Indignati, ma non troppo
Un po’ Grand Guignol. E un po’ tragedia greca. Un paio di giorni fa, Concita De Gregorio - direttore de “L’Unità”, quotidiano del fu Piccì ora Piddì - ha firmato un editoriale a tinte forti. Anzi: a tinte rosso sangue. Titolo: “Modi di morire”. Sfondo: la disgraziatissima Italia che giace sotto l’orrido giogo berlusconiano (e che potrebbe, va da sè, rifiorire se tornasse in mano a quei democratici del Partito democratico). Si chiedeva e chiedeva Concita: “A quale sacrificio siete disposti per difendere la democrazia (dall’orrido giogo berlusconiano, NdA)?”. E in modo vagamente marzulliano si rispondeva da sola: “Guardavo le foto del lago di sangue davanti al Palazzo di governo di Bangkok, ieri - trecento litri di sangue versati volontariamente dai manifestanti, qualche goccia a testa - pensavo che certo è un gesto simbolico formidabile capace di evocare all’istante i milioni di persone che il sangue e la vita ce li hanno messi tutti, per la democrazia”. Roba da svenarsi. Ma ammetteva anche il direttore de L’Unità: “A noi, qui, basterebbe molto meno”. Meno male.
Parole e paragoni forti. Ispirati allo scandalo italian style della settimana: l’inchiesta della Procura di Trani sulle oscure manovre, ça va sans dire, berlusconiane in casa Rai. Inchiesta che ha documentato - in maniera inequivocabile e a colpi di intercettazioni - i tentativi di Berlusconi di “stoppare” le trasmissioni a lui sgradite, a partire da AnnoZero. Inchiesta che - giustamente e toni melodrammatici a parte - fa dire al direttore del quotidiano del fu Piccì ora Piddì: indignamoci, protestiamo, agiamo. Unico neo: proprio i capoccioni del Piddì si sono indignati, sì, ma fino a un certo punto. E di protestare e agire, per ora, non se ne parla proprio.
Come mai?
Se lo è chiesto - anzi: lo ha proprio chiesto ai diretti interessati - anche una giornalista del “Corriere della sera”, Maria Teresa Meli. Esemplari le risposte dei piddini. L’inchiesta di Trani? “E’ evidente che Berlusconi vuole usarla per fare la vittima e portarci all’ennesimo referendum su di lui: non possiamo farci trascinare in questa trappola”, il segretario Pierluigi Bersani dixit. “E’ chiaro che il Popolo delle Libertà vuole sfruttare la vicenda in campagna elettorale. Questi magistrati vogliono proprio far vincere Berlusconi… e noi ci mettiamo del nostro difendendo Santoro dodici volte al giorno“, ha fatto autocritica il deputato Piddì ed ex ministro della Pubblica istruzione (nell’ultimo governo Prodi), Beppe Fioroni. “D’altra parte lo schema è sempre lo stesso da sedici anni. I magistrati prima delle elezioni tirano fuori qualcosa su Berlusconi e lui parte a testa bassa contro di loro. Non se ne può più di questa roba. Anche perchè l’unico che se ne avvantaggia è il presidente del consiglio”, si è lamentata la deputata Piddì, Anna Paola Concia. Che ha anche aggiunto che l’inchiesta di Trani “non la si capisce tanto bene”. Più sibillino il tesoriere dell’ex Piccì ora Piddì, Ugo Sposetti: “La verità - ha sospirato - è che siamo tutti intercettati”.
Già, la verità.
Vero è che la verità giudiziaria, la stabiliranno i giudici; e bisognerà aspettare - visti i soliti tempi lumaca della giustizia italiana - ancora a lungo. Vero è pure che l’inchiesta - per come è stata condotta - suscita più di un dubbio (come ha osservato in punta di diritto, tra gli altri, il giurista Carlo Federico Grosso sulle pagine de “La Stampa”). Ma vero è anche che le indebite pressioni berlusconiane sulla Rai sono - ormai - un fatto di dominio pubblico (e non da oggi).
