Il (solito) miracolo italiano

Silvio Berlusconi, dodici apostoli, governo, ministri, bamboccioni alla riscossa, bamboccioni, casa delle libertà

L’ultima Finanziaria parlava chiaro: bisogna risparmiare, ergo dodici poltrone (e relativi ministeri), non una di più. E Berlusconi, in campagna elettorale, era stato addirittura categorico: il governo del Popolo della libertà? “Ci saranno 12 ministri, e 4 di questi saranno donne”. E quindi? E quindi, alla fine, il Cavaliere è stato di parola. Perché i numeri quelli erano, e quelli sono rimasti. Solo che - vuoi per la stanchezza, vuoi per la vecchiaia - il 71enne gigante (della politica) di Arcore ha finito per confonderli. Dimenticando che compitare non è moltiplicare. E che invertendo l’ordine delle cifre, purtroppo il risultato cambia. Eccome, se cambia. E quindi: a scorrere la lista dei ministri del Berlusconi 3 (perchè, sì, questo è già il terzo governo del Cavaliere), non c’è dubbio che tenga. I 12 ministri sono diventati 21. Come i loro relativi - e congrui - stipendi.

Del resto: la svista di Berlusconi&co è più che comprensibile. Perché è vero: la Spagna di Zapatero se la cava egregiamente con soli 17 (diciassette!) ministri (tra cui, tra l’altro, ben 9 donne). E la Francia, inspiegabilmente, non è ancora piombata nell’anarchia nonostante i soli 15 (quindici!) ministeri (e le 7 rappresentanti del gentil sesso) voluti dal presidente Sarkozy. Ma un Paese sterminato come il nostro, che fine farebbe con solo dodici-persone-dodici a governarlo? Non farebbe. Anzi non fa. E non ha mai fatto. Perchè - appunto - qui c’è troppo da lavorare. E quindi è meglio dividersi i compiti. E aggiungere alle poltrone di sempre - cioè Esteri, Interno, Giustizia, Economia, Difesa, Sviluppo, Istruzione, Agricoltura, Ambiente, infrastrutture, Welfare e Beni culturali - una fila di altri sgabelli e sgabellini. Come ha insegnato, nella passata legislatura, il recordman della storia repubblicana, Romano Prodi. Che solo di ministri ne aveva nominati addirittura 25 (più vice e compagnia briscola, per un totale di 102 persone).

Ebbene, anche a questo giro: detto, fatto. Ed ecco allora che le donne sono rimaste le quattro promesse. E in compenso sono spuntate l’indispensabile cadregha per i Rapporti con il Parlamento (su cui si siederanno le onorevoli chiappe di Elio Vito). Più quella per le Riforme (appannaggio delle terga del senatùr, Umberto Bossi). Più quella per l’Attuazione del programma (creata apposta per il didietro del democristiano, ma per le autonomie, Gianfranco Rotondi). Più quella delle Politiche comunitarie (per il sederino aennino di Andrea Ronchi). Più quella per le Pari opportunità (opportunamente destinata al divin lato “B” dell’ex soubrette, Mara Carfagna). Più quella per le Politche giovanili (alla giovanissima chiappettina di Giorgia Meloni). Più quella per l’Innovazione (per il non troppo economico popò dell’economista-forzista, Renato Brunetta). Più - e per finire - quella più indispensabile di tutte: quella (geniale) per la Semplificazione. Su cui siederanno sederone e cervellone del leghista, Roberto Calderoli. Con il compito di tagliare tutto ciò che nello Stato c’è di inutile. Ministeri compresi? No, per ora, evidentemente esclusi.

Si dirà: ma se la Finanziaria parlava chiaro, perchè mo’ i ministeri sono 21 e non 12? Semplice: il solito, per usare un espressione cara al Cavaliere, miracolo italiano. Per cui: fatta la legge (Finanziaria), si è trovato l’inganno. E quindi si sono nominati 12 ministri con portafoglio. E nove, come si dice tecnicamente, “senza portafoglio”, cioè senza autonomia di bilancio e quindi di spesa. Ma che hanno poltrona, potere e soprattutto adeguato stipendio. Ovvero (come potete leggere in un vecchio articolo del Corriere): solo, si fa per dire, 203.173 euro all’anno i ministri tecnici (ossia, quelli non eletti nè alla Camera, nè al Senato). E ben 282.898 euro per quelli già onorevoli. E addirittura 288.742 euro per i già senatori. Insomma - e alla faccia del taglio ai costi della politica promesso in campagna elettorale da Destra&Sinistra&Centro - pure questo governo, solo per pagare i ministri, ci costerà - euro più, euro meno - quasi 6 milioni di euro. Senza contare seggiole e seggioline per gli indispensabili sottosegretari. Che per legge (Finanziaria) dovrebbe essere a questo punto “solo” altri 39. Ma che potrebbero pure loro lievitare (ovviamente, e sempre, in numero e stipendi). Dubbio finale: ma se i ministri parlamentari si dimettono da Camera e Senato, almeno, risparmiamo qualcosa? No. Perchè qualcuno in Parlamento dovrebbe prendere il loro posto. E quindi si moltiplicherebbero ancora le poltrone. E pure le prebende.

E allora? E allora, meglio non lamentarsi. Perchè se no, capace che spunta anche un ministero speciale specialissimo solo per i Risparmi. E quello chissà quanto ci costa.

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2 Comments

  1. [...] si sono dimenticati di ricordare - se non in spazi microscopici, grossi come francobolli - che Berlusconi aveva promesso solo “12 ministri” (e invece - e per la gioia dei contribuenti che li dovranno pagare quasi 300mila euro [...]

  2. Hatred says:

    massù, che volete che sia! infondo infondo come farebbero dopo quei 9 ministri in più a sbarcare il lunario se noi li priviamo delle utilissime sedie come quella di calderoli per le semplificazioni!!! Sono NECESSARI, anzi che dico; NECESSARISSIMISSIMI! infondo dobbiamo anche pensare che in Italia abbiamo tra codice civile/penale il diritto insomma più di 25′000 leggi di cui 1/4 per non far commettere crimini e i restanti 3/4 per commetterli comunque. Dovranno pur quindi avere una persona esperta, di fidiucia, come calderoli che gli spiega bene cosa fare per non farsi arrestare o dover usufruire dell’immunità parlamentare.

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