Il fattore G

I tempi cambiano, e i tormentoni pure. Una volta si diceva: speriamo di non fare la fine dell’Argentina. Oggi gli italiani fanno corno e bicorno, e ripetono: speriamo di non finire rovinati come la Grecia. Grecia che, in effetti, si ritrova in un mare di guai: ad Atene, il debito pubblico sta letteralmente esplodendo; e con i debiti stanno esplodendo anche le proteste di piazza. Una situazione caotica. Tanto caotica, che questa settimana i giornali di mezzo mondo - dal blasonato “New York Times” al nostrano “Corriere della Sera” - si chiedevano in coro se e quando sarebbe arrivato il momento del “sipario”, cioè del fallimento. Dubbio, per carità, atroce e legittimo. Ma che sarebbe stato bene accompagnare con una domanda davvero indispensabile.

Ovvero: chi - e soprattutto come - sta “scomettendo” sul fallimento della Grecia? Una domanda fondamentale. Perché - per dirla con una metafora - se non si conoscono i giocatori, è impossibile capire a che gioco si stia giocando.

Spieghiamoci ancora meglio. Il premier greco, George Papandreou, con toni da tragedia greca, giorni fa ha gridato al complotto. Dicendo urbi et orbi che chi colpiva il suo Paese, mirava più in alto: voleva - in realtà - distruggere l’euro. Addirittura? Addirittura. E chi è che aveva in mente ’sto po’ po’ di piano? “Interessi politici e finanziari”. Parola di Papandreou. Nomi e cognomi? Ovviamente, nessuno. Ma il riferimento era ad ambienti della Finanza anglosassone (Londra e agli Stati Uniti), notoriamente euroscettici (pro domo eorum). Finanza anglosassone che starebbero appunto complottando contro la moneta unica.

Ah, i complotti. Sempre dannatamente intriganti. Sempre affascinanti.

E allora - visto che sono così intriganti e affascinanti - perchè non proviamo a disegnarne più d’uno? Partiamo sempre da alcuni fatti accaduti nelle ultime settimane. Settimane in cui l’interesse sui titoli di stato greci sono saliti (rendendo più difficile alla Grecia finanziare il proprio debito); le voci sul fallimento di Atene si sono moltiplicate; e l’euro è crollato (rispetto al dollaro).

Bene. Cui prodest?

Per esempio potrebbe essere stata - così, tanto per dire - non la Finanza anglosassone, ma la Germania ad architettare tutto. Perché? Perché Berlino vive di esportazioni (fino al 2009 era il primo Paese esportatore al mondo); e con un euro debole, può esportare meglio. Non solo. Ma Berlino - che è la prima economia europea - è anche in pole position per pagare i debiti accumulati da Atene. E allora che fa? Spaventa a morte i greci con la spada di Damocle del default e li convince, con le cattive, ad accettare tagli alla spesa pubblica draconiani. Risultato: due piccioni con una fava: ci si guadagna di più (con le esportazioni) e non si pagano i debiti altrui. E vissero tutti (i tedeschi, s’intende) felici e contenti. Un piano perfetto.

Sta (più o meno) in piedi, no? Ma si può fare anche di meglio. Perché il complotto potrebbe essere stato ordito - udite udite - anche da Atene, dove il povero Papandreou si trova ad avere a che fare con un’opinione pubblica furibonda che non ne vuol sapere di tagli e sacrifici. E allora? E allora Papandreou - che tra l’altro è nato negli Stati Uniti e ha studiato ad Harvard e Londra - è una vecchia volpe. E così pensa bene di farsi dare una mano da “amici” dell’Alta finanza anglosassone che mettono in giro voci di un imminente default della Grecia, e cominciano a produrre numeri su numeri per dimostrare che un crac di Atene potrebbe minare la salute dell’intera economia europea. Tutti i giornali ripetono questa storiella (cosa che di fatto è accaduta). E i tedeschi si spaventano talmente tanto che alla fine mettono subito mano al portafoglio. E pagano senza fiatare i conti più urgenti della Grecia. I banchieri ci guadagnano il loro. E la Grecia può evitare di tagliare tutto il tagliabile. Per la gioia di Papandreou.

E si potrebbe andare avanti, formulando ipotesi e scenari ancora più fantasiosi. Per la semplice ragione che non sappiamo esattamente chi ha fatto cosa. Cioè non sappiamo esattamente chi ha “scommesso” contro la Grecia.

