Affari di famiglia 2: Parenti e Portaborse Colpiscono Ancora
Walter “Gomez” Veltroni e Silvio “Zio Fester” Berlusconi
Figli, mogli e nipoti? Presenti! Ex segretarie ed ex fidanzate? Ci sono! Portaborse e portavoce? Eccoli! Insomma, all’appello non manca davvero nessuno. Anzi. A scorrere le liste degli eletti a Montecitorio e Palazzo Madama, non c’è dubbio che tenga. I partiti possono vincere o perdere. Ma la famiglia (e i suoi dintorni) nel Belpaese trionfano sempre. E comunque.
E infatti. A nulla è servito l’appello lanciato in piena campagna elettorale dall’ormai ex presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Che a questo giro - e a scanso di equivoci - aveva chiesto a destra, sinistra e centro di tener fuori “figli e amici di” dalle sale ovattate del Parlamento, magari per fare un po’ di posto a qualcuno che quel benedetto scranno se l’era meritato almeno un po’. Così come a nulla sono valsi i buoni propositi e i granitici ordini di scuderia (e di pulizia) dei vari Veltroni, Berlusconi&co. Perchè - nel famoso loft del Partito democratico come nella residenza romana del Cavaliere a Palazzo Grazioli - gli animi degli estensori delle liste dei candidati si sono inteneriti. E i cuori di papà e zii e mariti alla fine hanno ceduto.
Un copione ben collaudato. Che - come avevamo ricordato anche noi qui - era andato in scena anche alle penultime elezioni politiche, quelle del 2006. Trasformando le assemblee di Camera e Senato in perenni riunioni di famiglia. E che pure quest’anno, ha concesso una delle sue infinite (e spettacolari) repliche. Grazie anche a una legge elettorale, la nostra, che funziona un po’ come una noiosissimo gran premio di Formula 1. Per cui: chi è nelle prime posizioni (in lista), vince (una poltrona in Camera e Senato). Anche perchè agli elettori (che possono fare solo una croce su un simbolo) è impedito di scegliere candidature e candidati. Risultato finale? Nei posti e nei collegi sicuri, i notabili di partito (come avevamo scritto in un vecchio post intitolato appunto Affari di Famiglia) hanno piazzato la consueta raffica di “parenti e amici del giaguaro”. Che quindi, come previsto, sono stati tutti - tutti - eletti. E ora sono pronti ad occupare la loro poltronissima d’ordinanza (e soprattutto ad incassare relativo e congruo stipendio: 11 mila e passa euro al mese, i deputati-imparentati; 12 mila e passa euro al mese, i senatori-amici dei migliori) Compresa - tanto per cominciare - l’impresentabile Anna Maria Carloni in Bassolino (sempre Pd, come il marito), moglie del non troppo amato (e per giunta rinviato a giudizio per la vicenda “munnezza”) Antonio, governatore della Campania.
E dire che proprio Veltroni - e per primo - era stato categorico. Promettendo all’assemblea costituente del suo Pd una stagione nuova. Fatta, parola del segretario, di “meno furbizia e più merito”. E con più primarie per tutti. Anche per scegliere i candidati sindaci dell’ultimo sgangherato comune del Belpaese. Ma davvero davvero? Sì, ciao. E infatti quella stagione di rinnovamento - con promesse annesse e connesse - nessuno l’ha vista mai. E soprattutto nessuno se la ricorda più. Neppure Veltroni. Che, a questo giro, ha spedito le primarie in soffitta. E in compenso, nello scegliere i candidati, ha dato spazio ai soliti noti. A partire dalle mogli. Puntando - tra le altre - su Anna Serafini in Fassino (rieletta per il Senato in Sicilia), dolce metà dell’ex numero uno della Quercia, Piero (rieletto pure lui, ma alla Camera nel collegio Piemonte 1). E poi su Anna Pollastrini in Modiano, moglie del banchiere (di Intesa San Paolo), Pietro (rieletta alla Camera in Lombardia). E pure su Linda Lanzillotta in Bassanini consorte dell’ex ministro (e ora consigliere del presidente francese, Nicolas Sarkozy) Franco (e sempre rieletta alla Camera e sempre in Lombardia). E perfino - e per l’appunto - su Anna Maria Carloni in Bassolino. Che il suo biglietto per Palazzo Madama - ironia della sorte - è andata tranquillamente a staccarlo proprio in quella Campania invasa dai rifiuti anche per responsabilità della giunta del marito.
