In Spagna c’è grossa crisi
Non sapete chi è Michele Boldrin? Bene (o male, dipende dai punti di vista). Economista, professore alla Washington University di Saint Louis, è stato a lungo anima di un blog piuttosto popolare, che si chiama Noise from Amerika. E da un po’ - grazie anche al seguito conquistato in rete - impazza pure sulle tivù nostrane. Barbetta inspida, capello arruffato, aria vagamente fané, e quello sguardo un-po’-così-che-abbiamo-noi-che-abbiamo-vissuto-in-Amerika, Boldrin ogni tanto compare in qualche talk show politico. Magari, vi sarà capitato di vederlo, tanto per dire, a “Ballarò” o a “Piazza pulita” impegnato nel suo dopolavoro preferito: bacchettare il politico di turno, a colpi di “ma lei non sa di cosa parla”.

Dice: va beh e quindi? E quindi il professor Boldrin, giusto ieri, ha scritto per “il Fatto”, il quotidiano di Travaglio, Padellaro&co, un pezzo per certi versi esemplare (qui il link) sulla crisi che sta investendo la Spagna. Spiegando come e perché il Paese guidato dal neo primo ministro Mariano Rajoy - che fino a qualche anno fa aveva un’economia stile vavavuma e che tanta invidia faceva ai noi poveri mortali italioti - si trova ora ad affrontare uno dei momenti più complicati della sua storia recente.
In breve, secondo l’economista della Washington University, la causa di tutto è una bolla immobiliare, che è esplosa devastando i bilanci delle banche iberiche:
La Spagna oggi è, di fatto e molto di più di quanto forse appaia dallo spread (oltre i 500 punti, NdBamboccioni) sul suo debito pubblico e dalla caduta dell’Ibex (l’indice della Borsa di Madrid, NdBamboccioni), sull’orlo del baratro e lo è a causa di una parte del suo sistema finanziario: le “cajas” pubbliche ed un pezzo piccolo della banca privata. Le cajas sono le nostre vecchie casse di risparmio, tali e quali. Controllano più della metà del sistema bancario spagnolo e le due più grandi (La Caixa, catalanissima, e Caja Madrid ora Bankia dopo una serie di fusioni una più demente dell’altra, madrilena) sono rispettivamente la terza e la quarta banca del paese (Santander e Bbva son la prima e la seconda). Le cajas sono quasi tutte fallite (fatta eccezione forse per La Caixa ma non è più il caso di mettere la mano sul fuoco per nessuno) e lo sono perché sono state il motore finanziario della bolla speculativa 2005-2007 legata al ladrillo, noto da noi come mattone.
Di più, aggiunge Boldrin
Oggi non solo le cajas sono quasi tutte fallite e praticamente non operative (ossia, non fanno credito a nessuno, buono o cattivo che sia) ma la loro malattia – che avrebbe potuto essere isolata in maniera costosa ma non troppo quattro anni fa – ha ora contagiato l’intero sistema bancario. Quest’ultimo, che soffre di una progressiva emorragia di depositi e fatica a finanziarsi sul mercato, sta sottoponendo il proprio paese ad una restrizione brutale del credito. È fondamentalmente per questo che la Spagna è entrata in una recessione forse più profonda di quella in corso pure in Italia.
Banche in ginocchio. Recessione profonda. Peggio ancora del nostro scassatissimo Belpaese? Parrebbe di sì. Tanto è vero che l’ormai celeberrimo spread (aperta parentesi: c’è ancora bisogno di spiegare cos’è? Credo di no) italiano è ora ben più basso di quello spagnolo. E tanto è vero che il Fondo monetario internazionale, secondo il Wall Street Journal, avrebbe preparato un piano (eventuale) di aiuti per Madrid da 300 miliardi di euro.
Ma queste non son forse ovvietà e tutte cose note? Certo. E infatti, ora, vengo al punto: la ragione per cui sto scrivendo questo post, non è tanto la Spagna, e la crisi, e eccetera. No, è che davvero sono rimasto colpito dall’articolo di Boldrin, proprio per il fatto che fosse firmato da Boldrin.