E a ben vedere, il problema sta tutto lì. Ossia nell’opacità dei mercati. Opacità che di fatto non permette di conoscere il nome e cognome degli operatori finanziari che stanno facendo tremare Atene (il quotidiano “La Stampa”, per esempio, ha riferito boatos su “molti hedge fund ma anche grandi banche americane ed europee”; ma non è riuscita ad andare oltre). Opacità che - a volte - maschera pesanti conflitti di interessi. Opacità che ha a lungo tenuto nascosto, in questa tragedia greca, anche “il fattore G”. Come Goldman Sachs.

Partiamo dalla fine. Cioè da Goldman Sachs.

I governi greci degli ultimi dieci anni hanno accumulato responsabilità pesantissime. Erano già stati pescati a taroccare i conti pubblici nel lontano 2004. E l’anno scorso hanno concesso il bis. Ad aprile 2009, il governo di Atene prevedeva un deficit pari al 3,7% del Pil. Poi, ad ottobre scorso, è arrivato il momento della verità: il neo eletto premier, Papandreou ha dovuto ammettere che il deficit sarebbe stato pari a ben il 12,5% del Prodotto interno lordo. I conti, in realtà, non sono ancora chiari e una commissione inviata dall’Unione europea ci sta lavorando sopra. Ma il punto è un altro. Nel mezzo - ovvero dall’inizio degli anni Duemila ad oggi - qualcuno ha aiutato Atene ad aggiustare i bilanci: la banca americana Goldman Sachs.

Goldman Sachs è tanto conosciuta negli Stati Uniti, quanto ignota ai più in Italia. Simbolo del turbocapitalismo made in Usa, Goldman Sachs è una banca d’affari - tradotto: non ha sportelli, si occupa solo di investimenti - che fa affari con tutti. Governi compresi. Quello greco, in particolare - nel 2002 - ha chiesto a Goldman una mano. Per fare cosa? Ovvio: taroccare i conti. Con un cross-currency swaps. Un bel girolone di parolone per dire una cosa nemmeno troppo complicata (a proposito di opacità…). Atene, in pratica, ha acceso debiti in valuta straniera (dollari e yen). Debiti che avrebbe ripagato ad anni distanza, ma in euro. Una pratica abbastanza comune. Ma con una piccola variante: i cambi erano farlocchi, cioè volutamente molto molto favorevoli. Troppo favorevoli. Tanto che - per spiegarsi con un esempio - la Grecia si era indebitata sulla carta per 10, ma si ritroverà di fatto a pagare 11.

Un complotto? No, un affare svelato qualche giorno fa dal settimanale tedesco “Der Spiegel. Un affare che a Goldman Sachs ha fruttato parecchi quattrini in commissioni; e che ad Atene, invece, rischia di costare carissimo. Comunque sia: gli uomini di Goldman non si sono dimenticati del loro vecchio cliente. E - dopo averlo aiutato a indebitarsi fin quasi al default - ora lo stanno aiutando a indebitarsi ancora di più. Il Financial Times, a fine gennaio, ha rivelato che sempre Goldman Sachs avrebbe cercato di piazzare a Pechino alcuni miliardi di bond greci. La Cina, in cambio, voleva una quota delle azioni della Banca nazionale greca o - in alternativa - le ferrovie. Una contropartita che Atene non avrebbe accettato. E così l’affare è sfumato, purtroppo. Purtroppo - va da sè - per Goldman Sachs che avrebbe incassato altre ricche commissioni, oltre a quelle già messe in cassaforte per aver aiutato Atene - a gennaio scorso - a vendere un’altra tranche di bond.

E non è finita qui. Anzi, qui, la cuccagna è appena cominciata.

Domanda: perchè nelle ultime settimane è cominciato il panico per un imminente default della Grecia? Forse che un’asta di titoli di Stato è andata deserta? Risposta: niente aste deserte, è che un certo indice - quello dei cosiddetti Cds - è andato alle stelle. I Cds - o credit default swap (aridanghete co’ sti suòp) - altro non sono che delle assicurazioni. Compri un titolo di Stato greco, ma temi che la Grecia faccia fallimento? No problem. Ti fai un bel credit default swap, cioè un’assicurazione che ti garantisce che tu - comunque vadano le cose - riavrai comunque indietro i tuoi soldi.

