Se la politica è corrotta e anche il libero mercato non si sente niente bene

Raramente mi capita di dare dei consigli di lettura. Ma in questo caso mi sento di fare un’eccezione. Massimo Mucchetti, vicedirettore del Corriere della Sera, oggi ha firmato un pezzo che è davvero tutto da leggere. Il suo giornale gli ha concesso lo spazio di una cartolina; e per di più lo ha “imboscato” a pagina 11, lontano dai titoloni cui si ferma la maggior parte dei lettori. Ed è un vero peccato. Perchè il suo editoriale ha il pregio - raro in questi tempi così caotici - di offrire una visione d’insieme del momento che stiamo vivendo. E ha anche il merito di infrangere uno degli schemini più abusati dai media italioti, quello dei politici corrotti, causa di tutti i mali.

Il vicedirettore del Corriere parte dagli scandali di questi giorni: i presunti appalti truccati della Protezione civile e “la truffa colossale” che vede coinvolte Telecom e Fastweb. E li mette a confronto con la Tangentopoli del secolo scorso, quella del pool Mani Pulite.

Siamo di fronte a una Tangentopoli 2? Forse. Ma, osserva Mucchetti, i tempi sono cambiati:

La rapida successione delle notizie associa un fenomeno antico come la corruzione, che affonda le sue radici nel familismo amorale di tanti italiani, al fenomeno contemporaneo della truffa internazionale per migliorare i bilanci di società che hanno elevato la performance e il potere a totem ideologico e stile di vita. E’ una sequenza che fa invecchiare di colpo analisi e soluzioni fino a ieri convincenti.

Perché? Perché:

Il rimedio degli Anni 90 alla corruzione dei politici e dei pubblici funzionari, quale scorciatoia per battere con poca spesa la concorrenza, è stato (…) la riduzione al minimo del ruolo dello Stato nell’economia. Più si privatizza e meglio è. (…) Meno regole si mettono e meno gli affari soffriranno. Insomma, il modello anglosassone. Va aggiunto che, nell’italia delle clientele e delle parentele (come la definì, negli Anni 60, Joseph La Palombara), il modello anglosassone rappresentava una rottura capace di esaltare il merito e la stessa democrazia.

Ma proprio gli ultimi scandali che investono la Telecom “finalmente” privatizzata stanno lì a dimostrare che il rimedio e l’approccio adottato dopo la prima Tangentopoli non ha funzionato. Di più. Il male che affligge un certo modo di intendere il libero mercato è ancora più profondo, per la semplice ragione che

questo modello ha poi mostrato limiti gravissimi nei suoi stessi Paesi d’origine

Tanto è vero che la crisi economica che stiamo vivendo è figlia non della corruzione dei soliti politici arraffoni. Ma degli errori clamorosi degli ex maghi della Finanza di Wall Street. Errori che sono costati ai contribuenti americani ancora più cari di tanti scandali in salsa tricolore:

Basti un solo confronto. Conti alla mano, il caso dell’Aig, l’American International Group che aveva venduto agli investitori protezione dal rischio di fallimento dei debitori in misura enormemente superiore alle sue effettive possibilità di copertura, appare infinitamente più grave dell’Opa di Unipol su Bnl, che pure mise a rumore l’italia per un’estate. L’Aig non è fallita solo perché salvata dal Tesoro (ovvero: dal ministero del Tesoro degli Stati Uniti, NdA). Unipol è stata fermata dalla Banca d’Italia, pur avendo mezzi propri reali in proporzione assai superiori non solo a quelli di Aig ma anche a quelli di altre banche europee, e i contribuenti non ci hanno rimesso nulla.

Insomma: in molti si erano illusi che adottando il modello anglosassone, avremmo risolto i nostri problemi di corruzione. Ma non è andata così. E ora oltre ai soliti problemi legati ai politici manolesta, ci ritroviamo ad affrontare anche le truffe dei novelli prestigiatori del capitalismo de’ noantri.

Che fare quindi?

ll malaffare incrociato delle vecchie tangenti e delle false performance evoca la necessità di una rivoluzione culturale che porti trasparenza e merito nella pubblica amministrazione e rompa le omertà del capitalismo di relazione. Ma una rivoluzione culturale non si può limitare alle regole, come abbiamo pensato fino a ieri. Anche perché Fastweb e Telecom Italia sono già società private che operano in un settore liberalizzato.

