Il parere dell’esperto

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Giuseppe “il mago della finanza” Turani

(E’ l’agosto di un anno fa, scoppia la crisi dei mutui subprime e le Borse di mezzo mondo crollano, nda) Ci sono stati dei danni, questo è sicuro. Ma anche dei vantaggi. (…) Il mercato, insomma, è stato ripulito. Certo, con un’operazione un po’ all’ingrosso, sbrigativa. Ma oggi il mercato è meglio di ieri. E forse comincia una stagione nuova e migliore. Il bello dei mercati finanziari è anche questo: svolte a 180 gradi in poche ore.

(Giuseppe Turani, giornalista economico ed editorialista dell’inserto di Repubblica “Affari e Finanza”; blog Giuseppeturani.repubblica.it; 20 Agosto 2007)

Il 2008 sarà l’anno del decoupling, l’anno del disaccoppia­mento (…) In una parola, cambierà il mondo. (…) Ma che cosa accadrà esattamente? Succederà che l’America cesserà di essere il centro del mondo. In termini ancora più chiari e netti, si può dire che gli Stati Uniti si fermeranno mentre il resto del mondo proseguirà per la sua strada, come se a fermarsi fosse stata l’Albania e non l’economia più forte del pianeta.

(Giuseppe Turani; blog Giuseppeturani.repubblica.it, 10 dicembre 2007)

(…) c’è da notare che, nella disgrazia, Wall Street si è comportata meglio delle Borse europee. Quando si cerca di capire il perché di questa differenza, si arriva al cuore del problema: le banche. (…) Le banche americane, come abbiamo visto nei mesi scorsi, hanno combinato disastri, ma hanno pagato e, soprattutto, hanno detto quasi tutta la verità (o, almeno, si spera). Quelle europee, invece, sono state molto zitte, ma in casa molte di loro avevano il morto.

(Giuseppe Turani; blog giuseppeturani.repubblica.it, 28 gennaio 2008)

Dilaga tanto di quel pessimismo che si son dovute inventare addirittura parole nuove. Se fino a qual che tempo fa per annunciare tempi bui bastava l’espressione “recessione” (magari accompagnata da specifica­zio­ni tipo “come quella del ‘29”), di recente si è arrivati a parlare di “meltdown”, cioè di crollo totale, di fusione, di collasso dell’economia mondiale. (…) Sembra di capire, leggendo queste profezie, che il pessimismo ha preso la mano ai suoi stessi autori. Ogni tanto queste ondate autodistruttive partono e poi vanno avanti in modo autonomo. Qualcuno ricorderà quando ci fu il passaggio del­l’an­no 2000 e si sostenne che i computer di tutto il mondo sarebbero andati il tilt e che sarebbe successo il caos. Le maggiori aziende del mondo organizzarono turni di guardia con personale specializzato per aspettare la mezzanotte fatidica e intervenire. Alla fine, tutta quella gente si fece una buona birra e andò a dormire, visto che i computer non erano impazziti e che il mondo era andato avanti come prima. Oggi stiamo vivendo dentro una di quelle ondate.

(Giuseppe Turani; blog giuseppeturani.repubblica.it, 10 marzo 2008)

E veniamo al nostro paese. Oggi i grandi centri di previsione asse­gna­no all’Italia una crescita 2008 pari allo 0,6-0,8 per cento. Una stima che è già meglio della recessione. Ma penso che, alla fine, si farà di meglio. La crescita 2008 potrebbe essere anche superiore all’1 per cento (per la cronaca, secondo le ultime stime dell’Ocse, il Pil italiano dovrebbe crescere  dello o,1%, nda).

(Giuseppe Turani; blog Giuseppeturani.repubblica.it, 10 marzo 2008)

E se avessimo esagerato un po’ tutti, con la storia della crisi (la più grande degli ultimi decenni, si era detto) e della recessione? Se, alla fine, tutto fosse meno tragico di come l’avevamo immaginato ancora due mesi fa? Non è detto, ma potrebbe anche accadere. D’altra parte, proprio in questi giorni non sta venendo fuori che il Pianeta, invece di correre verso un progressivo surriscaldamento, sta andando verso un raffreddamento?Con le previsioni è facile sbagliarsi. (…) E’ uno scenario, questo, troppo ottimista? Un po’ sì. E infatti non è detto che, alla fine, le cose andranno così. Ci sono ancora, come abbiamo visto, dei problemi. Ma è certo che oggi, sui mercati, si respira un’aria un po’ diversa. C’è la sensazione che forse non tutto è perduto e che qualcosa di questo disgraziato 2008 forse può essere recuperato. E che alla fine si dovrà fare i conti con una crescita più bassa, con mercati meno brillanti, ma con le strutture della finanza e dei mercati grosso modo intatte.