Le intercettazioni messe nero su bianco dalla Procura di Trani e pubblicate da tutti i giornali sembrano uscite direttamente dalla penna del miglior Paolo Villaggio. Il megapresidente galattico, Silvio Berlusconi alzava la cornetta. Voleva veder stoppata, per l’appunto, AnnoZero, la trasmissione di Michele Santoro. Non gli sembrava di chiedere troppo. E non esitava a fare fuoco e fiamme. A ripetizione: “Questo (ossia Santoro, NdA) va in onda e voi non fate un cazzo?”. “Che cazzo state a fare tutti quanti!”. “Fai un casino della madonna, devi fare una dichiarazione pubblica e dire: mi vergogno di appartenere a un’autorità che fa schifo e non fa niente”. E avanti così. Fino all’ultimo schiaffo (morale): “Fate schifo. Non siete un’authority, siete una barzelletta”.
L’authority - per la cronaca - era l’Agcom, cioè quell’organismo - in teoria indipendente e super partes - che dovrebbe vigilare su tivù, radio e media vari. Ancora per la cronaca: l’orecchio bollente vittima degli strali berlusconiani, invece, era quello di un signore che siede nel consiglio dell’Agcom, al secolo Giancarlo Innocenzi. Innocenzi, al telefono con il megapresidente galattico, rispondeva agli insulti balbettando che lui ce la stava mettendo tutta; che era pronto a fare - parola sua - anche il “tupamaro” (insomma: il guerrigliero) con “bombe” e tutto quanto. Ma a convincere i colleghi dell’Agcom a fermare Santoro, proprio non ce la faceva. E allora giù altre umiliazioni e contumelie da antologia. Umiliazioni e contumelie che Innocenzi - sempre intercettato e con tono fantozziano - raccontava, con mirabile sintesi, così: “… E poi (Berlusconi, NdA) mi ha fatto un culo che non finiva più”. Oppure: “Mi ha fatto due sciampi”. O ancora: “Mi manda affanculo tre volte al giorno”. Il consigliere Agcom più insultato d’Italia, il più delle volte, si consolava spiegando dinamica di “sciampi” e “affanculamenti” al direttore generale della Rai, Mauro Masi. Che, a un certo punto - pure lui intercettato - invece di incitare il bistrattato consiglire ad avere un sussulto di dignità, sbottava abbacchiato: “(…) nemmeno in Zimbabwe”.
Questo, in sintesi, lo spettacolino offerto dall’inchiesta che tanto ha fatto indignare il direttore de L’Unità. Una comica. Roba, appunto, da film di Fantozzi. Che però non si apprezza fino in fondo, se non si sa che Fantozzi-Innocenzi - quello che siede nel consiglio dell’authority indipendente, che dovrebbe vigilare su Rai e Mediaset (con tanto di lauto stipendio pagato dai contribuenti: circa 400mila euro all’anno, secondo il Fatto Quotidiano) - ha un curriculum di tutto rispetto. Ex dipendente Mediaset, è stato sottosegretario al ministero delle Comunicazioni dal 2001 al 2005. Ovvero durante il governo Berlusconi 2. Più indipendente e super partes di così, insomma, si muore. Dal ridere, però.
E allora? E allora - indignazione, proteste e proposte di svenarsi a parte - non ci sarebbe occasione migliore di questa per tirar fuori dal ripostiglio delle cose vecchie - una volta e per tutte - l’annosa questione del conflitto di interessi berlusconiano. Non ci sarebbe occasione migliore di questa per chiedere a gran voce una riforma di quella autorità garante per le comunicazioni che in questi anni non ha certo brillato per iperattività (tra parentesi, come è possibile che un ex dipendente Fininvest sieda nel suo consiglio di amministrazione?, chiusa parentesi). Così come non ci sarebbe occasione migliore di questa per proporre nuove regole per la Rai che impediscano a persone come Mauro “… nemmeno in Zimbabwe” Masi - ex segretario generale della Presidenza del consiglio dei ministri, chiaramente del governo Berlusconi - di andare a occupare le poltrone che contano nella televisione di Stato, che dovrebbe essere pubblica e non servire interessi di parte. E soprattutto non ci sarebbe occasione migliore di questa per mettere sul piatto qualche idea per una riforma della Legge - la Gasparri, per la cronaca - che regola l’intero sistema radiotelevisivo italiano e costringe gli spettatori, da decenni, a sorbirsi l’assurdo duopolio Rai-Mediaset. Insomma: oltre ad indignarsi, per l’opposizione, ci sarebbe tanto da dire, da progettare, da fare.
A meno che.
