Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/1

Erano quattro amici. E giuravano di voler cambiare l’Italia. C’era Luigi De Magistris, magistrato famoso per l’inchiesta Why Not. C’era Carlo Vulpio, il giornalista che le inchieste di De Magistris le aveva raccontate sulle colonne del Corriere della Sera. E c’era Sonia Alfano, che aveva fondato l’Associazione nazionale vittime della mafia. E poi c’era lui, Antonio Di Pietro, l’ex pubblico ministero dell’indimenticabile stagione di Mani Pulite. Di Pietro, fondatore e leader dell’Italia dei Valori, era un po’ il direttore d’orchestra: voleva fare di quel terzetto una sorta di trio d’attacco, di punta di diamante del suo partito. Un partito che doveva avere un’unica stella polare: l’onestà.

Erano quattro amici, giuravano di voler cambiare l’Italia e lottare a tutto campo. Contro la malapolitica, la malagiustizia e la malainformazione. Contro il “sistema”. Pareva una bella favola. E’ mancato il lieto fine. Da ultima Sonia Alfano, una manciata di settimane fa, ha commentato asciutta il suo allontanamento dall’Iddivì: “Ho appreso dalla stampa di essere stata cacciata dall’Italia dei Valori. Ne prendo atto” (link). Ma prima di lei avevano abbandonato la nave di Di Pietro anche Vulpio e De Magistris. E così di quei quattro amici e di quella bella favoletta - a tre anni di distanza - non  è rimasto altro che cocci.

E chissà se anche i tanti elettori che si erano lasciati sedurre da quel sogno si ricordano come è che è finita così. Com’è che si è passati dai quattro amici-paladini allo scambio di bordate e accuse. Dall’unione che fa la forza agli stracci che volano.

Ma mai come in questo caso, val la pena fare un passo indietro. E, appunto, ricordare come nacque quella bella favoletta.

Era il 2009, Silvio Berlusconi era ancora saldamente primo ministro, e di lì a poco - a giugno precisamente - gli italiani sarebbero tornati a votare per il Parlamento europeo. Di Pietro, per la sua campagna elettorale, aveva scelto una strategia molto aggressiva: per il leader dell’Italia dei valori, Berlusconi mica era un primo ministro e neppure un semplice avversario politico. Era un aspirante “dittatore” (negli anni lo avrebbe paragonato, dimostrando una certa fantasia, non solo ai classici Mussolini e Hitler, ma anche a Videla, Saddam Hussein, e chi più ne ha, più ne metta). In breve: il Cavaliere andava abbattuto ad ogni costo. Di lì a poco - a luglio sempre del 2009 - Di Pietro e il suo partito avrebbero perfino comprato una pagina dell’Herald Tribune per chiedere alla comunità internazionale di intervenire (link). Per fare che? Per scongiurare il rischio che “la nostra democrazia in Italia” venisse “trasformata in una dittatura di fatto” (parole testuali, queste tra virgolette, dell’appello di Di Pietro).

Ah.

Addirittura? Addirittura.

In attesa di abbatterlo, Di Pietro, comunque, si preoccupava di battere il Cavaliere alle elezioni. O comunque di ottenere un buon risultato per il suo partito. E così aveva deciso di candidare per il Parlamento europeo questo trio d’attacco: De Magistris, Vulpio e Sonia Alfano. Un trio che il leader dell’Italia dei valori non esitava a definire “italiani di valore di cui essere orgogliosi” (link). O anche “persone belle dentro” (altro link). E via sviolinando e cercando, va da sé, di convincere gli italiani che loro erano i candidati giusti da votare e che il suo partito mica era come tutti gli altri. Era speciale. Era il partito degli onesti in un Paese di corrotti. Un mantra che Di Pietro e i suoi avrebbero ripetuto all’infinito. Urbi et orbi. Sfruttando a dovere anche i cosiddetti nuovi media.

E infatti. Per moltiplicare i voti, oltre ai toni aggressivi, l’ex pm di Mani Pulite aveva puntato molto sulla rete, ossia internet. E si era affidato all’allora poco conosciuto Gianroberto Casaleggio. Ex dipendente Telecom, esperto di marketing on line, Casaleggio era il fondatore della società web Casaleggio Associati che gestiva (e ancora gestisce) anche il blog più famoso d’Italia, quello di Beppe Grillo. Secondo un articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” (link), l’Italia dei valori, già nel 2008, spendeva per comunicare sul web ben 800mila euro all’anno. E buona parte di quei soldi finivano, appunto, nelle tasche del mago del web Casaleggio. Soldi che non avrebbero tardato a dare i loro frutti.

Fondata nel 2000, l’Italia dei valori-Lista Di Pietro non era mai andata oltre un magro 4% dei voti. E negli anni trascorsi lontano dalla Procura di Milano l’immagine del suo leader aveva finito per appannarsi non poco. Anche per colpa di una famiglia, i Di Pietro, fin troppo unita. Dentro e fuori il partito. E sì, perché, i Di Pietro, nell’Iddivì, son sempre abbondati. Cosa che il quotidiano di centrodestra “Il Giornale” - in un articolo pubblicato proprio a ridosso di quelle elezioni del 2009 (link) - non mancò di ricordare.