(Giuseppe Turani; blog giuseppeturani.repubblica.it, 6 maggio 2008)

Se la finanza internazionale fosse una barca, si potrebbe dire che ci sarà da ballare ancora per un bel po’. Il crollo di questi giorni, con perdite che nel giro di una settimana si collocano fra il 3 e il 7 per cento, era stato previsto e annunciato. (…) Adesso, si può star sicuri che le Borse si riprenderanno, prima o poi. Di sicuro prima della fine dell’anno. E per almeno tre buone ragioni. (…) E quindi, visto che ci sono tutti questi elementi, non si sbaglia nel dire che (…) si risalirà. Non subito, ma si risalirà. E si correrà verso listini più umani e meno terrorizzanti (sfortuna vuole che: sette giorni, dopo è arrivato il crac di una delle prime banche del mondo, Lehman Brothers; le Borse sono crollate e sono ancora al tappeto, nda).

(Giuseppe Turani; blog giuseppeturani.repubblica.it, 8 settembre 2008)

(Continuano la catena infinita di fallimenti e nazionalizzazioni delle banche, nda). Quale è il senso di tutto ciò? Significa che la crisi (…) minaccia di essere più complicata del previsto. I previsori ufficiali, quelli che studiano la congiuntu­ra per mestiere, continuano a lanciare messaggi in fondo tranquillizzanti. Nel 2009, dicono, la crescita sarà di fatto inesistente, tanto in America quanto in Europa. Ma niente di più. Nelle loro tabelle non si vede un solo segno meno. Al massimo, spiegano, ci sarà qualche trimestre un po’ negativo. Insomma, va di moda la teoria della recessione breve. Una specie di starnuto congiunturale, e poi via, di nuovo. Ma sarà proprio così? Qualche isolato pensatore comincia a pensarla diversamente, e avanza qualche spunto di riflessione (…)

(Giuseppe Turani; blog giuseppeturani.repubblica.it, 7 ottobre 2008)

P.S. Ci scusi, signor Turani. E’ che anche noi abbiamo un blog. Ma siamo solo due bamboccioni. E allora avremmo bisogno del consiglio di un esperto. Ma adesso - dopo che praticamente sono fallite alcune delle più grandi banche del mondo; che interi paesi, come Inghilterra e Islanda hanno (semi)nazionalizzato i loro istituti di credito; che gli Stati Uniti hanno varato un piano di salvataggio straordinario da 700 miliardi di dollari; che il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea hanno detto che questa è la peggior emergenza finanziaria dagli anni Trenta; e che le Borse di mezzo mondo hanno bruciato tra un terzo (Wall street) e la metà (Milano) del loro valore - dicevamo: ma adesso possiamo dirlo che questa è una crisi - ci passi il termine - della madonna? Sa com’è: magari qualche risparmiatore ci legge. E non vorremmo dargli qualche consiglio sbagliato. O peggio: sembrare un tantino pessimisti.

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15 Responses to “Il parere dell’esperto”

  1. Lebowski65 Says:

    io ho messo i soldi sotto la mattonella come totò :))

  2. Album di jack the king² [playin' in a rockin' band] Says:

    io non ho soldi
    ahahah fanculo la crisi
    al massimo aumentano i debiti che già mi sommergono

  3. Lebowski65 Says:

    si ma io ho da parte solo 200 euro…. ehehehehehhe ma me li tengo stretti.

  4. Ronald Menti Says:

    …Tra poco canteremo: “…se potessi avere mille euro al mese”…

  5. viman 57 Says:

    mettetegli un bavagliooooooo!

    oddio, andrebbe anche bene il panno nero che si mette sulla gabbia dei pappagallini per farli dormire e TACERE!!!
    (meno male che quel che guadagno va tutto nella mia “economia di sussistenza”….)

  6. karalis Says:

    Porello, mi avete distrutto anche il Turani….

    Essì, blog ed archivi storici, in questo frangente, dovranno svolgere una grande funzione: quella di ricordare a tutti che sull’avidità umana non è possibile fare alcuna logica, razionale e sensata previsione.

    Chi si azzarda lo fa a proprio rischio e pericolo ed è giusto che poi ne paghi le conseguenze.