La svolta si realizza quando si rinnova la vita ordinaria delle imprese introducendo, accanto alla coscienza ambientale, il valore della sostenibilità sociale. Dove per sostenibilità sociale si intende non solo il rispetto dei diritti e doveri di cittadinanza, a cominciare dall’obbligo fiscale, ma anche quel senso dei limite e dell’equità che, per esempio, renderebbe socialmente censurabile elevare le paghe dei capi fino a qualche centinaio di volte il salario medio dei dipendenti o assegnare dividendi agli azionisti anche quando il bilancio di un’industria è in rosso o il patrimonio di una banca modesto.

Fine del riassunto e delle citazioni.

La versione integrale dell’editoriale firmato dal vicedirettore del Corriere della Sera, la trovate qui. Ma mi permetto di rubarvi ancora qualche minuto e di aggiungere alcune osservazioni.

So bene che la sintesi di Mucchetti - come tutte le sintesi - è imprecisa, e quindi ha difetti e lacune. Ma - a mio modesto parere - oltre al merito di offrire una visione d’insieme delle sfide e dei problemi che ci troviamo di fronte, ha due grandi pregi. Primo: dice forte e chiaro che il re è nudo, e lo è ormai da un pezzo; che credere ancora nel mito dell’efficienza di Wall Street e di un certo modo di fare affari “american style”, è oggi pia illusione; e che - dopo la Grande recessione che ha investito il mondo - occorre pensare a modi nuovi per far funzionare tanto l’economia, quanto la politica. E questo vale anche per il nostro (ex) Belpaese. Un concetto che per altro ripete da mesi non la riedizione in salsa moderna dellaPravda, ma il “Financial Times” (in particolare per mano del suo capo editorialista, Martin Wolf). Un concetto che però in Italia, Paese ritardatario e conservatore quasi per natura, stenta a prender piede.

E ancora. Secondo grande merito: il ragionamento di Mucchetti spezza il loop mentale in cui viviamo da ormai un quindicennio e oltre. Scendono in piazza gli studenti? E’ un nuovo “68. Viene arrestata l’ennesima raffica di politici e imprenditori pescati con le mani nella marmellata? E’ una nuova Tangentopoli. E così via. Un approccio mentale comodo per gli opinion maker de’ noantri, che non devono stare a spremersi le meningi per inventarsi etichette e chiavi di lettura nuove. Comodo per la Casta dei politici, che si trova a gestire - a parole - temi e problemi per cui è attrezzata da tempo. E comodo pure per un’opinione pubblica che - a giudicare dai quattro governi del Cavaliere - ha una certa passione per le repliche. Ma pur sempre un approccio sbagliato. Forse aveva ragione Gian Battista Vico: historia se repetit. Ma sicuramente non si ripete mai allo stesso identico modo. E per problemi nuovi - o per problemi vecchi, che tornano a ripresentarsi - ci vogliono ogni volta idee e soluzioni nuove.

Dopodiche: la rivoluzione culturale invocata da Mucchetti, francamente, non è nemmanco all’orizzonte. Ma cominciare almeno a discutere di questa e di altre soluzioni - come avevamo provato a dire anche noi un paio di giorni fa - forse non sarebbe male.

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12 Comments

  1. piersky says:

    Se devo dire la mia, il sistema capitalistico, consumistico e liberistico ha fallito tout-court… Non mi convince la divisione tra capitalismo buono e cattivo etc… Il sistema si basa sul concetto di crescita infinita e di sfruttamento del lavoro. Puoi avere le migliori intenzioni del mondo, ma se nel libero mercato qualcuno paga i lavoratori meno di te, tu o fallisci o riduci il salario…s’innesca un circolo vizioso, di durata anche piuttosto lunga ,di tira e molla (boom e doom), finche’ il sistema diventera’ insostenibile. Oh, questo l’aveva gia’ detto qualcuno un secolo e mezzo fa, ma il barbuto aveva forse visto lungo.
    Teniamo presente che molti settori economici sono da tempo sotenuti da contributi pubblici e la crescita dell’ultimo decennio e’ corrisposta ad un clamoroso aumento del debito pubblico e privato…

    Una cosa pero’ andrebbe aggiunta all’analisi di Mucchetti. Gli ultimi 15 anni hanno visto la classe imprenditoriale zompare direttamente in politica. Berlusconi e’ il paradigma, ma anche il CS e’ messo bene…Il sistema politico ha cosi’ potuto giovare dell’eperienza di politici di professione e di imprenditori del fare prestati alla politica. Una combinazione vincente. Sara’ per questa che Bloomberg pubblica una tabella dove si evince che l’Italia e’ il paese che e’ ricorso agli SWAP sul debito piu’ di tutti gli altri in Europa e’ proprio l’Italia. Oh questo puo’ non dire niente. Pero’, gli SWAP sono stati utilizzati dalla Greci per mentire sullo stato del suo debito di fronte all’UE (mentire!, diacimo che hanno chiuso un occhio) MA noi dobbiamo stare tranquilli, perche’ la banca, GoldmanSachs, che ha proposto questi SWAP alla Grecia, e’ la stessa banca di cui un certo Mario Draghi e’ stato Vice Presidente e Managing Director (e proprio durante gli anni in cui l’Italia avrebbe sottoscritto buona parte di questi contratti). Come dire, conflitto di interessi? o presa per il c..lo?

