L’ultima campanella
E sembra ieri. Sembra ieri che il giovane D’Alema - seguendo le orme del babbo - muoveva i primi passi in politica a colpi di cortei e manifestazioni. E invece era il lontano 1963. Proprio quell’anno, infatti: il quattordicenne Massimo - figlio del deputato del Pci, Giuseppe - si iscrisse alla federazione dei comunisti in calzoni corti (la Fgci). Ed entrò ufficialmente a far parte del partitone di papà. Certo di tempo ne è passato. E tanta acqua è corsa sotto i ponti. Ma - appunto - sembra ieri. Perchè l’altro ieri, insomma giusto mercoledì scorso: il sedicenne Francesco D’Alema - figlio dell’attuale deputato Massimo e nipote del (fu) deputato Giuseppe - ha preferito infischiarsene di compiti e campanelle (del liceo). Ed è andato con amici e compagni a manifestare in piazza Navona contro la riforma Gelmini. Risultato: D’Alema Francesco si è guadagnato uno spazietto sulle pagine di Repubblica. E pure i complimenti di papà (”bravo, bravissimo”). E domani, chissà: forse, come per babbo e nonno, dopo banchi (di scuola) e cortei, arriverà pure una poltrona in Parlamento.
Ma: sembra sempre ieri. Sembra sempre ieri che un esercito di insegnanti inferociti - dopo l’ennesimo tentativo di riforma dell’ennesimo ministro di turno - riempiva di rabbia strade e piazze di Roma, con il sostegno degli uomini di un’opposizione ancora più arrabbiata di loro. E invece,no: era il non (troppo) lontano anno di grazia 2000. All’epoca primo ministro non era il padre-padrone di Fininvest, Berlusconi Silvio (da non confondere con Berlusconi Pier Silvio, vicepresidente Mediaset); ma D’Alema Massimo (anche lui da non confondere con il fu Giuseppe e il futuro Francesco). E ministro non era il contestatissimo avvocato pidiellino (nel senso del Pdl), Maria Stella Gelmini; ma il contestatissimo professore universitrario diessino (nel senso dei Ds), Luigi Berlinguer. Ma la musica, no. Quella - fatta di slogan e proteste e orchestrata dai prodi deputati e senatori dell’opposizione - aveva una melodia che oggi sembra stranamente familiare: i professori hanno ragione. E vanno ascoltati. Di più: l’allora (e ancora oggi) leader di An, Gianfranco Fini ironizzava: “Dovrei ringraziare la Bindi (allora ministro della Sanità, nda) e il suo collega Berlinguer, perché da medici e insegnanti verrà un consenso nuovo e fresco al Polo”. Risultato: un mucchio di spazio su giornali e tivù. E tanti voti guadagnati alla causa del centrodestra. Che infatti - al giro successivo di elezioni, nel 2001 - passò dai banchi dell’opposizione a quelli della maggioranza.
Certo di tempo ne è passato. E tanta acqua è corsa sotto i ponti. Peccato solo che nel frattempo siano arrivati anche tanti dispiaceri per la scuola italiana. Che ora - secondo le classifiche internazionali dell’Ocse - sforna alunni tra i più ciucci del mondo. Un dato che suona come un pessimo campanello d’allarme. Ma - appunto e per il resto - sembra ieri. Perchè proprio ieri - dopo gli studenti - sono tornati in piazza (del Popolo) a Roma pure gli insegnanti. E certo: ad accompagnarli e sostenerli questa volta non c’erano più Fini e la sua An (che ora è entrata nel Pdl e sta al governo). Ma in compenso c’erano i Ds e la Margherita (che però ora si chiamano Pd e stanno all’opposizione). E c’era D’Alema (Massimo). E c’era il suo ex ministro, Rosi Bindi (che in piazza c’è proprio andata fisicamente). E c’era anche e soprattutto il nuovo leader di questo nuovo Pd, quel Walter Veltroni che tanti anni fa (nel 1976) stava nella federazione dei comunisti in calzoni corti (sempre la Fgci) assieme al solito D’Alema. Il succo però - ora come allora - è sempre lo stesso. Come ha detto Veltroni Walter (da non confondere con il babbo Veltroni Vittorio, primo storico conduttore del tg Rai) rivolgendosi al premier Berlusconi Silvio (da non confondere con il figlio Piersilvio): “Il governo deve ascoltare questa protesta, non può restare sordo alla voce di chi nella scuola vive ogni giorno“. Risultato: grande spazio sulle prime pagine di tutti i giornali di oggi. E domani, chissà.
Ma consoliamoci. In attesa che la Casta che di padre in figlio governa da decenni questo paese si decida a cambiare musica e a scuotere questa Italia immobile, ieri - anzi per la precisione ieri l’altro - è davvero successo qualcosa di nuovo. Il cosiddetto spread tra i titoli di Stato italiani (i Btp) e quelli tedeschi (i Bund) è salito sopra i cento punti. Che cosa significa? Significa, come ha spiegato un agente di Borsa a un giornalista di Repubblica, “che il mercato percepisce un rischio Italia“. Cioè che il nostro (ex) Belpaese - nel mezzo della bufera dei mutui subprime - ha aumentato le sue possibilità di fare crac e di fallire. Questa notizia non è finita sulle prime pagine dei giornali. E neppure nei titoli di testa dei tiggì. Ma questo è un altro brutto campanello di allarme. Che oggi sarebbe meglio non ignorare. Perchè domani, chissà…


































November 1st, 2008 at 11:21 am
sempre meglio ( voi)
sempre peggio (il paese)
November 1st, 2008 at 11:22 am
Composizione bellissima!
Commento: non so mi girano talmente i co… che non riesco a leggere!