Un’invenzione meravigliosa, i Cds. Con solo due difettucci (come ha ricordato anche il Financial Times, venerdì scorso). Primo: chiunque può farsi un Cds su titoli di Stato greci, anche senza possedere titoli di Stato greci. Sì, avete capito bene. Con tutto quel che comporta. Perchè - altro esempio e altra domanda - che cosa succederebbe se il vostro vicino di casa potesse assicurare la vostra casa contro il rischio di un incendio? Risposta: succederebbe che il vostro vicino avrebbe tutto l’interesse a vedere la vostra casa bruciare. Il che - lo capite da voi - sarebbe un po’ rischiosetto. E ancora. I Cds vengono comprati e venduti come azioni. Per cui il loro valore sale e scende. E qualcuno da questo saliscendi - esattamente come in Borsa - ci guadagna. Solo che il mercato in cui vengono scambiati i Cds è un mercato Over the counter. Tradotto: non è regolamentato; e si basa su scambi bilaterali (tra chi vende e chi compra). Dunque, è molto opaco.

E chi è che ci guadagna? In primo luogo chi fa da intermediario tra chi vende e chi compra questi benedetti Cds. E chi è che fa questo lavoro? Semplice, perchè in questo caso si tratta di un parterre davvero ristretto. Secondo “il Sole 24 ore”, infatti:

(…) è interessante notare che al 30 settembre 2009, negli Stati Uniti, il 96% dei contratti swap (in cui sono ricompresi i Cds) era intermediato (come fa peraltro notare il blog IcebergFinanza) da solo cinque banche: JpMorgan, Bank of America, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Citigroup. Il dato, pubblicato dall’Office of the comptroller of the currency, è riferito ad un valore nominale di oltre 172 triliardi di dollari.

Già, di nuovo Goldman Sachs. Che quindi ha come cliente la Grecia (di cui conosce bene tutte le disgrazie). E contemporaneamente ha come cliente anche che chi specula sulla Greccia, nel borsino dei Cds. Di qui un dubbio: ma non è che, tante volte, Goldman Sachs ha comunicato per tempo a chi specula sui Cds la reale situazione delle finanze greche? O ancora: non è che la stessa Goldman Sachs ha speculato, grazie alle informazioni in suo possesso, sui Cds greci?

Ebbene. Poniamo pure di no. Ma il punto è che Goldman Sachs avrebbe potuto farlo.

E allora? E allora forse piuttosto che perdersi nel gioco di specchi dei complotti, converrebbe seguire banalmente i soldi. E poi fissarsi sulle regole dell’Alta finanza.

Regole che, qualcuno se lo ricorda ancora?, i primi ministri di mezzo mondo - nei G-7, G-8, G-20 e G-chi più ne ha, più ne metta - avevano solennemente promesso di cambiare. Per dare una lezione ai banchieri cattivoni. E per evitare che si ripeta un’altra crisi come quella che stiamo vivendo. Regole che però non sono ancora cambiate di una virgola. Oddio: ultimamente ad occuparsene è un organismo internazionale chiamato Financial stability board. Il suo presidente - il nostrano Mario Draghi - in passato è stato anche vicepresidente di Goldman Sachs. Siamo sicuramente in buone mani.

26 Responses to “Il fattore G”

  1. marco Says:

    Credit Default Swap
    http://informazionescorretta.blogspot.com/2010/02/cosa-sono-i-cds-credit-default-swap.html

    La crisi dell’Eurozona segna il fallimento della politica dei salvataggi del G20
    http://www.movisol.org/10news034.htm

    -

  2. Fabrizio Says:

    Alcune cose, singole, sono corrette. Ma il tutto non regge al rasoio di Occam.
    Per organizzare una strategia di questo genere ti ci vuole una coordinazione a livello mondiale enorme: tu dici “la Germania”, “Pechino”, “gli USA”. Ma poi sono organizzazioni governative, governi stessi, istituzioni bancarie. Con manager, funzionari, persone. Che in questi anni sono cambiate e malgrado questo la situazione e’ peggiorata.
    Mi sembrano gli stessi commenti dopo il quasi default italiano del ‘92. Tutti contro Soros e nessuno che si ricordava quello che è successo in Italia col debito pubblico nel periodo craxiano.
    Poi l’esempio dei CDS non è corretto. Dovresti dire: cosa farebbe il vostro vicino sapendo che voi tenete tonnellate di benzina in cantina? Nessuno si butta su un derivato di quel tipo se non c’è benzina in cantina. E questa è la differenza tra chi pensa che la speculazione è causa di tutti i mali e chi, come il sottoscritto, pensa che la speculazione si butta dove c’è del marcio. Come in Grecia da decenni. E in Italia.
    E la GS ha si aiutato la Grecia a togliere la polvere e a metterla sotto al tappeto; ma la polvere c’era. Ed era pure tanta.