    Speriamo che questa lezione serva, anche se non ne sono così tanto sicura. L’umiltà è merce rara.

    Io non ho messo i soldi sotto la mattonella come Lebowski. Ma speriamo che i miei 1280 euro sul conto UNICREDIT il nano me li restituisca davvero …

  7. karalis Says:

    Grandissimo Beppe.

    Però dai, onestamente, secondo me a Pietro GIULIANI di AZIMUT non lo batte nessuno … eheheheheheheheh.

    Bisognerà dargli il NOBEL per l’economia. Le aveva azzeccate quasi tutte …

    «Mi riempirei di azioni al 100%». Pietro Giuliani, timoniere di Azimut, una delle poche sgr italiane indipendenti e quotate in Borsa, sfida qualsiasi legge di gravità finanziaria. «So bene che lo scivolo non è finito. I mercati potrebbero perdere un altro 10%». Sicuro che sia il caso di riempire fino all’ orlo il portafoglio di Borsa? «Sì, sì. E la dico anche più grossa: andrei anche a leva, utilizzando i derivati per superare il limite del 100%. Perché a questi prezzi in Borsa non compreremo più per parecchi anni». (7 luglio 2008)

    Ed aveva ragione: a quei prezzi non si comprerà per parecchi anni. Certo, se avessi fondi AZIMUT la notte non dormirei tranquilla. E voi?

  8. geno Says:

    Ma si, ragazzi , fate un mutuo con UNICREDIT!!!!!!!

  9. karalis Says:

    Ma si, ragazzi , fate un mutuo con UNICREDIT!!!!!!!

    Con UNIDEBIT vorrai dire ….

  10. admin Says:

    Karalis,
    è vero: sbugiardare i sedicenti “maghi della finanza”di giornai e aziende varie è certamente tra i compiti di noi poveri bloggers. E noi - e tu, per fortuna - ce la stiamo mettendo tutta. Ma non basta.

    Lo sai meglio di noi: certi consigli o certi messaggi - lanciati attraverso interviste o editoriali - “spostano”. Nel senso che magari qualche risparmiatore - pensando di far bene, di essere più furbo e più informato degli altri - poi li segue. E finisce come finisce. Cioè, al solito: male.

    E quindi piantiamola di parlare in generale. E scendiamo nel particolare della crisi dei mutui subprime. Noi è un anno che la seguiamo con il fiato sospeso. Ma sulle pagine del New York Times e del The Guardian, on line. Perchè sui giornali italiani c’era poco barra niente. E quel poco - basta rileggere Turani - non è che spiccasse per qualità e lungimiranza.

    Ergo: i casi sono due: o certi giornalisti economici sono degli incapaci. O sono in cattiva fede. In entrambi i casi: se ne devono andare a casa. O sbaglio?

  11. admin Says:

    Dimenticavo: cari lettori,

    Karalis ha un blog - serio - che si occupa di banche e di credito. Dateci un’occhiata e soprattutto leggettevi - a proposito di profezie sballate - questa chicca del Corriere della sera: http://gestcredit.wordpress.com/2008/10/08/iazza-affari-salira-del-6-da-qui-a-fine-anno-e-fara-meglio-dei-listini-europei-ma-e-wall-street-la-piu-sicura/.

  12. karalis Says:

    A proposito del problema che stiamo trattando (manipolazione dell’informazione finanziaria) volevo segnalarvi un interessante articolo di Franco Abruzzo, presidente dell’ordine dei giornalisti della Lombardia (almeno lo era alla data dell’articolo), pubblicato sul suo blog.

    ————————–
    Quando ho lanciato l’”operazione Azimut” mi era noto che in passato e anche nel presente moltissime aziende della moda, della bellezza, del risparmio gestito e dell’auto amano presentare strategie, iniziative e novità in luoghi esotici invitando i giornalisti come possibili aedi e cantori: viaggi, alloggio a 5 stelle, vitto e spese di svago tutto a carico di chi ospita. L’invito Azimut cade nel pieno di una battaglia contrattuale aspra, che ha visto anche il Governo impotente e rassegnato davanti ai niet della Fieg.