E che ricordò, in particolare? Per cominciare: che Di Pietro si era sposato due volte. E quindi: Isabella Ferrara - moglie numero uno - era, all’epoca, tesoriera regionale del partito in Lombardia. Mentre Susanna Mazzoleni in Di Pietro - la moglie numero due - era uno dei tre soci unici della fondazione Italia dei valori; fondazione che gestiva la cassa del partito e di cui il marito, Di Pietro Antonio era ovviamente il presidente. Finito? Ma neanche per idea. Perché Gabriele Cimadoro - marito di Barbara Mazzoleni, sorella di Susanna, moglie numero due di Di Pietro -  era ed è deputato per l’Italia dei valori. Mentre Cristiano Di Pietro era - al tempo delle ultime europee - consigliere comunale a Montenero di Bisaccia, in Molise e consigliere provinciale a Campobasso.

Di Pietro Cristiano - figlio di Di Pietro Antonio e della prima moglie, la tesoriera in Lombardia - nella sua pur breve carriera politica era, per altro, già balzato all’onore delle cronache in ben due occasioni. Prima occasione:  quando da consigliere provinciale chiese e ottenne di incontrare il ministro dei Lavori pubblici per convincerlo a bloccare la costruzione di un parco eolico; solo che il ministro, al tempo, era suo padre Antonio e l’incontro suscitò ironia e sdegno (anno di grazia 2007, qui il link a un memorabile corsivo firmato dal vicedirettore de La Stampa, Massimo Gramellini). Seconda occasione: quando venne intercettato mentre cercava di raccomandare professionisti amici al provveditore regionale (per Campania e Molise) alle opere pubbliche (anno 2008; link). Un cursus honorum non proprio folgorante, diciamo.

Ma di questa strana “famiglia politica allargata” e del fatto che Di Pietro, invero poco democraticamente, era da sempre l’unico leader del partito che portava il suo nome; si diceva: tutte queste cose, in quella campagna elettorale, non ebbero il minimo peso. Del resto: c’era o non c’era un Paese da salvare, un aspirante dittatore da fermare e tante “persone belle dentro” da votare nel “partito degli onesti”?

Tanto più che tre anni fa, nonostante il fatto che i sintomi di un imminente dissesto ci fossero tutti, la crisi dell’Italia e dell’eurozona nell’orizzonte mentale degli italiani nemmeno esisteva. E ogni voto si risolveva nel classico derby tra destra e sinistra. In breve: si sarebbe dovuto discutere di Europa (e si fosse stati un minimo preveggenti, appunto anche di crisi dell’Unione europea), ma anche quelle elezioni europee furono il solito referendum pro o contro Berlusconi.

E così: l’Italia dei valori volò: prese l’8%. Merito, appunto, anche di Casaleggio che aveva reso assai popolare il blog di Antonio Di Pietro, evitando di pubblicare grigi comunicati stampa, e facendo invece parlare il leader Iddivì come un vero blogger; ossia in prima persona, con post e video. Come Beppe Grillo. E come il blog di Grillo, anche quello di Di Pietro aveva una parte dedicata alla “informazione libera”: giornalisti inviati dell’Italia dei valori con la loro telecamerina seguivano, per esempio, i processi all’aspirante dittatore Berlusconi. E come Beppe Grillo, appunto, anche Di Pietro avrebbe poi comprato una pagina dell’Herald Tribune. Il comico genovese lo aveva fatto per denunciare la presenza di condannati nel Parlamento italiano; Di Pietro per abbattere il governo del “dittatore” Berlusconi. Messaggi e persone diverse. Un’identica strategia di marketing.

E proprio Beppe Grillo fu, in quella campagna elettorale, una sponda fondamentale per Di Pietro e i suoi. Il trio d’attacco - De Magistris, Vulpio e Sonia Alfano - venne ospitato e pubblicamente elogiato sul blog del comico genovese. E tanto fu importante l’appoggio di Grillo e dei suoi grillini, che De Magistris e Alfano, una volta eletti al Parlamento europeo, non mancarono di ringraziare Beppe e gli amici del blog. “E’ stato un gioco di squadra straordinario. Questo è un progetto che mette le fondamenta di un modo nuovo di fare politica”, disse De Magistris in un video realizzato appositamente per il sito di Grillo (link). Lettori e fan di Grillo andarono in visibilio. E praticamente nessuno - nessuno - sollevò alcun dubbio su quel groviglio di interessi che correvano tra il comico fustigatore dei politici, il politico Di Pietro e quel Casaleggio che gestiva i siti e la comunicazione di entrambi.

Unico neo: Vulpio, no, non ringraziò. Anche perché non era stato eletto. (1-continua)

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13 Comments

  1. vamba says:

    “Ma di questa strana “famiglia politica allargata” e del fatto che Di Pietro, invero poco democraticamente, era da sempre l’unico leader del partito che portava il suo nome; si diceva: tutte queste cose, in quella campagna elettorale, non ebbero il minimo peso. Del resto: c’era o non c’era un Paese da salvare, un aspirante dittatore da fermare e tante “persone belle dentro” da votare nel “partito degli onesti”?….”