E ancora: qualche scelta discutibile il Partito Democratico l’ha fatta pure sul fronte portavoce&portaborse. Dove - accanto ai meno noti Sandra Zampa (donna di punta dell’ufficio stampa di Romano Prodi; eletta alla Camera in Emilia-Romagna); Piero Martino (già portavoce del vicesegretario del partito, Dario Franceschini; eletto alla Camera in Sicilia); e Luciana Pedoto (avvenente ex segretaria particolare dell’ex ministro Fioroni; eletta alla Camera, in Campania) - ha schierato pure Silvio Sircana, già portavoce (senza voce) ufficiale del Professore e del governo uscente. Ma soprattutto - e pur sempre - noto ai più (sic!) solo per la raffica di foto che lo ritraevano a zonzo per Roma. E non a caccia di un tram, ma di trans. E quindi? E quindi: pure lui eletto, ça va sans dire, in Campania. E per di più al Senato (eh, no?).
Ma al peggio non c’è mai fine. E infatti: il vero pasticciaccio brutto, il segretario e i suoi l’hanno combinato sul fronte dei “figli di”. Dove, per rappresentare la “meglio gioventù” de noantri, hanno scelto, innanzitutto, la ventisettenne romana Marianna Madia (eletta alla Camera in Lazio), figlia del fu Stefano (consigliere comunale della Lista per Veltroni a Roma) e per giunta ex fidanzata di Giulio Napolitano. Che - per la cronaca e per chi non lo sapesse - è a sua volta figlio quarantenne del presidente della Repubblica, Giorgio. Ma soprattutto: il Pd, sempre sul fronte “ggiovani”, a questo giro ha schierato l’imbarazzante Daniela Cardinale, 26enne figlia dell’ex ministro per le Comunicazioni dei governi Amato e D’Alema, Salvatore. Che - forte di una laurea triennale in scienze della Comunicazione - la sua candidatura al “Corriere della Sera” l’aveva spiegata così: lei, esattamente, perché è stata candidata? “Il ministro Fioroni mi ha onorato della proposta. Ma ha deciso Marini”. E come mai ha scelto lei? “Mi conosce. È venuto da noi in campagna, due anni fa”. Lei ha esperienza di politica? “No. Ma mi ricordo quando hanno eletto mio padre. Avevo 5 anni, una festa bellissima: sventolavamo la bandiera Dc”.
Una ricostruzione che lasciava un po’ basiti. Ma che non faceva una grinza. Anche se mancava un dettaglio. Come, aveva scritto l’edizione palermitana di Repubblica, papà Salvatore - per raggiunto numero di mandati - non poteva ricandidarsi. Di qui l’idea di passare palla alla giovane rampolla. Sancendo definitivamente la regola che le poltrone sono come i comò. Insomma: si ereditano. Di padre, in figlio. Risultato? Pure lei eletta - e alla grandissima - nel collegio Sicilia 1 per la Camera. Ovviamente assieme al suo talent scout, Fioroni. Che, sempre ovviamente, era capolista.
E Berlusconi? E Berlusconi - nel salotto di Porta a Porta - era stato anche più categorico di Veltroni: “Da noi - aveva giurato - né figli di, né segretarie”. E in effetti - nelle liste dei candidati del Popolo della Libertà, pubblicate a inizio marzo dal berlusconiano “Il Giornale” - di segretarie non c’era traccia. Ma di ex segretaria ce n’era almeno una. La sua. Si trattava di Deborah Bergamini, ex assistente del Cavaliere. Che per la cronaca - negli anni del governo del Cavaliere - era diventata responsabile marketing Rai. E che, sempre per la cronaca, a fine 2007 era stata sospesa dalla televisione pubblica dopo l’ennesimo scandalo intercettazioni. Quello sui palinsesti taroccati da Rai e Mediaset. Taroccamenti avvenuti - a quanto scrisse La Repubblica - ovviamente in favore (del governo) del Cavaliere. Ma niente paura: taroccamenti o non taroccamenti, ora pure lei potrà tirare un bel sospiro di sollievo. Perchè per certo non rimarrà disoccupata: e infatti è stata eletta - grazie a un posto sicuro in lista in Toscana - a Montecitorio.