A meno che, per i democratici de’ noantri, non contino di più altri calcoli e altre verità. Per dire: prendiamo il problema numero uno: la Agcom. Come ha ricordato il giornalista del “Corriere della sera”, Sergio Rizzo, in un articolo pubblicato giusto mercoledì scorso: i consiglieri di quella autorità che dovrebbe vigilare su Rai e Mediaset sono 8, e nominati per metà dalla maggioranza e per metà dall’opposizione. Il risultato è che 5 sono ex politici. Oltre all’involontario protagonista dell’inchiesta di Trani - il consigliere più insultato d’Italia, Innocenzi, ex sottosegretario del penultimo governo Berlusconi - troviamo:
2) Michele Lauria, ex senatore della Margherita ed ex sottosegretario per le Comunicazioni del governo Amato (Amato Giuliano, premier di centrosinistra tra il 2000 al 2001).
3) Gianluigi Magri, un tempo capogruppo Dc e poi Ccd al Comune di Bologna; e ora in quota Udc.
4) Roberto Napoli, ex senatore Ccd, ora mastelliano dell’Udeur (nonchè tra gli ospiti d’onore all’ultima festa sempre dell’Udeur, a Ceppaloni).
5) ed Enzo Savarese, già deputato di Alleanza nazionale tra il 1996 e il 2001.
E poi, sì, ci sono tre “laici” che troppo “laici” non sono. Come:
6) l’ex direttore generale della Federazione italiana editori giornali (Fieg), Sebastiano Sortino;
7) Nicola D’Angelo, capo di gabinetto dell’ex ministro per le Comunicazioni, Antonio Maccanico (centrosinistra).
E per finire Stefano Mannoni, tanto vicino al Popolo delle Libertà, che ieri ha dichiarato che nelle telefonate tra il collega Innocenzi e il premier Berlusconi sono normali. Non c’è nulla di male, perchè così fan tutti. Cioè, ha assicurato Mannoni, tutti i membri dell’authority si confrontano - si spera se non altro più civilmente - con i loro politici di riferimento per quel che riguarda tivù e media a partire dalla Rai.
E così, appunto, veniamo alla televisione pubblica. Come si scelgono i giornalisti che informano i cittadini? Qualche spunto ce l’ha dato uno dei volti più noti di Rai3, Lucia Annunziata. Che è stata anche presidente Rai. E che due giorni fa ha rilasciato un’intervista a “il Fatto quotidiano“, intitolata - in maniera un tantino fuorviante - “Minzolini non fa il giornalista, ma il militante”. Nell’intervista, infatti, Annunziata ha criticato Minzolini per i suoi eccessi di partigianeria (Minzolini “sbaglia ad abbracciare la stessa causa di chi lo ha nominato”). Ma ha spiegato anche - senza tanti peli sulla lingua - il meccanismo di nomine e carriere:
“Guarda - ha detto rivolgendosi alla giornalista de “il Fatto”, Sandra Amurri - tutti i direttori Rai vengono nominati dalla politica. Non ci sono scelte professionali, la professionalità è messa in conto, ma la scelta è di natura politica. Io sono stata nominata direttore del Tg3 dal governo Prodi (…). Ripeto: la Rai è di proprietà della politica, i direttori sono di parte politica per definizione (…)”.
Senti, senti: “I direttori sono di parte politica per definizione”, e “la Rai è di proprietà della politica”. E le presunte voci libere che Berlusconi voleva stoppare - Santoro compreso - invece da chi sarebbero stati “nominati”, da chi sarebbero sostenuti, a chi appartengono? Mistero. La giornalista de “il Fatto quotidiano” si è dimenticato di chiederlo.
Un vero peccato. Perché avrebbe aiutato a completare il quadro. Quadro che - però - già così è abbastanza chiaro. L’autorità che vigila sull’informazione in tivù è in mano ai partiti. La Rai - a quanto pare - pure.
Di qui il sospetto che i compagni di un partito in particolare - quello democratico - se ne restino con le mani in mano - deludendo la povera Concita - per una ragione ben precisa. Anzi, due. Primo: per timore che saltino fuori altre pressioni - magari - di segno opposto. Secondo: perchè sollevando la questione informazione , c’è il rischio che si rompano degli equilibri, e che si perdano spazi e poltrone (in Rai e fuori). Tradotto: chiedendo a gran voce un’informazione libera - in Rai e fuori -, c’è pur sempre il rischio che l’informazione si liberi davvero. Anche dal giogo dei partiti, partito democratico - per l’appunto - compreso. Sospetti che il Piddì potrebbe smentire facilmente. Agendo e dimostrando la sua buona fede. Cosa che però per ora non è accaduta. E che all’orizzonte, manco si intravede.