Perché? Perché io giurerei di aver visto - non tanto tempo fa - un signore del tutto simile a Boldrin. Aveva la stessa barbetta inspida; lo stesso capello scarmigliato; la stessa aria vagamente fané; e sì quello stesso sguardo un-po’-così-che-abbiamo-noi-che-abbiamo-vissuto-in-Amerika. E - guardacaso - stava proprio a Ballarò.
Quel signore lì, proprio come Boldrin, si era divertito a strapazzare un politico - era il turno del pidiellino Maurizio Lupi - insegnandogli non come girava il mondo, ma, più modestamente, come andavano le cose in Spagna.

(qui il link al video caricato su Youtube)
Era l’anno di disgrazia 2010. E in quella ennesima puntata di quella infinità telenovela che è Ballarò, Lupi si era permesso di ricordare che vabbè che l’Italia era messa come era messa (cioè, come al solito, male), ma che insomma, per esempio, in Spagna, con una disoccupazione oltre il 20%, le cose stavano pure peggio.
Per una volta tanto, mirabile visu per un politico italiano, Lupi aveva forse detto qualcosa di sensato? Ma manco per niente.
Il signore tanto somigliante all’economista della Washington University, si era subito accalorato: “Lei tira numeri a caso - aveva detto rivolto a Lupi - stia zitto che le spiego”. E spiega che ti rispiega - alzando non il dito con aria professorale, ma la voce come al bar e appunto a Ballarò - ne era venuto fuori un ritrattino di Madrid tutto diverso da quello tratteggiato dall’insipiente “alunno” Lupi Maurizio. Reddito pro capite più alto che in Italia. Debito pubblico più basso. Pil in calo, ma più tonico. Perfino la disoccupazione, in fondo, non era poi a ben guardare così alta. Totale: meglio la Spagna dell’Italia, no?
Già. Evidentemente e col senno di poi, no.
E infatti poi, cioè ora, Boldrin - il cui sosia, due anni fa, a Ballarò spiegava le virtù di Madrid - ammette, con grande nonchalance invero, che, a ben vedere, in Spagna la situazione sta proprio precipitando, anzichenò. Tanto che nell’articolo pubblicato ieri da “il Fatto” scrive:
Sarà la Spagna a farla finita con l’euro come lo conosciamo, realizzando l’opera non riuscita a portoghesi e greci nonostante questi ultimi ci abbiano tentato (e continuino a tentarci) con ammirevole dedizione? Se mi avessero posto questa domanda nel mezzo dell’estate 2011, quella durante la quale gli italiani fecero inimicizia con lo spread, avrei risposto con un tranquillo “no”: la situazione spagnola era grave, lo è dal 2006 infatti, ma non drammatica e c’erano ancora margini relativamente abbondanti per evitare disastri. Ora, devo ammetterlo, non è più così (…).
E beh. Ora che da Madrid giunge notizia di capitali in fuga (100 miliardi di euro hanno lasciato la Spagna nei soli primi 3 mesi di quest’anno, secondo il Financial Times) e che perfino un quotidiano serio e compassato come El Paìs se ne esce con un editoriale dal titolo “La hora más difícil de España” (qui il link), ora, si diceva non è così difficile dire che in Spagna c’è davvero grossa crisi. Ma prima? Prima, tanto per dire, non c’era il problema delle casse di risparmio?
Sì che c’era. Il quotidiano on line Linkiesta (qui il link) ha di recente ricordato che la Banca centrale spagnola lancia allarmi fin dal 2008. E perfino blog sgarrupati - tipo, un esempio a caso, i bamboccioniallariscossa (qui il link)- già nel 2009 segnalavano i dubbi di diversi analisti finanziari - Credit Suisse, PricewaterhouseCoopers, Moody’s - sulla tenuta e sulla correttezza dei bilanci delle banche spagnole. E tante altre fonti ben più blasonate si potrebbero, volendo, citare.