Ma anche sul fronte parenti, Il Partito della Libertà non è stato certo da meno del Partito democratico. E proprio a partire dai “figli di”. Schierando nelle sue liste - tra gli altri - Giuseppe Cossiga (eletto per la Camera in Sardegna), sangue del sangue dell’ex presidente della Repubblica, Francesco; Stefania Craxi (eletta per la Camera in Lombardia), pargola dell’ex segretario Psi (e grande amico di Berlusconi), Bettino; e Chiara Moroni (rieletta per la Camera sempre in Lombardia), figlia del politico Psi Sergio, suicida (perchè inquisito) all’epoca di Tangentopoli. Basta così? Macchè. Perchè - si badi bene - questi sono solo i nomi di amici e parenti noti a chi scrive. Ma soprattutto perchè Berlusconi e i suoi il meglio l’hanno dato con le mogli e le ex mogli. Ricandidando (e facendo rieleggere) sempre nella roccaforte lombarda pure la deputata uscente Mariella Bocciardo, ex estetista e - appunto - ex moglie di Berlusconi Paolo, fratello di Silvio. E lanciando in Campania la candidatura di Diana De Feo in Fede. Volto ignoto del TG1. Ma soprattutto, moglie del direttore del Tg4, Emilio Fede. E - per giunta - figlia di Italo De Feo, ex vicepresidente Rai (ed ex capo della segreteria dello storico segretario del Pci, Palmiro Togliatti). Che - ovviamente - come da copione - è stata pure lei regolarmente eletta al Senato.
Candidature all’insegna degli “affetti” (famigliari e non), che a questo punto trasformeranno buona parte dei banchi di Camera e Senato in un’allegra tavolata di famigli e collaboratori. E che già in campagna elettorale - per lo meno sulle pagine dei giornali - avevano suscitato qualche perplessità. Ebbene: imbarazzo da parte di destra e sinistra e centro? Macchè. Tanto che, ad esempio, il numero due del Pd, Dario Franceschini aveva tranquillamente liquidato la questione (sulle colonne del Corriere) spiegando che pure lui era figlio di un ex parlamentare “e lo sono D’Alema, Mattarella, La Loggia, La Malfa…”. Come a dire: non c’è nulla di strano. Che il potere si è erediti in Italia non è l’eccezione, ma la regola.
Precisazione doverosa, quella di Franceschini. Ma - purtroppo - quasi scontata. Perchè già Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo, nel loro celebre pamphlet “La Casta”, avevano spiegato che - appunto - la casta è tale, perchè chi ne fa parte trasmette (i molti) onori e (i pochi) oneri di generazione in generazione. Come i gioielli di famiglia. Scegliendo per la successione servitori e parenti fedeli. Ma se questa è la prassi - per lo meno secondo noi bamboccioni alla riscossa - resta ancora almeno una domanda in sospeso. Se le elezioni si riducono a a un mero passaggio di consegne (e per di più di feudale memoria), che senso ha votare?
P.S. Per la cronaca. E per chi non lo avesse mai letto. Questo post è praticamente identico al suo gemello. Ovvero al primo “Affari di Famiglia”. Che noi avevamo scritto il 10 marzo scorso. E che conteneva già i nomi di tutti i parenti&portaborse che sarebbero stati eletti a questo giro. Bamboccioni come Nostradamus, quindi? No. Tutto merito di questa legge elettorale. Che permette - salvo terremoti come quello che si è abbattutto sulla Sinistra Arcobaleno - di prevedere, sondaggi alla mano, chi sarà eletto e chi no. E quindi ai partiti di scegliere deputati e senatori.
Ebbene. Questa legge - prima delle elezioni - era definita da tutti (perfino dal suo autore, il leghista Roberto Calderoli) una “porcata”. Mentre ora - così, per coincidenza - nessun “big” di partito dice più (per lo meno a voce alta) di volerla cambiare. Sarà che figli e segretarie li hanno fatti cambiare idea?


































April 22nd, 2008 at 9:23 pm
Tanto per rimanere in tema:
http://www.youtube.com/watch?v=D5FSE_m3OOU&feature=related