Domanda: e allora ha ragione chi dice - come il berluscones di cui sopra - che così fan tutti e che non c’è nulla di male? Risposta: sarebbe bello crederci, ma non è così. Un problema a destra (il conflitto di interessi e una spiccata passione per la censura) più un problema a sinistra (la lottizzazione selvaggia degli spazi lasciati liberi da Berlusconi) non fa pari e patta. Fa due problemi che gravano sulle spalle dei contribuenti. Contribuenti che - oltre al danno, la beffa - pagano pure un canone salato per vedere la Rai e sorbirsi a reti unificate liti e inviti all’indignazione vari. Più che una tragedia, ci consenta la signora De Gregorio, comunque questa ha tutta l’aria di una commedia. All’italiana, s’intende.
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L’ennesima conferma che in Italia sinistra e destra non esistono, ma esiste un solo partito mafiocratico.
Leggendo il tuo articolo verrebbe da chiedersi: ok, le cose stanno così. E la soluzione? La soluzione non è né a destra né nella sinistra. I politici di vecchia data no. I politici nuovi che stanno in vecchi partiti no. I nuovi partiti neppure (dato che Grillo neanche a parlarne, De Magistris e Di Pietro peggio ancora). La gestione diretta della cosa pubblica è impossibile, dal momento che la maggioranza dei cittadini è la stessa che crede alle bufale di Berlusconi, Bersani, Di Pietro ed è altrettanto mafiosa e disinformata.
E allora? E allora nulla. Non c’è soluzione. Il destino dell’Italia, è evidente dai tuoi articoli, è quello di morire per autodistruzione.
La Annunziata “svela” che i garanti e i dirigenti sono politicizzati? Ma chi non lo è? Basta avere una preferenza politica per esserlo. Ad esempio, in tv si vedono decine e decine di tuoi colleghi giornalisti che vanno a difendere a spada tratta la fazione politica che rappresentano. Si insultano l’un l’altro e sono pronti a deformare qualsiasi notizia pur di sostenere il “loro” partito. Non sono politici. Ma se venisse loro offerto un ruolo istituzionale come si comporterebbero?
Per quanto il modo di fare giornalismo di Vulpio non mi piaccia, concordo con lui sul fatto che il vero problema attuale della società è l’aver creato una logica binaria destra-sinistra, noi-voi, amore-odio. Per cui tutto diventa una questione di dove ti collochi e se non ti collochi di qua allora sei di là. Non c’è scampo.
La vera riforma sociale sarebbe spezzare questa logica e iniziare a ragionare da un punto di vista alternativo. Quello del bene comune. So che non apprezzi Beppe Grillo, ma come si fa a dargli torto quando dice che il male profondo della politica è che ormai è in mano ai partiti? Finché fare politica ed appartenere ad un partito continueranno a coincidere; finché si scriveranno articoli e si faranno programmi televisivi con il taglio “ma la destra… ma la sinistra”; finché i cittadini italiani continueranno a preferire la comodità di un pensiero preconfezionato e superficiale, le malattie di questo sistema politico continueranno ad essere diagnosticate, sì. Ma il malato è spacciato.
[...] approfondire consulta la fonte: bamboccioni alla riscossa » Blog Archive » Indignati, ma non troppo Articoli correlati: Il blog di Dario Campolo: Primo marzo, tempismo di [...]
[...] Fonte articolo [...]
E allora? E allora nulla. Non c’è soluzione. Il destino dell’Italia, è evidente dai tuoi articoli, è quello di morire per autodistruzione.
Non credo che si arrivera` mai a questo punto.
Checche` ne dica Grillo, la iugoslavia e` lontana
No, non preoccuparti, secondo me l’Italia non si autodistruggerà.
Semplicemente si accentuerà la tendenza all’anarchismo politico ed economico da sempre esistente e mai governato da destra e sinistra.
Non conterà più niente in ambito internazionale, il che non è un problema tanto di prestigio (che peraltro non sappiamo gestire), quanto di voce in capitolo nelle scelte importanti.
Parallelamente, dipenderà dagli immigrati di alto livello culturale anche nella ricerca, per non parlare di sanità e scuola.
Svilupperà un federalismo non armonioso ma caotico, in cui ogni regione proverà a sopraffare le altre a spese dello Stato.