Ergo: posto che sicuramente al professore tanto amante dei talk show quanto dell’economia tutto questo non poteva e non può sfuggire, perché non spiegarlo al Lupi di turno e agli italiani tutti? Perché non dare, allora, della Spagna, semplicemente, un’immagine più equilibrata, magari aggiungendo qualche forse e qualche condizionale? E perché, ora, non fare un po’ di sana autocritica, dopo aver “cannato” l’analisi su un dettaglio grande quanto le prospettive per la quarta economia dell’eurozona? Perché? Ah saperlo.
Perché io non so il perché. Ma ultimamente penso che televisioni e carta stampata saranno pure vecchi e financo moribondi, ma a vedere l’atteggiamento e la prosopopea di certi personaggi cresciuti (in popolarità) sul web mi viene, a volte, da rimpiangere perfino (perfino) i vecchi Lupi Maurizio. Non solo in Spagna, ma pure in Italia c’è grossa crisi. Soprattutto culturale.
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Mah, guarda……questo è un paese feudale (lo si è detto tante vole) che:
A) non ha mai amato la complessità e men che meno le analisi,
B) non ama sentirsi dire la verità e preferisce affidarsi ai chierici, di turno, ed in ultimo
C) è un paese che ha la memoria drammaticamente corta
Di fatto ci siamo abituati negli ultimi 18-20 anni a rifiutare la realtà sostituendola con un colossale doping mediatico; ci siamo affidati ad una realtà virtuale fatta di polemiche sterili e boutade, di destre e sinistre, di retoriche e narrative offerte dai media.
Retoriche e Narrative (dal rischio dittatura, ai comunisti, alla retorica della società civile, ecc), chiaramente ad uso e consumo degli interessi di breve o brevissimo periodo di una classe dirigente (classe dirigente latu sensu – a tutti i livelli; non solo quindi la politica, ma anche l’informazione, l’economia, i sindacati, ecc) generalmente incapace di dare un impronta al paese, ma molto abile a coltivare i propri interessi.
Così nella sostanza, non solo si consolidavano i modelli tradizionali di governance all’italiana fatti di immobilsimo, cooptazione, consociativismo, corruzione e voto di scambio, ma si affermavano in modo sfacciato modelli di comportamento terra-terra che prescindevano totalmente dal merito e dal valore (vedasi ad esempio i modelli dei talent, dei reality, sino al bunga bunga….che ne rappresenta un po’ la summa teologica)
In un contesto economico, politico e sociale come quello attuale, cioè di profondissima crisi, con la demagogia ed i populismi che impazzano, con un opinione pubblica incattivita, che vive di, rabbia, risentimento, invidia, le citate classi dirigenti (in particolare il connubio politica-informazione), già incapaci di dare un indirizzo, si trovano costrette ad inseguire questo trend e sparare sempre più in alto, soffiando sul fuoco del maclontento.
Nel medesimo momento esse stesse sono prigioniere del sistema che le ha create e le foraggia, non riuscendo a mettere in campo alcun tentativo di autoriforma (tragicomico è il caso della politica, incapace di riformare non solo il finanziamento ai partiti, ma anche la legge elettorale…..figurarsi le riforme istituzionali), ed addirittura mettendo i bastoni tra le ruote ai tentativi (sempre più velleitari invero) di operare dei cambiamenti da parte dell’esecutivo (si veda il capitolo liberalizzazioni ad esempio)
Lungo questa direttiva si sta arrivando a strappi al punto di rottura del sistema.
Saluti
Con Boldrin io ho avuto uno scambio di vedute. E` una persona molto arrogante che non accetta opinioni diverse dalle sue e le censura pure sul suo blog.
Matteo
Complimenti ai bamboccioni, comunque, per l` inchiesta.
Spero che questo blog ottenga l` attenzione che merita!
Matteo
Applausi a scena aperta, davvero.
Boldrin è un arrogante, un pallone gonfiato e non è nemmeno molto preparato.