  3. Tommy Says:

    Bel post.

    Non ho mai capito in pratica cosa succede quando uno Stato dichiara default. Mi pare che significhi “insolvente” giusto?

    Ma uno Stato in bancarotta cosa fa? Chiude? Non credo. L’unico esempio che mi ricordo è l’Argentina, che ad un certo punto ha fa****to tutti e ha detto “non pago”. L’Argentina mi pare ancora lì, gli argentini invece sono finiti sotto i ponti, come pure tanti risparmiatori in giro per il mondo.

    Ora, è giusto dire che i finanzieri, le banche e tutto quanto. Ma i politici? Quelli non li tocca mai nessuno (non parlo di questo blog, dico in generale). Voglio dire, che i ladri vadano perseguiti non c’è dubbio, ma se un giorno la polizia comincia ad aprire le porte delle nostre case e ci entrano i ladri, a chi diamo la colpa? E soprattutto, cosa facciamo, chiamiamo la polizia?

    Allora, io dico: non ho *mai* sentito una parola su questi terribili mostri finanziari fino a qualche mese fa. Anzi, ci toccava di leggere che la Spagna e la Grecia erano esempi da imitare e Zapatero di qua e Zapatero di là.

    Ora si scopre (nel senso che ce lo dicono) che il boom economico consisteva nel fare debiti e costruire case. Io dico, non è che ci voglia la laurea per capire che se tu prendi in prestito mille milioni di euro non sei ricco per mille milioni di euro, ma sei *povero* per mille milioni + interessi (tra l’altro noi questo l’avevamo fatto 40 anni fa, solo che li chiamavamo palazzinari).

    E questo lo hanno fatto i politici, mica le banche. E lo hanno fatto con i soldi dei contribuenti, non con i loro. Se io vado in banca a fare un mutuo che non posso permettermi, oh se rimango per strada è colpa mia, non posso certo dar la colpa alle banche (che comunque agiscono in un regime vergognoso ma - ancora una volta - a norma di legge).

    Lo stesso questi politici: prima fanno debiti con i soldi degli altri, e poi danno la colpa al democomplotto angloariotedesco.
    Eh no, cari miei. Non ce la si può mica cavare così.

    Scusate lo sfogo.

  4. marco Says:

    politici? maggior parte maggiordomi dei banchieri (e non solo in italy).

  5. Tommy Says:

    Marco, la risposta standard in odor di passato regime che serve a togliere la responsabilità ai politici: se sei maggiordomo, non è colpa tua di come il padrone gestisce la casa.

    E invece no: i politici non sono né servi né maggiordomi, sono quelli che hanno il potere e la forza militare per esercitare quel potere, quindi si assumono l’intera responsabilità per le loro azioni.

    Altrimenti, se sono i maggiordomi di qualcuno, non accetto che vengano pagati coi miei soldi e che mi venga imposta la loro volontà.

  6. piersky Says:

    Il post e’ molto interessante perche’ cerca di disegnare una situazione un po’ piu’ complessa analizzando, per esempio, i benefici che la Germania potrebbe avere da questa situazione.
    Ma, devo dar ragione a Fabrizio…La GS andrebbe chiusa, i mercati finaziari ultra regolamentati, ma non dimentichiamoci, che la Grecia e’ in quelle condizioni per la montagna di debiti che ha accumulato, GS o non GS…

    Spesso, i “complottisti” (qui’ NON mi rferisco a questo blog, sia chiaro) hanno finito per far passare in secondo piano la reale comprensione del fenomeno (vedi 11 settembre)…
    Per esempio, Silvio B si e’ accorto anche lui del fascino del complotto, e usa il complotto CIA-DiPietro ecc per far nascondere le malefatte di Craxi. E devo dire che molti blog di informazione alternativa gli hanno spianato la strada. Questo mi fa pensare che certi “complottisti” siano piu’ funzionali al potere di quanto si potrebbe immaginare…e che se uno apre un sito di informazione alternativa non significa che sia un bravo giornalista (o che sappia fare quel mestiere!)

