Lavoratori…
Walter “Il Vitellone” Veltroni
Dentro la figlia dell’ex ministro. E fuori l’operatrice del call center. La campagna elettorale del Pd - in Sicilia (e non solo) - si e’ conclusa così. Come dire, in bellezza. Con una delle ultime trovate elettorali del segretario, Walter Veltroni - quella del “partito dei lavoratori” - che si e’ rivelata, a urne chiuse, per quello che era. E cioè: una patacca. E con la sicilianissima Daniela Cardinale - 26enne figlia di Salvatore, ex ministro dei governi D’Alema e Amato - che e’ riuscita a staccare un bel biglietto per Roma e ora si prepara a incassare i suoi 11mila a passa euro di stipendio da parlamentare (ovviamente al mese). E l’altrettanto sicilianisimma Loredana Ilardi - 33enne e pure lei candidata Pd, ma come simbolo dei giovani precari - che invece conserva cuffie e microfono. E rimane saldamente al suo posto di operatrice numero 169 di un noto call center di Palermo.
Ma facciamo un passo indietro. Perchè per apprezzare fino in fondo il copione di questa vera e propria “stangata” in salsa Pd, occorre tornare con la memoria a uno dei giorni più caldi della “campagna elettorale che fu”: il 28 febbraio. Quando Veltroni conquistò intere paginate sui giornali (per esempio sul Corriere della Sera), proclamando urbi et orbi che il Pd era “il partito del lavoro”. E presentando tre-candidature-tre una più ad effetto dell’altra. Quella del vero sopravvisuto del rogo della ThyssenKrupp a Torino (e già sindacalista Uil), Antonio Boccuzzi. Quella della “falsa” dipendente Asl, Franca Biondelli da Asti (che in realtà, come scrisse il berlusconiano “Il Giornale”, era una infermiera ausiliaria che non metteva più piede in corsia dal lontano 2002 per i troppi impegni con la Cisl prima; e con il consiglio comunale della sua città, ovvero Borgomanero, poi). E infine - e appunto - quella della giovane telefonista “precaria” (ma anche, come ama dire Veltroni e come spiegò lei stessa al Corriere, attivista della Cgil), Loredana Ilardi.
Candidature simbolo - per lo meno in teoria - di chi nel Belpaese sgobba per davvero (oltre che dei sindacati). E che Veltroni presentò con tutta l’enfasi del caso. Spiegando - per i giornalisti e i lettori più duri a capire - che quelle mica erano scelte casuali. Anzi: “Nelle nostre candidature - disse - c’è una doppia idea. La prima è che il Pd vuole portare in Parlamento persone che siano parte della vita reale del Paese. La seconda ragione è che noi siamo il partito del lavoro e dell’Italia che produce”. Addirittura? Addirittura. E ancora. Non pago, Veltroni dedicò una chiosa particolarmente lacrimevole alla disgraziatissima operatrice del call center. Che guadagnava solo 700 euro al mese. E la cui infame “condizione” di sfruttata, secondo il segretario del Pd, era lo “specchio” fedele di quella “precarietà della vita di tanti lavoratori” che andava, ovviamente, combattuta e vinta. Risultato: un bel titolo, tra gli altri, anche sul Resto del Carlino on line. Che a metà pomeriggio battè un roboante: “Nel Pd anche un’operatrice di call center. Veltroni: Siamo il partito del lavoro”.
Del resto: non erano forse belle le parole del leader del Pd? Certo, che lo erano. Ma soprattutto erano inequivocabili: siamo il partito dei lavoratori; li porteremo in Parlamento. Una promessa, per di più, piuttosto facile da mantenere. Perchè la nostra legge elettorale - per la cronaca e per chi non lo sapesse - funzionava (e funziona) un po’ come i noiossissimi gran premi di Formula 1. Ovvero: chi è nelle prime posizioni (in lista), vince (una poltrona in Camera o Senato). E invece? E invece, ciccia. Perchè - a differenza del “sopravvisuto” e della “ex infermiera” che erano in posizioni blindate in Piemonte e che ce l’hanno fatta ad essere eletti - la povera (in tutti i sensi) telefonista si è ritrovata al nono posto del collegio Sicilia 1 per la Camera. E per ora - e salvo rinunce o giri di valzer tra chi si è candidato in più parti del Belpaese - è rimasta fuori da Montecitorio. Insomma - e in parole povere (anche se poco eleganti): è stata trombata.