Se lo mettessero a confronto con qualcuno più serio di Lupi rimedierebbe magre figure, magrissime…
@Shia,
più che un commento, il tuo mi pare una vera e propria summa di tante discussioni fatte qui, su questo blog un po’ “sgarrupato”. E mi fa piacere. Mi fa piacere che le tante ore spese alla tastiera a discutere dei tanti rivolgimenti accaduti in questi anni non siano andate, come dire?, perse. Ma che in qualche modo restino con noi, come un punto di vista, come una sorta di bagaglio culturale. Un bagaglio che spero sia leggero e utile, e che potremo portarci sempre dietro.
@Matteo,
“Spero che questo blog ottenga l` attenzione che merita!”
Francamente, non ci spero. Ma grazie. Davvero.
@jamesnach,
“Applausi a scena aperta, davvero”
ringrazio per gli applausi, ma il “merito” dello spettacolo va tutto a Boldrin. Io non ho fatto nulla, se non mettere insieme il primo e il secondo tempo delle sue, come dire?, attente analisi sulla Spagna. Per il resto ha fatto tutto lui.
“Se lo mettessero a confronto con qualcuno più serio di Lupi rimedierebbe magre figure, magrissime”
In effetti, gli analisti seri - mi riferisco a finanza, economia e dintorni - si vedono purtroppo poco in tivù. Per tre motivi, credo. Primo: i ragionamenti equilibrati si sposano male con il linguaggio televisivo e la deriva sensazionalistica che ha preso il piccolo schermo in Italia (e non solo in Italia). Secondo: credo, che abbiano poco tempo; perché devono lavorare sodo. Terzo: quelli veramente - ma veramente - bravi, per le loro analisi si fanno pagare fior di quattrini e non le vanno a raccontare “a gratis” in prima serata.
P.S. Mi sembra di ricordare il tuo nickname. Non eri forse tra i lettori/commentatori presi a male parole dal nostro economista ‘mericano sul sito de Linkiesta? Mi riferisco all’articolo in cui Boldrin difendeva a spada tratta Berlino, attaccando a testa bassa la “subcultura mediterranea”. Beh, nel caso, sappi che tra i malcapitati lettori/commentatori travolti dalla furia distruttiva boldriniana c’ero anch’io. E per la cronaca: è stata la prima volta - su un giornale degno di questo nome - che ho visto l’autore di un articolo insultare, neppur tanto velatamente, i suoi lettori. Un altro vero e proprio spettacolo pure quello. Che mi ha lasciato alibito. Possibile, mi sono chiesto, che a Linkiesta non capiscano che un comportamento del genere è non fuori dagli schemi, ma proprio fuori dal seminato? Mah.
@ admin
ti ringrazio…. queste riflessioni avevo già iniziato a rimuginarle nel precednete post, ma solo ora con questo, ho avuto modo di sturtturarle in modo più preciso.
Poi in effetti hai ragione a dire che è un pò un punto di arrivo (ed al contempo di partenza); quello che mi fa un pò paura…..onestamente, è che questo blog “sgarruappato” (cit.) queste cose le diceva già anni fa, proprio quando fior fiori di teste d’uovo inziano a dirle pubblicamente oggi sui giornali ed in tv….
Insomma, per dare un ulteriore elemento di discussione, ora che molte narrative di ieri sono ormai desuete (e con loro anche i loro autori/beneficiari), qualcuno sembra accorgersi che la situazione è tale da preoccupare e seriamente.
Rimane da vedere se si avrà (finalmente) il coraggio di prendere il toro per le corna o se si vorrà correre da qualche nuovo “apprendista stregone” che ci tranquillizzi…..con qualche altro artificio……. vedremo
@ Antonio…
allora come va la vita?
venerdì, in seconda serata su rai 2 c’è stao lo scontro tra Barnard e Boldrin! Su youtube si possono trovare alcuni spezzoni
@Vamba,
carissimo, grazie per la segnalazione. In questo momento mi trovo a Londra e ho poco tempo - ma questo lo avrai capito da te - per aggiornare il blog. Spero di tornare operativo tra qualche settimana.
A presto, dunque.
Di nulla ! A presto !