  2. admin says:

    @Piersky,

    “Sara’ per questa che Bloomberg pubblica una tabella dove si evince che l’Italia e’ il paese che e’ ricorso agli SWAP sul debito piu’ di tutti gli altri (…)”

    Questa mi giunge nuova. Mi dai il link alla tabella, please?

    “MA noi dobbiamo stare tranquilli, perche’ la banca, GoldmanSachs, che ha proposto questi SWAP alla Grecia, e’ la stessa banca di cui un certo Mario Draghi e’ stato Vice Presidente e Managing Director (e proprio durante gli anni in cui l’Italia avrebbe sottoscritto buona parte di questi contratti). Come dire, conflitto di interessi? o presa per il c..lo?”

    Oh, e meno male che non bisognava demonizzare Goldman Sachs…;)

  3. Nino says:

    Salve, se avete tempo vorrei fare una domanda che mi assilla da qualche tempo. La crisi viene tappata di qua ma rispunta di là, il denaro e le risorse non sono affatto infiniti, insomma, se anche riuscissimo a fermare temporaneamente questa caduta intermittente e asimmetrica, mi chiedo: e dopo? Questo sistema di produzione può (semmai ripartirà) continuare per altri 20-30-100 anni? E se anche fosse: e dopo?
    p.s.: Non è una domanda retorica, proprio non lo so.

  4. piersky says:

    La tabella l’ho vista sul blog “IntermarketandMore”, non riesco a trovare l’originale su Bloomberg, anche perche’ non sono molto avvezzo al sito
    http://intermarketandmore.investireoggi.it/files/2010/02/italia-swap-debito.GIF

    “Oh, e meno male che non bisognava demonizzare Goldman Sachs…;)”

    Oh, ma GS fa il suo “sporco” lavoro molto bene. Ma e’ solo un ingranaggio del sistema… Nessuno controllo’ (o meglio, forse qualcuno chiuse un occhio) su quello che GS stava facendo con i debiti pubblici in Europa negli ultimi dieci anni….
    Del resto, la domanda da porsi e’ se una economia “sana”, cioe’ non basata su questi giochi di prestigio finaziari, avrebbe veramento retto la fase di maturazione capitalistica avvenuta, in occidente, nell’ultimo quarto del secolo passato! Io ne dubito fortemente. Il boom del dopoguerra si e’ concluso con la crisi degli anni “70. Ma guarda caso, la ripresa (i ramapanti anni 80) avviene grazie ad un peso molto maggiore della finanza e con l’inizio dell’espansione dei debiti pubblici e privati. Il fenomeno dell’indebitamento parte in sordina, ma gia’ negli anni 90, l’occidentale medio compra buona parte dei prodotti di largo consumo (elettronica, elettrodomestici, viaggi, auto, mobilia) grazie ai “prestiti al consumo”.. Mentre gli stati aumentano il numero dei loro apparati burocratici (e la spesa pubblica) perche’ non c’e’ piu’ lavoro per tutti e bisogna quindi che il pubblico supplisca a questa carenza diventando un datore di lavoro sempre piu’ importante o finaziando attivita’ private…proprio mentre in Occidente l’ideologia del libero mercato e del “privato molto meglio del pubblico2 diventa l’idea dominante, e gli stati privatizzano quasi tutti i servizi( buffo, no). E qui’ che la finaza inventa nuovi prodotti finanziari, non solo per allargare l’unico vero mercato che sembra poter garantire una crescita pressoche’ illimitata (la finanza), ma anche perche’ c’e’ bisogno di rendere in qualche modo sotenibile la crescita a debito. In questo senso, la GS fa veramente il lavoro di Dio, la motiplicazione dei pani e dei pesci (cioe’ creare business dai prestiti o da prodotti finaziari basati a loro volta su altri strumenti finanziari…)

    P.S. Dimenticavo, questo e’ il link alla DTCC (Depository Trust & Clearing Coroporation). Ci sono i valori dei CDS per entita’ assicurata.

    http://www.dtcc.com/products/derivserv/data_table_i.php?id=table6_previous

    The Repubblic of Italy e’ di gran lunga l’entita’ vincente. Insomma un sacco di persone (potenti e oscure entita’ finaziarie) hanno scommesso, se non sul default di questo paese, su un deciso peggioramento della situazione economica.