E in cui lo sviluppo non sarà orientato all’innovazione, ma alla conservazione dell’esistente, e in questo le mafie sono da tempo le più qualificate.
E la politica avrà perso ormai ogni residuo contatto con la vita reale.
Saluti
@Roccia,
“So che non apprezzi Beppe Grillo, ma come si fa a dargli torto quando dice che il male profondo della politica è che ormai è in mano ai partiti?”
Ti ringrazio molto per lo spunto. Che mi permette di fare - assieme a te e agli altri - un piccolo ragionamento a voce alta.
Non voglio riaprire una vecchia polemica (cui credo di aver risposto - una volta e per tutte - qui).
Ma.
Ma - in questa domenica piovosa - vorrei aggiungere una cosa. Il fatto che mi permetta di criticare Grillo per alcuni errori o per opinioni che non condivido, non vuol stare a significare una bocciatura completa, definitiva e irrimediabile. Tradotto in parole povere: per me, Grillo NON è il demonio, o il male assoluto. E’ un ottimo comico. E un politico così così (per ora, in futuro si vedrà). Tutto lì.
Tanto è vero che: qualche giorno fa, lo staff di BeppeGrillo.it ha pubblicato un bel post. Dicendo che i problemi del Belpaese assomigliano a un nodo gordiano. E sai cosa ti dico? Che sono perfettamente d’accordo. E che la metafora del nodo gordiano ben spiega - per esempio - la situazione in Rai. Non solo. Sono d’accordo con il “Grillo-pensiero” su tante altre cose.
Ad esempio: secondo me, benissimo fa il comico genovese ad invitare e ad aiutare i giovani ad avvicinarsi alla politica. Benissimo fa a promuovere a ogni pie’ sospinto le energie rinnovabili. Benissimo fa a battersi per la riduzione dei rifiuti a monte e perché si ricicli il più possibile. E benissimo fa - o ha fatto - per molte altre cose.
Epperò. Poi ci sono tante e tante questioni che lasciano perplessi. Se ne può discutere serenamente senza essere accusati di lesa maestà? Ecco: in Italia, è quasi impossibile. Perché qui vige la regola: o con me, o contro di me. Regola - tra l’altro - che tanto male ha fatto all’informazione. Rendendola quasi per definizione militante. E, in alcuni casi, pure un po’ militonta.
Non per altro. E’ che le critiche - anche feroci - aiutano. Eccome, se aiutano.
Aiutano l’opinione pubblica a capire meglio chi sono per davvero “i padroni del vapore di turno”; ed evitano la nascita di falsi miti. Falsi miti che in politica non hanno senso di esistere. Le persone - nonostante tutto - sono pur sempre persone. Che si chiamino Beppe Grillo, Silvio Berlusconi o Pierluigi Bersani. Sono esseri umani. Hanno pregi e difetti. A volte - a volte spesso - sbagliano. E quando accade, qualcuno DEVE farglielo notare. E questo, appunto, dovrebbe essere il compito della stampa. E - quando ad essere violata è la legge - della magistratura.
Non solo. Ma critiche - anche ferocissime - aiutano soprattutto lo stesso padrone del vapore di turno. A patto che sia così intelligente da accettarle.
Ti faccio un esempio. Grillo e il microscopio. La vicenda è lunga, nota e non la riassumo. Se ti sei perso qualche pezzo, dai un’occhiata qui.
Ebbene. Dopo tutte le polemiche su quella raccolta fondi (sollevate da me e da altri blogger in rete), Grillo pare - pare - aver cambiato atteggiamento. Ha raccolto soldi per Onna (terremoto in Abruzzo). E questa volta - con molta trasparenza - ha messo on line un filmato in cui lui consegnava il quattrino a chi di dovere, e specificava che però questi soldi sarebbero stati vincolati all’esistenza e alla realizzazione di un progetto concreto. E bla-bla-bla.
Ottimo. Ora aspettiamo di vedere questo progetto realizzato. Poi potremo dire: bravo Beppe, così si fa!
E così dovrebbero fare tutti i politici. E dovrebbero farlo - Grillo compreso - sempre. Accusare il giornalista o l’opinionista critico di essere un “comunista” o un “servo berlusconiano” non è solo raccontar balle, è proprio inutile. Vanifica e mortifica il ruolo e lo sforzo di chi fa informazione.
Va da sè che dovrei aggiungere mille distinguo. Dovrei aggiungere che ci sono anche giornalisti disonesti, eccetera eccetera. Ma, insomma, credo di aver detto quanto basta per farti e far capire il mio punto di vista.