    Su internet, nei cosidetti blog della “casta anti-cavaliere” non trapelavano certe notizie, (per questo hanno ottenuto facilmente l’8%), l’unica notizia che rimbalzò fu quella delle raccomandazioni fatte dal figlio Cristiano verso alcuni amici, ovviamente tutti i blog anti-berlusca, cercarono di minimizzare l’accaduto, anzi dissero che non c’era nulla di strano, che l’accaduto non era poi così grave.
    Alla luce di quanto riportato nel vostro articolo, ritengo che l’IDV non sia molto differente dalla Lega Nord (e da tutti gli altri partiti).

  2. Shia says:

    @ admin

    ancora Casaleggio ….. e non credo sia un caso, vero?

    Il punto è secondo me: è solo uno spin doctor o ambisce a qualcosa in più?

    Saluti

  3. Shia says:

    http://fermareildeclino.it/10proposte

    Ecco…..io una radiografia a questo movimento la farei….. credo che ne sentiremo parlare in futuro

    Saluti

  4. admin says:

    @Shia,

    #Fermareildeclino, eh?

    Bene, bene, bene. Anche questi esperti di arte varia - EtaBetaGiannino, Boldrin e compagnia - si decidono a scendere in politica, a quanto pare. Ripeto: bene, bene, bene. Dopo tante belle parole, vedremo cosa sapranno fare pure loro. Grazie molte, Shia.

  5. admin says:

    @Shia,

    #Casaleggio.

    Dunque. Ho sottolineato che dietro al successo dell’IDV alle europee del 2009 c’era il solito Casaleggio perché, sì, penso che sia una cosa importante.

    Ma ho diviso questo lungo post in più parti. E perferirei riparlare di quest’argomento quanto avrò finito di pubblicare quel che ho ancora nel “cassetto”. Okay?

    P.S. Mi rendo conto solo ora - dopo anni - che tutti mi chiamano Admin (che sta, credo, per administrator del sito) perché è questo il nickname che compare quando scrivo. Ma io mi chiamo Antonio (e faccio Cavaciuti di cognome). Potresti chiamarmi anche tu, così, visto che tra l’altro ci conosciamo elettronicamente da anni? E, che ne dici, cambio addirittura il nickname?

  6. admin says:

    @Vamba,

    “Su internet, nei cosidetti blog della “casta anti-cavaliere” non trapelavano certe notizie”

    E te credo! L’Iddivì sovvenzionava molti di questi blog! Come per altro ho già scritto…

    http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=6218

    http://bamboccioni-alla-riscossa.org/?p=6228

    Ricordi? Non fare il “paonazzo” e rispondi! ;)

    E a proposito di sovvenzionare. Mi par di ricordare che quando il Fatto arrivò in edicola aveva già 20mila - dicesi 20mila - abbonamenti venduti. Ecco: non è che niente niente qualche partito se ne era comprati un po’? Dico giusto così, per dire.

  7. vamba says:

    @admin

    erano(e lo sono tutt’ora) articoli completi e molto precisi, me li ricordo. Beh che dire, il sig. Casaleggio è un guru/un genio, anzi è una divinità soprannaturale(peraltro ben retribuita) nel campo della comunicazione.

  8. admin says:

    @vamba,

    guarda, secondo me Casaleggio è davvero un genio della comunicazione. Mi ricorda - per talento, non per stile - il Berlusconi migliore, quello che fece decollare dal nulla - a metà anni Novanta - Forza italia. Lui usò le tivù, Casaleggio ha il web, ma un parallelo anche qui ci può stare.

  9. vamba says:

    @admin

    Casaleggio però a differenza di Berlusconi è un uomo ombra (di sicuro molti non sanno nemmeno che aspetto abbia), mentre il cavaliere di (H)ar(d)core ci ha sempre messo la faccia.

  10. admin says:

    @vamba,

    però mi sa che se - dopo De Magistris e Casaleggio - mi scappa di paragonare qualcun altro a Silvio nostro, mi dovete dare un colpo di mouse in testa. Mi sembro un disco rotto… ;)

    Scherzi a parte. Hai ragione. Hanno ruoli diversi. Il Cavaliere è (anzi soprattutto: è stato) un front man. Casaleggio, invece, è un uomo “macchina” (che fa funzionare la macchina elettorale, intendo). Cose diverse. Ma il talento, solo quello, li accomuna.

  11. vamba says:

    @admin

    non è questione di sembrare un disco rotto, è la realtà dei fatti

  12. Matteo says:

    Boldrin mi ha cazziato un paio di volte quando ho criticato le sue opinioni.
    Poi, mi ha pure cacciato dal suo forum e cancellato i miei messaggi.
    Come farebbe qualsiasi politico, of course.
    Mi piacerebbe saperne di piu` di Casaleggio, davvero Grillo non scrive nulla dei suoi posts?

    Matteo

  13. admin says:

    @Gigi,

    #Grillo

    Perché non provi a chiedere direttamente a lui? Beppe è un tipo alla mano, uno come noi, anche perché “uno vale uno”, no? Vedrai come ti risponde.

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