Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/3

Si diceva: il governo dell’odiato Cavaliere - odiato, s’intende, da Di Pietro&co - pareva finalmente sul punto di cadere. Gianfranco Fini e i suoi minacciavano un giorno sì e l’altro pure di uscire dalla maggioranza. E  un giorno lo fecero veramente: era il novembre del 2010 (link).

Berlusconi e i suoi si misero alla disperata ricerca di parlamentari disposti a sostenere il governo. Una caccia all’onorevole condotta con mezzi leciti e fors’anche meno che leciti. Ma un coraggioso deputato dell’Iddivì, il “partito degli onesti” e delle persone “belle dentro”, non esitò a denunciare le trame dei malefici berluscones. Si chiamava Antonio Razzi.

Abruzzese emigrato in Svizzera, ex operaio, Razzi era ed è un uomo semplice. E, con grande semplicità, rivelò in una intervista di aver ricevuto una vera e propria offerta in cambio del suo voto: “Si è parlato di pagarmi il mutuo e darmi un posto nel Governo, ma la proposta più concreta è stata la rielezione sicura” (qui il link). Ah, però. E lui che aveva risposto a queste proposte, per così dire, indecenti? “Ah io gli ho detto che sono stato eletto nell’Iddivì e tale voglio rimanere fino alla morte. Anche perché è una questione di rispetto per coloro che mi hanno votato. Io ho ricevuto 3.500 preferenze - sottolineò Razzi con una certa fermezza e calcando ogni parola - e chi glielo va a dire a queste 3.500 persone che sono stato comprato dal partito di Tizio o di Caio?”.

schermata-07-2456140-alle-123355

(link - l’intervista in cui Razzi denuncia le avances dei berluscones)

Così disse Razzi. E con altrettanta semplicità, proprio lui, Razzi -  con uno spettacolare triplo salto mortale carpiato - passò dall’Italia dei valori alla maggioranza di Berlusconi. Dimostrando, però, di essere non solo un uomo tutto di un pezzo, ma anche - verrebbe anzi da dire: soprattutto - sincero. Non aveva forse detto che gli era stato offerto anche un posto nel governo? Ebbene: dopo essere passato all’altra sponda, divenne consigliere personale del ministro dell’Agricoltura, Saverio Romano (link). Dice: ma poi chi glielo è andato a dire ai 3.500 elettori del partito degli antiberlusconiani duri e puri che Razzi aveva fatto il salto della quaglia? Ma Razzi, ovviamente. Con una bella conferenza stampa (link). Facile, no?

Razzi, però, non fu l’unico a tradire la causa del partito degli onesti e degli antiberlusconiani. Altro illuminato sulla via di Arcore, fu il medico siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto (e, ovvio, deputato Iddivì), Domenico Scilipoti.


Prima di diventare un insulto - “Sei uno Scilipoti!”, “Non fare lo Scilipoti!” - Scilipoti non era stato un semplice parlamentare in quota Italia dei valori. No, no.  Come spiegò lo stesso Di Pietro al Corriere della Sera” (link): era stato una autentico “kamikaze antiberlusconiano”, che negli anni aveva ricoperto incarichi su incarichi per il partito (segretario provinciale a Messina, tra il 2002  e il 2006; e vicesegretario regionale in Sicilia, tra il 2004 e il 2006).

schermata-07-2456140-alle-123750(link - il kamikaze antiberlusconiano Domenico Scilipoti, con a fianco Berlusconi, elogia Berlusconi: “E’ una persona per bene. E tutti gli italiani lo dovrebbero ringraziare”)

E poi? E poi - all’improvviso, diciamo - dopo l’illuminazione sulla via di Arcore, nacque un nuovo Scilipoti. Quello che parlava di sè in terza persona durante una imbarazzante intervista alla trasmissione radio “Un giorno da pecora” (link). Quello che pagava un gruppetto di immigrati per manifestare, con tanto di striscioni ad hoc, in suo favore (link). Quello che scriveva  un libro (titolo: “Scilipoti, il re dei peones”) e lo presentava, da bravo “kamikaze antiberlusconiano”, con Berlusconi al fianco (link). Quello, infine, che con l’ex berlusconiano Alfonso Luigi Marra avrebbe pure fondato il Partito di azione per lo sviluppo (PAS) contro lo strapotere delle banche, il mondialismo e il signoraggio bancario (link). Ma soprattutto con una testimonial di eccezione: la ex soubrette Sara Tommasi che, alla conferenza stampa di presentazione del PAS - a novembre 2011, a Roma - pensò bene di spogliarsi e mostrare il lato “B” (e pure il lato “A”) a giornalisti e fotografi attoniti.

