Bamboccioni e dinosauri
In Italia si lamenta solo chi sta bene. Come l’iperattivo Luca Cordero di Montezemolo. Che tra un impegno e l’altro (in Fiat e Confindustria), non solo trova il tempo di incassare 7 milioni di euro di compenso all’anno. Ma anche di attaccare i partiti dell’intero arco costituzionale. I giovani italiani, invece, non aprono mai bocca. Anche perché, loro, da anni, sono troppo impegnati a masticare bocconi amari. E a incassare. Ma solo dei gran calci nel sedere.
Noi, di questi calci nel di dietro, ne sappiamo qualcosa. Perché - e lo diciamo senza orgoglio - siamo due bamboccioni doc. Due bamboccioni che, a trent’anni suonati, vivono ancora con i genitori. E che dopo 6 anni di lavoro (sei anni!) non solo non riuscirebbero a pagarsi un affitto, senza morire di fame. Ma non riescono neppure a raggranellare i soldi per andare in vacanza. A meno di accollarsi (come abbiamo raccontato in Marciare o marcire, il nostro primo blog sgangherato) dei viaggi semi-fantozziani.
Come ci siamo ridotti in queste condizioni, non lo sappiamo nemmeno noi. Ma sappiamo - e questo con certezza - di essere in buona compagnia. Perché i nostri coetanei bamboccioni, ovvero poveri, non sono quattro gatti. Sono (dati Istat alla mano) un po’ più di cinque milioni. Un problema serio, per un Belpaese che serio non lo è mai stato. E, infatti, i giovani preferiscono non pensarci. E si rifugiano in improbabili stage, in attesa di un futuro migliore che non arriva mai. O in corsi di Tai chi chuan e master di nuoto sincronizzati. Mentre i Dinosauri che ci governano (abbiamo i leader più vecchi di tutto il Vecchio continente) da un decennio continuano a gestire l’Italia come fosse “cosa loro”. Con la politica della paghetta e del ceffone.
Un meccanismo ben oliato, quello della paghetta e del ceffone. Che però il nostro (per fortuna ex) ministro delle Finanze, Tommaso Padoa-Schioppa è risucito a fare inceppare. Perchè ha commesso un errore di proporzioni. Prima ha dato un gran ceffone: “Mandiamo fuori casa i bamboccioni”. E dopo ha messo sul piatto una ben misera paghetta: un contributo per l’affitto che vale (secondo i calcoli del quotidiano “Il Giornale”, mai smentiti dal governo) tra i 40 e gli 80 euro a testa. All’anno. E quindi tra i 3 e i 7 euro al mese. Danari, con cui si può anche uscire di casa. Ma solo per andare a comprare le gomme da masticare.
Ma Padoa-Schioppa, noi, lo dobbiamo ringraziare. Perché ci ha ispirato. Perché ci ha ricordato che l’Italia non è un paese serio. E i giovani stanno sempre zitti. Ma sbagliano. Perché di cosucce da dire ce ne sarebbero. E andrebbero dette, prima che sia troppo tardi. Sempre che non sia - già - troppo tardi.





