Perché - e ci tengo a dirlo - questo è solo il mio punto di vista, il mio modo di intendere il giornalismo oggi. Dopodicchè. Tu - e altri lettori - potete anche non essere d’accordo.
Ci sta. Io non ho deliri di onnipotenza. E non mi sono mai illuso di avere la Verità - con la “V” maiuscola - in tasca. Quella per me - che sono un laico - non ce l’ha in tasca nessuno. Per la semplice ragione che non esiste.
P.S. In ultimo, ci tengo a dire una cosa. Questa riflessione a voce alta nasce dalle mille discussioni avute con voi lettori e commentatori. Per me è una piccola conquista intellettuale. Perché penso - oggi come oggi - di avere un’idea più chiara di quello che è il mio lavoro. E quindi mi sento di dovervi dire una cosa, prima di chiudere: grazie.
L’affaire intercettazioni di Trani e’ dovuto ad un’indagine per il reato di usura sulle carte Revolving emesse da AE con tassi di oltre il 200% sui finanziamenti erogati a mezzo carta.
Possibile che nessuno Media approfondisca questo scandalo e si copra tutto con Minzolini/Innocenzi,servi sciocchi d’accordo,ma dove’ la novita,sono sempre quelli della Russia che invade la povera Georgia,no?
[...] Link [...]
@Terzaposizione,
Mah.
Per quel che ne so io, l’inchiesta sulle carte di credito revolving- quelle con cui, per la cronaca, si paga a rate - sarebbe ancora alle prime battute. La Procura di Trani avrebbe scovato solo 3 consumatori gabbati, per poche centinaia di euro. Poi, sì, avrebbe pure sequestrato pacchi di documenti all’American Express per capire se la truffa era generalizzata. Ma non so se e cosa sia riuscita a quagliare.
Difficile quindi per me - che non sono a Trani e che ho seguito la vicenda sulle pagine di Repubblica (uno dei pochi giornali che ne ha parlato) - dicevo: difficile, quindi, per me commentare.
Certo, su una cosa hai ragione: l’American Express - così raccontano le telefonate intercettate per ordine della Procura di Trani - avrebbe cercato di insabbiare la notizia. E - a giudicare da quel poco che è uscito su giornali e tiggì - pare pure che ci sia perfettamente riuscita.
Quando avrò per le mani qualche informazione in più, vedrò di tornarci sopra. Promesso.
@ admin
perdonami l’OT; ma volevo un consiglio
Dal momento che non voglio legittimare questo sistema col mio voto, come posso massimizzare la mia protesta secondo te?
Mi astengo dal votare, voto scheda bianca o annullo la scheda?
Scusa la domanda un pò “pelosa”, ma ci tenevo ad avere un parere “esterno”
Byez
@shia
senza voler fare intrusioni di sorta, ti rispodo.
Premesso che astenersi o non votare equivale a votare per il vincitore, annulla la scheda. Le schede bianche “magicamente” possono riempirsi.
Buona sera a tutti.Io sono circa 18 anni che non voto,ma se il movimento a 5 stelle si fosse presentato in Liguria sarei andato a votare.
Ho l’impressione che potrebbe essere un ottimo tentativo per il cittadino di rimpossessarsi della politica, intesa come interesse per la “polis”.
Un saluto
@Romeo and Admin,
mi chiedo che fine abbia fatto il sito che aveva promesso Grillo per la “democrazia dal basso”.
Fino ad ora, il Movimento a 5 stelle mi sembra molto simile all` Idv o a altri partiti.
Gigi
@Gigi,
“mi chiedo che fine abbia fatto il sito che aveva promesso Grillo per la democrazia dal basso”.
credo che Grillo - quando ha promesso il sito per la “democrazia dal basso” - si riferisse a questo. Credo, perché non ne sono sicuro. E perché come al solito il Beppe nazionale non è stato chiarissimo a riguardo.
ot L’EUROCRAZIA SI PRENDE L’ARMA. PER OPERAZIONI SPECIALI
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=print&sid=6885
@Admin
EEEEEEEEEEEEEEEEHH?
Spero proprio di no.
Ma ognuno non doveva poter contare uno?
Voto digitale?
Proposta di legge in rete?
Vuoi dirmi che Grillo mi (ci) ha gabbato in questo modo?
Spero proprio di no..