Le defezioni di Razzi e Scilipoti furono la chiave di volta che permise al Cavaliere di rimanere ancora una volta in sella. E per Di Pietro fu un colpo durissimo: “Non posso nascondermi dietro un dito, sento in me la responsabilità politica di due onorevoli che hanno tradito il partito”, disse in una intervista al Corriere della Sera (link). Anche se la colpa, spiegò, mica era tutta sua. La colpa, va da sè, era soprattutto del principe del male Berlusconi: “Sono stati eletti con i voti dell’ Idv e per oltre dieci anni sono stati più antiberlusconiani di me. Il problema è cosa gli hanno fatto, alle menti e al portafoglio. Ho denunciato il presidente del Consiglio come il mandante piduista che ha organizzato la compravendita, un vero attentato alla Costituzione”, spiegò affranto l’ex pm di Mani Pulite sempre al Corriere.

Il mandante piduista. E vabbè. Ma non era stato l’ex pm di Mani Pulite ora leader dell’Italia dei valori ad aver scelto due voltagabanna del genere per il suo “partito degli onesti”? E davvero non c’era nulla che potesse far presagire una simile schizzofrenia politica? Nulla che potesse far pensare che Razzi e Scilipoti più che ad alti ideali erano attaccati alle loro ambizioni, ai soldi o al sogno di poltrone? Per alcuni quotidiani, soprattutto di sinistra, qualcosa, in realtà, c’era. Il Fatto (link) scoprì, per esempio, che Scilipoti aveva una discreta montagnola di debiti da pagare (circa 200mila euro) e che questa questione dei debiti gli aveva anche provocato non poche noie giudiziarie (per cui, tra l’altro, Scilipoti è stato condannato in via definitiva nel 2011).

Ma al di là dei dubbi, rimaneva la figuraccia. Figuraccia che spinse quel che rimaneva della punta di diamante del partito dalle mani pulite a prendere carta e penna. Sonia Alfano e Lugi De Magistris scrissero una lunga lettera aperta indirizzata al loro leader Di Pietro. Per dire, con parole durissime che (link)

nell’Idv oggi c’è una spinosa e scottante “questione morale”, che va affrontata con urgenza, prima che la stessa travolga questo partito e tutti i suoi rappresentanti e rappresentati.

Le ultime vergogne, come altrimenti chiamare il caso Razzi/Scilipoti, due individui che si sono venduti, quantomeno moralmente, in virtù di altri interessi rispetto alla politica e al bene pubblico, sono solo la punta di un iceberg che pian piano emerge nella realtà di questo partito. E come dimenticare lo scandaloso caso Porfidia, inquisito per fatti di camorra e ancora difeso da qualche deputato dell’Idv che parla di sacrificio a causa di “fatti privati”? (…)

Per questo oggi, con questo documento condiviso, rilanciamo la necessità di una brusca virata, e chiediamo al presidente Di Pietro di rimanere indifferente al mal di mare che questa provocherà in chi, un cambiamento, non lo vuole. In chi spera che l’Idv torni un partito del 4% per poterlo amministrare come meglio crede. Seggi garantiti, candidature al sicuro, contestazioni zero. Gente, questa, che non ha più alcun contatto con la base e rimane chiusa nelle stanze del potere, cosciente che senza questa legge elettorale mai sarebbe arrivata in Parlamento e che se questa cambiasse mai più ci tornerebbe.

Una “questione morale” nel partito degli onesti. Porfidia, Razzi e Scilipoti solo “la punta di un iceberg”. Accuse pesantissime che dipingevano un’Italia dei valori tutta diversa da quella raccontata da Di Pietro ai suoi elettori.

L’eterno leader Idv rispose a muro duro (link) a chi, secondo lui, stava solo cercando di detronizzarlo e di fregargli il posto da segretario:

Alcune persone ci hanno lasciato, altre persone si sono dimostrate non all’altezza, a volte non all’altezza morale, della situazione, e noi le abbiamo anche espulse. Però, insisto, non è che chi critica ha sempre ragione. A volte chi critica è interessato a prendere lui stesso il posto di chi viene criticato

E fu così che anche il rapporto tra quel che rimaneva dei quattro paladini che avevano fatto sognare milioni di elettori a sinistra prese, sinistramente, a scricchiolare. (3 - continua)

Recent Entries

6 Comments

  1. Shia says:

    @ Antonio C.

    triste y solitario final

  2. Antonio Cavaciuti (admin) says:

    @Caro Shia,

    ma il post - questo lunghissimo post - mica è finito. Ci sarà una quarta e una quinta puntata. Mi ero dimenticato di aggiungere - in fondo al pezzo - il solito “continua”. Ora l’ho fatto. E spero sia più chiaro.

  3. Shia says:

    @ Antonio C.

    Peccato…..era una bella chiosa :P

  4. vamba says:

    @ Antonio C

    ma anche negli altri paesi (industrializzati) la politica è una casta come in Italia?

  5. Antonio Cavaciuti (admin) says:

    @vamba,

    ti risponderò nel prossimo post. Promesso.

    P.S. Questa settimana sono al mare. E ho poco tempo per connettermi.

  6. vamba says:

    @ Antonio

    grazie. Non ti preoccupare, buona vacanza!

Leave a Reply