    Anche perche’, non dimentichiamoci che e’ il sitema economico che e’ marcio, e la GS non deve essere il capro espiatorio!

    @Tommy. I realta’ il problema e’ molto piu’ complesso. I “ricchi & potenti” controllano i media e il denaro, senza quelli i politici sono morti, politicamente parlando… Se voi politici indipendenti dovresti riformare profondamente la societa’…Certo, questo non toglie, che un politico, accetando questo compromesso, diventi complice al pari dei “ricchi & potenti”.

    “Altrimenti, se sono i maggiordomi di qualcuno, non accetto che vengano pagati coi miei soldi e che mi venga imposta la loro volontà.” Infatti, non sempre e’ la Loro volonta che viene imposta, ma la volonta’ di chi li finazia e di chi con una campagna stampa li puo’ distruggere in pochi giorni

  7. admin Says:

    @Fabrizio,

    “Per organizzare una strategia di questo genere ti ci vuole una coordinazione a livello mondiale enorme: tu dici “la Germania”, “Pechino”, “gli USA”. Ma poi (…)”

    Francamente non capisco a che strategia ti riferisca.

    “(…) la GS ha si aiutato la Grecia a togliere la polvere e a metterla sotto al tappeto; ma la polvere c’era. Ed era pure tanta”.

    Non lo metto in dubbio. E l’ho pure scritto: “I governi greci degli ultimi dieci anni hanno accumulato responsabilità pesantissime. Erano già stati pescati a taroccare i conti pubblici nel lontano 2004. E l’anno scorso (eccetera, eccetera)”.

    “Mi sembrano gli stessi commenti dopo il quasi default italiano del ‘92. Tutti contro Soros e nessuno che si ricordava quello che è successo in Italia col debito pubblico nel periodo craxiano”.

    Mi attribuisci una logica binaria - buoni/cattivi; onesti/disonesti; poveri lavoratori/avidi finanzieri - che non mi appartiene. E che è una delle cose che detesto di più del modo in cui si fa pensiero e comunicazione oggi.

    La Grecia ha sbagliato e deve pagare (possibilmente senza provocare scossoni nei Paesi vicini). Goldman Sachs non può fare da consulente al governo greco e vendere Cds su titoli di Stato greci. Le due cose non sono incompatibili. Anzi.

    @Piersky,

    “Il post e’ molto interessante perche’ cerca di disegnare una situazione un po’ piu’ complessa analizzando, per esempio, i benefici che la Germania potrebbe avere da questa situazione (…)”.

    Ho voluto fare il verso al “complottista” Papandreou, e alla versione - “è una guerra all’euro” - che questa settimana è andata per la maggiore sia sulla stampa italiana, sia su quella tedesca (Der Spiegel, in particolare). Ma ripeto a scanso di equivoci: non volevo dire non è questo complotto, ma quell’altro e bla-bla-bla. Volevo proprio dire di lasciare perdere e piuttosto, come ho scritto, di “seguire i soldi”. E di guardare lo stesso problema da un altro punto di vista.

    “e la GS non deve essere il capro espiatorio!”

    Lungi da me il voler creare capri espiatori. Morgan Stanley - nel caso greco - sarebbe stato un altro ottimo esempio. Ma Pier, tieni conto di un cosa: i post sono già lunghi e complessi così… Mmmh, comunque: terrò conto della tua obiezione per il futuro (e sai che lo farò).

    P.S. Sono stato sicuramente troppo sintetico e impreciso. Ma ho molta fretta. Domani rileggo i vostri commenti. E vedo di fare meglio.

  8. admin Says:

    @Tommy,

    ti rispondo domani. Promesso. E scusa se ti faccio aspettare.

  9. Shia Says:

    Il problema non è se dare la colpa a queto o quello; è l’intero sistema nella sua globalità e sostanzialità (cioè per ciò che è veramentee non per ciò ci mettono davanti agli occhi) ad essere fradicio sin dalle fondamenta.

    Ed essendo fradicio succede la cosa più normale del mondo: viene giù sotto il suo stesso peso.