    Bisogna fermarsi e riflettere. La tecnica delle spallate di cadorniana memoria non regge e non paga. Bisogna cambiare al più presto strategie di lotta, accantonando per ora gli scioperi, un’arma spuntata e perdente. Occorre inventarsi qualcosa di nuovo, ma non lo sciopero delle firme o la battaglia per la pubblicazione dei comunicati della Fnsi che nessuno legge. Meglio distribuire in migliaia e migliaia di copie l’articolo di Furio Colombo (pubblicato dall’Unità del 5 novembre), che con linguaggio facile spiega l’obiettivo degli editori, che è quello di disarticolare la professione di giornalista. Il nostro avversario non è soltanto l’editore Caltagirone, ma anche l’editore De Benedetti, il democratico De Benedetti padrone della “Repubblica”. Bisogna citare tutti gli editori cattivi, anche quelli che hanno patrocinato il Governo Prodi.

    L’uso “articolato ed intelligente della forza e della combattività espressa dai giornalisti italiani” non deve riguardare soltanto “il pieno rispetto delle regole contrattuali liberamente sottoscritte e ancora in vigore”, ma deve riguardare soprattutto il rispetto rigoroso ma anche ragionevole delle regole deontologiche che sono contenuto nel Contratto (un contratto di professionisti), nella legge professionale, nell’articolo 114 del Codice di procedura penale, nel Dlgs n. 206/2005 (Codice del consumo che detta regole sulla pubblicità ingannevole) e nei Codici che hanno veste di legge (Privacy e Treviso). I direttori devono capire che sono dei giornalisti e non dei manager. Gli editori devono capire che le regole deontologiche fissate per legge vincolano anche le loro aziende.

    Facciamo un elenco sommario di queste regole:

    1) separazione tra pubblicità e informazione; pretendere che negli articoli non siano infilate citazioni o foto di comodo; tenere d’occhio le inserzioni dei quotidiani onde evitare che il committente sia ripagato con pubbliredazionali nei settimanali di proprietà dell’editore del quotidiano stesso; impedire la pubblicazione dei pubbliredazionali che non abbiano una grafica diversa dal resto del giornale (o del periodico) e che siano prive della indicazione “informazione commerciale”; rifiuto di scrivere testi e di dare contributi grafici e fotografici per gli Uffici marketing;

    2) rispetto della dignità della persona per quanto riguarda i soggetti deboli (minori, persone violentate, cittadini in manette). Dire no ai direttori che chiedono gossip o di essere elastici sul rispetto delle regole nelle cronache “piccanti”;

    3) rinuncia alla firma tutte le volte che un articolo viene ritoccato dal direttore o da chi per lui. Difesa puntigliosa delle mansioni contrattuali;

    4) richiesta di firmare un articolo una volta la settimana da parte di chi lavora al desk;

    5) pretendere che siano indicate le qualifiche dei collaboratori dei giornali (capo ufficio stampa, consigliere d’amministrazione, azionista, consulente) sul presupposto che il lettore deve percepire l’identità dell’autore dell’articolo che non fa parte della redazione;

    6) pretendere che negli articoli gli azionisti della testata siano qualificati come tali;

    7) rifiutare inviti generosi delle aziende (viaggi, etc).

    Appare evidente che il grosso della battaglia è sul fronte pubblicitario. Chiedo ai colleghi di comportarsi da professionisti. Nulla di più, nulla di meno. In questi 7 punti è il segreto di una battaglia vittoriosa. L’”operazione Azimut” era solo l’inizio di una strategia forte e innovativa.

    Anche l’apertura di vertenze aziendali è una arma che può integrare la fase2 della rinnovata strategia. Le vertenze andrebbero aperte subito almeno in 14 aziende: Corriere della Sera, la Repubblica, La Stampa, Il Messaggero, Il Sole 24 Ore, Mondadori, Rcs Periodici, Gruppo Espresso/Repubblica, Gruppo Riffeser/Monti, Rusconi/Hachette, Rai, Mediaset, Sky e La7/Tv.

    Il seguito dell’argomento qui

  13. karalis Says:

    qui, (scusate ma il link è partito) significa a:

    http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=483

  14. carmine Says:

    si è una situazione pazzesca incomprensibile, non vorrei però che tante banche si dessero al fallimento pure di bruciare i soldi dei risparmiatori, non è che il danaro si brucia, come dicono ma da una mano va a finire all’altra, io ho dato retta a questo post e ho salvato qualche risparmio che avevo che oggi rischiavo di perdere

    http://www.papillevagabonde.blogspot.com/2008/09/economia-mondiale-tempi-duri-2009-anno.html

  15. L’ultima profezia | Reset Italia Says:

    [...] Ci scusi sior Turani. Mica volevamo mettere in dubbio il suo parere da esperto. Ma vede: è che noi siamo due piccoli bamboccioni. E pure due piccoli risparmiatori. E [...]

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