha fatto molto scalpore in Giappone);
- ci sono una ventina~trentina di condannati in via definitiva in Parlamento
- il Presidente del Consiglio e` Berlusconi (non serve aggiungere altro);
- malgrado quanto sopra l` opposizione e` cosi` mal vista che non riesce a vincere nonostante tutto;
- abbiamo cambiato una cinquantina di governi in una cinquantina di anni;
- gli italiani sono visti come casinari un po` in tutto il mondo
Gigi
November 25th, 2009 at 7:25 am
[...] Link [...]
November 25th, 2009 at 11:57 am
Beh, mi verebbe da rispondere che Krugman ha scritto quell’articolo perche’ Americano hiii….
C’e’ una piccola differenza che il Prof Krugman non tiene in considerazione, dimostrando di essere o in mala fede, o un economista da “strapazzo”.
Non bisogna fermarsi al rapporto debito/Pil (o GDP) ma anche al rapporto soldi incassati dal Governo/Debito, Soldi Spesi/debito ecc… Gli Americani sarebbero pronti a fare una rivoluzione in caso di sostanzioso aumento di tasse. Ora, la tassazione americana e’ molto piu’ bassa di quella Europea (e gli USA non hanno la forza di imporre al suo popolo “egoista e super materialista” un aumento di tasse) Ergo, il debito pubblico potrebbe diventare critico a livelli di rapporto Debito/Pil molto piu’ bassi. Senza contare, che un conto e’ finanziare il debito italiano, altro e’ finanziarne uno (quello USA) che e’ ordini gi magnitudo piu’ grande avendo una nazione di spendaccioni che si deve affidare ai paesi emergenti per piazzare i suoi titoli di stato! Poi, mettiamoci la crisi del Dollaro (fonte di ricchezze e potere)….
Gli eventi futuri insegneranno molto ai nostri cari amici Americani…
November 25th, 2009 at 4:12 pm
@Gigi,
“va detto che un bel po` della cattiva reputazione ce la siamo guadagnati”.
Verissimo. Ma non trovi che un bel po’ di cattiva reputazione se la dovrebbero essere guadagnata anche gli States che solo negli ultimi dieci anni hanno:
- invaso un intero Paese, l’Iraq, per cercare “armi di distruzione di massa” che non hanno mai trovato; uccidendo un numero imprecisato di civili (stime citate anche da Associated press parlano di circa 100mila vittime tra la popolazione inerme; altre più abbondanti di oltre 1 milione di civili morti).
- invaso l’Afghanistan per catturare un tizio, Bin Laden, che non hanno mai trovato; uccidendo anche in questo caso un numero imprecisato di civili.
- provocato con quella che era una truffa a norma di legge - le cartolarizzazioni selvagge dei debiti - la peggior crisi economica degli ultimi 80 anni.
Eppure. Eppure da una parte: i signori Paul Krugman si sentono in diritto di tranciare giudizi alla vaccinara su tutti. E dall’altra i giornali italiani - salvo rarissime eccezioni - non osano nemmeno lanciare uno schizzetto di fango sugli Usa.
Chissà perché, eh?
Perdonami, Gigi. Ma io trovo che il rapporto tra Italia e Stati Uniti sia - per usare un eufemismo - un filino asimmetrico. La qual cosa - con rispetto parlando - mi ha rotto.
November 25th, 2009 at 11:48 pm
@Pier,
“Gli eventi futuri insegneranno molto ai nostri cari amici Americani…”
Allora. Sono d’accordissimo su tutte - tutte - le osservazioni che hai fatto. Ma per quel che riguarda il futuro, beh, occhio: gli americani sono come i gatti. Hanno nove vite. Oltre a un impressionante arsenale di armi nucleari (e non).
A buon intenditor…
November 26th, 2009 at 12:01 am
@Admin
Ziu Antunellu, d` accordissimo con quello che hai detto sulle missioni “di pace” e “per portare la democrazia nel mondo” degli States, ma qui io stavo parlando di moralita` nel campo del comportamento privato dei personaggi pubblici che in America e` molto piu` sentito che da noi (Bill Clinton ha rischiato l` impeachment per aver fatto sesso orale con una stagista, te lo immagini cosa avrebbero fatto gli americani a uno come Berlusconi?).
Sembrera` strano, ma lo stesso governo che si e` battuto per non lasciar morire una persona gia` morta come la ragazza Terry Schiavo, non batte molto ciglio sulle centinaia di migliaia di vittime in Iraq.
Per quanto riguarda l` asimmetria tra le due nazioni, il perche` e` da ricercarsi nella asimmetria nei GDP tra le due nazioni e dal fatto che gli USA dispongono di una forza militare un tantino (ma solo un tantino) piu` potente della nostra..
Gigi
November 26th, 2009 at 12:02 am
@Admin

“- provocato con quella che era una truffa a norma di legge - le cartolarizzazioni selvagge dei debiti - la peggior crisi economica degli ultimi 80 anni.”
Se la truffa la facessimo qui, nessuno in America ne patirebbe le conseguenze.
Prova a indovinare il perche`..
Un Gigi un po` polemico..