  5. admin says:

    @Piersky,

    “La tabella l’ho vista sul blog “IntermarketandMore”, non riesco a trovare l’originale su Bloomberg, anche perche’ non sono molto avvezzo al sito”.

    Allora. Come giustamente evidenzia l’autore dell’articolo che tu hai citato, quella tabella è, diciamo così, “suggestiva”. Ma non vuol dire una mazza. Perchè:

    1) gli swap sono derivati.

    2) i derivati - in sè - non sono nè buoni, nè cattivi.

    3) non sappiamo di che swap si tratta e quindi non sappiamo se si tratta di operazioni corrette: o, come nel caso della Grecia, di un tentativo di nascondere polvere, anzi debito, sotto il tappeto.

    In più la fonte in questo caso non sarebbe Bloomberg, ma Eurostat (guarda bene la tabella e capirai perché lo dico). Il che significa che a Bruxelles sanno. E non ci hanno trovato, a quanto pare, nulla di strano o sbagliato. Per ora.

    Ma il condizionale, in questo caso, è d’obbligo. Perché su Intermarket e bla-bla-bla non c’è un link a Eurostat. E finché io non vedo la fonte direttamente, non mi fido. Anche i migliori possono sbagliare a rielaborare dati, no?

    Insomma: calma e sangue freddo. E non facciamoci abbagliare da chi vuol fare del sensazionalismo.

    “Oh, ma GS fa il suo “sporco” lavoro molto bene. Ma e’ solo un ingranaggio del sistema…”

    Capisco benissimo il tuo punto di vista. La mia era solo una battuta. Ma spero anche che tu capisca il mio punto di vista: se voglio raccontare la realtà, io devo dire chi fa cosa.

    “The Repubblic of Italy e’ di gran lunga l’entita’ vincente. Insomma un sacco di persone (potenti e oscure entita’ finaziarie) hanno scommesso, se non sul default di questo paese, su un deciso peggioramento della situazione economica”.

    Il problema non è nuovo. L’Italia ha uno dei debiti pubblici più robusti del mondo. E da tempo abbiamo questo primato.
    Del resto - con un debito così - è normale che ci siano in circolazione molti Cds. Non sono tutte scommesse: molti di questi Cds sono vere e proprie assicurazioni contro il fallimento dell’Italia. Ma qualche avvoltoio che gira sulla nostra testa, beh, c’è. E’ innegabile. E - purtroppo - comprensibile.

    In conclusione: non avere troppa fretta di farci il funerale. Ma una buona dose di preoccupazione ci sta tutta. Come ha osservato proprio oggi il vicedirettore di “Repubblica”, Massimo Giannini. E come vado dicendo pure io, da quasi un anno.

    Per quel che serve: incrociamo le dita.

  6. admin says:

    @Nino,

    “Questo sistema di produzione può (semmai ripartirà) continuare per altri 20-30-100 anni?”

    Mmmmmmh.

    Credo che la tua domanda - in altre parole - sia: come uscirà il mondo da questa crisi? Uguale o cambiato?

    Risposta: caro Nino, se lo stanno chiedendo tutti. Dall’uomo della strada al premio Nobel per l’Economia. Ma una risposta non c’è. Il futuro dipende dalle scelte che noi - noi inteso come umanità - facciamo ogni giorno. Per cui temo che anche tu - come tutti noi - sarai costretto ad aspettare per vedere come andrà a finire.

    Comunque sia e per provare a risponderti.

    Io qualche linea di tendenza ho provato a individuarla: 1) Spostamento del baricentro dell’economia verso Est (Cina, Inida) e Sud (Brasile). 2) Taglio del welfare state per far fronte a debiti pubblici esplosivi in Europa. 3) Eccetera, eccetera (non sto qui a riassumere quasi 500 post, perché non ne ho il tempo e perché so che in buona parte li hai letti).

    Ma appunto: si tratta di linee di tendenza. Che in futuro potrebbero cambiare. Insomma e per sintetizzare: sai che non amo avventurarmi in facili previsioni; quindi non vado oltre.

  7. Nino says:

    Ciao, grazie della risposta, che confermerebbe alcune mie ipotesi.

    Mi piacerebbe fare un viaggetto nel tempo per qualche settimana verso la fine del medioevo, o la fine dell’Impero romano, insomma, in un periodo in cui si “sentiva” che le cose stavano per cambiare, se ne intravedevano i segnali, ma non si sapeva cosa sarebbe successo “dopo”.

    A me questo sistema economico mondiale non pare sostenibile nel lungo periodo, e anzi mi meraviglio che abbia retto fino ad ora.
    Ma per il futuro, hai ragione, vedremo…

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