Ma come ha fatto la “candidata specchio” e simbolo “della precarietà” a finire in zona trombatura? Semplice. Il merito - o demerito - va ai notabili del “partito dei lavoratori”. Che in una notte buia e, per via delle liti, per giunta tempestosa (come scrisse “La Repubblica”, il 4 marzo scorso), fecero le famigerate liste a suon di durissime trattative.
Trattative condotte anche - e in prima persona - dall’ex ministro dell’Istruzione, Beppe Fioroni. Che - in quel benedetto collegio Sicilia 1 (dove la sventurata telefonista, come spiegò sempre Repubblica, pareva destinata a fare la capolista) - si mise al primo posto. Seguito da una sfilza di nomi più o meno noti del partito. Tra cui spiccavano quello del condannato simbolo di Tangentopoli, Enzo Carra (in settima posizione, l’ultima “sicura”). E pure - e per giunta - quello della giovanissima, Daniela Cardinale. Che - forte di una laurea triennale in scienze delle Comunicazioni e del babbo ex ministro (e parlamentare uscente) - la sua candidatura (al sesto blindatissimo posto), al Corriere la spiegò così: lei, esattamente, perché è stata candidata? “Il ministro Fioroni mi ha onorato della proposta. Ma ha deciso Marini”. E come mai ha scelto lei? “Mi conosce. È venuto da noi in campagna, due anni fa”. Lei ha esperienza di politica? “No. Ma mi ricordo quando hanno eletto mio padre. Avevo 5 anni, una festa bellissima: sventolavamo la bandiera diccì”. Una ricostruzione che, certo, lasciava un po’ basiti. Ma che non faceva una grinza. Anche se mancava un dettaglio. Come, scrisse l’edizione palermitana di Repubblica, papà Salvatore - per raggiunto numero di mandati - non poteva ricandidarsi. Di qui l’idea di passare palla alla giovane rampolla. Sancendo definitivamente la regola che le poltrone sono come i comò. Insomma: si ereditano. Di padre, in figlio.
Regola che - pure a questo giro - è stata rigorosamente rispettata (e non solo dal Pd e non solo in Sicilia, come abbiamo già scritto in un post intitolato “Affari di famiglia”). E infatti: risultato finale? Fioroni, ovviamente, ha staccato il suo biglietto per Roma. E con lui - come potete verificare scorrendo la lista degli eletti alla Camera pubblicata integralmente dal Corriere - pure il condannato Carra e la figlia dell’ex ministro Cardinale, Daniela. E la povera telefonista? E la povera telefonista, simbolo dei call center era. E al call center pare destinata a rimanere.
E allora? E allora a noi bamboccioni tornano alla mente altre belle parole di Veltroni. Che - quando Berlusconi si era permesso di suggerire a una giovane precaria di svoltare sposando un riccone - aveva risposto a muso duro che su certe cose non si deve “scherzare”. Verissimo. E infatti anche noi siamo d’accordo: sui precari non bisognerebbe ironizzare. Ma - visto che apparteniamo alla categoria - ci permettiamo di aggiungere che sarebbe meglio evitare anche le “prese per in giro”.
P.S. Una presa per in giro? Assolutamente, sì. E purtroppo neppure l’unica. Perchè anche i mille euro per tutti promessi da Veltroni ai lavoratori a progetto erano una bufala. E se non ci credete, date un’occhiata qui.


































April 17th, 2008 at 10:24 am
Siete fantastici! Davvero…. almeno ho la certezza che c’è qualcuno….
PS: quand’è che cominciamo a pubblicare un giornale?
April 17th, 2008 at 10:18 pm
Il professore lascia. Dice che bisogna svecchiare,portare nuove leve………e lor signori che fanno?
Guardano al passato. MARINI; D’ALEMA, BINDY:::::::::::mavvafff.
“con questa dirigenza non vinceremo MAI diceva Moretti a Piazza Navona nel 2001. Ve lo ricordate?
Ma la burocrazia niente, da quell’orecchi non ci sente. Il che è comprensibilissimo. Per tenerci ancora Berlusconi ter e berlusconi capo dello stato ci servono loro, senza Berlusconi non esisterebbe più.
P.S: per chi non ricordasse o volesse rivedere il moretti nazionala clicca:http://it.youtube.com/watch?v=hsYRccl4bFI
http://it.youtube.com/watch?v=hsYRccl4bFI