Si saldi, chi può

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Silvio “si salvi chi può (e lui può)” Berlusconi

Meno male che Silvio c’è. Fa cucù. Elegge dei Villari in giro. Ci dice che ci ama dal profondo. Si commuove alle inaugurazioni di nuovi partiti nati vecchi. Insomma: si dà da fare in giro. E dà una mano a riempire prime pagine e tiggì. Che se no, stampa e televisioni italiote questa settimana sarebbero state costrette a dare un mucchio di spazio a un mucchio di brutte notizie. Tipo: che per una volta non è solo l’Italia a passarsela male. Che, certo, il Belpaese è spazzato da una impressionante Onda anomala di licenziamenti. Ma che anche altrove - Toyota ha tagliato 3.000 posti solo in Giappone; Honda ha deciso di chiudere per un paio di mesi gli stabilimenti inglesi; Basf, prima azienda chimica tedesca, vuol fermare 80 impianti; la banca americana Citigroup, in odore di semi-crac, ha lasciato a casa in un botto 50.000 persone; e ci sono pure parecchi eccettera, eccetera - dicevamo: ma che anche altrove proprio non se la passano bene. E soprattutto le Cnn e i New York Times de’ noantri avrebbero dovuto ammettere che in giro, purtroppo, ci sono già i saldi.

I saldi? Sì, i saldi. A New York - lungo la Fifth Avenue, una delle strade più “in” della Grande mela - si può già comprare al 30% in meno. E pure a Londra - anche se Natale e le tradizionali svendite post natalizie sono ancora lontani - si trovano intere catene (come Marks&Spencer) che fanno sconti del 25%. E questa non è una brutta notizia. E’ una pessima notizia. Perchè significa che nelle due capitali mondiali dello shopping non si vende un tubo. E perchè se questi saldi “obbligati” dovessero moltiplicarsi in giro per il mondo, prima i consumatori farebbero ottimi affari. Poi, se i prezzi continuassero a calare, andremmo incontro - tutti insieme, ma per nulla appassionatamente - a un mezzo collasso economico. E voi - sì proprio voi che state leggendo questo post - rimarreste senza lavoro e senza il becco di un quattrino. Come all’epoca della Grande depressione.

A lanciare l’allarme, settimana scorsa, è stata la Banca centrale inglese. E a rincarare la dose - ieri, in un lungo articolo pubblicato sul suo blog - è stato l’economista americano Nouriel Roubini. Che per la cronaca negli Stati Uniti è una celebrità. Perchè è stato l’unico ad aver previsto, con due anni di anticipo, l’arcinota crisi dei mutui subprime. Ebbene, secondo Roubini, che è docente di economia alla università di New York, il nuovo “mostro” che ci attende - dopo il crollo di Borse e banche - è proprio la “deflazione”. Cioè un crollo dei prezzi. Che rischia di scatenare un effetto domino. Se i prezzi scendono, infatti scendono anche i profitti. Se scendono i profitti, le aziende licenziano. E le persone licenziate - e squattrinate - ovviamente consumano meno, facendo scendere ancora i prezzi. E così via, in una spirale senza fine che fino ad oggi si è verificata solo due volte nella storia: all’epoca della madre di tutte le crisi economiche, quella del 1929; e durante “la lunga recessione” (dieci anni) in Giappone. Una spirale che, Roubini dixit, potrebbe portarci dritti dritti in un vero e proprio “triangolo delle Bermuda”. Ossia: in una specie di vicolo cieco.

Una teoria strampalata? Non tanto. Perchè, a ottobre, anche il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi si era detto preoccupato dal mostro deflazione. E perchè in effetti e proprio ad ottobre: in Canada (meno 1%, il calo più brusco degli ultimi 49 anni); Stati Uniti (sempre meno 1%) e Inghilterra i prezzi hanno già preso a scendere. E anche in Italia - per la cronaca - l’inflazione è calata. Risultato: ieri - oltre a Roubini - anche il neo premio nobel per l’economia, Paul Krugman ha lanciato, attraverso le pagine del New York Times (on line), un allarme contro lo spettro deflazione. Ma soprattutto, passando da parole (e numeri) ai fatti: per esempio nel Regno Unito - dove sono, per così dire, parecchio avanti coi lavori - la brusca frenata di consumi e prezzi ha già fatto le sue prime vittime. La catena di abbigliamento Woolworths , con i suoi 30.000 dipendenti, è a un passo dal fallimento. E solo nell’ultimo anno - come ha scritto oggi il quotidiano britannico “The Guardian” - negozi e supermercati inglesi hanno di fatto tagliato circa 100.000 posti di lavoro.

Insomma: non resta che incrociare le dita. E sperare che questi saldi fuori stagione restino un’eccezione. Ma resta anche un dubbio. Oggi si è scomodato pure il nuovo presidente a stelle e strisce, Barack Obama. Che nel suo messaggio settimanale alla nazione ha detto chiaro e tondo che il rischio deflazione c’è. E che bisogna intervenire alla svelta, se no “il prossimo anno” andranno in fumo “milioni di posti di lavoro”. Meno male. Perchè così - finalmente - anche giornali e tivù italioti si sono decisi a sdoganare un problema e una notizia di cui la stampa in lingua inglese discute da giorni. E allora? E allora: è troppo pessimista lui; o sono troppi ottimisti i New York Times e le Cnn de’ noantri che continuano a riempire le prime pagine coi cucù e i Villari di Berlusconi? Perchè: va bene che il premier non vuole che i media siano “ansiogeni”. E che si parli di crisi. Ma almeno: se anche nell’ex Belpaese siamo davvero al “si saldi chi può”, sarebbe bene saperlo.

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2 Responses to “Si saldi, chi può”

  1. dalla murgia con sudore Says:

    grandi come al solito!

  2. AnnaGio Says:

    baci!!!

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