Il (solito) capro espiatorio

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Il nuovo cap(r)o di governo

E aridanghete con l’emergenza sicurezza. Ma quest’ennesima ondata di paura - con promesse (di legge e di ordine) annesse e connesse - francamente non stupisce più di tanto. Perchè il Belpaese è il Paese delle emergenze. E perchè l’Italia, nella vita come in tivù, ama le repliche. E quindi - e ci mancherebbe altro - dopo il “Grande Fratello 8″ è arrivato anche il “Silvio Berlusconi 3″. Cioè il terzo governo del 71enne Cavaliere di Arcore. Che per l’appunto - sull’onda dell’ennesimo caso di cronaca nera enfatizzato dai giornali (lo stupro di una universitaria, in quel di Roma) - è tornato ad agitare uno dei suoi cavalli di battaglia preferiti: il fantasma di ladri, stupratori&affini. Di qui una promessa solenne: un bel “provvedimento sulla sicurezza”. Nuovo e fiammante. E un annuncio - sobrio, ma secco - firmato dall’ex ministro della Giustizia e leghista a vita, Roberto Castelli. Che - per chi non lo avesse capito (soprattutto tra i criminali extracomunitari che magari conoscono poco certe sfumature linguistiche della lingua italiota) - ci ha tenuto a precisare che “la festa è finita: ora riempiremo le celle”.

Parole (e promesse) sobrie, dicevamo. Ma probabilmente figlie di una solenne indigestione di “cassoeula”.
Che deve aver decisamente annebbiato mente e anima del leghista dop (come il gorgonzola della natia Lecco), Castelli. Per la semplice ragione che le celle sono - già - piene. Anzi, stanno proprio scoppiando. Tanto che a marzo il celebre carcere milanese di San Vittore ha fatto registrare il tutto esaurito (con 1.325 detenuti contro i 900 regolamentari). E poche settimane dopo (come ha scritto La Stampa in un articolo dello scorso 10 aprile, purtroppo non disponibile in rete), anche il penitenziario di Torino (il “Lorusso e Cotugno”) si è ritrovato in ginocchio sotto il peso di ben 1.240 “ospiti” (contro i 1.100 posti teoricamente disponibili). Dunque: i casi sono due. O l’ingegner Castelli - che ha tanto di cattedra al Politecnico di Milano (in “Elementi di controllo dei rumori nei palazzi”) - ha in tasca la soluzione per sfidare la legge dell’impenetrabilità dei corpi. O il suo governo - se la fisica non è un’opinione - dovrà tornare a più miti consigli.

Ma niente paura. Perchè - e qui purtroppo siamo costretti a ripeterci anche noi, visto che lo avevamo già detto all’epoca di un “sos rumeni” lanciato però (sempre a proposito di repliche) dal “Prodi 2″ - il punto fortunatamente è un altro. Ossia: l’emergenza criminalità, denunciata a più riprese in questi mesi da destra, sinistra e centro, semplicemente non c’è. Non esiste. E questo mica lo diciamo noi (che siamo solo due bamboccioni alla riscossa). Ma “loro”. Cioè il ministero dell’Interno. Che sul suo sito, giusto cinque giorni fa, ha caricato una sfilza di dati. Che dicono - in sostanza - che i reati non solo non stanno aumentando. Ma stanno calando. E alla grandissima. Tanto che solo nel secondo semestre del 2007, i delitti - rispetto alla prima metà dell’anno - sono dimagriti, in numero, di ben 105mila unità. In altre parole: è come se gli abitanti di un’intera città (Vicenza, per esempio) avessero commesso un reato in meno. A testa. E per la precisione: ci sono stati meno furti (783.262 contro 838.956); meno scippi (10.693 contro 11.973); e meno violenze sessuali (2.174 contro 2.489). Ma pure meno omicidi (627 persone uccise nel 2007 contro le 630 del 2006) e meno rapine (23.861 nel secondo semestre del 2007 contro le 26.681 del primo semestre). E per finire - e per giunta - meno estorsioni.

