Erano quattro amici (e prendevano un mucchio di voti)/4

Piazza Farnese, Roma, 28 gennaio 2009. L’Associazione nazionale parenti delle vittime della mafia ha organizzato una manifestazione pro De Magistris. Tra gli invitati spiccano Carlo Vulpio, Marco Travaglio, Sonia Alfano, ma soprattutto Antonio Di Pietro e Beppe Grillo. Tutte le “persone belle dentro” del progetto “partito degli onesti” sono, insomma, lì riuniti.

Il leader dell’Italia dei valori e il comico genovese prendono, a un certo punto, a confabulare nel backstage. Risate, battute, poi Grillo - ripreso da una telecamera amatoriale  - dice: “Solo che io pensavo che ci fossero 40mila persone”. Non ce sono più di mille. E si vede che è infastidito. Di Pietro ribatte con una frase incomprensibile. E Grillo di nuovo: “Bisogna trovare modi e mezzi di comunicazioni diversi per arrivare alla gente. Bisogna andare su altre cose, ad esempio la paura della spesa, dell’economia, ché sta per arrivare una botta pazzesca. Parlare anche un po’ di ambiente…”.

schermata-07-2456140-alle-172526 (link - Fuori onda alla manifestazione di Piazza Farnese)


Ah, ecco. Perché se non tira più la sete di giustizia o la storia dei magistrati coraggiosi, tanto vale cambiare argomento, no? Parole più da showman preoccupato di fare audience (o da politico consumato), che da Don Chisciotte che lotta contro gli eterni mulini a vento della malapolitica, della malagiustizia, della malainformazione. Ma poco importa. Quelle chiacchiere in libertà rimangono confinate nel backstage. E il pubblico, quando Grillo e gli altri salgono uno dopo l’altro sul palco, va letteralmente in visibilio.

Era, quell’inizio del 2009, il periodo degli alti principi da condividere; delle battaglie da combattere assieme; dei paladini uniti nella lotta per far trionfare verità e giustizia. O se preferite: del volemose bene. E - come in quella manifestazione in Piazza Farnese a Roma - tutti dispensavano complimenti a tutti. Sul blog di Grillo, Di Pietro era soprannominato affettuosamente “kryptonite”, per essere rimasto l’unico a fare vera opposizione al governo del principe del male Berlusconi (link). E sempre Grillo fece di tutto e di più per portare voti a De Magistris e Alfano che - parola del comico genovese - erano “persone oneste”, “di cui andare orgogliosi” e che “ci faranno sentire più europei e, per una volta, non ci faranno vergognare di essere italiani” (link). De Magistris a sua volta non perdeva occasione per dire frasi del tipo: “Beppe Grillo del quale mi onoro di essere amico…”. E cose così. Tutto uno sbaciucchiamento generale, in breve.

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Ma le cose, quelle cose, sarebbero completamente cambiate nel giro di un anno e mezzo.

Nell’autunno del 2010, l’Italia dei valori era alle prese con una questione di quelle spinose: gli imbarazzanti salti della quaglia dei vari Porfidia, Razzi e Scilipoti. E quella era davvero  una bella grana. Ma in quei mesi Di Pietro prese anche un’altra decisione difficile: decise di troncare il suo rapporto con Gianroberto Casaleggio e la Casaleggio Associati, la società che curava contemporaneamente la comunicazione web dell’Iddivì e il blog di Grillo (link). E sempre in quei mesi: Grillo e Casaleggio cominciaro a premere l’acceleratore per sviluppare il loro progetto di un MoVimento a 5 stelle. Il divorzio si consumò in maniera silenziosa. Ma da quel momento i rapporti tra il comico genovese, Di Pietro e le altre “persone belle dentro” del “partito degli onesti” sarebbero cambiati in modo radicale.

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E’ così che - un po’ a sopresa, nel settembre del 2010 - Massimo Donadi, il capogruppo dell’Iddivì alla Camera, attaccò frontalmente Grillo. E, sul suo sito, definì le nascenti liste civiche del MoVimento a 5 stelle la “polizza a vita di Berlusconi”, perché sottraendo voti al centrosinistra, avrebbero avvantaggiato l’odiato Cavaliere di Arcore, l’aspirante dittatore.

Grillo - a sua volta - cominciò, attraverso il suo blog, a punzecchiare e criticare i due europarlamentari di punta dell’Italia dei valori: i prodi De Magistris e Sonia Alfano. Come mai? Mistero fitto, per lo meno in apparenza. Sonia Alfano - con una lunga lettera aperta (link) - provò a chiedere una qualche spiegazione. Ma senza successo. Il comico genovese - o chi per lui - rispose con uno sprezzante silenzio.