    Il vero problema, quello che interessa (o dovrebbe interessare, ma sicuramente interesserà) NOI cittadini è sino a che punto possiamo rimanere passivi davanti a quello che sta accadendo; dovremo aspettare che ci tolgano TUTTO per agire?

  10. Diario | Il fattore G Says:

    [...] Il fattore G [...]

  11. Il fattore G - Says:

    [...] Link [...]

  12. marco Says:

    Questo è Il Potere.
    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=154

    Il Trattato di Lisbona
    http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=139

    Al cittadino non far sapere…
    http://paolofranceschetti.blogspot.com/2010/01/al-cittadino-non-far-sapere.html

  13. marco Says:

    Dall’euforia al panico: un brusco risveglio
    http://lagrandecrisi2009.blogspot.com/2010/02/dalleuforia-al-panico-un-brusco.html

    GEAB N°42 est disponible! Second trimestre 2010 : Aggravation brutale de la crise systémique globale - Renforcement de cinq tendances négatives fondamentales
    http://www.leap2020.eu/GEAB-N-42-est-disponible!-Second-trimestre-2010-Aggravation-brutale-de-la-crise-systemique-globale-Renforcement-de-cinq_a4288.html

  14. marco Says:

    Privatizzare… espropriare appropriarsi di tutto
    http://www.stampalibera.com/?p=9432

  15. admin Says:

    @Tommy,

    partiamo dalla fine.

    “Lo stesso questi politici: prima fanno debiti con i soldi degli altri, e poi danno la colpa al democomplotto angloariotedesco. Eh no, cari miei. Non ce la si può mica cavare così”.

    Concordo e sottoscrivo. E mi permetto di aggiungere altri imputati sul banco dei presunti colpevoli: ovvero le autorità di vigilanza dei mercati (come la statunitense Sec, eccetera). E i media tutti senza eccezione alcuna. Che per anni hanno elogiato le meraviglie di un sistema - quello dell’economia a debito - che ora sta letteralmente implodendo (aperta parentesi: non ti dico la gioia che ho provato quando le magagne della Spagna sono finite nel mirino degli speculatori; dopo essermi sorbito per anni i racconti delle meraviglie del miracolo economico (fasullo) targato Zapatero, per me è stata come una liberazione: chiusa parentesi).

    Proprio qui sta però l’aspetto più spinoso della questione. A sbagliare è stata un’intera classe dirigente. I rischi di una clamorosa autoassoluzione, quindi, sono elevatissimi. Anzi, io direi che una autoassoluzione è sicura quasi al cento per cento. E che a pagare saranno solo pochi capri espiatori (tanto per dare un contentino al cosidetto “popolino”). Ma non si può mai essere sicuri di nulla. Quindi stiamo a vedere.

    “Non ho mai capito in pratica cosa succede quando uno Stato dichiara default. Mi pare che significhi “insolvente” giusto?”

    Non l’hai capito perchè non esiste una risposta standard. In effetti, ognuno fa default a modo suo.

    Per parlare semplice. Uno Stato fa default quando - come un privato - non riesce più a far fronte ai propri debiti. Concretamente e per fare un esempio pratico: si arriva ad un default conclamato, se e quando uno Stato annuncia che non pagherà (in tutto o in parte) i propri debitori. E’ il caso dei Tango bond e dell’Argentina. Che però è un caso assolutamente estremo. Di norma, infatti, non si arriva mai fino a questo punto: arrivano gli avvoltoi i funzionari del Fondo monetario internazionale. Che concedono altri prestiti per tamponare la situazione. E aiutano i politici-mani-bucate a mettere a punto un piano di rientro dal debito.

  16. admin Says:

    @Shia,

    “Il vero problema, quello che interessa (o dovrebbe interessare, ma sicuramente interesserà) NOI cittadini è sino a che punto possiamo rimanere passivi davanti a quello che sta accadendo; dovremo aspettare che ci tolgano TUTTO per agire?”

    Capisco il tuo grido di dolore. Io provo a offrire qualche “munizione (intellettuale)”. Di più - francamente - non so che fare.

  17. Shia Says:

    @ admin
    ciò che si fa in rete è di capitale importanza; tu, capretta, barnard (che purtroppo ha mollato), beatotrader e mille altri ancora, siete la VERA informazione oggi, quindi non si può che plaudire alla vostra opera.