Ora. E il diffuso senso di insicurezza? Gli italiani hanno forse le traveggole? No, anzi. Hanno ragione. Ma il peggio, come dire, è passato. Nel senso che ora l’emergenza non c’è più. Ma - appunto - c’è stata. Ed è esplosa nella calda estate di due anni fa. Quando l’indulto - con il voto e il gaudio di destra, sinistra e centro (che allora evidentemente non sentivano nessun “allarme criminalità”) - ha di fatto spalancato le porte delle carceri a 26.762 galeotti. Che - grazie al provvedimento di clemenza dell’ex ministro Clemente (di nome e di fatto) Mastella - si sono fatti un annetto di libera uscita. Ma poi - in un caso su cinque (22%) - sono tornati ad affollare le celle (che già da settembre dell’anno scorso sono tornate a scoppiare). Non prima, però, di essersi letteralmente scatenati - dopo anni di astinenza - con furti, stupri e quant’altro.

E infatti: sempre secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, i reati registrati nella prima metà del 2006 erano poco più di 1,3 milioni. Ebbene: questa cifra - nei sei mesi dopo l’indulto - prima è schizzata a quota 1.488.771 (cioè: quasi 150.000 delitti in più). E poi - da gennaio a giugno 2007 - ha toccato quota 1.485.080. Di qui una raffica di arresti (155mila circa solo l’anno scorso). E il ritorno alla normalità. Con soli - si fa per dire - 1.379.258 delitti del secondo semestre del 2007. Cioè e all’incirca: lo stesso numero di due anni prima (dell’indulto). Che avrà svuotato (per qualche mese) le carceri. Ma anche le case di buona parte degli italiani. Vittime - tra giugno 2006 e giugno 2007 - di qualcosa come 200 e passa mila furti - in più - rispetto ai dodici mesi precedenti. In altre parole - e per continuare nelle metafore cittadine - e’ come se tutti i vicentini, per un anno, avessero scoperto una vocazione da Arsenio Lupin. Commettendo un paio di furtarelli. A testa.

Ebbene. Qualcuno potrebbe dire: ma se è stata la Casta a dare il tana libera tutti ai delinquenti (esclusi Di Pietro, Lega e parte di An, che per la cronaca votarono contro l’indulto; ma compresa la Forza Italia del Cavaliere), non dovrebbe valere il vecchio adagio che dice che chi è causa del suo mal, pianga (e si vergogni di) sè stesso? Assolutamente, no. E per due ottime ragioni. Primo, perchè l’indulto è stato un guaio per molti. Ma non per tutti. E quindi: può - per esempio - ufficialmente “dolersi” il Cavaliere se (così, pe’ coincidenza) grazie a quello sconto di 3 anni di pena, anche il suo ex braccio sinistro, l’avvocato Cesare Previti si è liberato dagli arresti domiciliari (dopo essere stato condannato definitivamente a 6-anni-6 per corruzione di giudici)? Evidentemente, no. Ma soprattutto - e cosa ben più importante - il piccolo (grande) criminale di strada rimane un capro espiatorio utilissimo. Anzi, proprio irrinunciabile, anche quando si ha la coda di paglia. E a destra, come a manca. Tanto che a novembre - ricordate l’emergenza rumeni apparsa (e poi scomparsa) dalle pagine dei giornali? - era servito perfino a far dimenticare per qualche giorno le magagne di un governo (il “Prodi 2, la fetecchia”) ormai morente. E lunedì scorso - grazie a uno stupro cascato a “fagiuolo” - ha permesso perfino a Gianni Alemanno (che per la cronaca votò per l’indulto) di rilanciare la sua candidatura a sindaco di Roma, attaccando Veltroni&co per i troppi criminali che affollano la capitale (come se pure lui non avesse dato un suo piccolo, ma significativo contributo).

Risultato finale: inutile farsi illusioni. Con l’allarme criminalità - così come con l’emergenza rifiuti in Campania che è costata sprechi (e quindi per qualcuno guadagni) per 2 miliardi di euro in 14 anni - bisogna abituarsi a convivere. Perchè la cronaca nera, come è normale, offre spunti infiniti. E perchè ci sarà sempre un teatrante della politica nostrana pronto, per mille ragioni, a sfruttarli. Che dire? Visto che amano allarmi&affini, se non altro si potrebbe suggerire a destra e sinistra e centro di puntare su un altro copione. Cioè su un’ altra emergenza. Vecchia, ma, questa sì, sempre vera e sempre attuale. Quella degli incidenti e delle morti sul lavoro. Ma, per lo meno secondo noi bamboccioni, c’è poco da farsi illusioni. Perchè cavalcare questa strage silenziosa - visti i costi per mettere in sicurezza fabbriche e cantieri - davvero non conviene. A nessuno.

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