Gli elettori e i fan di Grillo, Di Pietro&co rimasero disorientati. Sul blog di Sonia Alfano, un lettore commentò lapidario: “Io non c’ho capito niente, ma così sbagliamo perché siamo quattro gatti e litighiamo pure fra noi”. E quello era il sentire di tanti altri. Del resto: c’era o non c’era un “paese da salvare”, un aspirante dittatore da fermare, e un “partito degli onesti” da votare con tante “persone belle dentro”? Perché dividersi, dunque? Un ragionamento che aveva una sua logica. Ma altra era la logica che evidentemente muoveva i giocatori di questa partita. E infatti la tensione continuò a crescere. E gli scontri si fecero via via più cruenti. Fino alla rottura definitiva.

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Trascorsi alcuni mesi, nella primavera del 2011, De Magistris decise di mollare il Parlamento europeo e di candidarsi a sindaco di Napoli. E furono fuochi artificiali.

Il blog del comico genovese pubblicò un post al vetriolo per scomunicare l’ex pm di Catanzaro, che si trasformò - per Grillo e i suoi - da persona per bene a persona assai per male (link). Titolo: “Comprereste un voto usato da quest’uomo”. Succo: De Magistris ci ha tradito, perché si era impegnato a fare certe cose al Parlamento europeo e invece ora si candida a primo cittadino della sua città.

In realtà a leggerlo bene quel post così feroce, si diceva anche altro. Scriveva infatti Grillo:

Quando sbaglio lo faccio in buona fede, ma subito dopo mi incazzo con me stesso. Di errori ne ho commessi molti e purtroppo ne commetterò altri, uno dei più imbarazzanti è stato Luigi de Magistris, eurodeputato grazie (anche) ai voti del blog come indipendente che subito dopo si è iscritto per coerenza a un partito.

Insomma: sì, va bene l’incoerenza e le promesse mancate. Ma tutta quella vicenda - con gli stracci e gli insulti che volavano - si poteva leggere anche in un altro modo: De Magistris e Sonia Alfano erano stati eletti in Europa con l’Italia dei valori, ma grazie anche ai voti dei fan del comico genovese. Dunque: con chi volevano stare: con Di Pietro o con Grillo e il nascente MoVimento a 5 stelle? De Magistris aveva scelto l’Italia dei valori e la poltrona di sindaco a Napoli. E che mal gliene incogliesse. Anzi, per usare l’espressione più cara al comico di Genova: e allora, che andasse un po’ affanculo. L’ex pm di Catanzaro che un tempo si “onorava” dell’amicizia del comico genovese decise, a sua volta, di non onorarsi più. E rispose per le rime (link):

È evidente a tutti che l’attività di Grillo è in qualche modo guidata da ben noti gruppi imprenditoriali e della comunicazione che lavorano con lui. Evidentemente vuole mantenere il suo marchio, ma non gli importa nulla che la politica funzioni. Anzi, se la politica funziona Grillo non ha più ragione di esistere (…)  Invito Grillo a stare più tra il popolo e un po’ meno in pantofole nelle sue abitazioni di lusso che ho avuto l’onore di frequentare e che ben conosco

Tradotto: forse che De Magistrsi intendesse dire che a Grillo, sedicente alfiere dei poveri italiani oppressi, interessavano solo i quattrini e il suo buisness (anzi: buisnéss, come si dice a Napoli)? Ohibò, parrebbe proprio che questo intendesse De Magistris. E non suonava - e non suona - affatto bene.

Rimaneva Sonia Alfano. Che - senza stare a pensarci due volte - decise pure lei di schierarsi con l’Iddivì e con l’ex pm di Catanzaro. E per proclamarlo urbi et orbi rilasciò un’intervista a SkyTg24, in cui paragonava sempre lui, Grillo, al satana dell’Italia dei valori, insomma a Silvio Berlusconi.

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E così Di Pietro si tenne quel che restava del suo trio d’attacco. E per di più guadagnò la poltrona di sindaco di Napoli, che andò - appunto nella primavera del 2011 - a De Magistris, e quindi, all’Iddivì. Ma quella vittoria fu la classica vittoria di Pirro. (4 - continua)

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6 Comments

  1. Antonio Cavaciuti (admin) says:

    @Vamba,

    per non perdere il filo, ti rispondo qui.

    “ma anche negli altri paesi (industrializzati) la politica è una casta come in Italia?”

    Dunque. La tua è una domanda che in inglese verrebbe definita yes or not question. Ossia: io dovrei rispondere con un sì o un no e - eventualmente - argomentare. Ma non lo farò.

    E non lo farò, perché con la tua domanda sollevi, in realtà, tante spinose questioni.