    Cyaz

  18. marco Says:

    GRECIA, GOLDMAN E…PRODI. LE DOMANDE CHE NESSUNO PONE
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=6769

    ( http://www.ilribelle.com/ )

  19. Il fattore G « Terracina Social Forum Says:

    [...] Link: http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=5330 [...]

  20. marco Says:

    Secondo trimestre 2010. Aggravamento brutale della crisi sistemica globale. Rafforzamento di 5 tendenze negative fondamentali.
    bollettino leap n. 42 - febbraio 2010

    http://conflittiestrategie.splinder.com/post/22249547/Secondo+trimestre+2010.+Aggrav

  21. piersky Says:

    @marco Il GAEB si e’ dimostrato finora il “Giornale” dei catastrofisti…Diciamo che le spara grosse in una unica direzione, contro il mondo anglosassone. Come se la Germania non avesse niente a che vedere con la finanza sporca…E guarda caso non dice niente sull’effeto dirompente che puo’ avere un default della Grecia proprio sulle fragili banche tedesche..Come ben documentato qui

    http://intermarketandmore.investireoggi.it/ecco-perche-hanno-salvato-la-grecia-9926.html

    Ecco, altra cosa da evitare e’ la partigianeria e pensare che il mondo produttivo dell’Europa continentale (l’asso franco-tedesco) sia il luogo degli etici virtuosi. La Germania e’ cresciuta negli ultimi anni anche grazie alla finanza (se gli anglosassoni non si indebitavano per comoprare prodotti Tedeschi, che fine avrebbe fatto la potenza Teutonica?) Lo stato tedesco ha speso finora una barca di soldi per sostenere le proprio banche

    http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,583739,00.html

    ..ma tutti c’e l’avevavo con il Gordon Brown, ignorando che la Merkel stava facendo la stessa cosa…Forse, anche perche’ uno dei piu’ grandi gruppi di informazione, quello del Signor Murdoch, ha visto in Brown un politico che non gli avrebbe concesso quello che gli ha concesso Blair in passato

    http://www.guardian.co.uk/media/2008/oct/17/newscorporation-rupertmurdoch
    Ma, chissa dove sta la verita’, di certo una visione partigiana come quella del GAEB, a mio parere, non aiuta.

  22. marco Says:

    un po’ troppo ottimista sulll’europa continentale ma analisi la ritengo interessante (e se giusta o meno credo lo sapremo a breve), il cento del sistema finanziario sono Wall Street e la City.
    Finanza creativa o finanza distruttiva?
    http://icebergfinanza.splinder.com/post/22251218/FINANZA+CREATIVA+o+FINANZA+DIS
    Comunque non vorrei fosse una gara a chi crolla prima…
    http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2010/02/leuropa-puo-esplodere-parola-di-junker.html
    http://ilpunto-borsainvestimenti.blogspot.com/2010/02/oro-batte-euro.html
    http://diariodellacrisi.blogspot.com/2010/02/una-nuova-ondata-della-tempesta.html
    Tutti in Brasile?

  23. marco Says:

    16.02.2010 - Chiunque ma non Draghi
    Di G.P. Chi spinge il nome di Mario Draghi sullo >>> scranno più alto della BCE? Chi lo vuole successore di Mr. “rigore monetario”, il francese Jean-Claude Trichet? Nessuno dei paesi-pilastri dell’Unione Europea eccettuato, ovviamente, il nostro che in nome della bandiera e della patria combatte battaglie autolesionistiche e di retroguardia.

    http://www.cpeurasia.org/?read=47166

  24. marco Says:

    GEAB 42 - intensificazione della crisi nella seconda metà del 2010 - parte I
    http://informazionescorretta.blogspot.com/2010/02/geab-42-intensificazione-della-crisi.html

    (http://www.leap2020.eu/English_r25.html)

  25. Scommettiamo che « Ho visto cose che voi umani… Says:

    [...] del settimanale “Der Spiegel” di un paio di settimane fa (di cui avevamo parlato anche noi, qui). Inchiesta che però non ha lasciato indifferente chi di dovere. La Fed – cioè la Banca [...]

  26. Scommettiamo che ti frego!!! | Selvaggio Web Says:

    [...] del settimanale “Der Spiegel” di un paio di settimane fa (di cui avevamo parlato anche noi, qui). Inchiesta che però non ha lasciato indifferente chi di dovere. La Fed – cioè la Banca [...]

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