Altrimenti vuole dire che c` e` proprio bisogno di un Progetto Democrazia Ora .
Gigi
@Shia,
“Dal momento che non voglio legittimare questo sistema col mio voto, come posso massimizzare la mia protesta secondo te?
Mi astengo dal votare, voto scheda bianca o annullo la scheda?
Scusa la domanda un pò “pelosa”, ma (…)”
Scusami tu. Ci ho messo veramente tanto a risponderti. Ma devo ammettere che mi hai messo in difficoltà.
Cioè: così di primo acchito mi verrebbe da suggerirti qualche rumorosa provocazione. Tipo: presentarti nudo alla meta: andare in mutande al seggio, al grido “così ci avete ridotto”. Magari - conoscendo i colleghi sempre a caccia di colore - finiresti anche sulle pagine dei giornali (dopo aver fatto un girettino in questura, of course).
Ma - battute e provocazioni a parte - è meglio che lasciamo perdere. Insomma e senza tanti giri di parole: preferisco non dare indicazioni di voto o di non voto. La mia opinione su questa classe politica - tutta, da Destra a Sinistra, passando per il Centro - è nota. E non ho altro da aggiungere. Voi, fate come credete meglio.
P.S. Giuro che ho passato due giorni a chiedermi se sia giusto o meno che un blogger/giornalista/opinionista faccia o meno un endorsement (cioè dia una indicazione di voto). Nel mondo anglosassone, in effetti, si usa. In Italia, anche (non penso alla stampa più o meno di partito; penso a Travaglio che ha detto e ripetuto di aver scelto di votare per l’Italia dei Valori). Ma io non sono così sicuro che sia una buona prassi. Voglio dire: secondo te è giusto che chi ha anche un minimo di potere mediatico cerchi di influenzare - direttamente, con un endorsement - il voto? So che sono domande da fantascienza in un ex Belpaese come il nostro. Eppure: secondo me, sarebbe il caso - almeno - di porsele.
Per me questo potrebbe essere un esempio di Democrazia dal basso:
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/ferrara/2010/01/neve-e-pd-unoccasione-persa-per-tacere.html
Ogni eletto dovrebbe riferire quotidianamente le decisioni che contribuisce a prendere o quelle sulle quali non e’ d’accordo.
Io gestisco un azienda in Polonia ed il titolare tutte le settimane vuole sapere tutto.Tutto!!Rapporto qualita’, produzione, ordini,comportamento dei dipendenti…e quando qualcosa o qualcuno che io ho assunto non va mi fa il mazzo.Questo e’ piu’ che giusto.
Vi chiedete che fine abbia fatto il sito di Grillo sulla democrazia dal basso?Io mi chiedo un altra cosa:oggi al parlamento europeo ha parlato Trichet (su un argomento molto importante) ed erano presenti 15 parlamentari su 700.Io vorrei denunciare tutti quelli che hanno votato quei 685 assenti.Loro devono rimborsare, a me che non ho votato, le diarie e i rimborsi spesa di quei 685.Io lo trovo giusto.
Per ora Grillo non ha preso un Euro dallo Stato o dall’Unione Europea;quei 685 deputati sono degli assenteisti e coloro i quali li hanno votati sono colpevoli di “concorso in assenteismo”.
Buona giornata a tutti
@ Admin
grazie per il post
Per quanto possa valere, la mia condotta sarà andare (vestito) alle urne, e votare con una bella fetta di salame ed un “e mò magnateve pure questa!” (in altri termini scheda nulla)
@Shia,
ma che sei de’ Roma?
@Romeo
Continuo a non capire..
Ma Grillo non aveva promesso un sito dove si potevano votare le leggi e “ciascuno conta per uno”?
PennyWise ha detto che doveva essere pronto a breve, io non ho capito se il progetto e` morto o, se come dice Admin, il sito e` quella ciofeca (pardon!) dove vengono solamente date due notizie scritte non si sa da chi..
Gigi
@ Admin
no, Rimini
@Shia,
fiki. Ma qui, allora, siamo tutti emiliano-romagnoli (o quasi)… Io son di Piacenza (e mezzo parmigiano d’adozione). Lo strano Tizio - er Santre - che si occupa delle immagini, è pure lui pramzano. Insomma: mirabile visu. Pure sull’asettico web, mi sembra di respirare aria di casa…
@ Admin
il mondo è sempre troppo piccolo, figuriamoci l’Italia