    La prima. Quando ci si riferisce ai nostri politici, si parla spesso - e impropriamente - de La Casta. In realtà, nel Belpaese, le caste - ossia gruppi di individui con privilegi ingiustificati - abbondano. Pensa banalmente ai notai (o a quasi ogni altro ordine professionale, perché gli ordini, in Italia, più che controllare la qualità degli iscritti si comportano da lobby). Ma pensa anche ai pensionati con il sistema contributivo retributivo (quelli, per capirci, che sono nati nei Quaranta o nei Cinquanta) che prendono pensioni che i loro figli si possono solo sognare. Dici tu: e quindi? E quindi - dal mio punto di vista - in un sistema siffatto, i politici non sono altro che un riflesso della società che li esprime: una casta pure loro, anzi una supercasta. Ma non La Casta, ossia non l’unica.

    Punto secondo. Una casta, dicevamo. E tu mi chiedi: ma anche negli altri Paesi (industrializzati) è così? Risposta: di nuovo, mica è così semplice. I paesi (ufficialmente) sviluppati (economicamente) sono 34 (e sono quelli che aderiscono all’Ocse). E la situazione è piuttosto eterogenea. Certo negli Stati Uniti, per esempio, abbiamo avuto - negli ultimi anni - presidenze di Bush padre e figlio e un Clinton presidente e un altro (la moglie) segretario di Stato (l’equivalente del nostro ministro degli Esteri). E’ sufficiente per parlare di Casta? Io non lo so. Ma temo che la situazione anche negli altri Paesi (industrializzati) non sia poi così rosea. E questo forse - forse - ti spiega il declino politico (e anche economico) che l’Occidente tutto sta vivendo. Perché - ma questo la nostra stampa che pecca tanto di provincialismo non lo spiega - mica solo la “Italietta” è in seria difficoltà. Anche USA e il resto della Ue soffrono. Mentre l’Asia e parte del Sud America viaggiano - in confronto a noi - a gran ritmo.

    O almeno: questa è la mia opinione.

    Spero - pur sintetizzando al massimo - di averti spiegato il mio punto di vista. E - al solito - grazie per lo stimolo.

  2. vamba says:

    @ Antonio

    Grazie per la risposta, sono d’accordo sul concetto di casta non solo a livello politico ma anche di ordini e sistema pensionistico (i notai sono un qualcosa di scandaloso)! Ti porgo un’ultima domanda: all’estero la politica è così inefficiente e sprecona come nel Belpaese?

    Ti ringrazio di nuovo per la risposta completa e molto articolata che hai pubblicato.

  3. Antonio Cavaciuti (admin) says:

    @vamba,

    ahem. Estero significa tanti Paesi, ognuno con una sua storia e con delle sue specificità. Per questo è praticamente impossibile risponderti.

    Ci sono Stati che - per lo meno apparentemente - hanno classi politiche migliori, ed altri che sono messi come e peggio di noi. E giudicare da qui - dall’Italia, intendo dire - è difficile. Chi avrebbe detto, per esempio, una manciata di anni fa che la Spagna sarebbe finita sull’orlo della bancarotta?

    Su questa, perdonami, ma io passo. Mi limito ad una considerazione: quando in un talk show, sento dire al politico o opinionista di turno che “all’estero non succede”, mi viene l’orticaria. Ho vissuto in Francia e in Inghilterra e ti giuro che non sono la terra promessa. E che pure lì, a ben guardare, scandali e malaffare sono pane quotidiano.

  4. Shia says:

    @ Vamba
    personalmente ritengo che ci siano problemi si natura strutturale legati alla struttura stessa del sistema democratico, come ad esempio il lobbismo, le think tanks, o cmq dinamiche e relazioni che stanno cmq posrtando molte democrazie occidentali a strutturarsi più come oligarchie, ma l’analisi qui è davvero estremamente complessa, perchè pesca da culture, tradizioni, istituzioni troppe diverse ed eterogenee tra loro per compiere una comparazione seppur tagliata con l’accetta.

    In altri precedenti post siè cmq parlato di come ci siano molti elementi nell’italianità (passatemi il termine) che agiscono per modellare il sistema nella forma che ci si palesa oggi di fronte, quindi potresti provare se ti interess questoaspetto a rileggerti i commenti ai vecchi post.

    Saluti

  5. vamba says:

    @ Antonio

    chiedo scusa, mi sono espresso male, la parola estero intendeva “paesi industrializzati”. Comunque la tua considerazione riguardante Francia e Inghilterra ha reso il concetto.
    Grazie per la tua pazienza!

  6. Antonio Cavaciuti (admin) says:

    @vamba,

    scusa, de che? Grazie a te per intervenire nel forum, mio buon Vamba.

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